Commedie brillanti in italiano

 

 AAAAA (Antica Affermata Agenzia Affari e Affini
Amelio il mago di Corfù

Astro
Avventure e disavventure amorose
Caro collega, esimio collega
Ciao, sono Bruna
Foglia di ficus
Il sextransformer
La giarrettiera nera
Lo sciupafemmine
Nell'occhuio della fortuna
Un carabiniere missi Italia
Una mezza botta di vita
Fantasmi e no.
Maschere e mascherine.


 

 

 

 

                                                               A.A.A.A.A.

                                           Antica Affermata Agenzia Affari & Affini

                                                    (Casa fondata nel 1936 )

                                         

                                               ( L’ultimo Spurigghiafacenni)

 

 

 

 

                                                     Commedia in tre atti

 

 

 

 

Personaggi:

 

Orazio Fatuzzo.....................Titolare Ag.d'affari;

Tanu Gebbia.........................scrivano di Fatuzzo;

Vennera................................moglie di Fatuzzo;

Tina.....................................figlia di Fatuzzo;

Angelino..............................figlio di Tanu;

Giacomo Clisteri.................possidente;

Melo Marcio........................puzzone zolforoso;

Una cliente..........................esigente;

Un rapinatore......................cortese;

E, inoltre, Sant'Onofrio, in effigie, che parla soltanto.......protettore dei spurugghia-

facenni.

 

 

 

Un uomo che si guadagna la vita sbrigando per il pubblico pratiche varie, a seguito di un intervento di uno strano personaggio metafisico, per migliorare la sua posizione decide di fondare una grande agenzia d’affari. Ma le cose non sono come veramente egli crede che siano…

La vicenda si svolge a Catania, agli inizi degli 60.

 

 

                                                  Atto  I

 

 

Sulla scena e` stato ricostruito un piccolo locale adibito ufficio. E` la sede dell'agenzia.

A destra c'e` la porta d'ingresso. A sinistra una piccola tenda porta nel retro. Nel locale sono sparsi piccoli e vecchi mobili da ufficio: Una piccola scrivania, un  tavolinetto, un'etager, e una vetusta macchina da scrivere.

Un quadro di Sant'Onofrio e` appeso alla parete di destra. A sinistra vi e` un attaccapanni in parte schiodato. Una radiolina e` posta sul tavolinetto. Montagne di vecchie pratiche sono ammucchiate nell'etager, nello scrittoio e nel tavolinetto.

All'apertura del sipario, vi e` in scena Tanu Gebbia, intento a lavorare su una pratica e, intanto ascolta la musica proveniente da una radiolina posta sul suo tavolinetto. Egli canticchia il motivetto emesso, ma inventa parole a modo suo. 

Tan.- E gira e gira e gira ch'e` bello, tarararararara`, a  femmine e` andato Angelello e quasi quasi ce la  indovino`, taratazzitazu`, tarattazitazzu`… Ci dissi   Angelello statti attento, sinno` fai a fini di Carmilello, ca ci appizzo` li pinni e lu macello,  taraattatatatazza`! Ezi, ezi` e zo`, ezi ezi e zzo`!-

Entra dalla porta d'ingresso Orazio.

Ora.- Gente allegra..Dio l'aiuta.. -

Tan.- ( smettendo di cantare e alzando il capo) Oh,  principale salutiamo...-

Ora.- Salutiamo, salutiamo… ( si toglie la giacca e tenta  d'appenderla nell'attaccapanni, ma quello si schioda e  finisce tutto a terra) Malanova a mia!-

Tan.- Chi fu? E` caduta?-

Ora.- No, si sta riposando… Poi quando ti decidi a metterci  un chiodo, me lo fai sapere.-

Tan.- Io? No, principale, io sono scrivano, non  carpentiere.-

Ora.- Certo, se ci metti un chiodo ti sciupi la salute... Tanu  ca`,in questa antica Agenzia, tu sei stato assunto da  factotum, mettitelo bene in testa!-

Tan.- Un momento, un momento, l'anno scorso mi avete  promosso scrivano, che forse non ve lo ricordate piu`?- 

Ora.- Fu un errore! Adesso ti retrocedo ad aiutante factotum- 

Tan.- Pi 'n chiodo?-

Ora.- Esattamente! E ti ridurro` anche lo stipendio,  perbacco!-

Tan.- E no, quello non potete.-

Ora.- Io sono il tuo principale e posso tutto!-

Tan.- Principale, non potete, sentite a me.-

Ora.- E perche` non posso? Ti rivolgi ai sindacati? Al Tar,  al Presidente?-

Tan.- Ca quali. Voi non potete darmi meno di quanto mi state  dando: cioe` niente!-

Ora.- Niente?-

Tan.- Esatto! Sono cinque mesi che non mi date la paga.-

Ora.- Ah, si?-

Tan.- Certo. E dove lo trovate un altro cretino come me?-

Ora.- Per questo hai perfettamente ragione!-

Tan.- Dicevo cretino per dire scemo, cioe` un fesso che  lavora gratuitamente..-

Ora.- Lavora? Passa tempo tutt'al piu`.

Tan.- Brevi, principali, che mi debbo mettere la giacca?-

Ora.- Che hai freddo?-

Tan.- Dicevo: mettermi la giacca, per dire: Mi debbo  considerare licenziato?-

Ora.- Per questo volta no. Ma stai attento, da questo momento   sei aiutante factotum in prova!(posa tutto sulla sedia)  Ed ora metti un po` d'ordine nell'ufficio che in mano  tua e` diventato una stalla... Ma non vedi che  disordine?  che polverone, che sporcizia? Eppoi non la  senti questa puzza?  fammi vedere il cassetto, Tanu  Gebbia!-

Tan.- E perche`? Io ci tengo cose mie personali e  riservate.-

Ora.- Tu ci tieni scorze di formaggio pecorino, tozzi di pane  ammuffito e noccioli d'olive.. e se il mio naso non  m'inganna, anche lische di acciughe salate. Questo  cassetto e` una pattumiera!-

Tan.- E la colpa e` vostra!-

Ora.- Mia?-

Tan.- Certo, vostra! Se voi mi deste la paga, il salario, lo  stipendio, la pecunia, io potrei fare dei   pasti  decenti, invece, dato le restrizioni, sono costretto a  fare i pasti dei poverelli.-

Ora.- Tu non hai mangiato altro in vita tua, Tanu, ma cosa mi  racconti, tu per una lira...-

Tan.- Avete ragione, sono indigente fino all'osso. Ma non  appena Angelino va nei carabiniere e prende il primo  stipendio, mi compro una fetta di carne, la vendono   ancora la carne, vero? poi mi faccio un piatto di  maccheroni e, infine un quartino di vino e una gazzosa.  Insomma un pasto da Re!-

Ora.- Beato te.-

Tan.- Beh, vi posso anche invitare... a bere la gazzosa.-

Ora.- Non ti sciupare Tanu, ti prego.  Piuttosto, ci sono stati clienti?-

Tan.- Si, uno!-

Ora.- ( interessatissimo) Uno? E che voleva? Una transizione?  ( Tanu fa no col capo) Una  sensalia? ( Tanu Idem) Una   pratica matrimoniale?-

Tan.- No-o.-

Ora.- E parla tu, botta di sangu!-

Tan.- Voleva.. na firi i nascita .-

Ora.- Un semplice certificato di nascita? E pezzo d'asino, e mi dai tanta speranza? E io che mi credevo gia` il   pranzo assicurato.-

Tan.- Ecco, vedete che non siete mai contento? Si dice che  ogni fegatino di mosca e` sostanza.-

Ora.- Si dice anche che il buongiorno si vede dal mattino...-

Tan.- …Ma che la speranza e` l'ultima a morire….-

Ora.- …Chi di speranza campa...-

Tan.- …Eh, la speranza... ( sospirando)-

Ora.- …Ti riempi gli occhi, e la panza...E Tanu, Tanu, come si   puo` campare una moglie e sei figli con la speranza? –

Tan.- E a chi lo dite? Io con Angelino ho i miei dolori,  sapete?  Ha studiato e ora aspetta il posto, che non  arriva mai. Io gli ho detto: Arruolati nei  carabinieri, li` hai stipendio e carriera assicurata, ma lui, testone, si rifiuta.-

Ora.- Quello vuol farsi la vita a modo suo...-

 

Entra da destra una cliente.

 

Cli.- Buongiorno, avete lucido per scarpe?-

Ora.- ( pazientemente) Signora, avete sbagliato porta. La  bottega e` piu` avanti.-

Cli.- Vih, che sbadata, v'avevo scambiato per la bottega del  calzolaio.-

Tan.- Tanta differenza non c'e`...-

Ora.- Grazie a te! Signora, questa e` un'Agenzia d'affari.-

Cli.- E che fate?-

Ora.- Lavoriamo, ma non nel ramo commerciale.-

Cli.- Allora non e` una bottega?-

Ora.- Signora, vi ho detto che e` un'Agenzia.-

Cli.- E che vendete?-

Tan.- Nulla... La nostra produce servizi...-

Cli.- …Ah, fate servizi? domestici?-

Tan.- Ci ha preso per camerieri.-

Ora.- Ma no, noi sbrighiamo pratiche varie. Transazioni,  sensalie, pratiche matrimoniali, disbrigo documenti...-

Cli.- A siete spurugghia-facenni! E perche` non l'avete detto  prima? Sentite, io avrei bisogno di un sussidio di  poverta`.-

Tan.- …Anche noi... (sottovoce)-

Cli.- ... me lo potreste fare avere?-

Ora.- Noi possiamo sbrigarvi i documenti necessari, al resto  ci dovete pensare voi e il sindaco.-

Cli.- Bih, malanova, solo questo? Ma che ci state a fare voi?  Bello sforzo!-

Ora.- ( pazientemente) Signora, avete sbagliato nuovamente  porta. Andatevene, che e` meglio.-

Cli.- Certo che me ne vado. Imbroglioni, ciarlatani di piazza  Voglio guadagnare senza  faticare... parassiti! ( esce)-

Ora.- Ora la giornata e` proprio iniziata.-

Entra Vennera, la moglie di Orazio. Donna forse ancora piacente, ma trasandata nel vestire e nel pettinarsi.

Ven.- Buongiorno a tutti.-

Ora.- Vennera, sei venuta troppo presto. Ancora nulla! ( fa  cenno con le dita per dire niente soldi) -

Tan.- Buongiorno signora Vennera.-

Ven.- Proprio... nulla? -

Ora.- Fino a questo momento, nulla.-

Ven.- E cosa faccio da mangiare ai bambini?-

Ora.- Vai dalla lattaia, fatti dare qualche litro di latte a  credito e arrangiati con quello.-

Ven.- E per un po' di pane?-

Ora.- Raccontalo a lui.( indica Tanu) Ha preso un lavoro e  non si e` fatto dare nessun anticipo.-

Tan.- Ora, se non mangiate la colpa e` mia. Ma cosa mi facevo  dare? Cento, duecento lire  l'anticipo? Su quattrocento di tariffa? Ne valeva anche il buon nome dell'Agenzia.-

Ven.- Tanu, lasciate perdere, voi non c'entrate.-

Ora.- Scusami Tanu, ma io sono disperato, io, o m'ammazzo, o  cambio mestiere.-

Ven.- Professione, caro, professione. Tu sei un  professionista, come l'avvocato Rizza, l'ingegnere Puzzo, il dottore Bozza...-

Tan.- …Come a Saru u pazzu...-

Ora.- E cosa c'entra Saru?-

Tan.- Ha il suo proprio ufficio personale.-

Ven.- Tanu, non dite sciocchezze.-

Tan.- Vi giuro che e` vero. Ha un ufficio con tanto di   tabella!-

Ora.- E che cosa c'e` scritto? Saru Scalora, detto u pazzu?-

Tan.- No, no… c'e` scritto… c'e` scritto... Ah, ecco. C'e`  scritto: Studio di parapi...-

Ven.- Parachi?-

Ora.- Parapiglia! Che altro puo` fare quello li`.-

Tan.- E fatemi ricordare bene. Dunque studio di parapipi`...-

Ven.- Ohu, parlate pulito.-

Tan.- Aspettate, m'ha dato il suo biglietto. ( tira fuori,  dopo molti tentativi in tante tasche, un  biglietto da  visita) Ecco, ve lo leggo: Studio di parapsicologia e  scienze occulte. Riceve tutti i giorni, escluso Natale,  Pasqua, e per la Madonna del Rosario. Prezzi modici.  Guardate voi stessi.-

Ven.- E tutte quelle parole, voglio dire " numinavintura"?-

Ora.- … Mago, veggente, " mavaru"..  Ca certo, basta mettere nomi in bell'italiano, o meglio  in lingua straniera, e la gente accorre come i pesci  alla lampara...  Anch'io potrei mettere nell'insegna: Studio di consulenza burocratica e di pubbliche  relazioni. Il nostro motto e`: Veloci e solerti!"-

Tan.- E fare pure i bigliettini?-

Ora.- Naturalmente..-

Tan.- E ci mettete pure il mio nome?-

Ora.- E tu cosa c'entri?-

Tan.- Peccato. perche` se c'entrava ci sarebbe stato bene:  " Studio di consiglienza borotalchica, pubblici  reazioni, morti vostra, veloci e conserti, riceviamo   tutto, anche in natura. Firmato Orazio Fatuzzo e Tanu   Gebbia" . Eh? non starebbe bene?-

Ora.- Tanu, tu sei completamente scemo!-

Ven.- Orazio, ma forse l'idea dello studio non sarebbe  male. Cambia attivita`!-

Ora.- E cosa farei? Lo sai che per lo studio ci vuole un  titolo accademico... (guardando Tanu)  Asino, prima che  parli, te lo dico io. Significa avere un titolo di  studio, una laurea, un diploma… E io non ce l'ho...-

Tan.- Ho un'idea. Voi andate a studiare e all'ufficio bado io  e Angelino, poi facciamo a meta`.-

Ora.- Tanu, vo cuccati!-

 

Entra da destra Angelino. e` un ragazzo smilzo di circa vent'anni.

 

Ang.- Buongiorno signora Vennera, principale...papa`...-

Saluti a soggetto.

Tan.- Soldi non ne ho!-

Ang.- Ma papa` sono senza una lira..-

Tan.- Tu fai la domanda nei carabinieri e io te li do.-

Ang.- Papa`, io il carabiniere non lo faro` mai!-

Ven.- Povero figlio e che lo volete fare " sbirru"?-

Tan.- Lo voglio fare un uomo ca mangia tutti i giorni.-

Ven.- Carne venduta... poverino..-

Tan.- Da noi si dice: Chi mi da da mangiare, e` il mio  padrone.-

Ang.- Ma si dice anche: Digiuno e liberta`!-

Ora.- Piu` liberta` di cosi`.. sono tre ore che non facciamo  nulla..-

Ven.- Riprendendo il nostro discorso: perche` non ci pensi veramente?-

Ora.- Cambiare attivita`? E cosa faccio? Ve l'ho gia` detto  poco fa. Eppoi, questo e` un  momentaccio,  passera`.-

Agn.- A proposito, oggi passando dalla via Garibaldi, ho  visto un'Agenzia che si occupa di pratiche  automobilistiche, ed era affollatissima. Oggi tutti vogliono la patente, e` una mania, ma anche una  necessita`, e code non ne vuol fare nessuno..  Sapete avevano la prima stanza piena di gente, e  nell'altra, il titolare riceveva i clienti di riguardo.  Signor Fatuzzo, perche` non ci fate un pensierino anche  voi?-

Ven.- Hai visto? Non sarebbe un'idea?-

Ora.- ( a Tanu) E tu di questo brillante giovane, ne volevi  fare un carabiniere. Cretino! L'idea mi piace, ma si dovrebbero cambiare i mobili, cambiare zona,  cambiare...-

Tan.- ...Testa...-

Ora.- ( occhiataccia a Tanu)... Cambiare scrivano... certo,  certo.. si potrebbe fare..-

Tan.- Io socio?-

Ora.- Tu bestia!-

Ven.- Hai visto che sei sempre ardito?-

Tan.- Ma non era bersagliere?-

Ang.- Signor Fatuzzo, se volete vi porto informazioni più  precise, notizie certe.-

Ora.- Tanu, sei sicuro che questo sia tuo figlio? D'accordo   Angelino, informati. Ora bisognerebbe pensare  all'insegna... -

Tan.- …E ai bigliettini...-

Ora.- ( pensieroso) Si potrebbe mettere cosi`: Ufficio  disbrigo pratiche tecniche, comunali e statali..-

Ang.- Signor Fatuzzo, ci vorrebbe una sigla, quella dizione  e` troppa lunga.-

Ora.- D'accordo. Angelino, siediti e scrivi: Disbrigo grandi  sia statali quindi comunali.. Come  viene la sigla?-

Ang.- Viene: Dis-gra-sia.. sta-qui.. comu...-

Tan.- ...Sempri.-

Ora.- Cancella. Scrivi: Disbrigo speciale rapido documenti   importanti.. leggi.-

Ang.- Di-spe-ra-t-i.-

Tan.- Adattissima a noi.-

Ora.- Muto Tanu Gebbia, asino vestito pulito. Scrivi  Angelino: Disbrigo speciale pratiche sicura accettazione... Come va`?-

Ang.- Allora: Di-spe-p-si-a.-

Tan.- Bello. Dispepsia. Suona anche bene.-

Ven.- Veramente questo nome non mi e` nuovo...-

Ang.- Lo avra` sentito nello studio del dottor Bozza.-

Ora.- Perche` il dottore Bozza ha messo quest'insegna?-

Ang.- Non e` un'insegna, e` una malattia dello stomaco, mi  pare...-

Tan.- Ma allora la mia forse non e` fame, e` dispeptia.-

Ora.- Si, disperazione mia! Muto, ignorante!  Allora cambiamo sigla.. anzi no, prima cambiamo i locali.. Dove andiamo?-

Tan.- A villa a passeggiare..-

Ven.- Io, in via Etnea, avrei visto...-

Ora.- …Lascia stare la via Etnea, li ci voglio bigliettoni da   centomila.-

Tan.- Io in piazza Lanza avrei visto un localino...-

Ora.- Tanu li ci andro` io, carcerato, perche` ora ti strozzo  se parli ancora.-

Ang.- Perche` non mettiamo un annuncio sul giornale? Puo`  darsi che si presenti una buona occasione.-

Ora.- A me si presenta solo l'usciere! Basta amici miei,  abbiamo sognato..-

Ang.- Ma no, ma no. Se e` per il locale, quello ve lo  trovero` io. Sara` solo questione di tempo…-

Tan.- …E di soldi..-.

Ora.- Senti, Angelino, tanto per intenderci, affinche` tu   sappia.. per regolarti.. per conoscere le mie esigenze.  Ecco... dovresti trovare una locale di almeno due vani,  in una strada commerciale, con vetrina esposta bene...- 

Tan.- …Vista panoramica...-

Ora.- …Con fitto non superiore, diciamo, alle trentamila lire  mensili, senza anticipo, cauzione e mensilita` morte.  Poi dovrebbe essere ben messa...-

Tan.- …Asciuttizza e soleggiata...-

Ora.- ... Di recente costruzione, o almeno, ristrutturata da   poco...-

Tan.- …Fitto bloccato e senza blatte e topi...-

Ang.- Signor Fatuzzo, non state esagerando?-

Ven.- Io credo di no. Mio marito sa quello che fa. Vero  Orazio?-

Ora.- Tutta l'idea e` tutta un'esagerazione.  Stiamo  tentando, no? Tanto vale tentare bene.-

Tan.- Tanto, per quello che ci rimettiamo...-

Ora.- Tu non ci rimetti niente di sicuro! Anzi, guarda cosa   fai, tanto per guadagnarti lo stipendio, vai  alla  anagrafe e sbrigati quel certificato che ci e` stato  commissionato. Al ritorno, passa dalla pescheria e vedi  se ci sono alici fresche, Se ci sono, ne prendi un  chilo.. Bastano un chilo? ( a Vennera, poi a Tanu)   Si un chilo..te li fai pulire per bene, e intanto che  si sei, fatti dare un po di prezzemolo e due limoni...  Perche` le alici, senza prezzemolo e limone, di cosa  sanno?-

Tan.- Io dico di niente!-

Ora.- Esatto, di nulla.-

Tan.- Certo, le alici, senza soldi, sanno di nulla!-

Ora.- I soldi, sempre ai soldi pensi, ma come non ti stanchi  mai.. i soldi, roba da uomini venali...-

Tan.- Brevi, con che cosa compro i " masculini "?-

Ora.- Ah, e` solo per questo? Guarda, per il momento non ho  spiccioli, anticipa tu, dopo ti  rimborsero`.   Anzi intanto che prepari la nota di rimborso spese,  aggiungi due chili di pane e un litro di vino bianco...  sai sulle alici...-

Tan.- Principale, questa e` l'ultima nota spese. Dopo, mi  potete anche licenziare, ma non ne presentero` piu`.-

Ora.- E fai bene. E` meschineria richiedere certi piccoli  rimborsi a chi vi da pane e lavoro, e perdippiu` vi  pone su un gradino piu` alto, nella scala sociale,  nel mondo del lavoro, in societa`.-

Tan.- Stai a vedere che ora lo debbo stipendiare io? Va bene,  brevi principale, oggi si mangia a sbafu! Tanto Tanu  Gebbia e` cretino... Arrivederci a piu` tardi.-

Ang.- Vengo con te, aspettami papa`. Arrivederci signora  Vennera, arrivederci principale.-

Ora.- Angelino, ti raccomando..-

Ang.- State tranquillo.-

Ven.- Che bravo giovane...-

Ora.- Ma sei sicura che e` figlio di Tanu Gebbia?-

Ven.- Sono sicura. Ho assistito sua moglie buonanima.-

Ora.- Ma a me mi pare…Mah… -

Ven.- Allora io vado a casa. Tu quando vieni e porti i  pesci... vuol dire..-

Ora.- Che mangeremo. Vai, vai. I pesci li portero`. Tanu  parla, parla, ma poi compra. A piu` tardi Vennera.-

Ven.- Ciao Orazio.-

Vennera esce.

Ora.- Tu vedi un padre di famiglia cosa deve fare per  portare il pane a casa.. signori miei..  un'onest'uomo  deve approfittarsi di un suo dipendente cretino, per  sbarcare il lunario. Ma e` giusto? ( al quadro di  Sant'Onofrio.) E si! Dico a voi. A voi, sant'Onofrio,  protettore dei spuruggia-facenni. Fino a qualche anno  fa, ce la davate una mano. Grazie a Dio, c'era tanta      gente ignorante, analfabeta, che si rivolgeva a noi per  qualsiasi pratica e noi li servivamo e ci buscavano la  giornata. Ma ora non si fa piu` nulla. Ora tutti sanno  leggere e scrivere, tutti sanno di tutto, tutto sono  smaliziati, e noi? I spurugghia-facenni, che facciamo?  La fame!  Ma dico io, che siamo differenti noi? Non  abbiamo il diritto di mangiare? E che chiediamo   l'automobile? I pranzi al ristorante? la pelliccia per  la moglie? No, chiediamo solo due pasti al giorno...  Guardate, Sant'Onofrio, a me basta anche un solo pasto  al giorno, non sono ambizioso io.  Ma voi, da un po' di tempo nicchiate, fate lo gnorri,  siete distratto.. ma vi pare un comportamento giusto   per un santo protettore?   Allora, sapete che vi dico? vi do un ultimatum. O mi  fate sbarcare il lunario, o vi cambio faccia, e mi  rivolgo a qualched'un'altro piu` comprensivo di voi.  Patti avanti e amicizia lunga!- 

 

Entra, di corsa, trafelata, una ragazza sui diciott'anni. Belloccia, vestita molto modestanemte. E` Tina, la figlia di Orazio.

 

Tin.- Ciao papa`, cosa fai di bello? ( tiene d'occhio la  porta d'ingresso)-

Ora.- Conto biglietti da mille.-

Tin.- Davvero? Ma guarda quanto sei bravo.( non ha capito  nulla) E come riesci a fare le cose, tu...-

Ora.- Ca fantasia. Tina che hai?-

Tin.- Io? Nulla, nulla...( guarda sempre l'ingresso) 

 

Dalla porta si affaccia un uomo sui quarant'anni, alto, moro, ben vestito, accuratamente pettinato, profumato, parla con voce da basso. E` Melo Marcio.

 

Mel.- Permesso?-

Ora.- ( premuroso) S'accomodi signore. Buongiorno, in cosa  posso servirla?- ( Tina si gira di  spalle)-

Mel.- Buongiorno a voi, buon uomo. A cosa potete servirmi?  Beh, ancora non so, ma ci pensero`. Intanto, fatemi  salutare questa bella fanciulla.. Signorina, i miei  omaggi.-

Tin.- ( sempre girata) Quelli glieli dia a sua sorella!-

Ora.- Ma Tina, che modi sono? Il signore e` un cliente.  Perche` voi siete un cliente, vero? ( a Melo)-

Mel.- Ma certo che lo sono. E, non faccio per dire, anche  molto facoltoso. Quindi, buon uomo, voi conoscete  questa scontrosa fanciulla?-

Ora.- E` mia figlia Tina. E non e` scontrosa, e` che non da  confidenza agli estranei. Mia figlia e` stata educata  all'antica: occhi bassi e bocca chiusa. Allora,  signore, mi vuole dire a cosa puo` esserle utile la mia  modesta agenzia?-

Mel.- Io faccio affari con molte persone. Il mio giro e` di  centinaia di milioni, e avrei bisogno di un punto  d'appoggio ... e lo sto cercando..-

Ora.- ( sedendosi a bocca semiaperta) Centinaia? Un punto  d'appoggio? Sedetevi signor... signor...-

Mel.- Melo Marcio. Sono un miliardario stravagante e... capriccioso. ( osserva la reazione di Tina, che si  gira appena)-

Ora.- Molto lieto. Io sono Orazio Fatuzzo, titolare di questa  agenzia. Sono un famoso  procacciatore d'affari in  questa citta`. Sono molto quotato tra i... tra...-

Mel.- Spurugghia-facenni.-

Ora.- Voi siete spiritoso e molto simpatico. Diciamo sensale  e affini. Vi sta bene?-

Mel.- A me sta benissimo anche spurugghia-facenni. Tanto, se  voglio, vi faccio diventate milionario lo stesso.-

Ora.- Co...come? Mi... mi... milionario? A mia?-

Mel.- A voi e a vostra figlia. Signorina, vi piacerebbe  diventare milionaria? .. Bei vestiti..gioielli, teatro,  villa al mare, chalet in montagna, appartamento di  lusso, macchine fuori serie..Eh? Vi piacerebbe?-

Tin.- ( alza le spalle) Io non vi conosco.-

Ora.- ( che ha seguito il discorso di Melo a bocca aperta)  E tutte queste cose per mia figlia? Ma allora voi siete  interessato alla mia Tinuzza?-

Mel.- Diciamo che potrebbe interessarmi(guarda allusivo Tina) 

Tin.- E a me non interessate voi.-

Ora.- Un momento, un momento, che fretta! Parliamone con  calma, riflettiamo, discutiamone in famiglia. Questo  signore, mi sembra un vero signore, non si puo'  offenderlo con risposte affrettate, vero? Eh, caro  signore, e` ancora una bambina, dateci il tempo di  parlarle, di esaminare la vostra richiesta, di valutare  il caso.-

Mel.- Come volete, io ho a disposizione tutto il tempo che  voglio. Voi. piuttosto..( allusivo alle pessime  condizioni economiche che si vedono dall'ufficio  malandato)-

Ora.- Eh, ve ne siete accorto, vero? ( Melo fa spallucce come  per dire: ci voleva tanto) Certo, voi siete un uomo di  mondo e avete capito subito la mia situazione. E cosa  posso farci? Io ci metto tutta la buona volonta` per lavorare e guadagnare onestamente, ma, lo vedete voi   stesso, non entra nemmeno una mosca a chiedere un  bicchiere d'acqua di rubinetto. E che faccio, me li  invento io gli affari, le sensalie, le transizioni, il  rilascio di documenti magari per un concorso, un   matrimonio, una licenza di ambulante? Ci vorrebbe un  aiuto, ma nessuno m'aiuta, neppure il mio santo  protettore... Ma a lui glielo ho detto chiaro e tondo:  sant'Onofrio, o m'aiuti o ti cambio faccia e mi cerco  un altro protettore meno stitico di te.   Ma, credo che, santi o non santi, mi restano poche  alternative: O cambio mestiere o m'ammazzo!-

Mel.- Interessante, molto interessanti.. quasi quasi siete  piu` interessante di vostra figlia.. -

Ora.- ( sospettoso) Io? ( Mel annuisce) Ahu, ma che avete in  testa?  Guardate che vi state  sbagliando, con me non ci  esce niente. A me, milioni o non milioni, certe cose mi  fanno schifo!-

Mel.- Vedremo, vedremo.. intanto vi propongo, diciamo cosi`,  una transizione a cento milioni, che ne dite?- 

Tin.- Papa`, scusami ma mamma mi aspetta. Ciao ( esce di  corsa)-

Mel.- Ossequi signorinella scontrosa.. dunque a noi.- 

Ora.- Fermo dove siete! Io non un maschio normale, ripeto   normale!-

Mel.- Lo so, lo so... ( si guarda attorno sornione)- 

Entra Tanu.

Tan.- Principale, tutto fatto! Oh, buongiorno signoreee...  ( a Orazio sottovoce) Ma che e` sta  puzza?-

Ora.- Tanu, Tanuzzu, mio diletto scrivano. Vieni, vieni,  questo signore ha bisogno di qualcosa e forse tu potresti essergli utile. Evvero che lui potrebbe, eh?  ( allusivo) E` ancora forte, e`  muscoloso, aitante... anche giovane, se vogliamo. E` forte, intelligente,  sano...

 

Tanu lo guarda imbambolato e esegue i movimenti che gli fa fare Orazio, intanto che declama le sue possibilita`. Melo, invece resta impassibile, seduto con le gambe accavallate, con un enigmatico sorriso in bocca.  Poi Orazio continuera` la dimostrazione di Tanu, solo con la mimica.  Musica adatta, e sipario che lentamente si chiude.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                 Atto  II

 

 

Sulla scena e` stato ricostruito l'interno di un moderno ufficio. Al centro troneggia una grande scritta:A.A.A.A.A.  Antica Affermata Agenzia Affari e Affini di Fatuzzo e  Gebbia Casa fondata nel 1962.

Sempre a sinistra c'e` la porta d'ingresso, mentre a destra vi e` una porta con la scritta " O. Fatuzzo - Privato". 

Mobili nuovi sono sparsi nell'ufficio. Il ritratto di sant'Onofrio e` appeso sempre a destra.

All'apertura del sipario la scena e` vuota e buia e si sente squillare il telefono. Da sinistra si ode scattare la serratura e si apre la porta. Entrano Orazio e Tanu. Ambedue sono vestiti con abiti nuovi.

 

Ora.- (accendendo la luce) Tanu, corri rispondi al telefono.-

Tan.- ( esegue) Pronto?.. si qui e` l'A.A.A.A.A. di  Fatuzzo e Gebbia.. cosa desiderate?.. Ah, sei tu

Angelino? e cosa vuoi?.. ritardi? Va bene, vuol dire che ti defalcheremo dallo stipendio le ore di ritardo. Ciao, ciao. ( a Orazio) Era Angelino, dice che  ritardera`.-

Ora.- E tu gli togli la paga.-

Tan.- Sissignore. Siamo una giovane azienda e se non ci  imponiamo la disciplina, in quattro e quattr'otto, falliremo.-

Ora.- Ca ora fallisci con qualche ora di assenza di tuo  figlio.-

Tan.- La legge e` uguale per tutti.. Caro socio Fatuzzo.-

Ora.- Senti Tanu, se ti sei messo in testa di dire ogni  momento: socio Fatuzzo, io sciolgo la societa`.-

Tan.- Ma siamo soci o no?-

Ora.- Siamo soci per l'occhio della gente. Ma per i nostri  rapporti, tu sei lo scrivano e io il  principale. Mettitelo bene in testa!-

Tan.- Ma quando ho anticipato il capitale, voi mi avete  detto: Tu i soldi, Angelino il lavoro e io l'ingegno, saremo soci con nome in ditta.-

Ora.- Ma non ti dissi anche che non ti dovevi prendere  eccessiva confidenza? E allora, in privato, stai al tuo  posto - scrivano.-

Entra un cliente. E` Giacomo Clisteri, possidente,analfabeta , vestito da contadino. Porta la coppola che si toglie entrando.

Gia.- Permesso, si puo`, posso entrare?-

Ora.- Avanti signore, s'accomodi..-

Gia.- Dice a me?-

Ora.- Naturalmente. Ecco, si segga qui. ( lo fa sedere vicino  a Tanu) Signor Gebbia, veda cosa desidera il signore,  poi mi riferisca nel mio ufficio privato. Con  permessoo.- ( entra dove c'e` scritto privato) 

Tan.- (dandosi delle arie) Allora, cosa posso fare per lei?-

Gia.- ( a disagio) Ecco eccellenza…commendatore...io vorrei  sapere una cosa...-

Tan.- L'indovinaventura e` piu giu`, a sinistra.-

Gia.- Ma no, io vorrei sapere.. cosa sono venuto a fare qui?-

Tan.- ( alzando gli occhi dal foglio dove prendeva appunti) E  lo volete sapere proprio da me?-

Gia.- ( trasalendo) No, dicevo cosi` per dire. Dunque vorrei  sapere come posso fare per fare un affare con voi.-

Tan.- Con noi si possono fare solo affari  di soldi, non di  pazzi. E mi pare che voi...( fa segno per dire che siete  pazzo e squattrinato)-

Gia.- ( come un automa) Ecco eccellenza questi bastano? (  tira fuori dalla tasca una mazzetta di biglietti da  diecimila lire)-

Tan.- (Senza alzare gli occhi) In primis in primis, dovete  dirmi che affare volete fare, in secundis…-

Ora.- ( uscendo a precipizio dalla sua stanza) … In secundis  tu sei sempre piu` bestia..( adocchia la mazzetta)- 

Tan.- Ma socio Fatuzzo, cosa dite?-

Ora.- Dico che quando un cliente ti mostra una mazzetta...  (allusivo) tu devi avere l'educazione di .. guardarla e  di non fare piu` domande cretine. Dite a me signore, io   sono Orazio Fatuzzo, titolare di questa Antica  agenzia.-

Tan.- Prego, contitolare.-

Gia.- Piacere Eminenza, io sono Clisteri Giacomo e non so  perche` sono venuto qui..( dispiaciuto) 

Ora.- Muto tu!- ( riferito a Tanu che stava per dire  qualcosa).-

Gia.- Sissignore! ( che ha capito male)-

Ora.- Ma no signore, dicevo al mio vice assistente aggiunto  in prova, prossimo disoccupato.  Allora, signore, concentratevi e cercate di ricordare, intanto se volete  poggiare qui questi soldi?-

Gia.- Ah, ora ricordo. Dovrei comprare una cosa...-

Tan.- Che cosa?-

Ora.- Cosa?-

Gia.- Una.. una.. non me lo ricordo piu`...Ecco, ci sono: una  automobile?-

Ora.- Un'automobile, voi?-

Gia.- Non mi ricordo perche`, ma debbo proprio comprarla..-

Tan.- Ma i soldi li avete?-

Gia.- Questi non bastano?-

Ora.- A occhio e croce direi di no..

Gia.- Allora ripasso un'altra volta.-

Ora.- Ma no, restate seduto. Guardate, facciamo cosi`: noi avviamo la pratica, voi ci date un anticipo, e quando  sarete disposto, ci salderete la parcella e poi andrete a ritirare la vettura che desiderate presso la  filiale. Ora dateci le generalita` e diteci quale vettura volete acquistare..-

Gia.- Eminenza, io vorrei una automobile, non una vettura..-

Ora.- E la stessa cosa.-

Gia.- Nossignore, la vettura va a cavalli.-

Tan.- E l'automobile a piedi. Avete ragione.-

Ora.- Calma, eh? Dunque volete un'automobile, e noi vi daremo  un'automobile. Poi ci direte e la volete. Scrivano,  istruisci la pratica!-

Tan.- Io?-

Ora.- Tu.-

Tan.- Ma lo sapete che sono ignorante ( piano).-

Ora.- Cretino, prendigli le generalita`. Dai fai presto prima  che cambia idea...Poi fatti dare un congruo anticipo.-  ( rientra nel suo ufficio)

Tan.- Ho capito. Mezza parola. Dunque… nome?-

Gia.- Clisteri Giacomo, classe 1916, abitante a Bello Sito,  contrada Fragola, via senza numero, agricoltore.-

Tan.- Piano piano... Clisteri.. Giacomo..eeeeh...agricoltore.  Che automobile?-

Gia.- Non ricordo, voi che dite?-

Tan.- Facciamo una seicento?-

Gia.- Ah, ricordo, voglio una macchina grossa grossa, una  automobile tedesca, una merceria.-

Tan.- Volete un'automobile o una merceria?-

Gia.- Una merceria con le ruote..-

Tan.- Siete ambulante?-

Gia.- E a voi cosa v'importa. Comunque ce l'ho le mutande.-

Tan.- Volevo dirvi se siete... a no, l'avete gia` detto: agricoltore.. Sentite, datemi un congo anticipo e   potete andare.-

Gia.- E l'automobile?-

Tan.- Dopo, dopo...I soldi, prego?-

Gia.- Bastano diecimila lire?-

Tan.- Come anticipo sarebbero pochini, ma il mio socio anziano ha detto congo.. quindi credo di si.-

Gia.- A voi. ( da un biglietto) Buongiorno... ( esce come un  automa)

Ora.- ( entrando subito  dopo) Allora?-

Tan.- Ecco il congo anticipo.-

Ora.- Diecimila? Ma sei sempre piu` scemo. Quello e` pieno di  soldi e tu ti fai sganciare solo diecimila lire?- 

Tan.- Ma voi avete detto congo anticipo.-

Ora.- A parte il fatto che ho detto congruo anticipo, ti  sembra questo un congruo anticipo?-

Tan.- E che ne so io.-

Ora.- Come sarebbe: che ne so`?-

Tan.- Io ho pensato che... ohh, non so casa significa la  parola congo. La prossima volta parlate chiaro.-

Ora.- Ecco! E` giusto che la fortuna ci volti le spalle.  Abbiamo la possibilita` di spellare un villano e con un socio come te, bestia puro, riusciamo a rimediare solo  diecimila lire. Eppoi do la colpa a Sant'Onofrio.-

Tan.- E voi parlate italiano, socio Fatuzzo.-

Ora.- Tanu, guarda che io oggi d'addifettu!-

Entra Melo Marcio.

Mel.- Buongiorno a tutta la compagnia..-

Ora.- Buongiorno a lei caro signore Marcio. S'accomodi,  prego.  Tanu, dai una sedia al signore.-

Tan.- 'Ngiorno. ( porta a malincuore la sedia, poi si siede in disparte)

Mel.- Signor Gebbia, che siete offeso con me?-

Tan.- Sono affari miei.-

Ora.- Ma Tanu un po' di educazione, perbacco. Scusatelo  signor Marcio, sa i dipendenti..-

Mel.- Lo scuso, lo scuso. Anche se l'offeso dovrei essere  io.-

Ora.- Avete ragione, perfettamente ragione. Ma vedete  oggigiorno ci sono in giro certi tipi, certi adescatori  di giovani scrivani, insomma si equivoca facilmente. E  lei, caro signore, da biricchino, non ha fatto nulla   per evitare l'equivoco.-

Mel.- Mi divertivo. Sapeste che faccia avevate.-

Ora.- E che volete farci, siamo vecchia pasta, all'antica..-

Tan.- A me certi scherzi non mi piacciono, ecco!-

Mel.- E va bene, signor Gebbia, non pensateci piu`.  Allora, come vanno gli affari?-

Ora.- Proprio ora e` venuto un cliente per acquistare  un'automobile.-

Mel.- Un tipo tarchiato, da contadino, con la coppola?-

Ora.- Esattamente. Ma lei come lo sa?-

Mel.- L'ho visto uscire, no? Allora, adesso vi do  informazioni sul suo conto.-

Ora.- Lo conosce? -

Mel.- Voi fate troppe domande inutile. Ascoltate piuttosto:  Giacomo Clisteri e` un facoltoso agricoltore che con le  serre e gli ortaggi fa soldi a palate. Non e` molto  istruito, anzi e` analfabeta. Pero` ha una mente fine.  Ora, tanto per iniziare.. qualcuno gli ha messo in  testa che un agiato agricoltore, per essere alla pari  con gli altri, deve possedere una grossa macchina, una  Mercedes. Ed ecco perche` e` venuto da voi. Ora vi  confido un segreto: Giacomo porta tutti i suoi soldi

addosso, cuciti nella fodera del vestito, nelle tasche,  nelle mutande, insomma e` imbottito di denaro liquido sempre.. a disposizione. Eppoi e` distratto, distratto  assai...  Ora, se siete furbi.. con poca fatica volendo   potete fare.. ottimi affari.- ( ammicca)

Ora.- Mezza parola, signor Marcio. ( ricambia l'ammiccata)  Noi ci siamo fidati di lei fin dalla prima ora. Coi  i suoi consigli abbiamo aperto la nuova agenzia.-

Tan.- Coi miei risparmi, prego.-

Ora.- Che lui ha fatto fruttare e moltiplicare  in pochissimo  tempo, prego.   Dicevo che eseguiremo i suoi..consigli, non dubitate.   E per il suo  compenso.-

Mel.- C'e` tempo, C'e` tempo… Allora, buon lavoro e ci  vediamo dopo.-

Ora.- Arrivederla signor Marcio..l'accompagno...-

Mel.- Grazie, arrivederci.-

Esce.

Ora.- Tanu, finiscila di fare il musone. Quello ci sta  aiutando, capito?-

Tan.- Preferivo fare da me.-

Ora.- Ma quando mai tu hai fatto nulla! Piuttosto, senti una  cosa. Quanto poteva avere addosso Clisteri?-

Tan.- Non lo so. Perche`?-

Ora.- Secondo i miei calcoli doveva avere due o tre milioni.   E c'e` l'imbottitura.. le tasche, le mutande..  Poi, hai visto com'e` sbadato?.. smemorato?.. E se  perdesse qualcosa, credi che se ne accorgerebbe?-

Tan.- E che ne so.-

Ora.- Melo Marcio dice che la ricchezza dev'essere meglio  distribuita, e se Clisteri ne ha molta e noi poca.- 

Tan.- Brevi, princ.. socio Fatuzzo, cosa volete dire?-

Ora.- Tanu, tu mi sei fedele?-

Tan.- Io si, perche?-

Ora.- Fino alla morte?-

Tan.- Ahu, non mi fate spaventare.-

Ora.- Giura che mi sei fedele.-

Tan.- Lo giuro. E ora?-

Ora.- E ora, senti cosa ho in mente. Clisteri ci aiutera` a  sistemarci per sempre. Noi lo  alleggeriremo del denaro  che ha in piu`!-

Tan.- E comu?-

Ora.- Travasiamo un po' del suo denaro nelle nostre tasche..-

Tan.- E come?-

Ora.- Mih, ma sei bestia! E` da mezz'ora che cerco di dirti   che lo derubiamo, lo rapiniamo, lo scassiniamo. Oh!- 

Tan.- Noi? Ma che siete diventato pazzo?-

Ora.- Senti Tanu, io devo campare sette persone e sono stanco  di tirare la carretta. Ora se mi capita una facilissima  occasione per sistemarmi, io la voglio sfruttare e   nel miglior dei modi. Poi tu non devi pensare ad   Angelino?  Vuoi che vada nei carabinieri? Lo vuoi  lontano e sotto padrone? No! E allora diventami socio  anche in quest'affare.-

Tan.- Non mi piace.-

Ora.- E va bene, vuol dire che i giuramenti.-

Tan.- Quali giuramenti?-

Ora.- Quelli che hai fatto: Saro` fedele, vi aiutero`, vi   saro` sempre vicino, una parola e accorro! Insomma   parole di uomini falsi..-

Tan.- Ma dobbiamo andare contro la legge.-

Ora.- E allora restiamo nella legge e moriamo di fame?-

Tan.- Ma abbiamo una nuova agenzia, ci avvieremo e tireremo  avanti. Poi non dimenticare che ci sono i santi, i   protettori.-

Ora.- Se aspettiamo a loro, prima saremo con tre palmi di  terra addosso, e poi se ne parla.. Io sono stanco di   miseria.  Voglio arricchirmi e subito!-

Tan.- Ma cosa avete intenzione di fare?-

Ora.- Una rapina. Naturalmente noi, io te e..lui, saremo le  vittime.-

Tan.- E se saremo le vittime, cosa ne ricaveremo? -

Ora.- Cretino, la rapina, per noi, sara` finta.. Noi, poi   ricaveremo...-

Tan.- …Trent'anni di carcere!-

Ora.- Nient'affatto. Ricaveremo decine di milioni che  divideremo con Melo Marcio.-

Tan.- C'e` anche lui in mezzo?-

Ora.- E` l'ispiratore.-

Tan.- Allora non ci sto.-

Ora.- Cretino, quello tiene la bocca chiusa e la tasca   aperta. Quello e` un uomo di mondo.-

Tan.- Per me e` un puzzone... fa na puzza...-

Ora.- E tu tappati il naso. Dunque ho deciso: faremo una  rapina perfetta.   Ascoltami bene e prendi nota.  Io me ne staro` seduto dietro la scrivanie e a Clisteri  lo faro` sedere con le spalle alla porta. Tu entri col  volto mascherato e con una pistola, e dici: Fermi   tutti, questa e` una rapina. Io alzo le mani e  t'imploro di prenderti tutto quello che vuoi, ma  lasciaci vivi. E per dare l'esempio, mi  svuoto le  tasche e poggio i miei soldi sulla scrivania. Tu li  afferri e, poi, trucemente, ti rivolgerai a Clisteri."E  tu dove tieni i soldi?" Quello ti dira`:"Nelle tasche."  Tu lo frughi e frugando trovi i soldi nascosti nella   fodera.  Arraffi tutto e, ingiungendoci di non muoverci   se no ci ammazzi, fuggi via. Al resto penso io.- 

Tan.- ( che lo guardava sbalordito) E io dovrei fare tutte   queste cose? Socio, voi siete pazzo!-

Ora.- Ma cosa ci vuole?-

Tan.- Eh, per lui e` tutto facile. Ma io gia` mi sono   dimenticato quando debbo entrare.-

Ora.- E bravo! E allora io che ci sto a fare? Ora ti faro`  fare delle prove..( si dirige verso la porta e guarda  se c'e` qualcuno ) Allora, io sto seduto qui.(si siede  dietro la scrivania) Tu entri da li..( indica la porta)  e dici: Fermi tutti, questa e` una rapina!" Avanti  prova.-

Tan.- ( malvolentieri) Fremmi tutti, questa...rapina...-

Ora.- No, no, niente accento dialettale. Devi dire: Fermi  tutti, questa e` una rapina! Pulito pulito. Avanti   prova.-

Tan.- Feermii tuttii, queeesta eee` una rrapina.-

Ora.- Ma perche` tremi?-

Tan.- Ho paura.-

Ora.- Miserabile uomo da nulla. Devi soltanto dire sei  parole. Non mi dirai che hai paura di sei parole.- 

Tan.- Io ho paura di trent'anni di galera.-

Ora.- Avanti, riprova.-

Tan.- Fermi tutti, questa e` una rapina!-

Ora.- Ecco, quasi ci siamo. Ora tu devi puntare il dito, poi  avrai una pistola..-

Tan.- No, niente pistole, seno` mi ritiro.-

Ora.- Cretino, sara` finta! Allora, ti avvicini e io ti dico:  Non ci uccida, prenda tutto quello che abbiamo. Tu  arraffi i miei soldi e poi chiedi a Clisteri: E tu dove  tieni i soldi? Avanti, prova.-

Tan.- Fermi tutti, questa e` una rapina. E tu dove tieni i  ricordi? Volevo dire e tordi...-

Ora.- …E malvizi…Ma quanto sei bestia! Devi dire: E tu,   dove tieni i soldi?  Riprova!-

Tan.- E tu dove tieni i soldi? Riprova! -

Ora.- Cretino. Che c'entra riprova? -

Tan.- Ahu, brevi, riprovo oppure no.-

Ora.- Riprova, disperazione mia. Ecco io mi metto al posto  di Clisteri, tu esci, vai in strada, e poi entra con  decisione e dirai forte: Fermu tutti, ecc. ecc. Avanti  muoviti.-

Tan.- Mi muovo, mi muovo... dunque: fremmi tutti, questa e`  una rapina.. fremmi tutti, questa e` una rapina...  fremmi tutti... ( intanto apre la porta ed esce)

 

Subito dopo, si spalanca una porta ed entra un uomo col passamontagna sul capo e una pistola in mano. E` un vero rapinatore.

 

Rap.- Fermi tutti, questa e` una rapina!-

Ora.- Bravo, hai imparato benissimo. Avanti, ora chiedimi i  soldi.-

Rap.- Dove tieni i soldi?- ( intanto si prende le diecimila  lire dell'acconto che erano poggiate sul tavolo)

Ora.- Per carita` non ci sparate... Avanti, bravo, cosi`,  arraffa tutto, si, pure quelli.. ora avvicinati e prendimi il portafoglio eppoi frugami addosso.-

Rap.- Grazie compare. ( si prende il portafoglio ringraziando  Orazio con i gesti, poi sai avvia verso l'uscita) 

Ora.- Bravissimo. Tanu, sei un rapinatore nato. Ed ora  indietreggia e vai via di corsa.-

 

Il rapinatore sta per uscire, quando entra Tanu. 

 

Tan.- Fremmi tutti, questa e` una rapina!-

Rap.- Troppo tardi compagno, il servizio e` stato gia` fatto.  Grazie ancora e arrivederci.- (esce di corsa)

Ora.- Ma...ma … allora...quello era un vero rapinatore?-

Tan.- Sembra anche a me.-

Ora.- E tu bestia scrivano fai rapinare il tuo principale  senza intervenire?-

Tan.- Ca ora ci favevu : bum! con le dita.-

Ora.- Dovevi saltargli addosso, mangiargli il cuore,  scannarlo, perche` quello oltre all'affronto alla ditta, s'e portato le diecimila lire d'acconto e il mio  portafogli.-

Tan.- Mi dispiace per la ditta e per l'acconto, ma per il  vostro portafoglio.-

Ora.- Giuda e sbirro, non t'importa niente delle mie cose?-

Tan.- Tanto, per quello che ci trova dentro..-

Ora.- E` l'azione che conta! Bedda matri, ci ho rimesso capre  e cavoli ...-

Tan.- …Cornuto e mazziato...-

Ora.- Bada a come parli, aspirante disoccupato!-

Tan.- Ma non ve le dovete prendere, socio Fatuzzo, ora, con  la rapina appena subita, sarete importante, come i  notai, i gioiellieri, le banche…insomma come quelli  che contano... Avete il marchio di fabbrica.-

Ora.- No, ho quello d'imbecille. E ora come si fa? Non posso  certo denunciare la rapina, perche` dovro` denunciare  quella falsa...e gia`, anche per una agenzia importante,  due rapine in pochi giorni sono troppe.-

Tan.- Socio Fatuzzo, e noi non facciamo quella finta.-

Ora.- Tanu, ormai ho deciso, e nulla e nessuno mi fermera`.  Capiscilo, sono determinato, forte e implacabile.  Andro` in fondo alla decisione gia` presa, che mi   portera` dritto dritto...-

Tan.- ...In galera!-

Ora.- Al raggiungimento del mio obiettivo.-

Entra Angelino.

Ang.- Buongiorno soci..e scusate il ritardo.-

Ora.- Buongiorno.-

Tan.- Che sia l'ultima volta, socio Angelino.-

Ang.- Ci sono novita`?-

Tan.- Si, ci hanno rapi...- ( Orazio lo blocca)

Ora.- Ci hanno rapi...to un cliente.-

Ang.- Come sarebbe rapito?-

Ora.- Che era quasi nostro, ma la concorrenza ce lo ha  fregato. Vero Tanu?-

Tan.- Io non so bene, ma se lo dice lui..-

Ang.- Ma e` assurdo! Siamo ancora gli inizi e gia` la  concorrenza ci sbaraglia? Niente, ho capito, qui ci  vuole il cambio generazionale.-

Tan.- E cosa ce ne facciamo del generale?-

Ora.- Mutu cretino.. Senti bello ( a Angelino ) se credi che  qui hai a che fare con rimbambiti, ti sei sbagliato di  grosso.. anzi di piccolo, perche` uno in effetti, c'e` ed e` Tanu Gebbia, tuo padre.. poi..( si interrompe  perche` rientra Giacomo Clisteri)

Gia.- Eccellenza, eminenza, commendatore, mi sono ricordato:  Voglio comprare una macchina tedesca, una Mercedes, e   la voglio rossa.-

Ora.- Caro signor Clisteri, sapeste che piacere ci fa il suo  ingresso, qui da noi..ma s'accomodi prego. Tanu una  sedia al signore...Ora la servo immediatamente, di   persona..Ah, Angelino, prenditi nota del desiderio del  nostro .. facoltoso cliente e vai alla piu` vicina   filiale di macchine tedesche e prenota una bella,  comoda, elegante Mercedes rossa per il nostro   benestante, eminente, pregevole cliente. Vai,  giovanotto.-

Ang.- ( sbalordito) Vado, vado.. ossequi..- ( esce)

Tan.- Tu non dovevi andare in quel posto? ( allusivo)-

Tan.- Veramente non mi viene. Io ci vado sempre di mattina.-

Ora.- ( pazientemente) Non avevi da fare qualcosa?-

Tan.- Io? Mi pare di no.-

Ora.- Non dovevi andare affan..Aiutante scrivano, uscite a  mettere a punto il nostro affare di cui si parlava   prima... ( cerca di fargli capire della rapina)-

Tan.- Ah, ho capito, ho capito... ma la...( fa cenno alla  pistola)-

Ora.- Oggi si usa camminare con le mani in tasca... (allusivo  alla finzione col dito teso e la mano in tasca)..-

Tan.- ( incerto, poi capisce) Ah… e si capisce… allora  vado?-

Ora.- Vai e cerca di entrare quando io dico che quegli  affari ci sono sicuramente.. ( fa cenno ai soldi)- 

Tan.- Quando dite voi?.. va bene.. Ho capito bene?-

Ora.- Finalmente… e stai attento.-

Tan.- All'erta sto. Allora vado.- ( esce)

Ora.- E allora caro signor Clisteri, se volete, diciamo  cosi`, dirci come volete regolare l'affare, noi ve ne  saremmo veramente grati.-

Gia.- ( nuovamente assente) Ma io non saprei... non ricordo  bene.-

Ora.- Ma i soli, li avete...con voi?-

Gia.- Quali soldi? Per cosa?-

Ora.- Ma per la rapin...volevo dire per la rapidita` del  disbrigo della pratica.-

Gia.- Mamma mia, quale pratica?-

Ora.- Va bene che siete smemorato, ma a me sembrate solo  deficiente. E scusate. Ma la macchina la volete o no?-

Gia.- Ah, si , ricordo la voglio, una Mercedes tedesca...  rossa...-

Ora.- Alla buon'ora. E i soldi li avete con voi?-

Gia.- Sissignore, eccellenza.-

Ora.- ( forte) I soldi li ha con se...Ce li ha..bene. bene...-

Entra Tanu.

Tan.- ( con un fazzoletto sul viso) Freemmi tuttii, questa  ee` una rapina!-

Ora.- ( alzando le mani) Per carita` non ci sparate,  prendetevi quello che volete.-

Gia.- ( resta prima di sasso, poi crolla a terra) Ahi, mamma  mia!-

Ora.- Ahu Tanu, non gli avrai sparato davvero?-

Tan.- E come ci sparavu che dita? -

Ora.- Chistu mossi! ( fa cenno con le due dita alla morte)-

Tan.- Bedda matri, siamo degli assassini! Lo sapevo io, lo  sapevo ( piagnucola) Quando uno fa una cosa brutta, le  conseguenze si pagano di faccia! E` sant'Onofriu che ci  ha voluto punire!-

I tre restano fermi, intanto il sipario si chiude. 

                                                Atto  III

 

 Stessa sistemazione scenica dell'atto precedente. All'apertura del sipario entra Melo Marcio.

 

Mel.- Permesso?-

Tan.- (Affacciandosi dall'ufficio privato di Orazio) Ah,  siete voi.. Sedetevi, il principale per il momento e`  molto occupato. Dovete aspettare..-

Mel.- Dite al.. principale di non affannarsi troppo. Tanto  quello e` gia`...( fa cenno con le dita della mano alla  morte)-

Tan.- Pare pure a me.. Ma ma voi come sapete?-

Mel.- La voci si spargono amico mio...-

Tan.- ( rivolto all'interno) Principale, la` fuori sanno gia`  tutto. Siamo rovinati!-

Esce Orazio.

Ora.- Ma che dici, cretino. E non parlare ad alta voce,   piuttosto.. Oh, buongiorno signor Melo Marcio, a cosa  dobbiamo l'onore..?-

Mel.- A Giacomo Clisteri.-

Ora.- A Giacomo... Clisteri? Non capisco.-

Mel.- Andiamo Orazio Fatuzzo, tutti sanno che Giacomo e` di  la`, nel vostro ufficio, morto stecchito.-

Ora.- Tutti sanno? Ma com'e` possibile?-

Mel.- Diciamo che almeno io lo so`. Va bene cosi`?-

Ora.- E` stata una disgrazia. Si e` accasciato per terra come  una pera matura. Senza dire una parola.-

Mel.- E no! Ha detto : mamma mia, muoio.-

Ora.- Mih, ma lei sa tutto. Ma come fa?-

Mel.- Vi ho gia` detto di non fare troppe domande,   specialmente se stupide... Allora, lo avete alleggerito?-

Ora.- Allegerito? Di cosa, chiedo scusa?-

Mel.- Andiamo Orazio Fatuzzo, volete negare che lo volevate  rapinare?-

Ora.- Chi io? Tanu, forse Tanu, ma io no!-

Tan.- Io? Morti subbitanea, io non volevo proprio. Siete stato voi a insistere: Rapiniamolo, riequilibriamo,  travasiamo...-

Mel.- Ora incomincio a seccarmi. Orazio, ma siete tardo di  comprendonio. Allora, quanto vi ha fruttato il colpo?-

Tan.- Se tutto ci va bene, l'ergastolo!-

Ora.- Zitto tu, uccellaccio di malaugurio. Ecco, non sappiamo  ancora.-

Mel.- Non gli avete tolto... nulla di dosso?-

Ora.- Nulla. Abbiamo cercato di soccorrerlo, ma invano.-

Tan.- Gli abbiamo buttato acqua in faccia, lo abbiamo preso a   schiaffi..-

Mel.- ( alzandosi) A ceffoni vi dovrei prendere io, cretini.  ( passeggia) Bisogna affrettarsi.. bisogna proprio  affrettarsi... Sentite Orazio, voi lo sapete che mi  interessate in modo particolare.-

Ora.- Che fa, ricominciamo?-

Mel.- Zitto cretino! ( Orazio ammutolisce di colpo) Dicevo  che voi mi interessate particolarmente.. Avete voluto  far soldi in fretta, in qualsiasi modo, e io ve ne sto  dando l'opportunita`. Ma se voi ve la lasciate  scappare, io cosa ho concluso? Solo buone intenzioni e  basta. Quindi, cercate d'essere serio e deciso nello  stesso tempo, e andate a concludere cio` che avete  iniziato: Alleggerite Giacomo Clisteri.  Non c'e` altro!-

Ora.- Si...sissignore. Tanu, vai di la` ed... esegu..-

Tan.- Io di la` da solo non ci vado.-

Ora.- Hai forse paura di un.. di un.. poveretto che dorme?-

Tan.- Quello sta bussando da San Pietro, a quest'ora. Eppoi   eppoi, io non le faccio certe cose.-

Ora.- Tanu, non fare il cretino. Completiamo il nostro piano  Senno`, che abbiamo combattuto a fare?-

Tan.- Io le mani nelle tasche di... quello li`, non ce li  metto!-

Ora.- Ho capito, ci penso io.-

Mel.- Finalmente s'e` deciso.-

Ora.- Che fa, vado?-

Mel.- E mi pare...-

Ora.- Andiamo Tanu..-

Tan.- No, principale, io non vengo, io ho chiuso. Da una  semplice livellazione siamo passati alla rapina, dalla   rapina all'om... al... a quella cosa la`… Ora dovrei  fare lo sciacallo? Mai! Principale, da questo momento  ve la vedete da solo.-

Mel.- E` giusto. Voi solo dovete agire, perche` voi solo  siete nel mio interesse.-

Ora.- Ma si puo` sapere qual'e` questo vostro benedetto  interesse?-

Mel.- A parte il fatto che il mio interesse non e` mai  ..benedetto, credevo di avervelo fatto capire abbastanza eloquentemente questo mio... interesse, no?-

Ora.- Non siete finocchio, non volete mia figlia, non volete  denaro, ma infine, cosa volete allora?-

Mel.- Prima fate quello che dovete fare, e, poi, quando  avrete il denaro che tanto desiderate, ve lo diro`   chiaramente, fesso!-

Ora.- Ca ora, per quattro soldi, io vi rilascio una cambiale  in bianco.-

Mel.- Quattro soldi? Quello ha addosso cento milioni!-

Ora.- Cento mi.. milioni? Ma... siete sicuro?-

Mel.- Mi sono mai sbagliato?-

Ora.- No, fino a ora no.-

Mel.- E allora andate ad accertarvi personalmente. Dopo mi  farete le vostre scuse.-

Ora.- ( avvicinandosi alla porta privata) Cento milioni,  cento milioni, mi sistemo per tutto la vita.-

Ono.- Orazio! E lui cosa vuole da te?- 

Ora.- Siamo gia` a tu? Stai al tuo posto sai?-

Ono.- Domandagli cosa vuole, per favore.-

Ora.- Qualsiasi cosa possa volere da me, non potra` mai  valere cento milioni!-

L'immagine di sant'Onofrio, durante l'intervallo, e` stata tolta e al suo posto, nella cornice, attraverso un buco, ci sara` la testa di Giacomo Clisteri che fara` la parte del Santo.

Ono.- Sei proprio sicuro?-

Ora.- Sicuro, sicuro.-

Ono.- Sei sempre il solito ciuccio presuntuoso!-

Ora.- Tanu, adesso stai esagerando!-

Tan.- Ma sei non ho aperto bocca!-

Ora.- Allora.. e` stato lei?- ( a Melo) -

Mel.- No, non sono stato io, ma lui, il rompiscatole. ( indica il quadro)-

Ora.- Ca ora un quadro si mette a parlare.-

Ono.- Certo, qui solo gli asini ne hanno il diritto.-

Ora.- ( girandosi di botto e guardando il quadro) E no, a me  non mi fregate. Dov'e` il trucco?-

Tan.- Orazio, quello parla davvero.-

Ora.- Avanti, allora dimmi qualcosa, in faccia.-

Ono.- Per tutti gli spurugghia-facenni, ma questo e` proprio  un ciuco.E a pensare che l'ho protetto per  trent'anni.-

Ora.- Ma.. ma parla per davvero? Tanu, che fa? Parla  davvero?-

Tan.- Sissignore, principale..Sabbenedica, santu prutitturi.-

Ono.- Ciao caro. Allora Orazio, ora che finalmente ti sei  convinto, fai una bella cosa: Prendi quel tizio per la  collottola e buttalo fuori da qui.-

Mel.- Un momento, come vi permettete? Voi non potete..-

Ono.- Io no, ma c'e` chi puo`. Allora Orazio?-

Ora.- Ma scusate, perche` dovrei farlo? Questo signore mi ha sempre aiutato, non capisco.-

Ono.- ( pazientemente) Tanto per cambiare. Ma tu non sai chi  e` veramente questo.. signore?-

Ora.- Colui che mi togliera` dalla miseria e dagli stenti.  Colui che mi fara` milionario, signore riverito e  servito, colui che cambiera` la esistenza mia e dei  miei famigliari... E anche di Tanu.-

Tan.- Non credetegli santu prutittu, io non voglio cambiare…  io sto bene cosi`.-

Ono.- Stai tranquillo Tanu Gebbia. Bene, visto che non vuoi  capire, te lo diro` io.-

Mel.- Voi vi dovete fare solo i cavoli vostri!- 

Tan.- Ahu! E` cosi` che si parla ad un santo? Sant'Onofrio,  aiutateci voi.-

Ono.- Avete fatto un guaio, vero?-

Tan.- Si, ma senza volerlo..-

Ono.- Per ascoltare... costui, capisco. E tu Orazio, non hai  da chiedermi nulla?-

Ora.- E cosa vi debbo chiedere? Nel passato vi ho chiesto  tante cose, ma le mie parole, a voi, da un orecchio vi   entravano e dall'altro vi uscivano. Di me, voi ve ne   siete sempre fottuto!-

Tan.- No, principali, non parlare cosi al nostro Santo  Protettore.-

Ora.- Ma chi ha protetto fin'ora? A me, a te? Ma se e` una  vita che facciamo la fame e ora che si presenta la  fortuna, viene a farci la morale.-

Ono.- La fortuna? Ne sei sicuro?-

Mel.- La fortuna, e` la sua fortuna!-

Ono.- Voi state zitto, allettatore!-

Mel.- Ecco, ci risiamo.-

Tan.- Sant'Onofrio, che significa allentatore? Vuol dire  forsi 'mbrugghiuni e mariolo?-

Ono.- Peggio, peggio.-

Tan.- Forsi… diavuluni?-

Ono.- Eh, quasi ci siamo.-

Tan.- Vi giuro Sant'Onofrio, io non li voglio quei soldi.  Sono sporchi e insanguinati.. principali, diteglielo  voi. sant'Onofrio, sant'Onofrio..-

Ora.- Tanu, non stare a piagnucolare. Va bene, vuol dire che  quei soldi me li prendero` tutti io.-

Mel.- Questo significa parlare!-

Ono.- E prendili allora, se ne sei capace. E dopo che li  avrai presi, domanda al signor...Melo Marcio, cosa vuole  in cambio da te!-

Ora.- E va bene, vi accontento subito.-

Tan.- Principali, fremmu, non andate.-

Ono.- Ha piu` giudizio lo scrivano che il..principale.-

Ora.- No, no, " Varvasapiu", sapientone, lui non ha giudizio,  lui e` un poveraccio che vive di nulla, e se ve lo dico   io che lo conosco da trent'anni, ci dovete credere. E   si accontenta.  Ma io no, io sono cosciente della vita che ho fatto  fino a prima di conoscere questo signore. Vita di   stenti e di digiuni, di freddo e di umiliazioni, di  emarginazione, quasi di vergogna..  Mia figlia Tinuzza,  si vergogna di se e di me. Con le sue compagne si  sentiva una poveraccia, figlia di poveracci quali

siamo.  Vennera non si faceva un'abito nuovo da  venticinque anni; I miei picciriddi si passavano tra di  loro i pochi stracci di vestiti che avevano. Io non   fumavo da vent'anni per non sottrarre  nemmeno una lira  alla famiglia.

Ma cosa ne sapete voi lassu`, di noi poverecci?-

Ono.- Punti di vista. Io la mia vita l'ho vissuta peggio  della tua, almeno dal tuo modo di vedere. Ero povero,  ero solo. Il digiuno e la preghiera erano le mie  consolazioni.-

Ora.- E non per niente vi fecero santo!   No, Sant'Onofrio, voi non potete capire.  Eppoi, lo sapete che fu una disgrazia! ( fa cenno al  suo ufficio privato) Noi volevamo solo ristabilire un   po' di equilibrio di ricchezza, un livellamento...  Perche` nel mondo ci sono i ricchi sfondati e i poveri e pazzi!  E io sono stato messo, inesorabilmente, nella ategoria dei poveri e pazzi senza speranza.Io e stu povero Cristu. ( accenna a Tanu)-

Mel.- Non nominate quel nome!-

Tan.- Perche`? Vi da fastidio?-

Mel.- Voi state zitto, idiota!-

Tan.- Cristu, Cristu, Cristu!-

Mel.- Zitto, zitto! ( si preme le orecchie) Orazio fatelo   tacere!-

Tan.- Cristu aiutaci, Cristu salvaci, Cristu proteggici,  Crustu scaccialo via! ( Melo Marcio fugge via ed esce)  Crustu... chi puzza di suffuru!-

Ono.- Bravo Tanu, ti meriti un bacione. Orazio, bacia Tanu.-

Ora.- ( sbalordito dai fatti, poi scandalizzato dalla  richiesta i Sant'Onofrio) Chi io? Mai!-

Tan.- Avanti principali, dopo trent'anni me lo potreste  dare un baciuzzo, no?-

Ora.- Fattelo dare da lui! ( fa l'offeso) Ora, giustizia e`  fatta: Noi sempre poveracci e gli altri sempre  privilegiati.-

Ono.- E nelle mani di Melo Marcio.-

Ora.- Tutti? Ne siete sicuro?-

Ono.- Nel dubbio...-

Ora.- …Pro reo.-

Ono.- No, pro poverello.  Orazio tu mi hai caricato di rimbrotti per la mia  presunta mancanza di protezione. Ma cosa pensi che  veramente io possa mandarti i clienti? che possa farti   avere lavoro? che possa farti stare bene? Tu cerchi  protezione da me come la cercheresti da un capo mafia.

Caro Orazio Fatuzzo, io mi faccio in quattro solo per  difendervi da tutti i Melo Marcio che infestano la  terra, non posso fare altro.  Quindi, o ti accontenti di cio`, o ti cerchi un altro  santo protettore.-

Tan.- Sant'Onofriu, io m'accontento...-

Ono.- E tu sarai premiato. Cosa desideri di piu`  intensamente?-

Tan.- Che quello che e` successo non fosse accaduto, e che..  quel poveretto di la`, non stirasse i piedi...insomma   che stesse  bene.-

Ono.- Perche`, cosa e` successo a quello...  di la`?-

Tan.- Una disgrazia e se ne e`….  andato..  ( cenno con le  dita)-

Ono.- Ma che dici Tanu, guarda che ti sbagli.  Quello li`.. sta meglio di te. Anzi, guarda cosa fai, chiamalo.-

Ora.- Non vi prendere beffa di uno sciocco. Giacomo Clisteri   e`... ( sale su di una sedia e copre il quadro).-

 

La testa di Giacomo si ritirera` e la regia rimettera in cornice  l'effigie del santo protettore.

Intanto, lentamente, si apre la porta privata ed esce Giacomo Clisteri.

 

Gia.- Ahia, mi sento tutto dolori...Ma cosa mi e` successo?-

Ora.- (sbalordito) Ma non era.. non era... Sant'Onofrio, che  scherzi sono questi? ( scende dalla sedia)- 

Tan.- ( sbalordito) Giacomo, Giacomino..( lo abbraccia) 

Gia.- Ma cosa vi prende?-

Ora.- Tanu, e` proprio lui?-

Tan.- ( toccandolo) Sissignore, principale.-

Gia.- Ma volete spiegarmi?-

Ora.- Eh, signor Clisteri, ci avete fatto prendere una   paura.. figuratevi che vi credevamo gia` morto? Vero  sant'Onofrio?-

Gia.- Ah, ora mi ricordo..mi sono spaventato di... qualcosa  e sono svenuto… non e` cosi`?-

Tan.- E` cosissimu!

Ora.- Proprio cosi`. Sant'Onofrio, vi debbo le mie scuse.. Vi ho chiesto scusa.. e rispondetemi allora?- 

Gia.- Signor Fatuzzo, un'effigie non puo` parlare.-

Tan.- Lo dite voi.-

Ora.- Eppure ha parlato...  parlava... vero Tanu?-

Tan.- Sissignore, principale.-

Gia.- Ma quale, sara` stato lo spavento che v'ho fatto  prendere a farvi avere le visioni.. Sapete, puo`  capitare. Una volta un mio amico... -

Entra angelino.

Ang.- Ecco la prenotazione, signore.-

Gia.- Dice a me? ( si guarda attorno)-

Ora.- A voi, certamente, vi siete dimenticato della  automobile?-

Gia.- Automobile? Ma  davvero?-

Tan.- Volevate una merceria con le ruote..-

Ang.- Io vi ho prenotato una Mercedes, signore, come voi   avete ordinato.-

Gia.- Ci dev'essere un equivoco, io non voglio nessuna  macchina.. ma lo sapete? non ho neppure la patente.- 

Ora.- Abbiamo capito… Melo marcio...addio affare...-

Gia.- Mi dispiace, ma io...veramente...-

Tan.- E va bene, sfumato un affare ne faremo un  altro.-

Ang.- Tanto per continuare con le spiacevoli notizie, qui   c'e` una  diffida del padrone di casa e un'ingiunzione  della ditta Mobilisuperbelli. Vogliono il saldo del  loro avere.- ( mostra dei fogli)

Ora.- Ma non li avevamo pagati in contanti?-

Ang.- Sembra di no. Qui sollecitano il saldo, che se non  sbaglio...e` del novanta per cento  dell'importo..-

Ora.- Tanu, ma non hai pagato tutto tu?-

Tan.- Io? No, ha pagato tutto Melo Marcio. Io gli ho  affidato i miei risparmi.-

Ang.- ..E lui disse che li avrebbe fatti fruttare e avrebbe  saldato tutto. Me lo ricordo bene.-

Ora.- Allora siamo fritti!-

 

Entrano Vennera e Tina.

 

Ven.- Orazio, Orazio, il sarto vuole il saldo del conto dei  vestiti. Ma non lo pagasti in contanti?-

Tin.- E anche la merciera... e il salumiere...-

Ven.- …E il macellaio...-

Ora.- …E a morti buttana!-

 

Entra il rapinatore.

Rap.- Ehi, amiconi, che scherzi fate? Al posto di picciuli,  che tenete carta straccia? Ecco, pezzenti! ( mostra  della carta straccia e un logoro portafogli) Mi avete  truffato! Ci ho rimesso un colpo pienamente riuscito.  Ora chi mi indennizza?-

Ora.- Io vi indennizzo! Io, a tutti quanti! Dammi st'affare  ( gli strappa la pistola dalla mano) E anche questo.  (  gli toglie il passamontagna che il rapinatore portava  sul capo, ripiegato) Ed ora io e te ci mettiamo  insieme, ci consociamo e facciamo una bella banda di  rapinatori con succursale. Ecco come vi  indennizzero`   tutti!- ( fa il matto )

Ven.- Orazio, che fai? Mi metti paura.-

Tan.- Principale, accura con quell'affare.(la pistola)-

Gia.- Potreste farvi male… potrebbe partire un colpo...-

Rap.- Ma quali, e` finta.-

Ora.- E anche con una pistola finta, con la rabbia che ho,   sono capace di fare un macello!!- ( continua a fare  l'esagitato)-

Ang.- Calmatevi signor Fatuzzo. Rimedieremo a tutto.  Lavoreremo sodo e pagheremo.-

Ora.- Io, Orazio Fatuzzo, sfido il mondo!-

Gia.- ( pazientemente, ma con prudenza) Sentite principale,  io dell'automobile non so cosa farmene, ma avrei  bisogno di un trattore: bello forte, tedesco. Perche`  non dite a quel giovane di cambiare la prenotazione  della macchina in una per il trattore?-

Ang.- Si puo` fare. Che fa la faccio? E papa`?-

Tan.- Il principale e` lui, non dimenticarlo. Brevi,   principale che fa eseguiamo?-

Ora.- ( buttando l'arma e il passamontagna sul tavolo)   Eseguite, tanto… Sant'Onofrio che ne dite? Eh?   meglio di cosi`.-

Gia.- Principale, io vorrei espandermi e avrei bisogno di  gente fidata, lavoratrice, brava, come voi. Perche` non  venite a lavorare per me? Anche voi bravo giovanotto.  ( al rapinatore)-

Rap.- No grazie, io preferisco la libera professione.-

Gia.- E voi signora? Signorina e lei?-

Tin.- Io accetto volentieri.-

Ven.- Io non saprei.. bisogna vedere cosa dice mio marito.-

Gia.- E voi giovanotto? ( ad Angelino)-

Ang.- Io sono in ditta con loro. Quello che decidono, io   faro`.-

Gia.- E voi?-

Tan.- Il principale e` lui.-

Gia.- E allora, principale?-

Ora.- ( sedendosi) Vedete, amico mio, voi mi offrite piu` di  quanto io non meriti. Ciononostante debbo rifiutare.Ma  il mio rifiuto e` personalissimo. Loro sono liberi.  Anzi per mia moglie e mia figlia do il mio consenso.   E anche per Angelino.  Si Angelino. Vai a lavorare con questo signore serio e   capace. Se ci sai fare, fatti un avvenire, perche`,  qui, con noi, dell'avvenire non c'e` che l'idea.- 

Gia.- Ma io vi daro` lavoro, mi appoggero` a voi. E anche  subito.  Ecco, cercatemi un grande magazzino e anche un  locale per ufficio. Poi mi ci vorrebbero dei mobili,   come questi, telefono, luce, acqua.. insomma tutto  quello che occorre per fare lavorare comodamente i miei   collaboratori vecchi e nuovi.-

Ora.- Ve li cerchero`, non temete. Ma lui va con voi.  Io e Tanu sappiamo fare solo questo mestiere... e,   modestamente, lo facciamo anche benino.-

Ven.- Cambia mestiere Orazio...-

Ora.- Vennera, sono trent'anni che io e Tanu facciamo gli   spurugghia-facenni, e se Dio e Sant'Onofrio ci aiutano,  lo faremo per altri trent'anni, fino all'estinzione.  Senti Tanu, leva quell'insegna, e al suo posto mettine  una che dice cosi`:   " Fatuzzo e Gebbia, spurugghia-facenni in Catania."

Tan.- E questo l'aggiungo io:" Casa fondata nel 1936."

Il sipario, lentamente, si chiude.

Fine.

                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


                                                

                                   AMELIO,  IL  MAGO  DI  CORFU’

 

 

 

 

                                       Commedia brillante in tre atti

 

 

 

 

                                                          di

 

 

 

 

                                              Antonio  Sapienza

 

 

 

 

 

Personaggi:

 

 

Amelio Cavarra, in arte………………………………  Mago di Corfù;

Franca………………………………………………… aiutante;

Luciano……………………………………………….. 1° cliente;

Giulio…………………………………………………. 2° cliente:

Carmelina…………………………………………… ..amica del mago;

Alfio………………………………………………… ..complice del mago

 

 

 

 

Anno 2012

 

 

 

La vicenda è incentrata sui loschi maneggi del mago, spesso a discapito dei suoi stessi clienti… finchè qualcuno gliene fa pagare, clamorosamente, lo scotto.

 

                                                       Atto  I

 

 

Sulla scena è stato ricostruito lo studio di parapsicologia del Mago di Corfù: scrittoio con poltroncina, stampe ai muri, oggetti vari sul tavolo (sfera di vetro, teschio umano, clessidra, carte da giuoco e così via), sedia per cliente, libreria ricolma di libri di parapsicologia, tendoni di velluto vari, luci soffuse. 

 

All’apertura del sipario, con musica adatta, c’è in scena Amelio, cinquant’anni circa, che sta contando delle banconote. Veste con un ampio mantello azzurro costellato di stelline e porta in testa un turbante blu intenso. Poco dopo entra  in scena l’assistente del Mago di Corfù, Franca, ancora appetibile, che indossa un vestito di foggia monacale. 

 

Franca:  Posso fare entrare il primo cliente?-

Amelio: (sta un attimo in silenzio, poi, come se fosse per lui un sacrificio, con un lento gesto della mano) Fai entrare.-

Franca: (uscendo un po’ imbronciata) Faccio, faccio…-

Amelio: (Assumendo una posizione adeguata al suo stato, seduto nella poltroncina, con occhi semichiusi, in concentrazione. Regge un teschio in mano) Grazie cara, attendo.-

 

Poco dopo rientra Franca, che è accompagnata da un uomo sui trentacinque anni, ben vestito, occhiali cerchiati in oro, andamento sospettoso.

 

Franca:  Professore, il signor Luciano ha bisogno delle sue illuminate e immense capacità responsoriali.(esce sculettando)–

Amelio: Grazie cara.-

Luciano: Grazie signorina (seguendola con lo sguardo, poi al mago)  Buon giorno…maestro.-

Amelio: Buongiorno a lei. S’accomodi e mi dica.-

 

Luciano si siede su di uno sgabello, e resta in silenzio (musica adatta e scena d’imbarazzo di Luciano e controscena paziente del mago.

Amelio aspetta quanto dovuto, sempre immerso nei suoi pensieri, ma poi, visto che il tempo della seduta sta per trascorrere senza che Luciano si decida a parlare, fa uno sbuffo di sopportazione o di noia. 

 

Amelio: Ebbene, figliolo?-

 

Luciano guarda il viso del mago, il soffitto, i pochi mobili, la scrivania piena di carte, i suppellettili, i quadri, ma non risponde.

 

Amelio: Allora? ( con una punta d'insofferenza nella voce calda e suadente)-

 

Luciano si muove, apre la bocca per parlare ma non parla.

 

Amelio:  E va bene così: passa di là e dai cinquantamila lire alla mia segretaria.-

Luciano:  E se non volessi? ( rispose guardandosi le scarpe)-.

Amelio: Fa come ti pare... ( con un sospiro di rassegnazione, poi sottovoce). Infine, ci ho fatto l’abitudine, trattando con matti, mezzi matti e vari.-

Luciano:  Ho un problema.  (sforzandosi di parlare).-

Amelio:  Ed io t'ascolto. ( rassegnato).-

Luciano:  Maestro, io sono perseguitato dalla mia faccia.-

Amelio: Non sei il primo. Tanti non sono contenti del proprio aspetto...-

Luciano: Non avete capito!( tono perentorio) Io sono perseguitato dalla mia faccia che vedo nei visi della gente che incontro per via. Ed è a volte ironica, altre volte sarcastica; poi truce, spesso abulica, senza espressione e cadaverica. Insomma morta! Ma non sempre, per essere precisi e onesti.-

Amelio:  Davvero?  ( tanto per dire qualcosa)-.

Luciano: - Davvero. Ma qualche volta, come dicevo, è sorridente...-

Amelio: Visto? (annuendo soddisfatto).-

Luciano : ( con foga) Visto cosa? Visto un corno! – 

Amelio: (facendo un salto sulla sedia per la sorpresa) Alla faccia della timidezza. (sottovoce)-

Luciano:  E` raro, direi eccezionale.  Evento quasi unico...-

Amelio: (con tono incurante, tanto per vedere dove andava a parare la faccenda)… che si verifica quando incontri una bella ragazza...-

Luciano: Mi meraviglio, incominciate a capire. Dunque, io guardo il mio viso sorridente e cerco di capire perchè ride. E quello effettivamente sta adocchiando una bella ragazza formosa, che in quel momento le sfila accanto. Passata la visione, ridiventa torvo. ( sconsolato).- 

Amelio: E allora dobbiamo concentrarci su questo fenomeno strano si, ma non molto, direi.(tra se) Ma chi me l’ha fatto fare di ricevere questo individuo pazzoide. (poi a Luciano)  Dunque la donna. Ebbene, parliamone allora.-

Luciano: Non della donna, ma della femmina voglio parlare.-

Amelio: E parliamone (rassegnato al peggio).-

Luciano: Di cosa?-

Amelio: Ma della femmina che trasforma il tuo viso, mi pare, o no? (che incominciava a perdersi, appresso a quei discorsi schizofrenici)-.

Luciano: (battendosi il palmo della mano sul ginocchio) Parlo. Allora, mi dite perche` la femmina riesce a trasformare il mio viso?-

Amelio: (tra se) Perchè sei un assatanato. ( poi, più prudentemente, a Luciano)  Perché  ella è responsabile delle tue pulsioni. Ma dev'essere bella, altrimenti se è brutta, non fa lo stesso effetto, no? Quindi si tratta di sesso.( tre sè) Tanto quello c'entra sempre, e in tutto.-

Luciano: (pensieroso)  Non è sesso. Almeno non solo sesso. E` dell'altro. -

Amelio: Altro cosa? (poi fra se, allarmato ) Sentiamo quest’altra.-

Luciano: Altro tutto. (parlando a valanga, come se avesse rotto gli argini). La femmina è tutto. E` causa prima, è Fattore, è motore, è azione…

Amelio: (sottovoce) … stiamo girando un film. (poi a Luciano che s’era interrotto) Vai avanti figliolo, vai.-

Luciano: (sottolineando l’interruzione) Dicevo! Ella è la sintesi del bello, della tenerezza, dell'armonia, del gusto, del buono, del vivo.  Insomma: della vita... -

Amelio: .. Del piacere... (insinuante).-

Luciano: ( senza badare all’interruzione, infervorato) Secondo me, secondo me il Padreterno non creò prima il maschio e dopo la femmina, ma viceversa.  Egli fece per prima la femmina. La benedisse e la colmò di tanti doni: La bellezza, l'armonia, l'arguzia, l'astuzia, l'intuito, la dolcezza, il riposo, la rilassatezza. Poi creò il maschio, e avendo esaurito tutti i migliori doni, gli dette solamente un po’ di coraggio, di forza e tanta prepotenza. Basta! E` evidente che costui, con tutti questi attributi, riuscì a sottomettere la dolce creatura, colma di doni e di rotondità fisiche, certamente, ma non adatti all'offesa. E soccombette. Ed ecco spiegata tutta la storia dell'umanità scritta al maschile...-

Amelio: (Sta per intervenire, ma Luciano lo blocca categoricamente con il gesto della mano) Ma…-

Luciano: Ma il buon Dio è infallibile, onnisciente e giusto e non può accettare tale sopraffazione, quindi, sicuramente, avrà preparato una trappola. Trappola che riporterà tutto al suo vero stato primitivo.-

Amelio: (interessatissimo) Trappola?- 

Luciano: Sissignore, trappola! Forse avrà pensato, chessoio, di diluire i doni e di mescolarli, nel tempo, tra maschi e femmine. Forse penserà agli angeli...-

Amelio:… O ai diavoli.-

Luciano: (con un gesto della mano, quasi infastidito) Non fa differenza. Anche una femmina sa essere angelo con l'uomo amato - e diavolo con il prossimo suo!-

Amelio: (con aria di trionfo)  Ed eccoci al punto: Tu non sei amato.(poi tra se) Forse ho azzeccato il nocciolo della questione e il tuo viso docet.-

Luciano: Allora, secondo voi, io sono in perenne lutto perchè mi manca l'amore?-

Amelio: Non ho detto questo. E se l'ho detto, qui` l'ho dico e qui lo nego. (guardandosi le mani con indifferenza) Ecco, vedi, chi è amato dev'essere per forza felice. Egli, come  hai detto, tramite la donna amata, possiede i doni che tu hai elencato, più quelli suoi propri. Insomma i doni più importanti. Certo ci sono altri doni in giro, per esempio la bontà, la carità, la mitezza, ma sono doni derivati. Sono, in sostanza, un'appendice di quelli che hai già ricordato.-

Luciano: Allora è tombola!( allargando le braccia)-

Amelio: (smarrito)- Tombola? in che senso?-

Luciano: (raggiante) Nell'unico senso possibile: La femmina è arbitro della mia vita.- Amelio: (tra se) E te ne sei accorto, finalmente (sospiro di sollievo, poi a Luciano) Te ne sei accorto che essa ci calamita con lo sguardo, con le movenze, con la voce. Il suo fluido ci avvolge, ci sconvolge, ci usa, ci possiede! E chi è da esso posseduto si sente galleggiare in quel benefico fluido: calmo, colmo, fine, dolce, cullante, profumato, carezzevole. Esso ci avvicina così alla fonte emanante, avvolgendoci nelle sue tenere membra, svolazza sui capelli, si insinua nei vestiti, nei meandri, negli antri, nei seni, nelle pendici, nelle cale, nei boschi vellutati, nelle cascate calde, nelle terme umide, nelle praterie profumate.( girandosi, tra se) E adesso ti sciorino la mia solita brava tiritera erotico-ecologica, e qui mi trovo, finalmente a mio agio.( A Luciano, quasi sussurrando) Poi, pian piano, si passa a più raffinate e meravigliose sensazioni che provengono dal corpo e dallo spirito. Cosa c'entra lo spirito? C'entra, c'entra, chiedilo alla mia segretaria. Esso è sempre in noi, e si manifesta quando vuole, anche stasera, se è il caso  (molto allusivo). E con la femmina che si ama, irrompe a fiotti e si sparge in tutto il suo splendore. E lo spirito corrobora i sentimenti e i sentimenti il corpo... Chiedilo alla mia segretaria... Dai retta a me: Fai l'amore… chiedilo alla mia segretaria… ( E come se avesse parlato l'oracolo di Delfi, Amelio, con un cenno, indica a Luciano l'uscita).-

Luciano: La sua segretaria? Quella di prima?-

Amelio: Già, quella. ( e con le mani accenna alle doti fisiche di Franca).-

Luciano: Quella… carina…-

Amelio: Bona! Volevi dire, cioè: Perché è buona, bella, e consolatrice…-

Luciano: Consolatrice? Pensate che consolerebbe anche me?-

Amelio: E che ne so io? Tu che vuoi da me? ( poi per tirarsi fuori dopo aver lanciato il sasso) Quelli sono affari tuoi…e suoi (accenna alla camera a fianco)-

Luciano: Capisco, mi scusi. (prima umilmente, poi deciso) Maestro, quanto debbo?-

Amelio: Io sono al di sopra del vile denaro, come i medici primari: non mi sporco le mani con lo sterco del demonio. Però, se insisti, rivolgiti alla mia…-

Luciano:…segretaria… e senza ricevuta…

Amelio: (scandalizzato) Evidente, no?-

Luciano: Proprio evidente non direi … Arrivederci maestro (esce).-

Amelio: Ciao, ciao. (tergendosi il sudore) Due come lui e ho concluso la giornata.- 

 

Uscito Luciano, entra Franca seguita da Giulio, un uomo sui trent’anni, alto e magro, vestito con ricercatezza. 

 

Franca: Professore il signor Giulio ha necessità…-

Amelio: (interrompendola) Basta così, occupati dell’altro. ( fa cenno d’intesa)-

Franca: (comprendendo) Mi affretto, vado. (Esce come al solito)- 

Amelio: Allora? ( con voce un po' annoiata, facendogli segno di sedersi nello sgabello di fronte alla scrivania)-

Giulio:- Mago, forse sono già morto. ( con sguardo sfuggente)-

Amelio: (tra se, disperandosi, poi a Giulio) Eccone un altro. E visto che sei morto, dimmi almeno chi eri.(senza scomporsi, come se avesse udito la cosa più normale di questo mondo)-

Giulio: - Chi ero? Ma cosa importa. Io, come uomo sono morto, lo sento. E morto giovane per giunta.-

Amelio: Spiegati. ( pazientemente)-

Giulio: Mi spiego, mi spiego. La vede questa faccia? Essa è una faccia da morto. 

Amelio: Accidenti! Ancora la faccia!-

Giulio: Cosa dite?-

Amelio: Nulla, nulla, prego continua.-

Giulio: Dunque, dicevo: Io vivo solo per vivere, per non fare di un altro uomo un assassino, per non sprecare sette palmi di terra grassa. Mi mescolo, per nascondermi, in mezzo ad altri milioni di morti vivi. (poi passa al tu) Come te!-

Amelio: Come me? Bella questa. E perchè sarei anch'io un morto vivo? ( alquanto interessato alla pur strana, ma nuova e affascinante teoria)-

Giulio: Perchè ti ho sentito sai? ho ascoltato, non volendo naturalmente, quello che hai detto a quel minchione che mi ha preceduto. E sono in completo disaccordo sia con lui, che con te. La donna. (piccola pausa) Accidenti ma perchè, secondo te la donna è sublime? E perchè solo lei e l’uomo no? Ma allora si passerebbe dal sublime della femmina, ai vermi dell’uomo ed della mia morte! Giusto? Se è giusto continuo, altrimenti è meglio darsi una coltellata, spararsi, mazzolarsi, ruzzolarsi e amen. E` tutto! No, non è tutto, perdiana.- 

Amelio: Lo sapevo! Sei a metà strada.-

Giulio: A metà cosa? (con aria di rimprovero)-

Amelio: Mi sembrava… credo… insomma, si può essere in un modo o nell’altro. Sei forse al bivio…ma, infine che differenza fa? –

Giulio: (tra se ) Ma cosa dice questo mago.( poi a Amelio) Aspetta, aspetta, ti voglio raccontare il sogno che ho fatto stanotte.-

Amelio: Brava, cioè volevo dire bravo, ci aiuterà… ( sempre non sapendo dove va a parare Giulio)-

Giulio: (tra sé) Questo non capisce nulla. (poi a Amelio) Allora, ascoltami e stai zitto!-

Amelio: (sobbalzando) Va ben, va bene, non ti riscaldare…-

Giulio: Alla buon’ora! Ero in campagna, seduto su un tronco d'albero marcio, e mi specchiavo in una pozzanghera, quando con un movimento involontario mi aggiustai il ciuffo dei capelli, così ( fa un gesto femmineo ) che attrasse l'attenzione di alcuni ragazzini, i quali presero a canzonarmi dicendomi cose orribili. Io fuggii, ma essi mi rincorsero: Ero rincorso da duemilasettecentoquarantacinque  ragazzini-satiri. Forse volevano violentarmi? Poi mi raggiunsero e mi …mi svegliai. ( breve pausa) Che ne pensi? (facendosi umile) Ti prego, dimmi qualcosa, io non ce la faccio più a barcamenarmi in questa situazione d’incertezza. (in questa battuta Giulio cambia atteggiamento: da aggressivo a indeciso, quasi infantile, e, dopo, passa al lei)- 

Amelio: Calma, giovanotto, calma, ragioniamo: I sogni sono sogni. Sono strani, imprevedibili e contraddittori. Ma il tuo è chiaro, almeno per me. Vai a donne, finche  sei in tempo. Perché, non vorrei sbagliarmi, ma stai deviando (accenna, discretamente, a un gesto femmineo). Senti a me: fai all'amore, subito è questo il tuo problema forse sparirà ( fa cenno con le mani come per dire: ma quando mai).-

Giulio: Ne è certo, Maestro? ( quasi piagnucolando)  Ma, il fatto d'essere morto?-

Amelio: Morto un papa se ne fa un altro. Eppoi, anche i morti scopano. – 

Giulio: (vergognandosi) Vede… io sono… ancora vergine.-

Amelio: E cosa ci trovi di male? Guarda cosa fai passa di là, parla con la mia segretaria, potrebbe aiutarti, basta farle capire… insomma, anche se mi fai pena, mica sono un paraninfo io?-

Giulio: Maestro io mi vergogno… e se non ce la faccio?-

Amelio: A far che? E cosa succederà mai? Ma dai, ti ho detto: morto un papa se ne fa un altro ( toccandosi appena appena l’orecchio) ,capisti?-

Giulio: No, ma mi adeguo al suo illuminato consiglio.-

Amelio: Benone, e, intanto che ci sei, passa di là e dai centomila lire alla mia segretaria. Avanti un altro. ( sospirando, poi tra se, intanto che Giulio esce) Ecco un nuovo gay che si sta rivelando al mondo. (Quindi riordina la scrivania, e compila le schede dei due clienti, pochi secondi, quindi a voce alta)  Franca!-

Franca: (entrando) Eccomi.-

Amelio: Abbiamo finito?-

Franca: Con gli appuntamenti, si.-

Amelio: Come è andata oggi?-

Franca: Seicento euro di onorario…-

Amelio: …mettili nel cassetto. (Franca esegue, mettendo una busta gialla) Eppoi? Quello lì che è appena uscito, t’ha detto nulla?-

Franca: (evasiva) Chi, Giulio?-

Amelio: Certo.-

Franca: Un timido sorriso, ha pagato ed è subito uscito.-

Amelio: E con quell’altro?-

Franca: Con Luciano? ( segno affermativo con la testa da parte di Amelio) 

Amelio: Certo. L’hai già rimorchiato?-

Franca: Ci sono buone probabilità. Sai è timido, mi ha chiesto solo il numero telefonico, per un eventuale invito a cena… ma credo che sia cosa fatta, gli piaccio.-

Amelio: Benissimo. Chiedigli trecento euro…-

Franca: Per tutta la notte?-

Amelio: Si, se è interessante ( facendo segno con le dita al denaro) …mi capisci?-

Franca: Credo che lo sia. Quando era di là, prima di entrare da te, mi ha detto che è preside di una scuola privata.-

Amelio: Ecco, allora è molto interessante… sai se è scapolo?-

Franca: Si.-

Amelio: Questo non è buono. Ma, se attuiamo il piano “B”, possiamo spremerlo per benino. Chiamami Alfio, si dovrà occupare di quel certo Giulio appena uscito, che è frocio in potenza, vediamo cosa ne esce.-

Franca: Senti ma con Luciano perché andiamo subito al piano B?-

Amelio: Mi sembra più redditizio: Un preside, specialmente di una scuola privata, è abbastanza ricattabile… e se ci sono fotografie osè da scodellare. Quindi piano B e prendi accordi con Alfio.-

Franca: Amelio, nelle foto ci sarò anch’io… non si potrebbe spremerlo sessualmente e basta?-

Amelio: Franca, cosa ti succede? Ad un tratto fai la pudica? Quella foto sono indispensabili.- 

Franca: Ecco, io…- 

Amelio: Basta Franca, qui decido io. Chiamami Alfio (con finta cortesia) per favore.-

Franca: Come vuoi. (esce)-

 

Amelio prende delle schede da una etager, le esamina, poi compila la scheda di Luciano e quella di Giulio, borbottando frasi incomprensibili e mimando la soddisfazione per le parole scelte, poi li mette nello schedario e rimette tutto a posto. La scena può essere accompagnata da una musica o dal fischiettare di Amelio. Rientra Franca.

 

Franca: Ho telefonato ad Alfio, viene subito.-

Amelio: Bene.-

Franca: Ci sarebbe di là donna Carmelina Mangano.-

Amelio: Donna Carmelina, qui da me?-

Franca: E’ di là, attende, ed è… come dire… molto su di giri.-

Amelio: Incazzata? Guai in vista. Comunque. Falla passare.-

Franca: Okkey. ( esce)-

Amelio; (preoccupato) Okkey un corno! 

 

Entra Franca seguita da Carmelina, una donna ancora soda sui cinquant’anni, veste bene.

 

Franca: Professore, ecco la signora Mangano in consulto.-

Carmelina: Consulto, consulto. Poche cerimonie con me, bellezza. Ciao Amelio.-

Amelio: Ciao Carmelina (fa cenno a Franca di uscire, che esegue) Quale buon vento, cara…-

Carmelina: Vento? No Amelio, è tempesta, buriana, uragano, e forse forse anche tornado! E togliti quella mascherata quando parli con me. (accenna al mantello)-

Amelio: (pazientemente si toglie mantello e turbante) Vada per il tornado, Carmelina cara… dimmi, allora?-

Carmelina: Quel porco! Quel porco! Quel porcone!-

Amelio: Abbiamo capito: porco e porcone. Ma chi sarebbe questo super suino?-

Carmelina: E chi vuoi che sia? Ma Giuseppe Mangano, il mio fetente marito!-

Amelio: Pippo? E cosa ha fatto?-

Carmelina: Ha fatto! Ha fatto! Mi ha fatto un paio di corna così (fa cenno alle corna) mi ha fatto.-

Amelio: Non sarebbe la prima volta, mi pare…-

Carmelina: E’ questo il punto! Io l’ho sempre perdonato, ma lui ha sempre continuato …  ma ora ha proprio esagerato.-

Amelio: Si è messo con la regina Elisabetta? (con aria ironica forzata)-

Carmelina: Non fare il cretino, Amelio! (breve pausa e controscena di Amelio) Si tratta, questa volta di un’attricetta di teatro, di una quasi dilettante, di una quasi comparsa, di una quasi…-

Amelio: …buttana!-

Carmelina: Bravo! Hai detto bene! Una buttanazza, ma una buttanazza…-

Amelio:… con un paio di cose così …(accenna alle curve femminili)-

Carmelina: (risentita, sdegnata) Forse. Ma di sicuro l’ha abbindolato per bene a quell’asino di mio marito. Ma lo sai? Ma lo sai cosa sta facendo quel porco?-

Amelio: Per la verità, no!-

Carmelina: E te lo dico io: Quello le sta costruendo un vero teatro  - per farle fare le prove come si deve, perché in appartamento non si prova bene – dice lei, la diva - per farle recitare le porcherie che scrive Jano Scalora, il cornuto!-

Amelio: Un teatro? Roba da tre, quattrocento milioni (fischio).-

Carmelina: Proprio così. Il porco aveva già comprato le stalle del barone Ficuzza e le stava facendo ristrutturare e modificare per farne una dipendence della nostra pasticceria: diceva, il porco! Ne faremo la succursale della nostra pasticceria e la useremo per i trattenimenti, i ricevimenti … e la morte buttana… perché, invece, ora ne sta facendo un teatro per quella troiona! –

Amelio: Ne sei sicura?-

Carmelina: Sicura? Sicurissima! Ha cambiato idea e a dato mandato all’architetto Germanà, di riadattare il previsto locale per i ricevimenti, per farne un teatro. Hai capito? –

Amelio: Stanno già lavorandoci?-

Carmelina: Già! Sono quasi alla fine dei lavori.-

Amelio: E tu non ne sapevi nulla, naturalmente.-

Carmelina: Naturalmente. Mi sta mettendo di fronte al fatto compiuto, quel vecchio maiale. Ma ora basta! Ha raggiunto e superato ogni limite: Qualche collana poteva passare, qualche pelliccia anche, ma un teatro no! E porca miseria, che sono Giufà io? Io quando mi toccano le corna, ma soprattutto le tasche reagisco. E di brutta! Ed ora tu mi devi consigliare  ed aiutare.-

Amelio: Io? Ma che intenzioni hai, cosa vorresti fare?-

Carmelina: E per che cosa sono venuta a fare da te? Per essere consigliata e aiutata.-

Amelio: Va bene, consigliata… ma aiutata è un altro paio di maniche.-

Carmelina: Ti rifiuteresti? Perché sei suo amico? Attento sai?-

Amelio: Calma, calma Carmelina, vediamo cosa si può fare. Innanzi tutto tu cosa vorresti  esattamente da me?-

Carmelina: Un consiglio! Sei o non sei un mago che consiglia? Ebbene consigliami: Come lo debbo ammazzare a quel porco, con una rasoiata, una coltellata o con una pistolettata. Perché se decidiamo per la pistolettata, mi devi procurare l’arma, Invece…-

Amelio: (interrompendola) Aspetta, aspetta, non correre. (breve pausa) Ragioniamo: Se l’ammazzi, vai a finire in galera tu, e se ti do l’arma, anch’io…-

Carmelina: Allora l’accoltello!-

Amelio: E che premura. Ti ho già detto ragioniamo.-

Carmelina: (calmandosi) E ragioniamo.-

 

I due si appartano e parlano sommessamente, e mimano:  Carmelina, scene cruente, mentre Amelio mima l’ammanettamento, la gattabuia, avvocati che arringano e quattrini che escono. Alla fine si danno la mano come per un accordo raggiunto. Se fosse possibile ci vorrebbe una musica adeguata, forse col marranzano. Due minuti massimo e fine scena.

 

Carmelina: Sono nelle tue mani:  io e il mio onore…-

Amelio: … e i tuoi milioni. Allora intesi?

Carmelina: Intesi… ma se non andrà come hai detto?-

Amelio: Andrà. Andrà, sennò che mago sarei?

Carmelina: (dubbiosa) Ma che ne so io…-

Amelio: Basta, vai, stai tranquilla.

Carmelina: Io vado, ma tranquilla non sono - sappilo!-

Amelio: Lo so, ti conosco da trent’anni, figurati.-

Carmelina: (uscendo, bellicosa) Comunque…vedremo!-

Amelio: Calma sempre. Ora vai e, per favore, e, non ti serva per comando, ma diresti a Franca di passare. Grazie.-

Carmelina: (ironica) Sarai servito. (esce)-

 

Amelio, rimasto solo si deterge la fronte con un vistoso fazzoletto. Entra Franca.

 

Franca: Eccomi… tutto a posto?-

Amelio: Ah, si. Mizzica, quando arriva Carmelina il guaio è assicurato.-

Franca: Guaio, che guaio? eppoi chi è per te questa signora?-

Amelio: Che mi fai la gelosa? No, ufficialmente è donna Carmelina Mangano, moglie del mio migliore amico, ufficiosamente è il guaio personificato.-

Franca: Ne combina molti?-

Amelio: (soprappensiero) Di cosa?- 

Franca: Ma di guai, no?-

Amelio: No, diciamo che me li scodella a domicilio con discreta continuità. L’altra volta non si è messa contro a Petru u primu?-

Franca: Mizzica, col malandrino del quartiere?-

Amelio: Proprio così.-

Franca: (morbosamente curiosa) E cosa ha fatto, su dimmelo, dimmelo.-

Amelio: Niente, quasi niente lo ha preso a sputazzate e lo ha buttato fuori dalla pasticceria con la scopa.-

Franca: Ma noooo-

Amelio: Ma si. E lo ha anche minacciato pubblicamente che se si faceva vedere ancora da lei, lo avrebbe mandato in ospedale per almeno due mesi: Testa rotta, braccia spezzate e …ciunco, cioè azzoppato.-

Franca: (c.s.) E perché? perché?-     

Amelio: Il perché è lungo a dirsi… sembra che Petru volesse parlare con Pippo per …per questioni… ( con le dita mima il denaro) che ti lascio immaginare. Ma lui non era presente. Donna Carmelina, che conosceva il tizio, gli disse che suo marito stava riposando, che dicesse a lei il motivo della…visita. Petru, con plateale teatralità, prese quelle parole come un rifiuto dell’uomo di parlare con lui – perché codardo - e quindi mandava avanti la sua donna. Ma tu ci pensi? Fare questo a Carmelina? Una civitota doc, che conosce il linguaggio dei malandrini come l’ave Maria? Apriti cielo! Si scatenò la tempesta perfetta, e il povero Petru fece la figura di “pacchiotto”, dello imbecille e fu costretto a battere ritirata difronte a tutti i clienti, per le botte da orbi che gli piombarono addosso repentinamente.-

Franca: Ora quello si vendicherà.-

Amelio: No, gli è stato consigliato di lasciar perdere.-

Franca: E da chi? (lieve esitazione) Da te?-

Amelio: Ehhh, da me, da qualche amico… ma che problemi ti fai. Poi, lo sai che sei troppo curiosa. Vai di là ora e non appena arriva Alfio mandamelo dentro.-

Franca: (uscendo) Vado, vado.-

 

Amelio rimasto solo, si torce la mani, come se fosse combattuto da qualcosa che è per lui determinante. Poi si decide, e mima il “si” varie volte con capo. Entra Alfio, è un uomo sui trent’anni, veste trasandatamente: logori jans, scarpe da ginnastica e maglione a giracollo.

Alfio: Ciao Amelio, che novità ci sono?-

Amelio: (scrutandolo da capo a piedi) In primis in primis, devi essere tu a portarmi le novità, poi ti ho detto di non vestirti da scaricatore di porto quando vieni da me.-

Alfio: E va bene, va bene, ti faccio figurare…ma sono venuto come mi trovavo, mi pareva che mi volevi vedere d’urgenza, quindi…-

Amelio: Quindi le novità?-

Alfio: Amelio, non mi fare confondere. (Amelio lo guarda con aria di sufficienza) Ecco, a qual tizio gli abbiamo fatto barba e capelli: S’è l’è fatta addosso e a sborsato questi. (mostra una mazzetta di biglietti di banca).-

Amelio: Fa vedere? (prende la mazzetta e la controlla ) E ti sei accontentato di così poco? Ora la sai cosa ti aspetta?-

Alfio: La metà, per dirla tutta.-

Amelio: No caro, solo questi, per dirla interamente! (toglie due biglietti e li butta sul tavolo) Ecco, prenditeli e un’altra volta impara a trattare per benino con le persone che ti mando. (Alfio sta per rispondere, ma Amelio, con gesto della mano lo blocca) Basta così Alfio! Devi imparare. E s’impara di più dai propri errori. ( mette la mazzetta nel cassetto) E ora a noi: abbiamo un nuovo caso … fotografico (allusivo) mi spiego? (Alfio annuisce) E un altro caso molto delicato da studiare: Si tratta di un gay potenziale da spellare.-

Alfio: Un altro puppo? Ma Amelio… (debole protesta)-

Amelio: Alfio, questi per te sono lavoretti facili facili…avanti, vai di là che Franca ti darà tutto ciò che ti serve, e forse anche qualche indirizzo. ( con aria annoiata) Poi, Alfio, ti prego non ringraziarmi perché ti faccio lavorare per me… mi sei stato caldamente raccomandato da un amico e non lo devi fare sfigurare. Ciao caro. ( si immerge nelle sue carte sparpagliate sulla scrivania. Alfio confuso tenta di dire qualcosa, ma non gli escono le parole, infine, arrabbiato esce precipitosamente.

 

Amelio: La porta!-

Alfio: (da fuori) Le corna!-   

 

Fine primo atto.

                                              Secondo  II

 

 

Stessa scenografia del precedente atto. In scena c’è Amelio, vestito da mago, dietro la scrivania,  che interpella le carte. Seduto difronte a lui c’è Luciano.

 

Amelio: … Le carte parlano chiaro: Sei a un bivio. Devi prendere delle decisioni importanti… e non hai molto tempo… poi vedo donne nel tuo cammino…una in particolare…ma non fa per te…qui ci sono le contromosse…-

Luciano: Ma, io volevo sapere se parlano di matrimonio?-

Amelio: Matrimonio? E quando mai! Le carte lo negano decisamente! Eppoi, sappi, mio caro, che il matrimonio è la tomba dell’amore. Ricordatelo!-

Luciano: Ma io…ecco, credevo…-

Amelio; No mio caro, non credere a nulla. Andare contro i responsi delle carte e della volontà degli astri, è decisamente deleterio e pericolosissimo – assai, molto assai. Ascoltami e prendi nota (declama come ispirato): Dio, come ben sai, ha fatto gli uomini i maschi e femmine. Orbene, tra i maschi ci sono due categorie: i maschi-maschi e le femminelle. E noi, cioè io e te in particolare, apparteniamo alla categoria dei maschi-maschi. E allora sapresti dirmi cosa sarebbe la nostra esistenza di maschi-maschi senza quel mistero che è l’amore a letto? In poche parole povere: Senza scopare? E, dunque, cos’è l’amore a letto senza la femmina da letto? Che gioie essa sa dare, che sensazioni, che pace, dopo, s’intende, - dopo,  molto dopo. E chi se la sente di rinunciare a quella beatitudine che la femmina da letto sa dare? Nessuno! E nessuno, tra i maschi-maschi, oserebbe dire il contrario. Ma ragioniamo, diamine. (pausa teatrale)  Dunque: fermo restando l’assoluta impossibilità e illogicità di dare una precisa responsabilità al buon Dio, che vuole sempre il bene degli uomini e mai il loro male, qualcuno- chissà, forse il maligno - ha voluto appioppare addosso ai veri maschi-maschi, nientedimeno che la moglie, dico: la moglie! - cioè il male per antonomasia: come dire l’antitesi della femmina-donna; la tiranna, l’irresponsabile, l’ambiziosa, la spendacciona, la sciattona, l’invidiosa, la pettegola, la cimentosa e chi più ne ha più ne metta. Ora mi sai dire perché mai, sapendo questa incontrovertibile verità, l’uomo maschio-maschio, da se stesso, ignominiosamente, avrebbe dovuto autoimpiccarsi alla gonna di una donna-moglie? E non dirmi che io ci sono cascato due volte perché allora m’incazzo di brutto! Io li ho commessi questi errori; ma non perché li ho commessi io non siano e restino sempre terribili, anzi, mortali errori. Perché errori erano, ed errori sono – tutt’oggi! E tu, tutti i miei pazienti e no, insomma tutti, indistintamente, dovreste giovarvi degli errori dei più esperti anziani, e farne tesoro. Invece, in tanti, compiono la più grande bestialità umana: sposarsi! Vergogna!

Io, io…parola d’onore a chi manifesta questi osceni intendimenti, li metterei alla gogna. Certo, ripristinerei la terribile gogna e li farei coprire di verdure, ortaggi, uova marce e anche escrementi. Forse, in questo modo, imparerebbero a tenere in così poco conto la libertà del maschio-maschio e della bellezza delle femmine libere e belle. Morale della presente assoluta verità, appena esposta: Prendi ciò che ti serve dalle femmine… e, chi s’è visto s’è visto! ( fa il gesto strofinando le mani) Ho finito.-

Luciano: Scusate Maestro, ma tutto questo lo dicono le carte, vero?-

Amelio: Verissimo. Lo dicono le carte, gli astri e io –modestamente- e chi altro potrebbe dirlo?-

Luciano: (abbastanza imbarazzato) La ringrazio maestro, parlare con lei è veramente appagante… anche se non si condividono certe idee…-

Amelio:… Le carte, le carte, gli astri, i segni, non le idee.-

Luciano: Come vuole: le carte eccetera. Grazie e arrivederci.-

Amelio: Ciao caro, passa dalla mia segretaria, non lo scordare.-  

Luciano: Certo, certamente, vado. (esce tentennando la testa)- 

 

Amelio prende la scheda e annota qualcosa. Poco dopo entra Franca.

 

Franca: C’è di là Alfio, lo faccio entrare?-

Amelio: E’ vestito decentemente?-

Franca: Decentemente per quanto può riferirsi ad Alfio. Insomma ha anche la giacca.-

Amelio; E’ già qualcosa. Fai passare.-

Franca: Prima potrei farti vedere una cosetta? (prende dalla borsetta un foglio)-

Amelio: Di cosa si tratta?-

Franca: Di una poesia.-

Amelio: Non ho tempo con le minchiate.-

Franca: Ma è di Luciano, me l’ha data poco fa, prima d’uscire.-

Amelio: Sua? Fai vedere.-

Franca: Prima ti debbo dire che l’ha dedicata a me.-

Amelio: Ma va… siamo alle poesie… Attenti allora, il filone potrebbe esaurirsi.-

Franca: A me non pare. Mi viene a trovare quasi giornalmente…-

Amelio: Vorresti dire sera dopo sera?-

Franca: Anche notte dopo notte.-

Amelio: (prendendo il foglietto e leggendo con molto scetticismo) Dunque: Occhi che non sono occhi, s'intitola così: 

- Occhi che non sono occhi, ma abissi marini;

labbra che non sono labbra, ma spicchi sanguigni;

membra che non sono membra, ma fasci di raso;

forme che non sono forme, ma acqua d'arsura;

donna che non sei donna, ma valve di perla;

sogno che non sei sogno, ma filo di brama;

uomo che non sei uomo, ma amante sincero! 

E bravo il nostro poeta! (a Franca) Te lo dicevo che sta diventando pericoloso!-

Franca: Che vuoi che ti dica…-

Amelio: Nulla! Tu non devi dire nulla. Sono io che dispongo, comando e dico. Dimmi, quanto hai incassato finora con lui?-

Franca: Tre milioni.-

Amelio: Tieni un milione per te, gli altri due mettimeli nel cassetto.-

Franca: Non si faceva a metà? (prende una busta, toglie qualcosa e poi la posa nel cassetto della scrivania)-

Amelio: E lo si farà ancora. Ma per Luciano, che sta diventando pericoloso, si farà come ti ho detto. Devi imparare… dai propri errori si trae profitto! –

Franca: Ma…-

Amelio: Zitta per favore, io sono il maestro, tu l’allieva – brava onestamente - ma sempre allieva sei. Allora, sai cosa facciamo? A questo tizio diamogli una bella botta e finiamola.-

Franca: Mi pareva che lo volevi mungere per benino…-

Amelio: Infatti, volevo. Ma costui sta pensando a cose diverse dai nostri intendimenti, quindi potrebbe essere… antipatico per noi. Diamogli la botta. Adesso fai passare Alfio, per favore.-

Franca: (delusa) Va bene. (Esce)-

 

Entra Alfio.

 

Alfio: Buon giorno Amelio.-

Amelio: Buon giorno, buongiorno. Hai portato il materiale?-

Alfio: (mostrando una busta e gliela porge) E tutto qui.-

Amelio: (prendendo la busta) Fai vedere. (estrae delle fotografie e le analizza) Non c’è male, non c’è malaccio, sono nitide. (come se gli venisse un’idea repentina) Ehi, non è di sei per caso masturbato vedendo queste foto?-

Alfio: (non conoscendo il significato di masturbato, esitante) Ecco, io…veramente non mi sono mai sturbato… né disturbato  (imbrogliandosi) insomma che diavolo vuoi da me?-

Amelio: (che l’aveva osservato inquisitoriamente) Volevo sapere se ti sei fatto una sega vedendo queste foto qui.-

Alfio: A quello…no! Mai!-

Amelio: Sempre! Comunque adesso passiamo al lato più facile della faccenda: Dovresti scrivere una lettera anonima indirizzata a costui (guarda di nuovo le foto) a questa specie di mandrillo, accludendo una di queste fotografie…-

Alfio: Io non so scrivere lettere. E non so escludere. Ho fatto la quarta elementare.-

Amelio: Accludere, cioè mettere nella busta, bestia. E allora fatti aiutare da qualcuno. Insomma prepara questa lettera, accludi la foto, accenni a una possibilità che le foto possano essere comprate… per evitare di essere pubblicate con relativo scandalo, eccetera eccetera, e la spedisci.-

Alfio: Ma perchè dai sempre a me questi compiti sapendo che sono ignorante?-

Amelio: Perché ho fiducia in te, cretino. E ora dimmi, che novità ci sono nella pratica Giulio, il gay?-

Alfio: Ecco, proprio di questo ti volevo parlare.-

Amelio: ( con sopportazione) E parla.-

Alfio: Senti Amelio, non vorrei sbagliarmi ma questo signor Giulio forse, dico forse, non è la persona che tu pensi che lui sia. Insomma è un mese che ci sto appresso, ma non ha mai dato segni d’essere frocio. Forse è solamente gentile…-

Amelio: Davvero? O guarda un po’ il mio subalterno mette in dubbio il mio dire… ma guarda guarda… aspetta e vedrai!-

Alfio: (rimpicciolendosi) Ma quale, io non me lo sognerei mai e poi mai di contraddirti. Aspetto, aspetto…però è solo perchè…-

Amelio: Basta così! Tu continua il tuo compito, al resto peso io. Per favore, uscendo preghi Franca di fare accomodare il successivo cliente. Ciao caro.-

Alfio: Ciao Amelio. ( esce brontolando)

 

Entra Franca precedendo Carmelina.

 

Franca: Professore, qui c’è la…-

Carmelina: E dalle! Ciao Amelio. E tu cara puoi andartene, grazie.-

Franca: (mestamente) Vado.-

Amelio: Quale buon vento…-

Carmelina: E dalle con sto vento. Senti invece le novità.-

Amelio: (fa cenno a Carmelina di accomodarsi e si siede pure lui) Dimmele, per favore.-

Carmelina: (eccitatissima) Amelio, Amelio, sei un santo salvatore delle donne offese e umiliate…-

Amelio: (con aria di sufficienza, ma lusingato) Ma dai…-

Carmelina: Non fare il modesto, ti prego.-

Amelio: Dai dimmi tutto.-

Carmelina: Certamente. Allora per che cosa sarei venuta qui?  Dunque: ho fatto esattamente come mi consigliasti di fare. Ho pazientato fino alla fine della ristrutturazione, e al momento dell’inaugurazione, zac! Ho colpito come un falco predatore.-

Amelio: (alzandosi lentamente dalla sedia per l’attenzione) Dimmi, dimmi.-

Carmelina: Sai che per l’avvenimento lei, la buttanazza, aveva invitato tutti i suoi colleghi teatranti, buffoni e viziosi. Ora ad alcuni era venuta l’idea di esibirsi in qualche monologo o scenetta a due, per dare più lustro e significato a tutto quel casino che facevano. (si alza) Allora, memore delle tue parole, prendo la palla al balzo, corro sul palco e faccio il mio comizio.-

Amelio: (in sollucchero) Che dicesti, che dicesti?-

Carmelina: Dissi esattamente così: “Silenzio per favore perché debbo dare un solenne annunzio. Grazie. Cari invitati, come sapete questo locale è, e dev’essere un teatro, cioè un tempio dell’arte. Arte con l’A maiuscola. E questo merito va a una persona presente qui in sala” Tutti si stettero zitti aspettando che io facessi il nome della persona meritevole. C’era chi pensava a quel maiale di Giuseppe Mangano, chi indicava l’architetto Germanà – che gongolava soddisfatto – e chi pensava alla buttanazza. Allora io continuai imperturbabile: “ Il merito è di quella gran buttana che mi vuole togliere il marito e se lo vuole pappare insieme ai suoi milioni. Quella buttanazza è qui presente, guardatela essa è là, vicino al detto maiale che cerca di nascondersi dietro quel grosso deretano. Tu, buttanazza di quattro soldi, come osi mirare così in alto? Chi ti ha costituito amante di un vecchio rammollito, rimbambito, rincitrullito, rincoglionito eccetera eccetera? Chi ti ha fatto capire che la qui presente Carmelina Amato, nata e vissuta nel notissimo quartiere della Civita,  se ne stesse, mani nelle mani, tranquilla a farsi fottere marito e milioni? Chi ti fece arrisicare a pensare ciò? Hai forse pensato al “pilo” che tutto può, ma che non fa effetto sulle moglie coi coglioni così? Pussa via, buttanazza, vai a cercarti e a guadagnarti il pane nei bordelli di prossima chiusura, e lascia chi non è pane per i tuoi denti. Sciagurata, svergognata, cajorda e assassina. Via di qua, e subito, altrimenti scendo da questo sacro podio e ti ballo sulla pancia: Anima persa!” E che successe, caro Amelio, ci fu un applauso degno di Musco, anzi di Gasmann. Il pubblico presente si spellava le mani chiedendomi il bis. Capisci: il bis! Mi hanno scambiata per una attrice che recitava un monologo di qualche commedia popolare, in onore della cerimonia. Ed io non sapevo cosa fare, mio marito, il porco, rideva, ma cercava di non darlo a vedere, mentre la destinataria del monologo, la buttanazza, che aveva capito, scappava via come un furetto.-

Amelio: (in sollucchero) E come finì?-

Carmelina: Finì che l’architetto Germanà fece da paciere tra me e mio marito: Si disse disposto, gratuitamente, a riadattare il saloncino di nuovo in sala di ricevimenti – mantenendo il palchetto, disse, per fare esibire i cabarettisti e i musicisti che avrebbero allietato gli avvenimenti. E va bene, ma io misi una piccolissima clausola: che detta struttura fosse intestata a me. Pippo accettò. E la buttanazza tornò al suo ambiente: cioè il casino!-

Amelio: Ma dai, infine era solo una scappatella…-

Carmelina: ... che grazie a quel balordo stava diventando con sei zeri. Amelio, sei un vero mago, ti sono obbligata. Cosa posso fare per te?-

Amelio: (sottovoce) Non venire più qui. ( poi a Carmelina) Ma cosa dici, tra amici… mi basta soltanto che Pippo non sappia nulla del mio…consiglio.-

Carmelina: Muta come una tomba sarò.-

Amelio: ( tra se) Speriamo… ( a Carmelina) Bene, allora ciao e statti bene. Fammi venire Franca, per favore.-

Carmelina: Certamente. Ciao caro. (esce)

Amelio: Anche questa faccenda è andata.-

 

Entra Franca.

 

Franca: Mi volevi?-

Amelio: Si. Ci sono altri clienti?-

Franca: No, per oggi abbiamo finito.-

Amelio: Bene. Senti Francuzza, gioia, sono molto stanco, vado di là a riposarmi un

pochino. Se dovesse arrivare qualche cliente fuori prenotazione, chiamami. Grazie gioia, a più tardi. ( esce da sinistra)-

Franca: Gioia? E quando mai? Dev’essere veramente molto stanco. Okkey, ne approfitto per fare un po’ di pulizia in questa tana. (prende uno straccetto e pulisce i mobili). 

 

Canticchia un motivetto oppure musica adatta. Un minuto o due ed entra Alfio.

 

Alfio: Ah, sei qui?-

Franca: E dove vuoi che sia?-

Alfio: No, dicevo qui, nella tana, invece che di là, nella sala d’aspetto. Senti Franca, Amelio mi avrebbe dato un compito difficilissimo assai: dovrei scrivere una lettera “omonima”, mi aiuteresti?-

Franca: Anonima, vorresti dire…-

Alfio: Anomina ecco.

Franca: Io non m’immischio in queste cose. Dovresti già saperlo.-

Alfio: Ma perché? Se sai scrivere…-

Franca: Io non voglio immischiarmi perché, sennò potrei diventare complice di qualcosa di poco pulito. E il mio compito, oltre che fargli da segretaria, è quello di scopare per lui…(vedendo che Alfio guarda la scopa) beh, oltre a questo, a spazzare… insomma scopo con i suoi clienti, questo lo sai, vero? (accenna alla porta dalla quale è uscito Amelio, Alfio annuisce) ma non voglio entrarci nei suoi loschi affari. Sei tu il suo tirapiedi per l’illecito.-

Alfio: Attorna con le “palore”  difficili. Mih, siete tutti uguali, parlate sempre imbrogliati. Io non sono “istrurato” come voi, io ho fatto la quarta…-

Franca: … elementare. L’hai già detto.-

Alfio: Ma non avete pietà per un povero ignorante? L’altro ieri ero con Giulio…-

Franca: Giulio chi?-

Alfio: Giulio il cliente di Amelio, sai quello… un po’ strano.-

Franca: E tu che ci fai con lui?-

Alfio: Niente, niente, prendo solo confidenza, anzi amicizia… me l’ha detto Amelio.-

Franca: Avrà pensato a qualche altra impresa truffaldina.-

Alfio: No, che c’entra, niente truffi a Dina, la bottegaia-

Franca: (Franca fa un gesto come dire “e va bene tutto inutile con te) Dai, continua.-

Alfio: E, come ti stavo dicendo, entriamo in una agenzia di viaggi – perché lui viaggia tanto, è stato anche a Colonna e Ercole, che sarebbe come dire Scilla e Cariddi.-

Franca: (perplessa) Fammi capire: Scilla e Cariddi sarebbero sullo stretto di Messina, ma questa Colonna e Ercole, dove sono?-

Alfio: Sarebbero là, verso là, forse vicino, o lontano, chissà. Ah, forse gli hanno cambiato nome. Che ne so io. Ma insomma io non lo so, va bene?-

Franca: (pensierosa) Non avrebbe detto per caso: Le colonne d’Ercole? Che sarebbero a Gibilterra.-

Alfio: Colonna? Ercole? E che ne so io. Poi quali “Giterra”, io penso che sono proprio Scilla e Cariddi “, o guali”, oggi come oggi, hanno cambiato nome: Scilla sarà diventata Colonna e Cariddi Ercole, mi spiego?-

Franca: Spiegarti? Ma che diavolo vai dicendo? Che bestialità.-

Alfio: Non sono né diavoli bestiali né niente di niente.(battendo i piedi a terra) E’ solo questo maledetto vizio delle persone “struite” di cambiare il nome alle cose e ai paesi. Per esempio: Agrigento, non si chiamava Girgenti? E Carrapipi non l’hanno chiamato Valguarnera? E potrei continuare ancora. Ora dico: perché lo fanno? Che necessità ci sarebbe? Ma per imbrogliare i poveri ignoranti come il sottoscritto, qui presente? Poi vorrei sapere…-

Franca: Ti prego risparmiami il resto.-

Alfio: Va bene, va bene. Comunque, stavamo parlando con l’impiegato, quando…-

Franca: Basta Alfio. Ho capito. Quello è una persona istruita e che ha viaggiato molto, e allora?-

Alfio: Niente, niente, volevo dire che mi sembra una brava persona. Tutto qui.-

Franca: (Riprendendo a spolverare) E ti fa pena vederlo nelle mani di Amelio…-

Alfio: Minchia, come l’hai capito?-

Franca: Eh, caro mio, non ci vuole molta perspicacia…-

Alfio: E torna! Basta con le parole difficili. L’altro giorno Giulio mi ha detto: Io sono il tuo Piglitiomaglione” , ora mi dici perché mi debbo prendere il maglione se non c’è freddo?-

Franca: Pigliatiomaglione? (pensierosa) Ma, per caso non ti ha forse detto Pigmalione?-

Alfio: Giusto quella cosa lì.-

Franca; Animalaccio, Pigmalione significa uno che ti vuole istruire, lo capisti?-

Alfio: (perplesso) Mi vuole istruire? A me? E perché?-

Franca: Il perché dovresti domandarlo a lui… forse gli sei simpatico…( Con una punta d’insinuazione).-

Alfio: Mizzica, può darsi. Glielo chiederò… Allora Franca, la lettera?-

Franca: Vai via Alfio (lo minaccia colla scopa).-

Alfio: (Fingendo di spaventarsi) Vado, vado. Ciao Franca.-    

Franca: Ciao caro (imitando Amelio, poi tra sè) Pgmalione…ssssì.-

 

 

 

Sipario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                Atto  III

 

 

Stessa scenografia degli atti precedenti.

All’apertura del sipario, si sentirà un vocio proveniente dall’esterno, poi entreranno in scena Franca e Luciano, seguiti da Giulio e Alfio.

 

Franca: Guardiano nel cassetto, su presto, prima che lui arrivi.-

Luciano: Non mi sembra corretto.-

Giulio: Sono d’accordo, non è corretto.-

Franca: Se non è corretto, allora è compito di Alfio: Alfio apri.-

Alfio: Ma se poi s’incazza?-

Franca: S’incazzasse pure, tanto, ormai…-

Alfio: Me lo avete detto voi, va bene? (gli altri confermano e Alfio apre un cassetto e prende la busta con le foto) Eccovi serviti.-

Franca: (precipitandosi a levarli dalle mani di Alfio) Eccole!-

Luciano: (sbirciando le foto) E’ inaudito… è tremendo…come ha potuto (intanto si sofferma a guardarle compiaciuto).-

Giulio: (degnandole di uno scettico sguardo) Belline…-

Alfio: Sono favolose. E tu Franca sembri Sofia Loren… nuda nuda…-

Franca: Avete visto? Ci credete ora? Ha fregato anche me!-

Luciano: No, non la tua persona, ma la tua dignità di donna ha calpestato. Ma come si è permesso. Poi, mi sapresti dire perché organizza questi atti criminali? Non guadagna bene facendo il mago?-

Giulio: Giusto, perché?-

Franca: Vedi, Amelio ha una personalità complessa e rischia col codice penale per amore del rischio in quanto tale, o forse per intraprendenza, per il gusto della trasgressione direbbero i sociologi. Sapete una volta l’ho sentito che affermava:” Ma insomma una persona non si può cercare i guai suoi di prima mano? “ quindi- sarà una questione di carattere, di personalita` -forse contorta-, ma anche di fortissima vocazione.

Lui senza pensieri lui non sa vivere; poi se sono guai seri, ancora meglio. 

E’ un febbrile organizzatore, dinamico ideatore, inventore di truffe geniali, ma anche di buone azioni eccezionali. Ma come, direte voi, così pacioccone come sembra nello studio?  Certo è abbastanza preparato, è persuasivo, ha aiutato veramente tanta gente in difficoltà, ma quella non è la sua vera personalità; lui qui, si diletta e passa il tempo e recita la parte, guadagnando anche bene, ma sogna truffa perfetta. 

Giulio: Molto interessante dal punto di vista sociologico, ma noi, ora, che facciamo?-

Franca: Aspettiamolo e lo affronteremo. Amici, quando arriva dobbiamo essere tutti coerenti con gli accordi presi, Va bene? (gli altri annuiscono).-

 

Si odono dei passi e poi un lamento. Entra Amelio, egli è fasciato sulla testa con una fasciatura che sembra un turbante, ha un braccio sinistro fasciato e appeso al collo, da una garza  e si lamenta per i dolori al fianco e alla gamba. Alla sua apparizione tutti ammutoliscono sbalorditi.

 

Franca: (la prima a riprendersi) Amelio, che successe?-

Amelio: (che non può parlare per i dolori) Ahi, ahi…-

Alfio: Ameliuzzo, chi fu? Andasti sotto un treno?-

Amelio: (fa gli scongiuri) Ahi, ahi…-

Luciano: Maestro, un incidente d’auto?-

Amelio: (negandolo) Ahi, ahi…-

Giulio: Una caduta!-

Amelio: (fa cenno di no col dito) Ahi, ahi…

Franca: Sei stato all’ospedale? (cenno affermativo di Amelio col capo) E non mi hai avvisata? (cenno di Amelio, come per dire: e come facevo conciato così). Chi ti ha accompagnato?-

Amelio: (con sforzo) Sono morto, ahia… morto defunto ahiaaa, morto defunto e dolorante come san Sebastiano vergine e martire. E basta  interrogatorio, ahi, non mi fate parlare; per favore, fatemi sedere. (si siede stancamente e dolorosamente).-

Alfio: Amelio, ma cosa fu?-

Amelio: Cosa fu? Chi fu, bisogna dire.-

Alfio: E chi fu, allora?-

Amelio: (sempre sforzandosi a parlare) Furono tre o quattro assassini. Mi hanno teso un’imboscata ieri notte, al buio, nelle viuzza qui vicino. Mi hanno messo un sacco in testa e mi hanno dato una “fraccata” di legnate da abbattere un bue. Io, come voi sapete, non me li tengo le batoste, ed ho reagito energicamente. (piccola pausa) A uno di loro gli ho mollato persino un gancio destro da ko.-

Alfio: Ed è andato al tappeto?-

Amelio: Tua sorella ci è andata. Cretino, ero in una stradina isolata e deserta, non in un ring. Comunque mi sono difeso, ma alla fine sono caduto come corpo morto cade: 

sono svenuto e quando mi sono svegliato ero sull’ambulanza, che a sirene spiegate mi portava al pronto soccorso. Figuratevi che ero così conciato male, che uno dei barellieri disse all’altro: “ Questo non ci arriva vivo al pronto soccorso”. Naturalmente, anche se ero pieno di dolori, feci gli scongiuri.

Franca: Ma perché t’hanno aggredito? E chi erano?-

Amelio: Il perché non lo so… e nemmeno chi so chi fossero. So solamente che ho dieci punti in testa, la spalla sinistra con una grave lussazione, il braccio sinistro escoriato profondamente, tre costole incrinate, una brutta contusione alla gamba destra, commozione cerebrale e uno stato di shock da far paura, ed ho scansato per un pelo un calcio ai … (guarda Luciano e Giulio e cambia il termine) alle parti basse.( gestualità appropriata, naturalmente esagerando) -

Alfio: Guaribile?-

Amelio: Sessanta giorni, salvo complicazioni e jettatori (guarda con significativamente Alfio).-

Alfio: E che sono jettatore?-

Amelio: Lasciamo perdere.-

Franca: (maternamente) Mio Dio, come t’hanno conciato… ma perché non ti hanno ricoverato?-

Amelio: Non c’erano posti letto disponibili - in ospedale!-

Giulio: Che vergogna.-

Luciano: Bisognerebbe scrivere al giornale.-

Amelio: Ahi, ahi…-

Alfio: (Agli altri) E ora come glielo diciamo?-

Amelio: Cosa mi dovete dire?-

Franca: No, nulla…(fulminando Alfio con lo sguardo) forse non è il momento… te lo diciamo un’altra volta (agli altri) evvero? ( gli altri annuiscono)-

Amelio: Se sono cattive notizie le voglio ora, adesso, subito. Mi serviranno per lenire i dolori fisici.-

Giulio: Se lo desidera, diciamogliele.-

Amelio: Sono più d’una? E cattive assai?-

Franca: Così così… ma no, rimandiamo.-

Luciano: Giusto, rimandiamo.-

Giulio_ Come volete…Alfio?-

Alfio: (contrito) Ah, dite a me? Certo lasciamo perdere, pensiamo alla salute.-

Amelio: A quale salute? Alla mia… o alla tua?-

Alfio: Ma alla tua… ci mancherebbe.-

Amelio: E io vi dico che sono pronto come Giulio Cesare a ricevere i colpi dell’avversa fortuna: Colpite!-

Alfio: Ma quale…non se ne parla.-

Amelio: Niente “ ma quale” e “non se ne parla”: Qui si parla, e subito! Anzi, parla tu! (Alfio nega con capo) O vuoi parlare tu, Francuzza: Chi fu? C’è stata forse la Finanza?-

Franca e Alfio: Noooo!-

Amelio: Allora non vedo che altre cattive notizie mi potreste dare. Evvero Luciano? Vero Giulio? E ora, se non volete parlare, amici miei, lasciatemi solo con il mio dolore.-

Franca: E’ giusto, certo è giusto.-

Amelio: (accorgendosi che il cassetto della scrivania è aperto, guarda attentamente) Ahi, ahi, qui c’è stata una manomissione… (guarda attentamente) mancano … manca una busta riservata.-

Luciano: (che aveva visto Franca tenere la busta dietro la schiena, gliela prende e la mostra a Amelio) Cerca forse questa, maestro?-

Amelio: (sorpreso) Quella? Cos’è? E che ne so io. Cosa contiene?-

Luciano: Niente, solo delle fotografie… sono sue?-

Amelio: Mie? No, io non sono fotogenico.-

Luciano: No, dicevo le possiede lei?-

Amelio: Io? Quando mai!-

Giulio: Mih, ma nega in modo spudorato.-

Amelio: Come ti permetti, bellimbusto, di parlarmi in questo modo?-

Franca: Amelio, sono le foto del ricatto…-

Amelio: Quale ricatto? Chi l’ha fatto? Arrestatelo!-

Alfio: Quelle della lettera omonima…-

Amelio: Quale lettera? Che lettera? Chi scrive? …-

Luciano: … e chi la riceve?…Forse io?-

Amelio: Affari vostri. Ed ora uscite e lasciatemi solo con la mia segretaria.-       

Luciano: Diglielo Franca.-

Franca: Amelio, io… io mi licenzio.-

Amelio: Bene (poi ci pensa) Come hai detto? Ti licenzi?-

Franca: Si.-

Amelio: Oh bella… ohohoh  bella, e com’è? (incredulo) Te ne vai? Non può essere! Stai scherzando, vero? Apprezzo che vorresti tenermi su il morale, ma anche la più piccola emozione, in questo momento mi può essere fatale (fa il dolente).-

Franca: Bummm. Dai Amelio, smettila di recitare. Io parlo seriamente.-

Amelio: Seriamente? Ma… ma… come puoi?-

Franca: Posso. E ho deciso!-

Amelio: Come hai il coraggio di darmi questa coltellata alla schiena? Tu, una mia creatura, tu che io ho portato a immense altezze…-

Franca: Bummm!- 

Amelio: (facendo la vittima)… dopo tanti anni trascorsi insieme, dopo tante belle avventure, sacrifici, gioie, soddisfazioni?  Dopo che ti ho fatto fare una brillante carriera… ben remunerata?  Ingrata! Ora mi rinneghi?  E perché, se mi è lecito domandare.-

Franca: Per forza… mi sposo.-

Amelio: Ti sposi… (prendendo coscienza) con… lui (indica Luciano).-

Franca: Già.-

Amelio: Non potete!-

Luciano: E chi lo dice?-

Amelio: Le carte e anche gli astri. Tutti sfavorevoli.-

Luciano: Ne ho tenuto conto e la sposo lo stesso. Magari domani, anzi oggi stesso!-

Amelio: Ah si! Peggio per te! (cambiando tono, quasi implorando) Ma prima mi dovete trovare un’altra segretaria.-

Giulio: Non  sono affari nostri.-

Amelio: E tu cosa c’entri?-

Giulio: (ammutolendo per l’audacia) Così, mi sembrava…-

Amelio: Muto! (fa cenno anche col dito in bocca, poi a Franca) Franca, provvedi.-

Franca: (esitando)…Beh, veramente…-

Luciano: (intervenendo autoritariamente) Franca non provvede più a nulla! Da questo momento è libera da impegni… con voi…maestro ( ironico).-

Amelio: Ah, le cose stanno già così? Questo è un vero e proprio complotto perpetrato ai danni di un povero sfortunato, vilmente aggredito, bastonato, ferito a morte e invalido… Sissignore… Ah, gli antichi! Gli antichi dicevano: Ad albero caduto: Accetta! Accetta!!! Benissimo. Alfio, pure tu complotti? o vorresti pensarci tu?-

Alfio: Veramente…-

Amelio: Veramente, cosa?-

Giulio: (facendosi avanti) Un momento: Dovrebbe lui pensare a cosa? O per chi?-

Amelio: Muto tu! Ti dissi di non impicciarti!-

Giulio: (retrocedendo) Calma, calma…-

Alfio: Amelio, veramente… lui…-

Amelio: Cosa lui? Cosa c’entra lui con te?-

Alfio: Mi vuole portare in crociera, oltre Colonna  e Ercole… lui è il mio… il mio… “pigghitiumaglione”. (si siede imbronciato)-

Amelio: Chi disse?-

Franca: Giulio è il suo pigmalione…-

Amelio: E che minchia vuol dire?-

Giulio: Vuol dire che lo porto in giro per il mondo per farlo istruire, coltivare, conoscere, eccovi servito, oh (girando il capo).-

Amelio: Tu? Ti porti Alfio? Con te? Ma non c’è più mondo. ( finta disperazione) E tu, Alfio, ci vai? Ma lo sai che è… che è (si tocca l’orecchio significativamente) –

Giulio: E mi porti rispetto.-

Alfio: Aspetta Giulio, parlo io: Senti Amelio, Giulio non c’entra con la mia decisione, o perlomeno c’entra pochissimo. Il fatto è che io, …io… io… voglio “istruitarmi, istruttorarmi”, accidenti non mi fate imbrogliare: voglio dire istruirmi. Insomma, voglio alzarmi…-

Amelio: …E susiti! -

Alfio: (senza cogliere l’ironia) …voglio elevarmi: va bene così? Non voglio essere più un ignorante. Uffa, sono stanco di fare figuracce. Giulio mi aiuta a fare tutto questo…-

Amelio: … e altro…(toccandosi l’orecchio)-

Alfio: Mi dispiace Amelio, io me ne vado!  oh! (imita Giulio)-

Amelio: (con enfasi) Pure tu, Bruto! E allora Cesare muori! (si copre il viso col braccio fasciato) Ahiaaaa!-

Franca: Su Amelio, non abbatterti così, ti prometto che prima di lasciarti troveremo qualche ragazza che ti potrà fare da segretaria ottimamente, forse anche meglio di me sicuro.-

Amelio: (ammiccando) Meglio di te, mai!-

Franca: Dai, su, te la troveremo giovane e bella.-

Amelio: Maggiorenne, mi raccomando, a causa degli alti incarichi che dovrà assolvere, facciamo di diciotto minimo, vent’anni massimo. (ad Alfio) E tu Bruto assassino del tuo padre putativo, cercami anche un tuo sostituto, ma ti prego, che non sia bestia come te, mi raccomando. E ora ite, mors mea vicina est.-

Franca: Ma quando mai! (brusca, poi conciliante) Amelio, Amelio, caro, non ci fai gli auguri?-

Amelio: Certo che te li faccio. Tò, prendi questi (prende dal cassetto la busta con i due milioni e gliela dà).-

Franca: (portandosi la busta al petto) Grazie, sei sempre generoso, tu. (Amelio fa cenno come dire: niente, figurati)-

Alfio: E a noi?-

Amelio: A voi? (sguardo disgustato) A voi sta… (sta per dirla grossa, e accenna al gesto dell’ombrello, ma Franca interviene fermandoli e mettendogli la mano in bocca)-

Franca: Allora grazie ancora (per cambiare argomento)-

Amelio: Di nulla, di nulla… ( fa cenno a Franca di avvicinarsi, Franca esegue, gli altri si allontanano, mimano una discussione tra loro, ma cercando di afferrare qualche parola che si dicono i due appartati)  Senti Franca, ma Luciano come ha saputo della…insomma , della lettera e delle foto?-

Franca:  Vedi, tu, per tenerti fuori prudentemente, incaricasti Alfio di scrivere quella lettera lì; Alfio non ci riuscì a scriverla e si rivolse a me per avere un aiuto. Tu sai che io di queste cose…tue… non me ne occupo, quindi rifiutai d’aiutarlo, cosichè quel mammalucco lì (accenna ad Alfio) pensò bene di rivolgersi a Giulio…-

Amelio: Minchia ma è tutto tondo quel fesso. Continua.-

Franca:  Perciò Giulio, non solo si rifiutò di scrivergliela, ma disse ad Alfio di fermarsi perché, ciò che si stava accingendo a fare, era un reato da galera. Quindi corse ad avvisare Luciano, vittima designata. Luciano venne da me e mi chiese conto del tentato ricatto. Io, naturalmente, negai tutto, ma lui mi disse: “Io debbo sapere da te assolutamente la verità… io mi debbo fidare ciecamente della mia futura moglie” Futura moglie? Ma tu lo capisci? Mi disse così, metaforicamente, che mi voleva sposare. Amelio, tu sai che ho passato la trentina, ho fatto la mia vita, quanto potrei durare ancora a consolare i tuoi clienti? perciò, capisci, una proposta di matrimonio da parte di un buon partito non potevo certo rifiutarla: Mi sarei sistemata per sempre. (con riluttanza) E allora confessai tutto. Lui mi ha capito, mi ha perdonato e ci siamo fidanzati. Quindi…-

Amelio: … Quindi mi hai tradito.-

Franca: No, ma che dici? Mi sono solamente licenziata, e con me pure Alfio. Però, bocche chiuse e, niente denunce penali da parte di Luciano – me lo sono fatto solennemente promettere -  e naturalmente niente denunce civili, da parte mia e di Alfio, per i contributi non versati. Chiuso! Tutto finito! Dai, Amelio, meglio di così non ti poteva andare. Ora, ascolta, una volta tanto, un consiglio: rimettiti prima in salute e poi torna agli affari, possibilmente a quelli normali di mago. Dopodicchè, se proprio proprio non puoi restartene tranquillo, stai perlomeno attento a non commettere altre … stupidaggini, con conseguenze peggiori di… (accenna alle mazzate ricevute) -

Amelio: (annuendo comprendendo, ma non troppo ) Certo, certo. Ma se avessi avuto collaboratori capaci… fedeli. Va bene, pazienza. Generosi amici, venite, prima di andarvene, datemi un bacetto. (porge la guancia)-

 

Entra, trafelata, Carmelina.

 

Carmelina: Amelio, Amelio, amico mio, l’ho saputo stamattina della bastonatura, come stai?-

Amelio: Come un san Sebastiano martire, Carmelina.-

Carmelina: (a Franca) Lo portiamo a casa?-

Amelio: Dopo, dopo. Carmelina, ci sono qui tutti i miei amici…-  

Carmelina: (senza badare agli altri) Come mi dispiace Ameliuzzo…-

Amelio: Ti ringrazio cara. Ma dimmi chi te l’ha detto della cosa… della bastonatura. Io dall’ospedale sono venuto  in taxi dritto dritto qua.-

Carmelina: (un poco confusa) L’ho saputo…l’ho saputo… al bar.-

Amelio: Al bar? E chi te l’ha detto?-

Carmelina: Come chi me l’ha detto? Me l’ha detto coso…quello lì…come si chiama…(controscena degli altri che sono altrettanto curiosi)-

Amelio: Te l’ha detto, forse, qualcuno che conosco?-

Carmelina: (torcendosi le mani, poi decisa) E va bene, me l’ha detto Pippo.-

Franca: Pippo suo marito?-

Amelio: Pippo Mangano il suo coniuge. ( a Carmelina) E lui, come l’avrebbe saputo?-

Carmelina: L’ha saputo perché c’era!-

Amelio: Dove?-

Carmelina: Nella viuzza, a quell’ora della bastonatura.-

Amelio: Ah. E cosa ci faceva lui – lì.-

Carmelina: Ti bastonava! (controscena degli altri)-

Amelio: Ah, benissimo, il fetente faceva parte del gruppo.-

Carmelina: No, che gruppo: era solo…-

Amelio: Ah, di bene in meglio… era solo… e mi ha conciato così da solo? Ci debbo credere?-

Carmelina: Ci devi credere.-

Amelio: Non è possibile! Non si può bastonare Amelio Cavarra se non si è minimo minimo in tre contro uno. Ho una castagna io… (fa mostra di dare un gancio con la mano destra) Figurati che a uno di quelli l’ho centrato con un gancio destro che…-

Carmelina: …Che gli ha pestato l’occhio sinistro -  appunto a Pippo.-

Amelio: Ah, fu lui a riceverlo… ma bene. E com’è quest’occhio, è ben tumefatto?-

Carmelina: Una meraviglia. E per quell’occhio che ho saputo dell’aggressione. L’ho messo alle strette ed ha confessato il misfatto. –

Amelio: Bene, bene. Ora fammi capire: ma perché ce l’aveva con me? Che diavolo gli avrò fatto? Io rispetto gli amici.-

Carmelina: Ce l’aveva con te a motivo che ha saputo delle visite che ti ho fatto in questi ultimi tempi. Quindi ha dedotto: due più due fanno quattro: “Allora è stato Amelio a consigliare Carmelina a fare quel po’ po’ di scenata in teatro? “ E ha agito da perfetto asino che non è altro.-    

Franca: Ma non era porco?-

Carmelina: Prima porco, ora asino! C’è altro? (si guarda attorno minacciosa)- 

Amelio: Carmelina, veramente quello non ha fatto due più due quattro, ma ha fatto quattro e otto: (gridando) Ha fatto un quarantotto! (poi lamentandosi) Fate bene al prossimo, fate del bene… ed ecco cosa se ne ricava in cambio: Ma guardatemi signori miei, guardatemi, faccio pietà. (poi disperandosi) –

Franca: Scusa Amelio, ma al signor Mangano che bene avresti fatto?-

Amelio: Gli ho salvato la vita!-

Luciano: Davvero?-

Giulio: Ma guarda guarda…-

Franca: E quando?-

Amelio: Chiedilo a lei! (indica Carmelina)-

Luciano: Signora, scusi sa, ma ci potrebbe illuminare?-

Giulio: Siamo tremendamente curiosi…-

Franca: Signora Carmelina, allora ci può dire qualcosa?-

Carmelina: (che faceva la ancora la reticente) Beh, sapete, io sono un po’ impulsiva…-

Amelio: Quella impulsiva lì, quando ha saputo del teatro regalato alla… alla…-

Carmelina: … alla buttanazza…-

Amelio: Già, (indicando Carmelina) voleva fare la pelle a suo marito!-

Carmelina: Beh, certe cose si dicono, ma poi non si fanno… io però ero veramente furiosa e se non mi calmava lui (indica Amelio), chissà cosa avrei potuto combinare…-

Amelio: … era accecata dalla gelosia…-

Carmelina: … e anche furiosa come una tigre. Menomale che Amelio mi ha condotta alla ragione…-

Franca: … con quel famoso suggerimento.-

Carmelina: Gia!-

Amelio: … col quale ho fatto karakiri.-

Alfio: Ah, ecco perché Pippo…-

Amelio: Pippo che cosa?-

Alfio: No, così… lo fece tramutare… boh! (si gira e si guarda attorno) che ne so!- 

Amelio: (A Alfio) Questo mi diventa sempre più scemo. (a Carmelina) Ma, mi domando, Pippo come avrà saputo delle tue visite qui?-

Carmelina: (guardando Alfio) L’ha saputo perché qualcuno non sa tenere la bocca chiusa.-

Amelio: (comprendendo) Alfio, fosti tu?-

Alfio: (preso alla sprovvista) Chi io? Come fu? Cosa? (poi cedendo alle occhiatacce di Amelio) Mih, stavo prendendo un caffè … si parlava del più e del meno …quello mi diceva: “Alfio di qua, Alfiuzzo di là, il caffè è pagato” . Sicuramente mi ha “sprovato”, forse sospettava già…chissà…-

Carmelina:… Ed egli, questo grandissimo bestione, sentendosi blandito, considerato, pavoneggiandosi, gli chiese: “E come sta la signora Carmelina? è da un pezzo che non la vediamo allo studio di Amelio”. E patatracchete, è fatta! Pippo sarà asino e magari porco, ma non è certo scemo, ha dedotto, ed ecco fatto il guaio!-

Franca: Due più due…quarantotto!-

Amelio: ( ad Alfio, tentando di alzarsi) Tu carogna!-

Alfio: Lo dissi senza volerlo, te lo giuro, tanto per parlare…-

Amelio: Datemi una pistola, uno schioppo, un bazooka, che l’accoppo! Il mio regno per un fucile! (poi, guardandosi attorno) O almeno una scarpa da scaraventare nella testa vuota di questo lazzarone - rovina gente! ( tra dolori e lamenti, tenta di togliersi la scarpa per tirarla ad Alfio, che cerca di ripararsi, scompiglio tra i presenti e…Fine.

 

 

 

 

ASTRO

                                        

Commedia Brillante in III Atti

 

Di

 

 

                                                          Antonio  Sapienza

 

 

 

Personaggi:

 

Astro…………………………………………………Extraterrestre in panne;

Paolo…………………………………………………Giornalista principiante;

Vittoria……………………………………………….ragazza di Paolo;

Poeta………………………………………………….vecchio malinconico e solo;

Poliziotta………………………………………………involontaria ballerina;

On. Passavino…………………………………………conferenziere moralista;

Presidentessa Dame del Buon Pensiero………………organizzatrice convegni;

Dama del Buon Pensiero……………………………..accompagnatrice presidentessa;

Santina……………………………………………….. governante del Poeta;

Fratelli Chianca……………………………………….macellai in Catania; 

Concetta e Stella………………………………………pseudoPunks;

Due uomini che non parlano…………………………..ma seminudi.

 

 

commedia in tre atti – anno 1983 – personaggi: 5 m. 5 f.

Un’astronave in panne, atterra nel giardino pubblico di Catania con a bordo un extraterrestre. Egli incontra due giovani fidanzatini e un vecchio poeta, dai quali si fa riconoscere e coi quali ha diverse divertenti  avventure in città, prima che gli giungano i soccorsi e, quindi, di ripartire per il suo mondo.  

 

 

 

La vicenda si svolge a Catania, alla fine degli anni settanta.

 

 

 

Atto I

 

Sulla scena e` stato ricostruito uno scorcio di giardino pubblico.

Quasi al centro e` stata posta una panchina e, vicino ad essa, verso destra, vi e` un lampioncino.

All'apertura del sipario, con  musica e luci adatte, si simulera` il tramonto del sole. Poi sara` sera. Si accendera` il lampioncino. Da sinistra entreranno in scena due giovani: sono Paolo e Vittoria. La musica si affievolira` e i due, come se stessero continuando un discorso gia` iniziato, lo

mimeranno  vivacemente, finche` arriveranno in fondo a destra, poi ritorneranno indietro e infine si siederanno nella panchina.  Fine della musica.

Vit.- Eppoi e` vero! Tu la guardavi. Ma non la guardavi come per guardarla, la guardavi...anzi no.-

Pao.- La guardavo o non la guardavo. Deciditi..( con rassegnazione).-

Vit.- La guardavi, la guardavi. Eccome! Ma non per guardarla e basta, tu la guardavi come se stessi per mangiartela con gli occhi. Tu la stavi spogliando davanti a me. Ma te ne rendi conto?-

Pao.- Ma dai Vittoria..( conciliante).-

Vit.- Niente vittimismo Paolo! Lo sai che io sono buona e  cara, ( Paolo fa un gesto come per dire: All'anima,) ma le corna, sia pure putative, non le voglio. Non le vogliooo..( cantarellando).-

Pao.- Ma che corna d'Egitto. L'ho solamente guardata cosi`...per curiosita`..-

Vit.- E ti sembra niente? Oggi la guardi…solo per  curiosita`, domani la tocchi.. per vedere com'e`; e

      dopodomani te la porti a letto.. per.. per.. (  piagnucola) libidine. Sei un erotomane, ecco..-

Pao.- Si, e buona notte! ( Vittoria gli gira le spalle  offesa) Ma dai Vittoria..( conciliante) Ti prego

      cerca d'essere ragionevole. Non vedere malizia anche dove non c'e`. Sai che cosi` facendo non viviamo piu`?-

Vit.- Ah, cosicche` sarei pure maliziosa? Ma bene, benissimo!-

Pao.- Non ho detto questo! Forse, sei.. forse sei, come dire? Ecco, un po` drammatica.-

Vit.- ( punta sul vivo) Ah, adesso sarei anche drammatica.(  sottolinea "anche") Questo e` troppo! ( si alza).-

Pao.- ( facendola risedere) Ma che cosa hai capito? Ho detto  drammatica per dire.. seria. ( poi sbuffando) Ma insomma, insomma finiamola, ti prego. ( sempre piu` conciliante e facendole le fusa) Avanti, girati, micia, facciamo pace.  Eh? ( pian piano la prende per le spalle e la gira verso di se`. Lei lo lascia fare, ma e` sempre compunta.  Poi Paolo, delicatamente l'attira a se` e la abbraccia.  Vittoria, finalmente, cede).-

Iniziano quindi strani effetti di luce.

Vit.- ( vedendoli e staccandosi da Paolo) Cos'e` questa  luce?-

Pao.- ( che non vuole staccarsi, ne` interrompere le effusioni) Saranno i fuochi di Sant'Agata..-

I due giovani tubano, mentre in scena, da sinistra, entra un uomo alto. Egli porta il cappello in testa, camicia e cravatta, pantaloni rossicci e non calza scarpe. Costui, camminando come un ebete, attraversa tutta la scena ed esce dalla parte opposta. Musichetta adatta. I due guardano con meraviglia. Poi di nuovo giochi di luce, e, sempre da sinistra, entra in scena un uomo basso, coi capelli neri ritti come per la paura. Indossa una giacca verdognola, ed e` senza pantaloni. Calza le scarpe. L'uomo in mutande. Come il precedente, attraversa tutta la scena guardando fisso davanti a se`, ed esce dalla parte opposta. Musichetta adatta.

Pao.- Ma guarda un po` che roba, la serata degli ubriaconi.-

Vit.- Pero` aveva belle gambe..-

Pao.- Ah, ecco!  Mi fai la gelosa se, spassionatamente si  intende, guardo distrattamente un'altra donna, eppoi tu  ammiri le gambe degli altri. Sporcacciona!-

Vit.- Ecco, lo sapevo! Non vedevi l'ora di ripassarmi la  palla. Io ho solo fatto un'innocentissima constatazione  e tu mi tratti come una.. come una..( si mette a piagniuculare).-

Nel frattempo entra in scena un tipo strano. Ha il viso rossiccio, i capelli lisci come spaghetti, senza

sopracciglia, baffetti alla mandarino cinese, camicia gialla, giacca rossiccia due misure piu` larga, pantaloni verdognoli cortissimi, scarpe due misure piu` grandi, non allacciate, guanti.

Questo tipo gironzola nei pressi della panchina e ascolta il litigio tra i due giovani, mimandone le varie fasi. Poi si pone al lato della panchina, vicino a Paolo, si accovaccia e guarda i due a bocca aperta, come se non capisse e tentasse di capire cosa succede: E` Astro.

Vit.- ( con le spalle a Paolo, senza accorgersi di Astro) Sei  un mostro, ecco cosa sei!-

Astro fa cenno come per dire: Chi io?

Pao.- ( scorgendo Astro) Ehi amico, se sei un guardone, stai  perdendo il tuo tempo. Qui, oggi, non si batte chiodo.-

Vit.- Ecco la donna strumentalizzata, schiavizzata dal sesso. Donna oggetto! Ai vostri ordini signori uomini, ai  vostri desideri messeri! Ma sai cosa ti dico?-

Pao.- ( rassegnato) Che te ne vai.-

Vit.- ( prima sorpresa, poi decisa) Si, certo, che me ne  vado. Ecco cosa ti dico! ( si alza e con passo veloce, si avvia verso l'uscita).

Pao.- Ma dai, aspetta.. ( senza convinzione)-

Vit.- ( uscendo) Non mi vedrai piu`, bruto! ( alza il capo insuperbita, facendo ondeggiare i lunghi capelli, ed esce)-

Pao.- ( sconsolato, rivolgendosi ad Astro) Hai visto? Eh? Hai visto? Loro sono dalla parte della ragione: Sempre!( fa cenno verso la parte dov'e` uscita Vittoria) Io ho guardato una ragazza, per la verita` molto formosa ( fa il gesto ), ma credimi solo per curiosita` ( finta  serieta`), e mi ha fatto una tale scenata; lei fa  apprezzamenti a dir poco lusinghieri su un tizio in  mutande, e questo non e` nulla. ( imita la ragazza)  Solo un'innocentissima constatazione… Vieni amico, siediti qui, starai piu` comodo.( fa cenno  alla panchina, Astro esegue) Senti, credo che tu abbia qualche anno piu` di me; dimmi, che ne pensi delle  donne? Le capisci?-

Ast.- ( stentatamente) Po.. poco..Capi..capisco poco..-

Pao.- Ma che hai? stai male?-

Ast.- No.. io be.. bene.-

Pao.- Dal colorito non sembra.. eppoi parli cosi`, con  difficolta`..-

Ast.- Io imparo..-

Pao.- A quest'eta`? ( preoccupato) Ma.. sei normale, vero?-

Ast.- Non so..-

Pao.- Lo credo. Poi conciato cosi`..( fa riferimento ai vestiti di Astro) cosi`.. elegante..-

Ast.- Elegante? ( senza comprendere).-

Pao.- Scusami, facevo dell'ironia..-

Ast.- Cos'e` ironia?-

Pao.- Non lo sai?-

Ast.- Io imparo.. adesso..-

Pao.- ( perplesso) Beh, si fa dell'ironia quando si vuole mettere in ridicolo qualcosa di bizzarro in qualcuno,  per prenderlo in giro.. almeno credo..-

Ast.- Complicato, molto complicato.. ( pensieroso).-

Pao.- ( per sottrarsi da ulteriori spiegazioni) Io mi chiamo  Paolo, sono quasi un giornalista. E tu chi sei?- 

Paolo, intanto tende la mano, e Astro, dopo un attimo di esitazione, gliela stringe. Paolo ha un'espressione di sorpresa, poi di dolore. Lascia subito la mano di Astro e si massaggia vigorosamente la sua; poi se la pone sotto l'ascella.

Pao.- Ma che hai l'alta tensione? Mi hai fatto male.-

Ast.- Mi spiace, ora provvedo. ( fa un gesto con la testa) cco, ora prendi di nuovo mia mano.-

Pao.- No grazie.-

Ast.- Non temere, prendere mano..-

Pao.- ( allungando la mano timorosamente) Niente scherzi, vero? ( Astro fa cenno di no. Paolo , con un solo dito, sfiorando la mano di Astro, si accerta che tutto e` in ordine. Finalmente, fiducioso stringe la mano di Astro)  Ah, cosi` va bene. Sei un buontempone, vero?-

Ast.- Buontempone? Cosa e` buontempone?-

Pao.- Uno che prende la vita allegramente.. forse. ( sorride) Senti, ma non mi hai detto il tuo nome.-

Ast.- Io non nome, io frequenza.-

Pao.- Come frequenza..(preoccupato) Cosa significa?-

Ast.- Significa che io non sono precisamente come voi. Spero che tu non spaventi se dico una cosa.-

Pao.- Spaventarmi io? Ce ne vuole, perbacco! Sentiamo allora  cosa mi devi dire di cosi` spaventoso..( sicuro di se`) 

Ast.- Io vengo dallo spazio.-

Pao.- Tutto qui? Ma va` la`. ( poi ripensandoci) Cosa? Da dove vieni?-

Ast.- Dallo spazio.-

Pao.- Dallo spazio..( indicando il cielo) quello li`?-

Ast.- Si.-

Pao.- Tu saresti un extra.. extraterrestre?-

Ast.- Pressappoco.-

Pao.- Ma no, non puo` essere, tu mi stai prendendo in giro.( come per rassicurarsi da solo) Si, extraterrestre…ca ora ci credo..-

Ast.- Dammi tua mano.-

Pao.- Ah no! ( balzando indietro).-

Astro gli sorride, poi facendo movimenti col collo, fa iniziare strani effetti di luce, fa udire una strana musica, accende e spegne il lampioncino, e altri effetti a discrezione della regia. Paolo sta a guardare imbambolato. 

Ast.- Ci credi ora?-

Pao.- ( sbalordito) Ci.. ci credo. Cosa.. come, quando..   cioe`, perche` sei qui? ( confuso e impaperato).-

Ast.- Guasto mio apparecchio.-

Pao.- E dove l'hai lasciato?-

Ast.- E` qui. ( prende dalla tasca della giacca uno strano  apparecchio luminoso).-

Pao.- Questo coso cosi` piccolo? E come ci entri dentro?-

Ast.- Cosi`. ( e Astro fa cenno a qualcosa di grande che si rimpicciolisce).

Pao.- Ti rimpicciolisci tu, o quel.. coso?-

Ast.- A scelta.-

Pao.- Fantastico! Posso toccarlo?-

Ast.- Tieni pendilo in tua mano.-

Pao.- ( prendendo l'oggetto con timore) Ma e` caldo. ( poi  tra se`) Madonna che scoop! Un extraterrestre. Ma ci  pensi? passerei alla storia del giornalismo.. Che colpo sensazionale! Come minimo mi faranno capo cronista, se non direttore.. Un momento.. un momento.. e come lo

dimostro? Se Costui non fa cose strane, cose assurde, impossibili; se non si vuol fare riconoscere, se nega, che parte da cretino ci faccio? Come minimo mi prenderanno per pazzo! Eppoi sono sicuro di non nuocergli?  insomma che cosa faro` adesso?-

Ast.- Tu fare quello che sembrare giusto.-

Pao.- Esatto! Ma.. ma mi hai letto nel pensiero?-

Ast.- Pure. Senti cosa essere pazzo?-

Pao.- Uno come te qui, sulla terra; oppure come me, se  racconto in giro che sei un extraterrestre.

Ast.- Allora non dire.-

Pao.- Il che sarebbe la cosa piu` sensata. E dimmi, voi laggiu`, vestite sempre cosi`? ( indica i vestiti di

      Astro).-

Ast.- ( allargando la giacca e facendo intravvedere una tuta  spaziale gialla) Questo mio vestito. Questa ( accenna  alla giacca) L'ho avuto in prestito, diciamo cosi`, da un umano. Questi ( indica i pantaloni ) da altro  umano.-

Pao.- Ah, adesso si spiega quel tizio in mutande. ( tra se`)  Ma sto sognando o e` realta`. Oppure sto vivendo un  incubo?-

Ast.- Per favore non parlare difficile ancora per poco. Debbo avete tempo per imparare vostra lingua.-

Pao.- La stai imparando adesso?-

Ast.- Non proprio. Ho ascoltato vostre emittenti e ho imparato. Pero`, che confusione, parlate in modo

      differente da punto a punto. Spesso ho difficolta` e faccio grande sforzo per selezionare. Ma poi imparo.  Ora sto imparando idioma nr 18. sottogruppo 36.-

Pao.- Fantastico! Parla sottogruppo nr 35.-

Ast.- Comme vulite vuie signo`. Mo` nun v'impressiunate, ma   chilla alluccava..-

Pao.- Sottogruppo 34.-

Ast.- Ah Romole`, te possino.. boni sti maccheroni, A li  mort..-

Pao.- Basta cosi`. E ora idiona 17.-

Ast.- Amigos intendemoce ben: La noce es fatta por dormir, el  di por riposar. Perche` l'hombre non es de fierro,  carramba!-

Pao.- ( divertito) Amico, sei veramente forte.  Senti, poco fa dicevi di non avere un nome, ma

      frequenza. Spiegami, per favore.-

Ast.- Si, non abbiamo nome, ma frequenza. Tu chiami mia  frequenza e io rispondo.-

Pao.- Interessante. Ma io preferirei un nome.-

Ast.- Nome e` etichetta. Frequenza e` liberta`.-

Pao.- Ma qui e` necessario. Anzi, io direi che dovresti  sceglieti un nome.-

Ast.- Se dici che e` necessario.. Ma perche` non me lo dai  tu?-

Pao.- Volentieri. Vediamo un po`.. Ecco ci sono: Che ne diresti se ti chiamassi Astro? Eh? che ne dici?-

Ast.- Va bene. Io sono Astro.-

Pao.- Ciao Astro. ( tende la mano, poi ricordandosi della  scossa, istintivamente la sottrae. Ma Astro gli fa   cenno che puo` stare tranquillo).-

Ast.- Ciao Paolo.

Pao.- Astro quando sei arrivato?-

Ast.- Quando vostra fonte di energia era in quel punto.( indica una parte dell'orizzonte).-

Pao.- Vuoi dire il sole?-

Ast.- Sole? La chiamate sole vostra fonte di energia? –

Pao.- Beh, per noi e` si una fonte di energia, ma, diciamo  cosi`, indiretta. Mi spiego meglio: Quell'astro ci  invia la luce, il calore che ci permettono la vita qui, sulla terra. Pero` non sappiamo captare l'energia, non sappiamo utilizzarla a nostro piacimento, per le nostre  necessita`, secondo la nostra volonta`. Insomma ci  piove sopra, fortunatamente, e ci permette la vita..-

Ast.- Possibile cio`? E come vanno i vostri apparecchi? Cosa  accendere questo? ( indica il lampioncino) E vostre  automobili, come si muovono?-

Pao.- Con la benzina.-

Ast.- Cos'e` benzina?-

Pao.- Un derivato del petrolio.-

Ast.- Cos'e` petrolio?-

Pao.- Ma sei proprio ignorantaccio, amico mio. Il petrolio e` un liquido che troviamo nel sottosuolo,

      spesso a grandi profondita` e non in tutti i luoghi della terra. Esso viene pompato in superficie, poi lo si imbarca sulle navi cisterna che lo trasportano nei  posti dove si trovano le raffinerie, le quali lo

      trasformano in benzina e altri derivati. La benzina viene trasportata con autobotti nei luoghi

      di consumo, viene messa nei serbatoi e poi nei nostri  mezzi..( Paolo ha il fiatone perche` avra` detto tutto  senza pause).-

Ast.- Basta, basta. Tu dici: io pazzo. Ma io dico: voi umani  pazzi! Ma perche` fate tanta fatica per ricavare  piccola costosa energia sporca, quando il vostro sole ve ne puo` dare in quantita` infinita e pulita?- 

Pao.- Come ti dicevo, non sappiamo ricavarla. Almeno cosi` dicono..-

Ast.- Chi lo dice?-

Pao.- I politici, gli scienziati, insomma i competenti..-

Ast.- Credo poco. Siete arrivati sull'astro bianco ( e indica il cielo).. quello che voi chiamate luna, quindi avete  buona tecnologia, non siete incapaci. Non vedo chiaro. Dimmi, chi puo` avere interesse a cio`?-

Pao.- Non saprei, non ci ho mai pensato. Ma e` vero, ci sono  grossi interessi: monopoli, dollari, potere..-

Ast.- Allora tutto spiegato.-

Intanto che i due stanno per concludere il discorso, da sinistra entra un vecchietto. E` il Poeta. Indossa abiti fuori moda e lisi, porta cappello e bastone. Il Poeta sembra indeciso se sedersi nella panchina oppure no. Paolo lo nota. 

Pao.- ( facendogli posto) Si segga pure, signore, s'accomodi, c'e` posto anche per lei.-

Poe.- No, grazie, preferisco non disturbare le coppiette.-

Pao.- Ma noi siamo due maschi.-

Poe.- Bella schifezza! ( disgustato sta per andarsene).-

Pao.- Ma che ha capito? Venga si sieda; noi siano solo due  buoni amici.-

Poe.- Ah, quando e` cosi` mi seggo. Vi prego di scusarmi ma non ci vedo tanto bene..-

Pao.- Si vede. Allora perche` non portate gli occhiali?-

Poe.- M'invecchiano. ( laconico).-

Intanto Astro, che  ha osservato il Poeta, alza la mano sinistra.

Ast.- Bella serata vero?-

Poe.- Gia`, bella serata. ( come se fosse ispirato ) Vedete  amici miei, io di sera esco raramente. Sapete, per i  reumatismi.. ma se c'e` una bella serata, allora nulla mi trattiene. Esco di casa e, alla facciazza di

Santina, mi godo il fresco passeggiando tra questi  bellissimi viali. ( Astro abbassa la mano).-

Pao.- ( che ha notato) Che fai? ( sottovoce).-

Ast.- L'ho vagliato per conoscere se e` di verita`.-

Pao.- E allora?-

Ast.- E` di verita`.-

Poe.- Cosa dite? Parlate piu` forte, non sento.-

Pao.- Dicevo che mi chiamo Paolo, faccio il giornalista..-

Poe.- Onorato signore ( porge la mano), quindi lei e` un uomo di lettere, ma bravo..-

Pao.- Beh, sono ancora principiante, ma spero nel futuro.-

Poe.- Le auguro un futuro splendido. E lei signore, cosa fa?-

Ast.- Io sono un Extra..-

Pao.- ( interrompendolo con precipitazione) E` un uomo extra, in una parola e`.. e` un.. un prestigiatore, anzi un  mago, si proprio un mago.-

Poe.- Un mago? Ma guarda che meravigliosi incontri sto facendo stasera. Interessante, interessante. Io sono un poeta.-

Ast.- ( a Paolo) Cos'e` poeta?-

Pao.- E` una parola. Vediamo un po': Il poeta e` quell'uomo straordinario che con poche parole, con un'immagine, rende un'idea. Almeno credo, vero? ( rivolgendosi al poeta).-

Poe.- Supperggiu`.-

Ast.- Vorrei saperne di piu`. Da noi non ci sono poeti.-

Poe.- Da voi.. dove?-

Pao.- ( intervenendo) Da loro.. molto lontano..-

Poe.- Nel Sahara, al polo nord? Solo laggiu` non ci sono poeti..-

Pao.- Ehmm, piu` lontano.. piu` lontano..-

Poe.- Forse sulla luna?-

Pao.- Pi.. piu` lontano ancora..-

Poe.- Allora su un altro mondo? ( detto senza convinzione).-

Pao.- Pressappoco. ( cogliendo l'occasione al volo).-

Poe.- Eh? ( tossicchia, si fruga addosso, prende un paio di vecchi occhiali da vista, li pulisce accuratamente, li  inforca e quindi si avvicina al viso di Astro e lo esamina attentamente) Come avete detto di chiamarvi?-

Ast.- Lui mi chiama Astro. ( indica Paolo) .-

Poe.- ( tendendo la mano) Felicissimo amico Astro. Paolo si preoccupa per la reazione del vecchio circa la rivelazione di Astro e per la relativa stretta di mano. Ma Astro con un cenno lo tranquillizza e stringe la mano al Poeta, senza conseguenze.

Ast.- Sono contento anch'io. Senti amico Poeta, e` molto se ti chiedo di farmi capire la poesia?-

Poe.- Non chiedi molto, chiedi solo il giusto. Ti diro` una  mia breve poesia:

      Ero solo;

      Aspettai a lungo la vita.

      Ma essa, quando giunse,

      Era in compagnia della morte.-

Ast.- Spiegatemi, vi prego.-

Pao.- Poeta. ti dispiace se ci tento io?-

Poe.- Fai pure.-

Pao.- L'immagine e` la visione di due donne che avanzano  verso un uomo. Una precede l'altra di un passo: Sono la  Vita e la Morte. L'idea sarebbe questa: L'uomo ha atteso, con speranza, che la vita, col passare degli anni, gli mostrasse la via, la bellezza, l'amore. Ma e` stata speranza vana. Il tempo, inesorabilmente e` passato, ed ora egli sente vicina la sua fine. Ho detto bene?-

Poe.- Supperggiu`!-

Astro intanto si e` irrigidito. Iniziano strani effetti di luce.

Pao.- Astro, stai bene?-

Ast.- ( ritornando in se`) Sto bene amico, sono solo  turbato.-

Poe.- Cosa ti ha turbato?-

Ast.- La tua poesia. La morte! Essa non rientra nel mio ordine d'idee. Da non si muore assai raramente.-

Poe.- Mi dispiace. Posso fare qualcosa? Che so io, potrei dirne una piu` allegra? Magari in dialetto? Ne so  tante.. -

Ast.- Sei gentile, amico. Ma sta passando.. Ecco, ora sono di nuovo normale.( fine effetti) Pero` e` interessante la  poesia.. Creare immagini d'un'idea.. Bello! Bello..-

Poe.- Vorrei fare qualcosa per te. Ti vorrei divertire..-

Ast.- Ci vogliamo divertire?-

Poe.- Perche` no?-

Astro si alza, prende per mano il Poeta e accenna a dei passi di danza. Si udra` una musica adatta, possibilmente greca (sirtaki?), e il vecchio poeta, pian piano si raddrizza, come se ringiovanisse. Con l'aumentare d'intensita` della musica, i due ballano velocemente. Paolo batte il ritmo con le mani. La

regia, se lo ritenesse opportuno, potrebbe coinvolgere anche il pubblico presente in sala.

Pao.- Astro, non lo distruggere!-

Ast.- Adesso e` solo giovane, poi tornera` vecchio.-

La danza continua ancora qualche minuto, poi musica e luci si affievoliscono e la danza finisce. Il poeta si lascia andare sulla panchina sorridendo felice.

Poe.- Magnifico, formidabile! Cosa ho riassaporato? La gioventu?-

Pao.- Vecchio, hai fatto cose turche.-

Poe.- Ti sbagli. Ho fatto cose .. dell'altro mondo.-

Astro si irrigidisce nuovamente.

Pao.- Astro, cosa succede ora?-

Ast.- I soccorsi ritardano..-

Pao.- Come mai?-

Ast.- Hanno dei problemi.-

Pao.- Di che genere?-

Ast.- Sulla rotta si e` aperta una voragine.-

Poe.- Quella che noi chiamiamo buco nero?-

Ast.- Pressappoco.-

Pao.- E dove si e` verificato?-

Ast.- Dammi la tua carta astronomica, ti segno il punto  esatto.-

Pao.- Carta astronomica? Si, domani..-

Ast.- ( comprendendo la difficolta` di Paolo) Scusami, dimenticavo. Comunque e` molto lontano da qui, e` su un'altra galassia.-

Poe.- Caspita! E come riesci a sapere queste cose?-

Ast.- Io percepisco le video-cosmo-frequenze. Ecco per  esempio, in questo momento ho avvertito un grande crollo sotterraneo qui, sulla vostra terra.-

Poe.- Sara` stato un terremoto..-

Ast.- Forse. Ma piu` possibile scoppio.-

Pao.- Un'atomica sotterranea!-

Ast.- Cio` allora e` molto pericoloso. Astro ve lo dice.-

Poe.- Questo e` pacifico. Ma loro ( indica persone lontane), loro se ne infischiano. Loro sono forti, sono

      prepotenti, sono arroganti. Noi cosa possiamo fare?-

Ast.- Voi due nulla. Ma insieme ad altri umani forse qualcosa  potreste farla. State attenti uomini, questo e` pericoloso. Astro ve lo ridice.-

Pao.- A noi non resta che sperare..-

Poe.- ( guardando l'ora) Oh, oh..s'e` fatto tardi, devo  andare, Santina m'aspetta per la cena.-

Pao.- Chi e` Santina? tua moglie?-

Poe.- Dio me ne scampi e liberi, mia moglie. No, e` solamente  la donna che mi accudisce. ( alzandosi) Ma che  caratterino, sapeste.  Signor professore ( imita la donna) si pranza alle dodici in punto! Si cena alle diciannove in punto!  Sveglia alle sette..-

Pao.- .. In punto!

Poe.- Appunto! Vivo in una caserma! Amici, io vi inviterei a  cena, ma il cerbero insorgerebbe: Niente estranei,  niente ospiti, niente conviti, banchetti, bisbocce e  orge!  Niente vita, amici miei. Allora io vado, pero` desidero  che veniate domattina a prendere il caffe` da me, d'accordo? Paolo ecco il mio biglietto- 

Pao.- E il.. cerbero? (prendendo il biglietto)-

Poe.- Per una volta lo lascero` abbaiare invano. Vi saluto  amici. ( esce da sinistra)

Pao.- Ci vediamo domani vecchio.-

Ast.- A domani.. poeta..-

Mentre i due amici guardano il poeta che esce dalla scena, da destra entra una poliziotta che non appena li vede, sospettosamente, si avvicina ad essi.

Pol.- Polizia! Documenti!-

Pao.- ( sobbalzando) Ma che modi sono questi? Io sono un  giornalista e protestero` presso il Questore..-

Pol.- ( con indifferenza) Si calmi signore, si calmi, e mi  dia un documento (Paolo glielo porge e la poliziotta     controlla) Questo controllo e` necessario, ci hanno  segnalato loschi individui che si aggirano in questo parco. Alcuni sono in mutande. Forse si tratta di maniaci sessuali..( abbassando la voce) Grazie signore( restituisce il documento a Paolo) E voi signore? ( rivolgendosi a Astro gli tende la mano)- 

Ast.- Dice a me? ( e intanto prende la mano della donna, la quale fa un urlo e un balzo all'indietro)-

Pol.- Accidenti, ma che scherzi sono questi?-

Ast.- ( alzandosi premuroso) Posso aiutarvi?-

Pol.- ( con un altro balzo indietro) Fermo dove siete voi! Mostratemi i documenti.. da lontano. ( tra se`)

      Malanova chi scossa.-

Ast.- Paolo, cosa mostro?-

Pao.- I cosi.. i documenti li ha smarriti.. anzi glieli hanno  rubati, erano tutti nel portafoglio. Il mio amico non ne ha colpa...  Pero`garantisco io.-

Pol.- ( ironicamente) Dentro c'era la carta d'identita`..-

Pao.- La patente..-

Pol.- Il passaporto..perche` chistu e` cinisi..-

Pao.- Ma quale cinese..e`.. e`.. Mannaggia chi sei?-

Pol.- Ho capito. Seguitemi in questura per accertamenti.  Marsh!-

Astro si alza e la poliziotta si mantiene a debita distanza. Intanto Paolo riflette.

Pao.- Si deve fare qualcosa..-

Ast.- Paolo che faccio? ( disperato lo invoca).

Pao.- Vuole che le mostri qualcosa? Mostragli l'astrite!( alludendo ai suoi poteri).-

Pol.- Non mi intenerite, uomini. Artrite o non artrite, voi dovete seguirmi.-

Ast.- ( supplichevole) Paolo, dove vado?-

Pao.- Mostra.. l'astrite. ( ancora allusivo)-

Pol.- Astrite? Cos'e` una nuova influenza?-

Pao.- Si, e` come la spaziale. Il mio amico soffre di.. astrite acuta.E fai vedere l'astrite alla signora

      poliziotta.-

Astro finalmente capisce, e con alcuni movimenti del collo fa alzare la gonna alla poliziotta, poi si ode una marcetta e la donna marcia, quindi la donna accenna un'aria lirica. Infine la musica si fa piu` allegra e la poliziotta esce di scena ballando il can-can.

Pao.- Finalmente, fatto! Adesso svigniamocela, anche perche`  s'e` fatto tardi e dovrei andare a fare un servizio per il mio giornale.( controlla l'ora)-

Ast.- Cos'e` servizio?-

Pao.- E` il mio lavoro. Nulla d'eccitante, pero`: Ascoltero`  un dibattito e quindi scrivero` un articolo..-

Ast.- Cos'e` dibattito?-

Pao.- Il nostro amico Poeta lo definirebbe cosi`: Un sacco di  sciocchezze che tante persone importanti, riunite insieme per l'occasione, dicono in modo garbato ed  elegante, per non concludere nulla. Vuoi venire?-

Ast.- Andiamo.-

I due amici escono verso sinistra portandosi appresso la panchina e il lampioncino. Se e` il caso, la scena col giardino potrebbe alzarsi e calerebbe al suo posto una parete con appeso un crocefisso e dei vecchi quadri. Da destra entrano due donne che sistemano al centro della scena un leggio e qualche sedia sulla parte destra, sedendovisi, poi, compunte. Da sinistra rientrano Paolo e Astro, portandosi due sedie e sedendosi vicino alla quinta di sinistra. Altre comparse potrebbero entrare a discrezione

della regia.

Pao.- Questo oratore e` un fanfarone, e` un pallone gonfiato e un grande ipocrita.-

Ast.- Cos'e` ipocrita?-

Pao.- Uno che non dice cio` che veramente pensa, suppergiu`.-

Ast.- Allora lo sistemo io.-

Pao.- Astro, per carita`, niente violenza.-

Ast.- Noi non siamo violenti. Non temere, io so..-

Pao.- Astro, non farmi guai.-

Ast.- Cos'e` guaio?-

Pao.- ( vedendo che il dibattito sta per iniziare) Lasciamo  perdere. Adesso stai zitto, per favore.-

Si alza una delle due donne e si reca verso il leggio. E` la Presidentessa delle Dame del Buon Pensiero.

Pre.- Gentile amiche, cari amici, a nome mio personale e  delle Dame del Buon Pensiero vi do il benvenuto e vi ringrazio della vostra numerosa presenza. Diamo inizio al dibattito, incentrato sulla

      salvaguardia dei nostri costumi, cedendo la parola all'onorevole Gianluigi Maria Passavino, che ci

      intratterra` con un dotto intervento dal titolo: Morale  e devianze.

      Conosciamo tutti le qualita` morali, etiche e  ontologiche dell'oratore e sappiamo dei suoi infuocati

      interventi in Parlamento a tutela della moralita`. Nell'ultimo dei quali, presso la commissione giustizia,  ha stigmatizzato il problema della sessualita` dei carcerati, con questa tesi: La pena e` anche astinenza!  Signore e signori, ecco a voi l'onorevole Passavino.-

La donna si volge a sinistra applaudendo. Anche gli altri applaudono. Entra in scena Passavino: Mezza eta`, dai modi affettati, ben pettinato, baffetti, abito grigio, occhiali. Bacia la mano alla presidentessa, ringrazia per l'accoglienza, e si dispone nel leggio per prendere la parola. La donna, sempre applaudendo, indietreggia e si siede al proprio posto. Poi silenzio. L'uomo guarda l'uditorio,

infine attacca.

Pas.- ( pomposo) Grazie gentilissima signorina presidentessa.       Grazie amiche e amici.( pausa) Quando sulle nostre       spalle grava l'immensa responsabilita` di poter       disporre della liberta` e della onorabilita` dei     cittadini, oneroso e difficile diventa il nostro      compito di legislatori. Difficolta` accresciute da     diffidenza, malcontento e, qualche volta, ostilita` da      parte della pubblica opinione. ( Astro alza la mano.     Passavino e` convinto di leggere il suo discorso, lo       mima, ma, in effetti dice cio` che veramente pensa in     quale momento)..Ma che cavolo sto facendo qui, in

    questa topaia? Sempre le stesse menate, le medesime      stronzate, le solite scemenze. Ma queste quattro     bizzocche mi hanno torturato per un mese: Onorevole,      venga da noi, venga ad edificarci..( imita la      presidentessa) Almeno mi avessero fatto leggere      seduto.. accidenti, ho un callo che mi fa un male del  diavolo. Maledizione a loro. ( Astro abbassa la mano).  Quello che il governo intende predisporre, in tempi a venire, e` un'attenta valutazione in ordine all'azione  d'attuare per la salvaguardia degli interventi a medio termine..(Astro alza la mano che Paolo disperatamente

tenta di fare abbassare. Da questo momento, le fasi di  alzata e di abbassata di mano, saranno dovuti a quelle volte che Paolo riesce ad abbassare la mano di Astro  quasi con la forza)..intanto questi bigotti mi votano, e pazienza, calati juncu ca passa a china.  Pieghiamoci  alla ragion elettorale. Ma guarda come si divertono questi imbecilli. Fessi ridete, ridete, sapeste quanto  me ne frega di voi tutti...Chissa` cosa ci sara` a casaper la cena.  Mangerei volentieri pecorino piccante e  cipolline novelle.. no le cipolline no, poi farei puzza a Ciccinella..( Astro abbassa) L'impegno di questa fine  della legislatura e` rappresentata dalla riforma del codice di procedura penale, che dovrebbe essere del  tutto realizzata attraverso la integrale azione e il  supporto delle forze democratiche nell'attuale fine  legislatura..( Astro alza la mano).. e voi voterete  tutti per me, pezzi d'asino, evvero? Ah Ciccinella come vorrei essere da te, fra le tue tenere braccia che sanno solleticare le mie appannate passioni. Invece    stasera staro` con Giulia che me le atrofizza.. le assioni.  ( La presidentessa, scandalizzata, a questo  punto si alza e tenta d'interrompere l'oratore) Ma che   vuole sta befana?..( Astro abbassa) Prego signorina? -

Pre.- Onorevole, lasci immediatamente questa sala. Lei ci sta scandalizzando.-

Pas.- Prego? Mi vuol dire qualcosa? ( intanto Astro schiocca le dita e all'onorevole gli si abbassano i pantaloni, Ma quello non se ne accorge e continua a sostenere la  parte sua)

Pre.- Ma onorevole? ( Astro alza la mano) Onorevole quanto  sei bbono, sei bono, bono.Lasciati accarezzare amoremio, lasciati andare tra le mie braccia, tesoruccio  caro..( Astro abbassa) Quindi la preghiamo di non farsi  piu` vedere nel nostro onorato sodalizio! ..( Astro  alza) Ti prego, non mi fare cornuta.-

Finalmente Passavino si accorge dei pantaloni e tenta di tirarseli su`. Operazione e` resa difficile dalle effusioni della presidentessa e dalle carte che tiene in mano. Tenta ancora con disinvoltura, ma non vi riesce affatto. Intanto anche l'altra donna si e` alzata e cerca di tirare in disparte la presidentessa. Nella confusione cade il leggio. Anche Paolo si alza e cerca di rialzarlo, ma inciampa e cade sopra la seconda donna. I due ruzzolano per terra. La presindentessa, ancora aggrappata a Passavino, si fa trascinare verso la quinta di sinistra. L'onorevole, visti vani tutti i tentativi di alzarsi i pantaloni e di

districarsi della presidentessa, lancia i aria i suoi appunti e goffamente guadagna l'uscita. Grida e rumori appropriati. Nel frattempo, Astro, con aria innocente, osserva la scena passeggiando vicino ai detti. 

Ast.- Ostrega che confusion.-

Pao.- Che idioma e`?-

Ast.- Idioma 18, sottogruppo 26.-

Pao.- E senti questo: Idioma 18, sottogruppo 35: Astro, si nu  fetente!-

 

Sipario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Atto II

Sulla scena e` stato ricostruito il salotto del Poeta: Un divanetto, un tavolo rotondo e quattro sedie, una piccola libreria, quadri appesi alle pareti, una porta a sinistra, e una al centro della parete di fondo.

In scena ci sono, seduti nel divano e all'impiedi, Astro, Paolo e il Poeta.

Pao.- ...Non ti dico quello che e` successo dopo. Le urla  delle Dame del Buon Pensiero si sentivano fino al  Duomo; figurati che era tanta la loro rabbia, che hanno  chiamato il 113. E noi, a quel punto, ce la siamo  svignata..-

Poe.- Tutta colpa di Astro?-

Pao.- E di chi senno`?-

Poe.- A me non sembra. Se quelli fossero state persone   sincere, tutto quel macello non avveniva, vero Astro?-

Ast.- Vero, vero.-

Pao.- Ma li ha messi a nudo inesorabilmente e anche   pubblicamente.-

Poe.- Ma essi parlavano in pubblico, parlavano dalla      cattedra, forti del loro prestigio, dell'autorita`

      morale, della presunta competenza. Erano dei       mistificatori! Dei tinti imbroglioni. Lui li ha

      semplicemente smascherati, ecco tutto.-

Pao.- Ma non sempre si puo` dire la verita`. Ci sono delle       circostanze particolari, c'e` l'educazione, c'e` la       carita` di Patria, insomma, a volte l'interesse       comune vieta di essere sinceri.-

Ast.- Paolo, la verita` e` la vera forza dell'Universo. Voi       terrestri, finche` non capirete questo, resterete      sempre dei piccoli provinciali dello Spazio, dei       mediocri, degli omiciattoli ancorati a questo vostro      piccolo mondo, bello ma vanitoso.       Senza verita` c'e` rancore, odio, violenza, guerra e      morte.

Ascoltami, se noi tre non avessimo parlato con la       verita`, pensi che avremmo fatto subito amicizia? Noi     abbiamo saputo subito delle nostre reciproche       intenzioni, non abbiamo avuto paura l'uno dell'altro,      non ci sono state false interpretazioni delle nostre       azioni. E niente sospetti, niente lotte!      L'odio e` negativo, e` turbativa universale. Esso       scatena tempeste paurose che tendono allo squilibrio      cosmico. L'amore bilancia queste forze; ma se non e`       universale, l'armonia non progredisce.      Quando tu e la tua ragazza litigavate, squilibravate       attorno a voi la vostra armonia. Sarebbe bastato un      bacio d'amore..-

Pao.- Si, con quella, che ha un caratterino..-

Ast.- Ma ti ama..-

Pao.- Sul serio?-

Ast.- Domandalo a lei. E adesso amici scusatemi, ma io debbo  uscire per incontrarmi con i miei amici soccorritori..-

Pao.- Sono gia arrivati allora?-

Ast.- No, ma sono vicini. Arrivederci, ritornero` presto.-

Pao.- Ciao, amico, a piu` tardi.-

Poe.- Ti aspettiamo per il caffe`..-

Ast.- Non aspettatemi, prendetelo pure senza di me. A  presto.- ( esce da sinistra).-

Poe.- Spero che non faccia brutti incontri.-

Pao.- Ormani sa come cavarsela.- (accenna al can-can)

Poe.- Senti Paolo, come pensi che sia fatto Astro?-

Pao.- Come, com'e` fatto?-

Poe.- Voglio dire: realmente com'e`? Nel suo mondo, come       sara`? Chessoio, fisicamente, nel parlare, insomma, mi      capisci?-

Pao.- Mah, non lo so`, e, credimi, non m'importa proprio.       Quello che so` di certo e` che e`una bravissima persona      e anche un vero amico.-

Poe.- Sono d'accordo con te. E`..e`.. perchenno`? E` un       uomo buono, ecco!-

Pao.- Peccato che debba partire..-

Poe.- Ti stai affezionando, vero?-

Pao.- Un pochino..-

Poe.- Anch'io.. Bah, bando ai sentimentalismi, prendiamoci       stu caffe`.-

Pao.- Ma certo prendiamolo, e poi mi farai vedere qualche tua       poesia.-

Poe.- ( contento) Ma con molto piacere. Santina, Santina!-

San.- ( da dietro le quinte) Vengo, vengo, e chi prescia..-

Entra Santina. E` una popolana sui sessant'anni, vestita con ampie gonne e scialle sulle spalle. Calza ciabatte che striscia sul pavimento quando cammina. 

Poe.- Finalmente.-

San.- ( sgarbata) Cosa volete?-

Poe.- Facci due caffe`.. per favore.-

San.- Caffe`? E che diventammo viziosi? Oggi il caffe`,       domani la sigaretta, dopodomani il liquorino e poi si       finisce con la droga!-

Poe.- E se cosi` fosse? sono affari miei.-

San.- E anche miei! Che appoi quando vi sentite male, chi vi       deve curare? Affari vostri? Nonzi, sono miei! Miei, che      povera martire mi dovro` sopportare i vostri lamenti,       le lagne, i lastimi, i catarri i malanova a mia.- 

Poe.- E io non mi ammalero`, va bene?-

San.- Giuratemelo!-

Poe.- Beddamatrisant'alfiu! ( incrocia le dita sul labbro) E       ora i caffe`, march!-

San.- Subitu, subitu.. ( ripensandoci) Ma prima voglio sapere       una cosa.-

Poe.- Cosa?-

San.- Quando finisce stu schifiu, eccu!-

Poe.- Quale schifiu?-

San.- Ca comu quali schifiu? Ca sono state stravolte tutte le       regole, tutte le sane abitudini di una casa tranquilla!       Si mangiava a orario, si riposava a orario, si dormiva       a orario..-

Poe.- C'era la ritirata, il contrappello e il silenzio!       Santina, tu questa casa l'avevi trasformata in una

      caserma, perbacco! -

San.- Ca certu, ora ci sono gli amici, ci sentiamo diversi,       cambiamo abitudini, facciamo di testa nostra. Ma questo       scandalo deve finire! Bedda Matri, deve finire. Appena       se ne andra` via quel.. turco, ve ne accorgerete.       Certo, ve ne accorgerete. Qui, si filera` nuovamente.-

Poe.- Santina, turchi o non turchi, da questo momento comando       io. Allora annacati e facci stu caffe`!-

San.- Vi dissi che il cafe` ve lo faccio, e non c'e abbisogno       di annacarimi.. ( ironica uscendo).-

Pao.- ( che aveva assistito divertito) Hai ristabilito       l'autorita`, vecchiaccio.( scherzoso)-

Poe.- Embe`, quando ci vuole, ci vuole. ( convinto)-

Pao.- Lo credo bene..( assecondandolo, ma ridendo sotto i       baffi).-

Poe.- ( prendendo dei fogli) Ecco alcune poesie. Vuoi che te       li legga io?-

Pao.- Se sono scritte chiare, non e` necessario. (prende i       fogli e li esamina leggendone qualcuno a mente e       facendo segni affermativi col capo). Buone, sono       veramente buone, complimenti..-

Poe.- ( che pendeva dalle sue labbra) Ti piacciono sul       serio?-

Pao.- Eccome! Questo finale e` veramente bello: Ma nu vecchiu       ca nun ci vidiva attunnu\ e ca limusinava 'n mmenzu a       via\ a cu ci spiava: Com'e` lu munnu?\ Beddu diceva, si       c'e` puisia..-

Poe.- ..Chista e a virita`, sintiti a mia.-

Pao.- Ed e` veramente la verita`! E bravo il vecchiaccio..-

Rientra Santina ciabattando e brontolando.

San.- Ecco i cafe`..(inciampa) Rottura di coddu.-

Poe.- Rottura di tazzi, se cadevi..-

San.- ( sensa guardarlo) Ma non sono caduta..-

Poe.- ( anche lui senza guardarla) Perche` sono protetta..-

San.- San Crispinu mi protegge..-

Poe.- Il protettore dei scarpari..-

San.- E delle mogghere dei ciabattini..-

Poe.- Protettore tutto fare..-

San.- Parrau unu bbonu.-

Poe.- Avanti va`, dacci sti cafe`, ca ti sfilasti.-

San.- ( esplodendo) U quarant'otto! Avete portato il,    quarant'otto in questa casa. Avete portato anche gli   amici.. anche gli straneri..cu na faccia di briganti..       senzaddiu..-

Pao.- ( pazientemente) Vi riferite a me signora?-

San.- Ca m'impunisturu a panza e a prisenza cca, supra a       uccalamma!-

Pao.- ( ironico) Gentile la signora..-

San.- Ma non tanto voi, quando quello li`(accenna alla porta)       quel mezzo brigante, menzu saracinu. menzu sardignolu,        menzu coreanu..-

Poe.- Lo ha squartato. Lo ha diviso in quarti.. D'altronde i       fratelli Chiancheri, macellai in Catania (ironico) sono      suoi parenti..-

San.- ( punta sul vivo) Picchi` ci aviss'a diri cosa?-

Poe.- Nulla da dire.. ma molto da fare ( accenna a delle       botte)-

San.- Abbiamo capito, oggi ci facciamo forti per la presenza       degli amici. Avanti, beddi valenti, prendetevi presto       stu cafe` che oggi debbo andare via prima del solito..-

Poe.- Hai da fare?-

San.- Voglio togliere il disturbo.. e la mia presenza       personalmente sul posto quando arriva.. il turco..(      prende le tazzine ed esce, ma rientra subito dopo)       Morti subitania, cca e`. ( poi cerimonioso) Signor      prifissori, c'e` il vostro amico..-

Poe.- ( che stava leggendo) Chi?-

San.- Quel vostro amico.. chiddu ca facci laria, avaia u       turcu!( accenna agli occhi e ai baffi).-

Entra Astro che appena vede Santina fa la finta faccia feroce, simulando un'aggressione.

San.- San Crispinu aiutami tu! Stu turcu e lu diavulu..( si       mette a girare attorno al tavolo inseguita da Astro)      Fremmu o t'addifettu! ( si togli una scarpa e lo       minaccia).

Ast.- Bumm! ( come se le avesse esploso una cannonata       addosso)-

Santina strillando sale su una sedia e poi sul tavolo; alza la braccia e con la mantellina che porta sulle spalle,formera` una specia di paio d'ali che agitera` vigorosamente. Le gonne si alzeranno fino al ginocchio, mettendo in evidenzamutandoni fermati appena sotto le ginocchia. La donna coi

movimenti convulsi che fara`, sempre inseguita da Astro, dara` l'impressione di una gallina starnazzante. La scena durera` pochi minuti, dopo Santina avra` la possibilita` di guadagnale l'uscita.

San.- ( fuggendo) Gesu`, Giuseppe, Sant'anna e Maria, stu       sarracinu portate via!-

Pao.- Astro, l'hai terrorizzata.( finendo di ridere)-

Poe,- Macche`, quella civettava, la conosco bene. Se fosse       stata veramente spaventata, Astro a quest'ora ne       saprebbe qualcosa: Come minumo nu bunnulu nella testa!-

Pao.- Allora Astro, novita`?-

Ast.- Stanno orbitando attorno alla terra, tra non molto       atterreranno..-

Pao.- E dovrai ripartire..-

Ast.- E gia`..-

Poe.- E.. quando?-

Ast.- Forse stasera stessa.-

Pao.- Allora ho tutto il tempo per fare un salto al giornale.       Ci vediamo fra un paio d'ore amici miei.-

Ast.- Vengo anch'io, mi piacerebbe conoscere tuo giornale.-

Pao.- E` meglio che tu resti qui, altrimenti non rispondero`       piu` di me, come giornalista..-

Poe.- Spiffereresti tutto vero?-

Pao.- Probabilmente! Addio.(esce).-

Poe.- Astro, scusami un po', vado a farmi un pisolino, roba       di qualche minuto. Hai bisogno di qualcosa?-

Ast.- No, nulla, ti ringrazio, leggero` le tue poesia, nel       frattempo ( prende le carte). Fai con comodo, Poeta.-

Poe.- A tra poco.- (esce dalla porta centrale). 

Astro si mette in un cantuccio, accucciato, e legge, assorto, le poesie. Intanto entra, da sinistra, Santina seguita daVittoria.

San.- Qui non c'e` nessuna donna, signorina. Controllate voi       stessa!-

Vit.- Non puo` essere, voi mentite! L'hanno visto entrare       qui, in questa casa; al giornale ancora non si e`      visto, ergo, e` a letto con una donna. Dov'e` la camera       da letto?-

San.- Ca quali camera da letto, cosa andate dicendo, qui ci       sono solo uomini.-

Vit.- Allora Paolo se la fa con gli uomini? ( quasi tra se`).       Debbo sapere. Signora, io debbo sapere.-

San.- ( senza capire bene, ma accondiscendendo) E sapete..-

Vit.- Io sono gelosa, gelosissima. Se lo trovo in flagrante       sono capace di tutto. Di tutto! Dov'e` l'alcova?-

San.- Ca quali uova. Signorina bedda, vi volete calmare?       Avanti da brava ( Vittoria si calma e poi piagniucola)       dite tutto a me.-

Vit.- Mi sento tradita, ecco.-

San.- Gli uomini sono tutti dei mascalzoni, ve l'assicuro io!       Figuratevi che mi occupo di un uomo, una testa di       chiuppuru che non vi dico, e ne vedo di tutti i       colori..L'omini? pi carita` di Diu -

Vit.- ( soffiando fortissimo il naso) Parlate di vostro       marito? 

San.- ( Sentenziosa) Peggio! Il mio signor padrone!-

Vit.- (scandalizzata) Vi tiene da schiava?-

San.- ( titubante) Quasi..quasi..( accenna con le mani a una       cosa che puo` essere)

Vit.- ( che gironzolava per la stanza, nota Astro) E questo       cos'e`?-

San.- ( vedondo solo adesso Astro) Mamma, lu turcu!-

Vit.- Ma io a questo l'ho gia` visto.. ma dove?-

San.- All'inferno, se ci siete stata!-

Vit.- Questo e` un forestiero.. sicuramente.-

San.- Scupri` i pospiri di cira..-

Vit.- Signore? Signore, dico a voi.-

Ast.- ( deconcentrandosi) Eh? Cosa c'e`.. ( senza alzare la       testa)-

Vit.- Scusate, ma io vi ho gia` visto da qualche parte,       e`vero?-

Ast.- ( alzando finalmente la testa) Vittoria!-

Vit.- ( sobbalzando) Mi conoscete?-

San.- E io lo sapevo, questi sono tutti diavoluni..( si segna       e precipitosamente esce)-

Ast.- Tu sei la ragazza di Paolo.-

Vit.- S..si, sono io..( meravigliata).-

Ast.- Sta venendo.-

Vit.- Paolo?-

Ast.- Si. E` andato un attimo al giornale, ora viene..-

Vit.- ( riprendendosi dalla sorpresa) E io me ne vado. Non       voglio vedere quel traditore.-

Ast.- Cos'e` traditore?-

Vit.- Come non lo sai?-

Ast.- Non ancora.-

Vit.- Mi prendi in giro?-

Ast.- Certo. ( si alza, la prende per la vita e le fa fare un       giro per aria).-

Vit.- Mettimi giu`; cosa sono queste confidenze?-

Ast.- ( eseguendo) Non hai detto prendimi in giro, o no? Ah,       ora capisco: il caratterino..-

Vit.- Chi te l'ha detto? Paolo, vero? Ma se lo prendo..-

Ast.- Suvvia, Vittoria, se vi volete veramente bene,       smettetela di farvi dispetti a vicenda..-

Vit.- Questi sono affari nostri!-

Ast.- Lo dici tu..-( si rimette seduto a leggere)

Vit.- Ecco, io non volevo.. dicevo.. volevo dire..-

Ast.- E dillo: Scusa! E tutto finisce.-

Vit.- ( sforzandosi) S..Scu.. scusami..-

Ast.- Cosi` va bene. Vieni siediti vicino a me..( gli fa       posto).-

Vit.- ( sedendosi) Mi sei simpatico, sai?-

Ast.- Anche tu. Ora ascoltami..( parlano sottovoce, senza       farsi udire dal pubblico, ma si capira` che stanno       architettando qualcosa. Musichetta adatta.

Vit.- D'accordo allora. Arrivederci Astro.( si alza ed esce)-

Ast.- Ciao Vittoria. (Si alza e posa i fogli sul tavolo)-

Entra il Poeta dalla porta centrale.

Poe.- Eccomi qua. Ho riposato molto?-

Ast.- Poco, anzi pochissimo.-

Poe.- E mi e` bastato. Hai letto le mie poesie?-

Ast.- Si, e sono molto belle. Bravo Poeta!-

Poe.- Astro.. dovrei chiedeti una cosa.. posso?-

Ast.- Ma certo che puoi. Dimmi, cosa vuoi?-

Poe.- Potrei.. potresti.. potresti farmi fare..un viaggino       con la tua astronave?-

Ast.- Vediamo cosa ne penseranno i miei compagni. Comunque       me lo ha gia` chiesto Paolo, e per due sara` piu`       difficile, capisci?-

Poe.- Tu prova a chiederlo, poi si vedra`. Comunque io ti       ringrazio fin d'ora e sappi che ci tengo moltissimo.-

Ast.- Faro` tutto il possibile, Poeta.-

Poe.- Ne sono sicuro.-

Ast.- ( irrigidendosi) Ecco, sono arrivati, vado a riceverli. Sta per uscire, quando entra Santina.

San.- Ah, salaratudiu vi siete alzato? E ora posso rifarvi,       finalmente il letto..( vedendo Astro che si reca verso      l'uscita) matri. u diavuluni..( e si scansa).-

Ast.- Bumm! ( e rifa` le boccacce fingendo d'inseguirla)-

San.- Prifissuri o lo fermate voi o  lo difetto io..Ma cu ci       lu purto` stu malanova nta sta casa? ( fa un paio di      giri attorno al tavolo da sola credendosi inseguita da       Astro, che intanto e` gia` uscito. Musica adatta.) Ma       unn'e` stu malucristianu? ( lo cerca sotto  il tavolo e       poi sotto le sue gonne) nesci fora curianu! Matri, mu       sento ncoddu.. prifissuri, prifissuri..(segue il Poeta       che sta uscendo, sbellicandosi dalle risa, dalla porta       centrale).

Sipario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                     Atto III

 

La scena e` di nuovo quella del giardino pubblico. E` sera.

All'apertura del sipario entreranno in scena Paolo e il Poeta. Discutono tra loro e si siedono nella panchina. 

Pao.- Poeta, ne sei proprio convinto?-

Poe.- Si, voglio venire anch'io.-

Pao.- Guarda che, senza offesa, data l'eta`, potrebbe esserti       come dire? poco salutare..-

Poe.- Vuoi dire letale?( fa il gesto)-

Pao.- Voglio dire che potresti sentirti male.. oppure..       peggio.-

Poe.- Anche se dovessi rischiare di morire, voglio venire lo       stesso.-

Pao.- Poeta, scusami, cerca di capirmi. Io ho parlato solo       per il tuo bene.-

Poe.- Ti capisco, ti capisco Paolo. Ma ora cerca di capire       me: Ascolta, la mia vita e` stata tutta malinconia,      solitudine e vuoto attorno a me.       In gioventu` pensavo a grandi imprese, ma mi scoppio`      sotto la guerra europea; nella maturita` osai coltivare       una speranza di sprazzi luminosi e mi rovino` addosso      la guerra mondiale. Poi d'un tratto, mi sono trovato       vecchio e solo. Unico conforto: la poesia.     Questa vita mi ha defraudato moltissimo. E non e`      ancora finita: ora mi sta derubando anche l'ultima sua   parte: la vecchiaia.

      Sai Paolo, mio nonno era veterinario e mi insegno`   tantissime cose: mi insegno` a cavalcare, a pescare, a    cercare funghi ed erbe commestibili, a riconoscere le    stelle, a stabilire l'ora guardando il sole, a fare   zufoli. Insomma imparai molte cose. Anche a conoscere      gli animali ed ad amarli. In quel tempo ci capivamo io    e mio vecchio nonno.

      Ma oggi i tempi sono cambiati. Chi siamo noi vecchi?       Siamo poveri relitti umani sbattuti dalle onde    ribollenti di questa esistenza. Siamo inutile peso per      la societa`, fastidio e impedimento per molti.    Noi vecchi non abbiamo piu` niente da insegnare ai    giovani di oggi. Cio` che sappiamo o non li interessa o    e` gia` sorpassato. Poi non parliamo piu` la stessa     lingua, non ci intendiamo piu`. I ragazzi non hanno    nulla, ma proprio nulla da imparare da noi. Essi     imparano dai cosiddetti Mass-media che li informano, li    impegnano, li usano, li violentano e talvolta anche li      uccidono.  Si, e` vero, oggi si tenta di recuperare il    vecchio; adesso lo chiamano anziano; hanno inventato la

     terza eta`' hanno fatto anche dei sindacati, figurati,      ma caro Paolo, non si puo` recuperare quello che si e`   irrimediabilmente perduto: la saggezza!    La saggezza del vecchio nonno, della zia anziana,       dell'amico vegliardo.

 Capisci allora? Ora mi si presenta l'occasione per dare       un significato a tutta la mia vita; sapro` cio` che      tantissimi uomini hanno sperato invano di sapere; faro`       cose che nessuno ha mai fatto; cavalchero` l'Universo!      Cosa vuoi che sia la mia povera vita di fronte a cio`?-

Pao.- Poeta, sentirsi inutili capita a tutti. Mi sembri       troppo pessimista..-

Poe.- Forse, forse. Ma tu sei giornalista. Bene, allora prova       a parlare con altri vecchi, sentirai cosa avranno da       dirti. Faresti un'interessante esperienza, amico mio.       Certo, qualche vecchiaia diversa ci sara`, le eccezioni ci sono sempre, ma per la generalita`..( allarga le braccia come per dire: E` cosi`!).- 

Pao.- Certo non e` cosa bella portare a termine una vita in  condizioni cosi`..cosi`..-

Poe.- E dillo! In condizioni cosi` misere.       Eppoi, per me, c'e` il lato bello della cosa: Mi

      liberero` in un solo colpo di Santina e dei suoi       parenti: i fratelli Chianchieri..Macellai in Catania,      come si autodefiniscono.-

Pao.- Ma che cosa ti hanno fatto costoro?-

Poe.- Niente di preciso, niente di talmente grave; ma per       anni ed anni mi perseguitano con una serie ininterrotta      di piccole frasi, allusioni, sfotto`, considerazioni e       chiari riferimenti alla mia condizione economica..-

Pao.- Per esempio?-

Poe.- Ecco, per esempio: mi chiamano " U Fruscagghiaru",       cioe` colui che produce fumo di trucioli di legno, in      dialetto: fruscagghi. Dicono ironicamente: Caro       Professore, gli uomini voglio maccarruni e bistecche,      non funo di fruscagghi quali solo le sue.. poesie. E       con le bistecche si fanno i muscoli, e mi mostrano i     loro bicipedi, ci si fa i picciuli, e mi mostrano       montagne di biglietti da diecimila, ci si fanno gli      amici e i clienti.       Ed io abbozzo, ma spero, ho sempre sperato, che      qualcuno faccia rimangiare a quei due infantili bruti       le loro stesse parole, una per una.      Io, con la mia poesia, per loro due, sono un pezzente,       vivo modestissimamente, e Santina riferisce; mentre       loro con le bistecche fanno il lusso, per la verita`       pacchiano e volgare: abiti vistosamente eleganti, catene d'oro, anelli, e orologio d'oro nel panciotto, tanto per dirne qualcuno..- 

Pao.- Quei tipi sono sempre esistiti, perche` ti meravigli?-

Poe.- Perche` hanno preso di mira me, come pietra di paragone       tra un sognatore e un arrivista. Ed ora sono stufo, se      permetti.. Ahi..Lupus in fabula.. Arrivano.. eccoli..-

Entrano in scena, da destra due uomini, possibilmente robusti e panciuti, vestiti con eleganza pacchiana, pieni di anelli, collane ecc. Appena vedono Paolo e il Poeta, si fermano e confabulano tra di loro, poi avanzano spavaldamente verso di loro.

I^f.- ( fingendo di accorgersi solo adesso del Poeta) Mih,       fratuzzu, guarda chi c'e`?-

2^f.- ( facendo finta di non vederlo) Chi, chi?-

1^f.- Ma come non lo vedi? E` il fruscagghiaru, il Prifissuri       Poeta e morto di fame..-

2^f.- Ma davvero? E unn'e`?-

1^f.- Come unn'e`? E la`, vicino a quel mezzo beccamorto. (       indica Paolo, che li guarda con aria indifferente).-

2^f.- Ah, si ora lo scorgo, ma appena appena, pari comu na       fulinia.. Buona seeera prifissuriii, come va la fame       stasera?-

1^f.- Ma di cosa parli, fratello? Questo non vive di pane, o       di.. carne, ma di spirito, capisci?-

2^f.- Di spiritu? Chiddu c'abbrucia? Allura scappamu, prima       c'abbambamu..( si finge impaurito)-

Paolo e il Poeta, durante le battute dei fratelli, resteranno tranquilli, anzi seguiranno le batture con movimenti della testa, a seconda di chi parla. Intanto da sinistra entra Astro.

Ast.- Salve amici, tutto a posto, potete venire con me.-

1^f.- Un altro amico del fruscagghiaru. Mizzica ca lariu!-

2^f.- Talis Pueta, talis amicius. Abbiamo capito, tutti       fruscagghiari.-

1^f.- Si ma chistu e` diversu. Fatti vedere.. amicu..( gira       attorno ad Astro, esaminandolo, mentre l'extraterrestre       si guarda attorno meravigliato. Poi guarda Paolo che       gli fa cenni d'intesa).-

Pao.- Questi signori vorrebbe provare l'astrite acuta, ci       pensi tu?-

1^f.- Chi cosa ci fa provare?-

Pao.- L'astrite, e anche acuta, vero Astro?-

2^f.- Astro (scimmiottesca Astro) non farci la bua, su via..-

1^f.- Avanti, semu tutti scantati..-

Ast.- Se proprio ci tenete, vi accontento subito.-

Astro fa un cenno col collo e i due si irrigidiscono sull'attenti uno di fronte all'altro. Un altro movimento di Astro e i due si prendono a schiaffoni ritmicamente ( musica adatta); altro movimento e altre batte a discrezione della regia.

Dopo due o tre minuti, Astro fara` schioccare le dita e i due, con una marcia funebre, lasceranno mestamente la scena. 

Pao.- Bravo Astro, hai fatto felice..una persona di nostra       conoscenza..( allude al Poeta che si sbellicava dalle       risate, fregandosi ripetutamente le mani in segno di       soddisfazione).-

Ast.- Piccole dosi di.. astrite..-

Poe.- Finalmente, ah!-

Pao.- Allora, cosa dicevi?- ( ad Astro).-

Ast.- Dicevo che possiamo partire.-

Poe.- Anch'io?-

Ast.- Anche tu Poeta.-

Poe.- ( si alza e manifesta la sua soddisfazione ballando)       Che bello, si parte, che bello..-

Pao.- Astro ti debbo parlare da solo.( sussurrato)-

Ast.- Va bene. Poeta, dietro quei cespugli troverai la mia       astronave, sali e aspettaci, io debbo sbrigare una       faccenda con Paolo.-

Poe.- Vado subito. Spazi siderali, a noi! ( esce quasi di       corsa da sinistra)-

Ast.- Cos'hai da dirmi?-

Pao.- Volevo dirti se, data l'eta` del nostro amico, ci puo`       essere qualche problema durante il volo.-

Ast.- E chi lo sa`. Questo e` un fatto nuovo anche per noi.       Speriamo di no. Io ho accondisceso perche` ho capito       che lui ci tiene tanto, tantissimo...E, lo voglio       felice.-

Pao.- Anch'io. Va bene, andiamo.-

Ast.- Che premura, aspettiamo ancora un po`..( guarda verso       sinistra e verso destra, come se aspettasse qualcuno)- 

Pao.- Ma chi aspetti?-

Ast.- Nessuno, nessuno..-

Pao.- Ehi, lo sai che tu non sai dire bugie..-

Intanto che discutono entrano in scena da destra due donne. Una e` abbigliata da punk, l'altra e` vestita normalmente.

La punk, che si chiama Concetta, appena vede Astro, ne resta fulminata. Paolo e Astro le guardano incuriositi

. Con.- Stella, vedi quello che vedo io?-

Ste.- Che dovrei vedere?-

Con.- Quel Mega- fusto supersbrex.-

Ste.- Dici quel giovanotto a destra?-

Con.- No, l'altro..-

Ste.- Quel mostro?-

Con.- Ma quale mostro. Tu non ne capisci niente. Quello e` un       Punk.( pronunciato in modo tale da creale l'equivoco)-

Ste.- Nta to testa malata..-

Con.- Bonu, va`..-

Ste.- Senti Concetta, perche` non la finiamo qui? Sta storia       delle donne moderne, emancipate, libere, a me mi pare      che ci portera` mali frusculi.-

Con.- E chiamami Conny. E stai tranquilla..( intanto si       avvicina ad Astro e lo esamina attentamente girandogli       attorno) Punk is rebels.. Punk is warriors forever..       wanderfull? Roccabilly?..

Ast.- Paolo, cosa vuole costei?-

Pao.- Hai fatto colpo, ha preso una cotta per te.-

Ast.- Cos'e` cotta?-

Pao.- S'e` innamorata di te, suppongo. Astro, sei di fronte       all'amore.( divertito).-

Con.- Ti chiami Astro, tigrone? ( imita l'azzannamento)  Uhamm! Ho sempre sognato un tipo come te.-

Ast.- Paolo, che faccio?-

Pao.- Scusi signorina..-

Con.- Zitto omuncolo, non inquinare col tuo gracchiare questa       atmosfera pura, dovuta a quest'esemplare      trascendentale- ecologico-universale.( tenta       d'abbracciare Astro)-

Pao.- Gia`.. universale.. e.. spaziale, vero Astro?-

Ste.- Concetta, se ti vedesse Biagio..-

Con.- Zitta, femminuncola.-

Ste.- Ti comporti come una..sessualmaniacafemminaperduta!-

Con.- Assaporo il grande amore astrale, travolgente e       ammaliatore..( si strofina addosso ad Astro il quale      non sa piu` cosa fare.)

Ste.- Concetta, sta venendo Biagio.. andiamo via subito.-

Con.- St'imbecille arriva sempre nei momenti giusti. Fesso,       manicu di scupa, amore infinito e brodu di ciciri.       Aspettami qui, punkone, metto a posto quel borghesuccio       rompirompone e saro` subito da te. Non ti muovere, eh?- 

Pao.- Staremo qui, signorina, non si preoccupi..-

Con.- Andiamo Stella! ( escono da destra) -

Ast.- Le aspettiamo?-

Pao.- Manco per idea. Filiamo via!-

Ast.- Poeta, arriviamo.-

Escono di corsa da sinistra. Gioco di luci, musica adatta, e sibilo acuto. Poi luci e musica, gradualmente caleranno fino a cessare del tutto. L'operazione dovra` durare due minuti. Poi le luci riprenderanno e saranno irreali. 

Da sinistra entreranno in scena Paolo, Astro e il Poeta. Astro indossera` la sua tuta spaziale gialla con un grande mantello: Sara` maestoso! Lui e Paolo reggeranno il Poeta che e` in evidende difficolta`.

Pao.- Coraggio vecchiaccio, ancora un po` e saremo a casa.-

Poe.- Mi sento stanco, fatemi sedere. ( lo fanno sedere nella   panchina, Paolo gli si mette accanto)-

Ast.- Poeta, mi dispiace, se avessi saputo..-

Poe.- Ma che dici amico mio, che dici. Io sono felice.       Ho vissuto un attimo d'eternita`, sono sazio di vita,       appagato nello spirito.       Paolo, Astro, e` bello sapete? Una beatitudine arcana

      mi avviluppa.. sento, sento un dolcissimo profumo..       vedo luci meravigiose.. odo musiche incantevoli. Credo di volare.. di volare nel Cosmo, libero, leggero,luminoso, in pace..in pace..in pace.( intanto che dice le ultime frasi, il poeta appoggia la testa sulla spalla di Paolo, poi non si muove piu`)-

Ast.- ( in piedi ) Piccolo grande vecchio, Poeta dall'animo       infinito, fino all'ultimo hai voluto ringraziarmi. Ma      credimi, sono io che ti debbo gratitudine. Con la tua      serenita` hai spazzato via i miei timori. Ho avuto      sempre paura della fine; il solo pensiero mi      terrorizzava; le cose sconosciute spaventano. Sapevo di      essa e l'obliavo.  Ora non temo piu`! Tu mi hai fatto

     conoscere; ora so`!  Nel tempo che verra`, se mancasse      la fermezza, se avro` tremore, pensero` a te, piccolo      uomo ma grande anima, pensero` a te e a questo tuo      sereno sorriso.-

Intanto che Astro stara` parlando, indietreggera` versol'uscita di sinistra, mentre le luci irreali lasceranno il posto alla luce semplice del lampioncino. Poco prima di uscire di scena, Astro fara` un gesto con la mano. Per tutto questo tempo Paolo e il poeta, resteranno immobili. Musica.

Appena Astro sara` uscito e la luce si sara` ristabilita, il poeta si muovera` lievemente. Quindi aggiustera` la testa che poggiava sulla spalla di Paolo, infine si stiracchera`. Poi sbadigliando aprira` gli occhi. 

Poe.- Debbo essermi appisolato, vero?-

Pao.- Appisolato? Hai dormito come un ghiro!-

Poe.- Davvero?-

Pao.- Certo.-

Poe.- ( stiracchiandosi) Sai ho fatto anche un sogno.-

Pao.- Cos'hai sognato?-

Poe.- Ho sognato che noi due andavamo con Astro,       sull'astronave, nello Spazio.. nell'infinito..-

Pao.- Caspita!-

Poe.- Gia!.. e, poi, dopo aver provato le sensazioni piu`       belle che un uomo possa mai provare, come il girotondo       col sole; il tuffo nella luce viola; l'inseguimento       della cometa; la musica dei buchi neri; la danza delle       stelle, ricordo.. ricordo che mi sentii male e che       Astro ci ricondusse a terra..-

Pao.- Ah si?-

Poe.- Si, proprio cosi`, ci riporto` a terra..(pensieroso)       e..e mi trovavo seduto proprio qui, su questa stessa      panchina, accanto a te.. quando..quando mi sentii       finire, le forze mi abbandonarono..e..e Paolo! Io       morivo! ( poi dubbioso) Almeno credo..-

Pao.- Hai fatto un grande sogno, poeta; un sogno degno di       te.-

Poe.- Allora.. allora.. non..non siamo mai partiti?-

Pao.- Ma certo vecchiaccio, chi ti ha messo in testa questa       idea?-

Poe.- Nessuno, forse il sogno..-

Pao.- Certamente, il sogno..-

Da sinistra entra Astro, vestito da terrestre.

Ast.- Mi dispiace amici, ma in due non si puo`. I miei       compagni hanno delle difficolta`..ci sono degli       inconvenienti, forse anche pericolo. Insomma non posso       portarvi in giro per lo Spazio, mi dispiace veramente.       E adesso vi debbo dire addio. Giudizio uomini..-

Pao.- Fa nulla, sara` per un'altra volta. Addio amico.-

Poe.- ( balzando all'impiedi) Un momento, un momento. Hai       detto che in due non si puo`, ma in uno si, e` vero?- 

Ast.- Potrebbe essere..-

Poe.- Ti prego Astro, fammi venire con te, con voi. Te lo       chiedo con tutte le mie forze. Voglio venire con te,      per sempre.. per sempre!-

Ast.- ( sorpreso) Ma, dici sul serio?-

Poe.- ( deciso) Non sono stato mai cosi` serio in vita mia.-

Ast.- (incerto) Paolo, tu che ne dici?-

Pao.- Se lui lo vuole..Ma si portati via questo vecchiaccio.-

Poe.- Paolo, sei un amico! ( ad Astro, pieno di speranza)       Allora?-

Ast.- E va bene Poeta, hai vinto, verrai con me. Ma ad una       condizione.-

Poe.- Quale? Dimmi tutto cio` che vuoi, lo faro`!-

Ast.- ( finta serieta`) La condizione e` questa: Che mi       insegni a poetare.-Poe.- Affare fatto! ( i due si stringono la mano).-

Ast.- Vai Poeta, dietro quei cespugli ci sono i miei  compagni. Io vi raggiungero` tra poco.-

Poe.- ( parte di corsa, poi si ricorda di Paolo e ritorna indietro) Paolo, amico mio, grazie, grazie di tutto.

      Sai? se ti avessi conosciuto prima, forse.. forse..-

Pao.- Certamente vecchiaccio, ci credo. Adesso addio,e..  fammi una cartolina.( i due si abbracciano, poi il  poeta esce da sinistra)-

Ast.- Addio Paolo e buona fortuna a te e al tuo azzurro  pianeta.- ( si guarda attorno).-

Pao.- Addio Astro, buon viaggio a tutti voi e..e.. abbi cura  del Poeta. Addio. ( si abbracciano)-

Ast.- Contaci Paolo, so` chi mi porto via con me.-

Pao.- Questi uomini..questi uomini..sono..sono..(commosso).-

Ast.-...eccezionali.-

Pao.- Gia`.-

Entra da destra Vittoria vestita elegantemente. 

Vit.- Chi sarebbero questi uomini eccezionali?-

Pao.- Vittoria! Cosa.. che fai qui?-

Vit.- ( con indifferenza) Passavo.. per caso. Ma chi e` questo bel giovanotto?-

Pao.- E` il mio amico Astro. Astro, questa e` Vittoria.-

Ast.- Piacere Vittoria..( Poi fa segno come per dire: era ora  che arrivassi)-

Vit.- Piacereee..-( fa segno come per dire: il traffico!)-

Pao.- ( vedendo che si stanno dando la mano) Ehi, niente scossa, intesi?-

Ast.- Niente scossa, ma..-

Vit.- ( stringendo la mano ad Astro e trattenendola a se`) Ma che bella mano hai, e che stretta stupenda. Si prova.. si prova come una carezza, una sensazione dolcissima, vellutata, quasi.. sensuale..-

Pao.- Aho`, non esageriamo.-

Ast.- Tu hai detto: niente scossa. Ed io fatto carezza.-

Pao.- E chi te l'ha chiesto? Comunque non provarci piu`.       ( imbronciato).-

Ast.- E chi vi capisce a voi terrestri..(scuotendo la       testa).-

 

Vit.- Eh? Cosa dite?-

Pao.- Niente, niente.. dicevamo che il mio amico deve partire .. subito, e che ci deve salutare. Vero Astro?-

Ast.- ( comprendendo) Ah, che sbadato, e` vero debbo partire  subito, m'aspettano. Ciao Vittoria ( fa un cenno  d'intesa ricambiato) Ciao Paolo, addio!( smorfia per dire: pazienza e` andata cosi`.)-

Pao.- Buon viaggio amico mio.-

Astro indietreggia agitando la mano. I due giovani rispondono allo stesso modo, quindi si girano e si seggono nella panchina, facendo i sostenuti.

Astro rientra e si pone dietro di essi. I due giovani fanno sospiri, ma non si avvicinano. Astro, con i due indici delle mani fa cenno come per unirli, e ci riesce solo al terzo tentativo. Infatti i due ragazzi si avvicinano a contatto di gomito. Allora Astro, come se dirigesse un'invisibile orchestra ( musica adatta), crea l'atmosfera giusta affinche` i due giovani si sciolgano e finalmente si abbraccino. Astro

aspetta che si bacino, ma i due ancora non lo fanno. Astro stizzito si mette dietro Paolo e fa cenno a Vittoria di decidersi a baciarlo.( Vittoria fa cenno d'aver pazienza) Poi fa la stessa operazione con Paolo, il quale gli fa cenno con la mano, come a volerlo picchiare. Finalmente i due si sfiorono le labbra. Musica all'acme. Astro soddisfatto esce indietreggiando facendo il segno di ok.  Paolo lo indica con l'indice, poi, lentamente, alza pure il mignolo. Astro fa cenno di non capire e Paolo facendo una smorfia come per dire: nulla, nulla, lo saluta agitando appena appena la mano. Anche Vittoria fa la stessa cosa.  Astro di scatto si gira ed esce di scena di corsa. Bacio fra Paolo e Vittoria, musica

che cala, luci che si abbassano.     

 

 

                                                           Sipario.

 

La vicenda si svolge a Catania, alla fine degli anni settanta.

 

 

                                     

 

 

 

 

                                       Avventure e disavventure amorose  

 

 

 

 

 

 

                                       Commedia brillante in tre episodi

 

 

 

 

                                                             di

 

 

 

 

                                                Antonio  Sapienza

 

 

 

 

 

La commedia è suddivisa in tre singoli episodi e trattano alcune sfaccettature del rapporto sessuale: quello occasionale, tra una ragazza e un giovane; quello un po’ diverso tra un giovanissimo trans e un uomo maturo;  e quello – andato a monte- tra una giovane e un uomo anziano, con surreale protesta da parte di quest’ultimo.   

 

 

 

Turi Lifo, febbraio 2019

 

 

 

                                                   L’occasione 

 

 

Personaggi:

 

Elena, donna bella e affascinante

 

Giovanni, giovane attraente

 

Un cameriere 

 

 

 

 

All’apertura della scena, si odono delle voci, provenienti dal probabile corridoio. “Noi siamo alla numero 21, a dopo” e un altro voce risponde “Ok Dario” ; poi si apre la porta comune ed entrano una donna e un uomo. Sono Giovanni, ventiseienne, ed Elena, trentenne.

 

Giovanni- (facendosi da parte e facendo entrare la donna, mente le parla confidenzialmente)  La 21 è la terza camera a destra, questa è la 23. Prego.-

 

Elena- (in imbarazzo, guardandosi attorno) Grazie. Com’è buio.-

 

Giovanni- (premuroso) E già, Apro gli scuri…(va ad aprirli, poi girandosi) Fatto. Ecco, se me lo permette, vorrei dirle che…che…in somma…-

 

Elena- Non si scusi. Anch’io sono perplessa…-

 

Giovanni- Ecco. Sì, è la parola giusta: perplessi. Si! Insomma, ci troviamo in una situazione abbastanza imbarazzante, senza averne avuto … diciamo così, tutte le informazioni giuste. Mi sembra di capire.  Ecco!-

 

Elena- Certamente. Io sono venuta per fare compagnia a mia sorella Gina, guardi, per parlare chiaro con lei- che è amico di Dario- solo per farle da copertura. Sa, il marito è gelosissimo, e se sapesse…-

 

Giovanni- Capisco. Ehm… io sono  Giovanni. (tende la mano)-

 

Elena- Io Elena. (stringendo la mano)-

 

Giovanni – Ecco, Elena…io…io…beh, a me Dario mi aveva lasciato capire che...con lei…insomma, avremmo potuto fare l’amore…insomma …poi nella hall, con quella sicurezza che Dario sfoggia sempre…-

 

Elena- Già, nella hall…Me ne volevo andare via subito…poi t’ho visto…oh, scusi le ho dato del tu…-

 

Giovanni- … mi sta bene il tu, Elena…-

 

Elena - … (annuendo con la testa) dicevo, ho visto che arrossivi, ho capito che sotto c’era qualcosa. Mi sei sembrato un bravo ragazzo…e, sempre per proteggere mia sorella, ho taciuto e ho accettato di salire qua, con te.-

 

Giovanni – E ti ringrazio. La tua fiducia mi commuove. Senti, dovremo aspettare almeno un paio d’ore prima che quei due (indica la porta) si stanchino. Che ne dici se ci mettessimo comodi e tentassimo, di far trascorrere il tempo… amichevolmente?-

 

Elena- Io direi di si…(si guardano attorno, poi si siedono l’una su una sedia, l’altro sulla sponda del letto)-

 

Giovanni- (indicando la porta da dove giungono i primi gemiti di godimento) Ecco, che velocità, comincia la danza…-

 

Elena- Quella è mia sorella, gode immensamente con Dario.-

 

Giovanni – Già… ma forse è Dario che riesce a farla godere così. (i gemiti diventano quasi urla).-

 

Elena- Mio Dio Gina è al settimo cielo…-

 

Giovanni- …(sornione) Dimmi la verità la stai invidiando?-

 

Elena- (imbarazzata) No, no, è che…è che oddio, sono un portento quei due.-

 

Giovanni- (allentandosi il nodo alla cravatta) E se, putacaso, così per teorizzare… noi due… ci provassimo? (si alza e s’avvicina alla donna)-

 

Elena – Ehi, mica sono una puttana, sai?-

 

Giovanni- (facendo un passo indietro ) Dio me ne scansi! Scusa, scusa, scusa. (alza la mani in alto, come per arrendersi) Io non volevo offenderti! Volevo solo… sondare se c’era per noi una possibilità…-

 

Elena- ( tra se) Il tipo non è male, ha un certo fascino, ma mica posso buttarmi così , su due piedi, tra le sue braccia…  Giovanni, io capisco il tuo tentativo. Ma cerca di capire me. In una situazione simile, come posso fare? Posso farti, come se niente fosse, uno spogliarello propiziatorio?  Insomma…sono una donna onesta…-

 

Giovanni- (prendendole la mano) Ma che dici? Io so di sicuro che sei una donna di alti valori morali… ma, ci sono certi casi in cui… ecco, il diavolo ci mette la coda…e per noi il diavolo è Dario.-

 

Elena- (ridendo) Povero Dario, adesso oltre che grande amante è anche un diavolo…- 

Giovanni- Certo… Dario…è risaputo…-

 

Elena- Non credo che sia tanto famoso in tal senso, ma, evidentemente, con mia sorella…-

 

Giovanni- (incuriosito) Tua sorella? Te ne ha parlato?  E allora dimmi.-

 

Elena- Mih, ma sei un curiosone…Cosa vuoi, tra sorelle si parla, ci si confida, si racconta…-

 

Giovanni- …e tua sorella ti avrebbe detto…-

 

Elena- … che Dario ha un modo garbato d’iniziare, ma diventa una furia dopo. Insomma, Giovanni, il tuo amico la fa impazzire di piacere. Eppoi  Gina mi ha confidato che, con lui, ogni volta, ha una decina di orgasmi …-

 

Giovanni- … in una notte?-

 

Elena- No, a ogni incontro, chiamiamolo clandestino, di qualche ora, come questo…(si riode gemere e poi urlare).-

 

Giovanni- (udendo) All’anima,  sono amico di Dario da tempo, ma non sapevo di questa…sua grande virtù.-

 

Elena- E, allora, come credi che abbia conquistato Gina?-

 

Giovanni- (tra se) E ora sono nei guai. Ma come farò, eventualmente, ad essere bravo come Dario, con Elena? (poi a Elena) Elena, siccome io non mi sento all’altezza di Dario, e non oso… insomma, non oso nemmeno pensarlo, ma, ciononostante,  sarei propenso di…di prenderci anche noi una chance…chissà se…che ne dici?-

 

Elena- ( tra se) Ora ci siamo…(poi a Giovanni) Dico che quei gemiti mi hanno un po’, come dire? un po’ eccitata…Vai a socchiudere le imposte…- 

 

Giovanni – (si precipita ad eseguire) Fatto!-

 

Elena- (tra se) E adesso, divertiamoci un po’ …E ora, girati per favore…-

 

Giovanni- (c.s.) Fatto!-

Elena- (facendo la flessuosa e girando per la stanza) Anzi, chiudi gli occhi.-  

Giovanni – (cs) Fatto!-

 

Elena- (Inizia a spogliarsi, poi si sentono delle voci concitate provenienti dal corridoio e si blocca) Cosa succede?-

 

Giovanni- (mettendosi in ascolto) Sembra un litigio.-

 

Elena- Sono Dario e Gina?-

 

Giovanni- No, no. La voce dell’uomo non è quella di Dario…-

 

Elena- (ponendosi all’ascolto) E la voce di donna non è quella di Gina.-

 

Giovanni- (ascoltando) Sembrerebbe che una coppia sia stata sorpresa da un uomo… forse il marito di lei…-

 

Elena- (rabbrividendo) Madonna.-

 

Giovanni – Adesso sono più calmi. Stanno discutendo.-

 

Elena- Discutendo?-

 

Giovanni- Si, ma forse si stanno chiarendo… probabilmente non era una questione di corna,(accorgendosi che Elena lo guarda sorpresa) oh scusa.-

 

Elena- Ma ti pare. Comunque meno male, pensavo che ci scappasse qualche …-

 

Giovanni- …qualche?-

 

Elena- Sì, pensavo che ci potesse scappare il morto! (breve pausa) Certo, se fosse stato mio cognato...-

 

Giovanni- Cosa tuo cognato? –

 

Elena- (tra se) Ora mi diverto un pochino …Eh… caro mio, lui è capace di tutto!-

 

Giovanni- (allarmato)  Davvero?-

 

Elena- Certamente! Secondo te, come reagisce un uomo tradito?-

 

Giovanni- Beh, ci sono modi urbani di dirimere le questioni.- 

 

Elena- Si, ma non rientrano nelle sue, diciamo, teorie sull’onore. Tu non conosci mio cognato.-

 

Giovanni- E’ … è…un violento?-

 

Elena- Già. Ma, oltre che violento è un macellaio!-

 

Giovanni- Macellaio…tanto…per  dire?-

 

Elena- No, tanto per fare. E’ macellaio di professione.-

 

Giovanni- Elena tu non sei sposata, vero?-

 

Elena- No, non temere, sono nubilissima.-

 

Giovanni- (sospirando di sollievo) Meno male.-

 

Elena- Ed ora, con questo fuori programma, s’è rotta l’atmosfera…-

 

Giovanni- …e noi la ricostruiremo. (s’avvicina alla donna).-

 

Elena- Alt! Ti devi girare e chiudere gli occhi.-

 

Giovanni- Fatto!-

 

Elena- (intanto che si toglie la giacca del tailleur) E dimmi, tu cosa fai nella vita?-

Giovanni- Sono impiegato in una ditta di import-export.-

 

Elena- E Dario?-

 

Giovanni- Dario è il mio titolare.-

 

Elena- E siete amici? E da quando?-

 

Giovanni- Beh, volendo considerare, proprio amici amici non siano… Da quando? Da quando mi ha assunto, tre anni fa.-

 

Elena- Ah.-

 

Giovanni- Insomma, mi onora della sua amicizia…beh, gli faccio da valletto, ecco tutto.-

 

Elena- (fermandosi) Valletto? Non sarai omosessuale?-

 

Giovanni- E cosa c’entra questo! Faccio il valletto nel senso che lo accompagno qua, o là, dove lui ne ha bisogno… come in questo caso. (Breve pausa) Stamani, per esempio, mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto:… “Giovanni, oggi ho bisogno di una persona fidata e discreta, come te…” E io gli ho risposto: Su di me puoi sempre contare, lo sai. e lui “ …appunto perché lo so ti ho assunto e di ho dato la mia amicizia…” ed io: Dimmi cosa devo fare? E lui” Dovresti venire con me a Beneriz, a coprirmi le spalle” Ehi, gli ho risposto, non ci saranno guai? E lui:…“macchè guai, tu dovrai tenere compagnia ad una signorina, la sorella della mia amichetta, la quale senza la sua compagnia non potrebbe incontrarmi senza insospettite il proprio marito geloso...” Ed, io: Bene, conta su di me. (pausa) Ma vedi, da come  mi disse: Tenere compagnia, beh, mi solleticò un po’ l’aspettativa di una… avventura…-

Elena- Ah, quindi tu ci contavi da prima.-

 

Giovanni- Macchè, solo piccole fantasticherie, niente di reale.-

 

Elena- Ti credo. Dai, stai sereno. Riprendiamo (inizia a spogliarsi guardata da Giovanni che si è spostato la benda, con gli occhi infoiati).

 

 

Intanto inizia di nuovo la carrellata di sospiri, lamenti, gridolini e poi un urlo di Dario.

 

 

Elena- Hanno avuto l’orgasmo multipolo!-

 

Giovanni- (tra se)  Ed io devo ancora iniziare…ma ride bene chi ride ultimo.-

 

 

Elena, in sottoveste. si stende sul letto, ma quando Giovanni gli si china sopra, ella si scansa.

 

 

Giovanni- Ma cosa ti prende?-

 

Elena- Non sono pronta! Mi dispiace! Mi sembra una forzatura. Insomma mi sembrava impossibile…è…è… come prostituirsi. Abbi pazienza…-

 

Giovanni- Ma certo, certo carissima, ti capisco. Prenditi tutto il tempo che ti serve. ( tra se) e speriamo che si decida presto, io mica sono di sasso (guardandosi l’inguine).-

 

 

Elena- Intanto parlami di te?-

 

Giovanni- (tra se) Pure questo? (poi a Elena) Ho ventisei anni, sono laureato in scienze politiche, e scapolo per scelta. Non ho una ragazza, guadagno discretamente e non sono gay. (poi di getto, quasi supplicandola) E adesso vorrei fare l’amore, se non ti dispiace.-

 

Elena- Ehi, che fretta! Aspetta, lasciami ricaricare…-

 

Giovanni- ( tra se) Si ricarica sentendo i gemiti e le urla della sorella. E io? Io sono già carico a mille! ( poi a Elena) E se procedessimo coi preliminari, tanto per scioglierti…-

 

Elena- E come vorresti iniziare? Coi baci? –

 

Giovanni- Mi sembrerebbe giusto…-

 

Elena- Si, certo, se fossimo innamorati…-

 

Giovanni – (andiamo bene) Beh, certamente…ma si potrebbe magari provarci, no?-

 

Elena- (facendo la tragica) Non me ne parlare! Io bacio solo l’uomo che amo.-

 

Giovanni- (tra se) La strozzerei! (poi a Elena) E allori suggerisci tu.-

 

Elena-  (tra se) Certo, ora devo cedere. In fondo, non vedo l’ora (poi a  Giovanni)…Vediamo, vediamo, magari… si, certo. Che ne dici balliamo?-

 

Giovanni- Senza musica?-

 

Elena- Canticchia tu qualcosa.-

 

Giovanni- Sono stonato. Perché non provi tu?-

 

Elena- Vuoi che sia la dama a condurre le danze? Ma dai, sforzati.-

 

Giovanni-( tre se, facendole il verso) Dai sforzati. (poi a Elena) Ci posso provare. Vieni qui vicino a me, mia damigella. (la pende per mano e per farle fare una giravolta).-

 

Elena-  Ma dai. Come si puoi fare il poetico con io in sottoveste e tu in mutande?-

 

Giovanni- Non sarà romantico, ma è eccitante.-

 

Elena- Per te. Aspetta, mi metto il vestito; tu almeno mettiti i pantaloni.-

 

Giovanni- (tra se) Io a questa la strozzo. (sta per mettersi i pantaloni, quando bussano alla porta con decisione) Accidenti, chi sarà? ( a bassa voce)-

 

Elena- Basta aprire.(cs)-

 

Giovanni- E se fosse il…macellaio?(cs)- 

 

Elena- Avrebbe bussato alla 21, non credi? (cs)-

 

Giovanni- E se ha sbagliato? Io non apro (cs).-

 

 

Ribussano ancora. Elena s’infila sotto le lenzuola e si copre anche la testa. Giovanni tenta di mettersi sotto il letto. Elena cerca di bloccarlo col braccio fuori dalle lenzuola e, intanto, con dito indica la porta.

 

 

Elena-  Apri lentamente.-

 

Giovanni- (senza uscire da sotto il letto, alza il braccio e col dito dice di no) Io non apro.-

 

Elena- Ma che razza di uomo sei?-

 

Giovanni- Sono un uomo che ci tiene alla propria pelle. (poi, con un moto d’orgoglio, esce da sotto il letto, tentando di ricomporsi, facendo l’eroe) Benissimo! L’hai voluto! Vado ad aprire! Che sarà mai!  (poi tra se) … e speriamo bene.-

 

Elena- (da sotto il lenzuolo) Bravissimo!-

 

Giovanni- Avan…ti.-

 

 

La porta si apre e compare un cameriere che spinge un carrello con sopra una bottiglia di champagne, due calici e qualche tartina.

 

Cameriere- (vedendo Giovanni in mutande lo guarda con sufficienza)  Coi saluti del signore della camera ventuno. Stappo?-

 

Giovanni- (accorgendosi solo ora che è in mutande, tende d’essere disinvolto) Cercavo… cercavo…ah, ecco l’ho trovato (mostra un fogliettino trovato per caso). Stappi, stappi pure.- 

 

 

Il cameriere esegue. Versa nei calici e, poi lentamente, con sguardo indignato, esce.

 

 

Giovanni- (esultando)  Ed ecco il preambolo che ci piove dal cielo. (prende i due calici, ne offre uno a Elena e si appresta a fare il brindisi).- 

 

Elena- (prendendo il calice) Alla tua.-

 

Giovanni- Alla nostra nuova amicizia ;(tra se) …e speriamo che questa sia la volta buona.-

 

Elena- (finendo di bere, si tuffa nelle tartine)  Le tartine! Buonissime… anche i dessert, ma che galanteria d’uomo quel Dario. Tieni, prendi anche tu, Giovanni (lo imbocca).-

 

Giovanni- (Malvolentieri mangiucchia qualcosa, poi tra se) Ho capito, qui non si scopa.-

 

Elena- Cosa hai detto?-

 

Giovanni- Io non ho detto nulla, il mio super ego ha detto: qui non si scopa.-

 

Elena- Il tuo super ego e un pochetto supervolgare.-

 

Giovanni- Cosa avrebbe dovuto dire?: Qui non si copula? Oppure non si coita? Non ci si accoppia? E il risultato quale sarebbe? Sempre quello: Qui si va in bianco. (fa il broncio).-

 

Elena- Suvvia, vieni, balliamo e tu dai, prova a canticchiare…-

 

Giovanni- (canticchia una canzone degli anni quaranta) Ma l’amore no, l’amore mio non può…-

 

Elena- Ma cosa vai cantando? Che roba è?-

 

Giovanni- E’ una canzone vecchia, la canticchiava mio padre quando voleva fare l’amore con mamma. Mi sembrava adatta.-

 

Elena- Va bene, dai, continuiamo.(i due ballano il ballo del mattone, Elena, sembra sciogliersi, mentre Giovanni fa muovere sapientemente le sue mani sul corpo della donna)-

 

 

S’ode un forte rumore.

 

 

Elena- (soprassaltando spaventata) Che sarà mai?-

 

Giovanni- (mettendosi in ascolto) Niente! E solamente Dario che è caduto dal letto.-

 

Elena- ( facendo il broncio) Anche questo ci voleva.-

 

Giovanni- (sta per riprendere a ballare, poi stizzito s’allontana dalla donna) Basta! Basta…s’è rotto l’incantesimo…(guardandosi l’inguine) Vedi? Vedi? Non risponde!-

 

Elena- (sciogliendosi e ridendo) Poverino, si sarà appassito…-

 

Giovanni- Certo, a furia d’aspettare…poi quel rumoraccio…-

 

Elena- (maliziosa) Ehi, non sarà per caso paura del macellaio che te l’ha fatto…morire?- 

 

Giovanni- Io? Paura? E cosa c’entro io col tuo macellaio?-

 

Elena- (sorniona) C’entri, c’entri…-

 

Giovanni- Ma che fai deliri? E come ci dovrei entrare, vediamo?-

 

Elena- (facendo la misteriosa) Beh, tanto per parlare: e se il macellaio avesse a che fare con noi due?-

 

Giovanni- Bum! Assurdità!-

 

Elena- Lo dici tu.-

 

Giovanni- Perché tu no?-

 

Elena- Io si! Anzi probabile.-

 

Giovanni- Mi vuoi forse spaventare?-

 

Elena- Io? Giammai.-

 

Giovanni- E allora perché fai queste supposizioni?-

 

Elena- Perché lui ha qualcosa a che fare con me.-

 

Giovanni- Con te? E perchè?-

 

Elena- Perché è il mio amante!-

 

 

Giovanni resta fulminato, tenta di parlare ma non gli esce la voce. Gesticola come se facesse un discorso, poi, come posseduto, si veste rapidamente – sbagliando gli indumenti e mettendosi addosso qualcosa dei vestiti di Elena. Poi, ci rinunzia e si accascia sul letto.

 

    

Giovanni- E ora che faccio? Fuggo, scappo, o sgattaiolo via? (poi come se ci ripensasse, alzandosi e andando verso Elena) Aspetta, aspetta. E dimmi, questo specie di giustiziere dei mariti cornuti, come saprebbe che siano qui?-

 

Elena- (tranquillamente) In un certo modo glielo avrei lasciato, intendere io.-

 

Giovanni- Tu? Ma dai.-

 

Elena- Io, perché non credi?-

 

Giovanni- Certo che non posso crederci! E ch’è, tradiresti tua sorella?- 

 

Elena- No, metto solamente le cose a posto: Lui la coglie sul fatto, ottiene il divorzio, mia sorella si consola con Dario, e quello sposa me, come promesso. Come vedi tutto fila, no?-

 

Giovanni- No che non fila. A parte che chi crede alle promesse dei mariti infedeli è un’ingenua! E tu non lo sei. Eppoi chi ti dice che il macellaio violento non fa carneficina? Ammazza tua sorella e Dario, poi entra qui, ci trova insieme, e ammazza me… anzi, prima te e poi me.-

 

Elena- Anche Me? Ma che dici?-

 

Giovanni- Dico che tu, essendo la sua amante, e credendo che tu gli stia facendo le corna con me, lui si sentirebbe due volte cornuto. Ergo: Ci massacra!-  

 

Elena- Mih, non ci avevo pensato… e ora?-

 

Giovanni- Ora cosa?-

 

Elena- Ora che facciamo?- 

 

Giovanni- Che facciamo? (riflessivo, poi, risoluto, esulta) Ecco cosa facciamo! (con calma e scandendo le parole) Facciamo che, morto per morto, morirò col mio piacere. ( si stende sul letto, poi, assumendo un cipiglio autoritario) Vieni a letto!-

 

Elena- (tra se) Finalmente! (poi a Giovanni timidamente, quasi per fargli credere una ultima resistenza) Senza preamboli?-

Giovanni- (come sopra) Non c’è tempo, svelta! Vieni!-

 

Elena- E l’imposta?-

 

Giovanni- Chiudila tu!-

 

 

Buio. Voce dei due.

 

 

Giovanni- Dai, baciami! Ancora! Più dolcemente! Ecco, via così?-

 

Elena- Non farmi del male, mio signore. Come sei maschio! Come sei autoritario! Comandami! Ecco, sono la tua serva! La tua schiava! Oddio, oddio, che bello, che bello, dai, dai, fuoco! Fuoco, Fuocooo! Settimo cielo eccomiii!!!-

 

 

Suona il telefonino. Risponde Elena. Lieve chiarore del telefonino in scena.

 

 

Elena- Pronto? Dimmi. Ah, ciao Nuto…Si, già, ero io che ti dovevo chiamare, lo so. No, è che c’è stato un equivoco. Si, uno sbaglio. Stai sereno, è tutto ok…. Certo... guarda, tua moglie è una santa. No, macchè albergo d’Egitto! Siamo in un mercatino… si… stiamo vedendo e assaporando tante cose belle… si, in questa bancarella ci sono degli oggettini bellissimi… in ceramica e no…si, c’è una conchiglia, e sai? Un giovane la sta esplorando… e quasi sente l’umore d’amare, cioè volevo dire il rumore del mare, poi, guarda (con meraviglia) ci sono dei corni rossi in osso, i portafortuna napoletani… 

 

 

S’odono, intanto, gridolini, mugolii, una serie di si, eppoi urla.- 

 

…Chi grida? No, non è nulla, sono…sono due giovani innamorati che discutono: lei vuole qualcosa, dicendo si, si si, mentre lui tiene… duro. Ah, ecco, c’è anche un bel fungo in avorio, forse è un fermacarte… ed ha una strana forma, come se fosse…

 

Giovanni- …una mazza di tamburo…-

 

Elena – …di chi è la voce d’uomo? Ma del venditore, mi ha spiegato di che fungo si tratta, cioè di una mazza di tamburo, sai? è di squisita fattezza…lo sto tenendo in mano proprio adesso…che bello! ah, vorresti un regalino? Uno dei cornetti parta fortuna? si, ma certo… guarda, anche Gina te ne sta comprando uno, proprio adesso. Si, sarai contento: ti porteremo un bel paio di corna…rossi, certo. Stai tranquillo, lavora sereno. Cosa, cosa?… pagarlo? ma no, via non essere sciocco, è un mio omaggio, te lo do- come dice il poeta-  con tutto il cor…Nuto.  Ti proteggerà nei tuoi affari. A dopo. Ciao (chiude la comunicazione. Di nuovo buio in scena)-

 

Giovanni- Era il macellaio, no?-

 

Elena- Già, Nuto, il tuo incubo.-

 

Giovanni- Del cavolo…ormai me ne strafrego di lui!-

 

Elena- Mio eroe! Vieni mio bel torello, che fa? Ricominciamo?-

   

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                        La piccola appendice superflua 

 

 

 

 

Personaggi:

 

 

Lilly, ………………………………………………alberghiera e aspirante artista;

 

Mino…..……………………………………………………………………Artista;

 

 

Prima dell’apertura del sipario, si udrà un uomo urlare. Quando il sipario si apre, Mino è già in piedi e tenta febbrilmente di alzare i pantaloni e infilarvi la camicia, e quindi di mettersi le scarpe. Tali movimenti possono essere fatti nel corso del dialogo susseguente. Lilly, una giovane donna  si alza dal letto con addosso soltanto una lunga camicia e, inutilmente, fa cenno a Mino di tacere, d’abbassare almeno la voce, ma l’uomo è furioso. Si aggirava nella stanza come una belva e la guarda torvo come se la volesse strozzare.

 

Mino - Non è possibile! Dio mi sia testimone se non è possibile! Ma come hai potuto? Come hai osato? No! No tu mi hai fregato! Tu mi hai abbindolato vergognosamente. Capisci? Sono furioso solo per questo. Io...io credo di essere un uomo senza pregiudizi; credo che ciascuno abbia i suoi gusti e le sue necessità sessuali senza doversene vergognare: sono per il libero amore! Ma, appunto perché libero, vorrei essere anch’io liberissimo di scegliere con chi e come, fare l’amore. Libero di decidere, se fare l’amore con …uno, con uno… come te,  mi andasse a genio o no! E tu! E tu me lo dovevi dire prima chi eri!-

 

Lilly - Se ti calmi un poco tenterò di parlare anch’io.-

 

Mino – ( calmandosi) E parla, su, parla! Cos’hai da dire?-

 

Lilly – (ironica) Grazie per la concessione. ( poi determinata)  Allora: Primo punto, quando parli con me non di azzardare mai più a urlare e a esprimerti in questo modo, così dispregiativo, e userai forme cortesi e al femminile e, se vuoi chiamarmi, mi chiamerai Lilly. Chiaro? 

Secondo: io non ti ho fregato, nè ti ho mentito. Sei stato tu che non mi hai dato il tempo di parlarti, perché immediatamente, appena entrati, mi hai letteralmente, scaraventata sul letto. E cosa pretendevi, che fossi di ghiaccio? ( reazione di Mino per intervenire) Stai zitto e lasciamo finire…per favore. Allora: Mi sei piaciuto fin dal primo momento che ti ho conosciuto e quando, in Galleria, seduti sul quel divanetto parlavamo d’Arte, ma tu intendevi parlare d’amore, io, stoicamente, per raffreddarti, prendevo tempo parlandoti di poesia. Ricordi? –

 

Mino- (Mino annuendo) Ricordo, ricordo.-

 

Lilly-  Si? Bene. Ora dimmi, uomo, quando avrei dovuto dirtelo? Forse proprio lì, in Galleria? Avrei dovuto prenderti da parte e dirti: sai, prima di parlare con me sappi che sono eccetera eccetera? Oppure durante quella splendida serata in pizzeria? Dovevo dirti: se vogliamo essere amici – come io sinceramente speravo in un primo momento – devi sapere che…; se no là, al lungomare, quando mi provocasti, mi stuzzicasti, mi eccitasti e mi facesti impazzire? e, quasi con la forza, ti facesti fare quello che feci?  O qui! Dove non mi hai dato il tempo di svestirmi, che mi sei saltato subito addosso! Allora? Non parli? Non dici niente?-

 

Mino - E cosa dovrei dire? Che sono stato un energumeno assatanato? Si è vero, ho bruciato tutti i tempi. Ma mi facevi sangue, mi eccitavi fino al midollo, mi girava la testa quando stavo vicino a te…-

 

Lilly - …quando…stavi?-

 

Mino – (ammettendolo quasi a malincuore) No, no. Va’ bene! Volevo dire: Quando sto! Insomma, capiscimi, io… io non ho mai avuto esperienze simili. Normali nel suo genere, per carità  –dico io – ma nuove per me. E… e non ho difficoltà ad ammettere che con te ho fatto l’amore in modo meraviglioso. Al lungomare, con quel rapporto orale, ti ho dato il mio corpo e tu mi l’hai restituito con l’anima. Ora credo che io abbia, forse, dei pregiudizi atavici – si, si, ne sono sicuro si tratta proprio di questo- ma capiscimi, Lilly, non me la sento di... d’avere una relazione con te. Ecco.-

 

Lilly - E chi ti ha chiesto di avere una relazione. Chi ti ha mai parlato di rapporti duraturi. Ti ho mai fatto pensare che potessimo diventare amanti? ( pausa di sofferenza ) Mino, te l’ho già detto, tu mi sei subito piaciuto come uomo e come artista. Ma, ti ripeto, mi sarei accontentata di esserti solamente amica. Ed essere tua amica, per una principiante nell’Arte come me, sarebbe stato il massimo del privilegio. Non volevo un’ avventura, non m’interessava. E te lo feci capire quando cercai di raffreddai i tuoi bollori quella sera stessa, come t’ho detto, in pizzeria… anche se con quella voce profonda, abissale, calda; con quel piedino, con gli occhi pieni di libidine latente eri irresistibile… Ma tu galoppavi già, mentre io appena appena iniziavo a trotterellare. E, comunque, trovai la forza di frenare gli eventi. E cos’altro era quella proposta che ti feci, dicendoti che ti avrei richiamato io, se non una possibilità di prendere tempo per riflettere? Ci pensai una settimana intera, prima di telefonarti: Ero indecisa, appunto, per questa tua possibile reazione. Mi chiedevo: dovrò parlargliene non al telefono, ma di presenza e certamente prima di… di… insomma… prima, al momento opportuno… o forse subito, appena arriva. Ma tutti questi buoni propositi saltarono in aria sconvolti dalla mia passione e dalla tua libidine- poche ore fa, in macchina, al lungomare- che poi ci ha portato in questa stanza, in quel letto. No, non ti ho voluto mentire, e non mi sono voluta approfittare di te, della tua sensualità. Mino, comprendimi bene: sono giovane e gli ormoni pressano, tu mi piaci, ma non ti amo! Io… io amo un altro.- 

 

Mino – Un altro? E perché non stai con lui?-

 

Lilly – Perché… perché, sempre perché. Per qualsiasi cosa debbo dare sempre delle spiegazioni. Sono stanca! Mino, sono veramente stanca...(poi come per confessarsi) scusami… ( breve pausa) lui  ha la stessa tua età e vive nella mia città… e ora sta con un’altra. Io quella città l’ho dovuto lasciare al termine dell’Alberghiero, per… insomma, per – diciamo – opportunità; e sono venuta qui, dove ho trovato impiego all’Hotel Excelsior, dove vengo rispettata da tutti …e anche protetta dal direttore… no, non pensare male è un vero amico e - se ti può proprio interessare - è gay.- 

 

Mino- E intanto fremevi per quello, vero?-

 

Lilly- Già.-

 

Mino – (con tenerezza) Sei bella, giovanissima e già saggia e matura. Mi dispiace… molto.  Lilly, devo andare, ma prima voglio che tu sappia… insomma, devo dirti, con sincerità che, quando in galleria vidi la tua opera, la esaminai criticamente, da competente, e mi piacque tantissimo: e mi accorsi, fra l’altro, che l’esecuzione era perfetta. (guardandola sorridente) Ero così intento a quell’esame che non mi accorsi che una bella ragazzina esile ed elegante come una cerbiatta, si era avvicinata e mi osservava abbastanza compiaciuta. (con una carezza repressa) T’ammirai subito. E quando ti chiesi se era tua l’opera bellissima che stavo ammirando e mi rispondesti di si, allora capii che ero un presenza di un vero genuino talento…eppoi, quando volli conoscere il motivo ispiratore - perché non si può dipingere  quell’opera, se non si ha dentro una forte spinta emotiva…-

 

Lilly- …Ti risposi:  Infatti c’è. Ma non gliela dico.-

 

Mino- (facendo finta d’essere contrariato) Mi lasciasti sbalordito da quella incosciente spigliatezza, così pensai di conoscerti meglio, e ti dissi: Senti ragazzina, mi piace questo lavoro, e tantissimo e hai anche una raffinatezza inusitata. Sei una vera sorpresa per me. Mi chiamo Mino.-

 

Lilly-  Ed io Lilly. E sono contenta che il lavoro ti sia piaciuto…anche perché, penso, che tu sia un competente, un artista.-

 

Mino- Io lo sono un’artista, sono un pittore, ma anche tu lo sei.-

 

Lilly- Questo è il più bel complimento che io abbia mai fin qui ricevuto.-

 

Mino- Allora meriti un premio. Vieni ti offro la pizza. –

 

Lilly - (ricordando) E dopo, volesti il mio numero, ma ti dissi che mi sarei fatta viva io. E, dopo una settimana di riflessione, vinta dalla passione ti telefonai e prendemmo appuntamento al lungomare.-

 

Mino- …(fa un gesto con la mano come per dire: birichina) dove  giungesti in ritardo e mi prendesti  di sorpresa, alle sue spalle. (come un languido ricordo) Indossavi un leggero abitino che ti modellava il corpo scattante e ti rendeva assai seducente; quindi apristi  la portiera, ti sedesti accanto a me, dandomi un bacino sulla bocca… ed io,(mettendosi le mani ai capelli) ed io-Madonna santa -  a quel contatto dolce, caldo, conturbante, volli dare un immediato seguito. Ma tu sempre sorridente, parlavi, parlavi. Pazientemente  aspettai il momento giusto, per iniziare le effusioni,  ma tu continuavi a  parlare d’Arte e di pittura. Volli baciarti, anche questa volta mi parlasti di poesia. Ed io fremevo spazientito ed eccitatissimo e…-

 

Lilly- … (languidamente) e mi mettesti il tuo membro fra le mai ed io rimasi come fulminata e per un momento non mossi un muscolo; poi, come presa da frenesia, te lo strinse forte forte, quindi lo palpeggiai e lo accarezzai chiamandolo coi nomignoli più vezzeggiativi. e me lo portai al petto. Poi mi chinai e iniziai massaggiarmi il collo fino alla nuca, quindi me lo portai alle guance, facendomi accarezzare, e, infine, lo baciai, e tu, con un inarcamento sapiente della schiena, e una leggera pressione, facesti  si che… -

 

Mino- …(sognante) seguirono un immenso sospiro, un urlo represso, e un mugolio che si fusero dentro il piccolo abitacolo della vettura.(pausa)  Ciò che era accaduto era stato un evento formidabile per entrambi. A me, molte volte, era capitato di fare l’amore in quel modo, ma mai mi era successo una sensazione come quella: cioè che, oltre al corpo, avesse goduto anche lo spirito. Era stato un incanto o un sogno, quella ragazza così sottile e fragile, così gentile e sensuale, che mi aveva fatto travasare la sua anima nel proprio corpo, restituendogliela inebriata, appagata, stanca e leggera?-

 

Lilly- Ed io ti guardavo, incantata, e sorridevo di gratitudine, e poi mi proponesti d’andare a cenare nel ristorante lì vicino, prima di venire qui, a casa mia...-

 

Mino – E successe il patratrac! Del quale, credimi, sono pentito. Ora spero che tu, col tuo concittadino potrai avere qualche speranza.-

 

Lilly – Si! la speranza ce l’ho, perché sono stata… insomma ho fatto con lui l’amore fino a sedici anni e so che mi voleva veramente bene. Adesso aspetto fiduciosa che gli passi l’infatuazione per quella…maliarda - lo conosco, lo conosco bene, è sensibile- si stancherà…-

 

Mino.- E chi lo sa?-

 

Lilly- Ehi! Come sarebbe?

 

Mino- (mettendo le mani avanti) Come non detto. Forse sono un po’ geloso. Ma sono sicuramente cattivo. -

 

Lilly – Fossero come te tutti i cattivi che ho incontrato. ( breve pausa) Ho sofferto tantissimo Mino, ma non mi sono mai arresa. Immagina: nelle mie condizioni, diciamo fisiche; in ambienti per me ostili; pensa, ho dovuto sopportare l’umiliazione della visita medica perché ero di leva e dovevo fare il militare. E fu una fortuna per me che il colonnello, conoscente di mia madre … ebbe… un sussulto di dignità, e buttandosi alle spalle le regola e la burocrazia, mi fece subito rivestire e mi dichiarò inidoneo per insufficienza toracica. E tutto ciò, insieme ad altre umiliazioni, (molto ironica) mi sono state elargite gratuitamente. Poi ero senza nessun sostegno morale, e… senza amore, ma con il libido tempestoso; immagina, come è stata dura la mia esistenza. 

E certi falsi amici che volevano solo approfittarsi di me. Ma lasciamo perdere i cattivi momenti. Poi sei arrivato tu: frenesia dei sensi, ma senza vero amore - mi dispiace.- 

 

Mino – (con tenerezza) Sei bellissima, giovanissima e…insomma…Oddio! Basta. Ti chiedo scusa Lilly… di tutto…( con imbarazzo) e sappi…che… insomma … sappi che con te, prima di… va’ bene, prima, ci sono stato veramente bene. Forse meglio che con qualunque altra donna, insomma, forse. Tiene duro, io ti avrò sempre nei miei pensieri. Mi dispiace… molto.-

 

Lilly – Spiace anche a me. ( Mino si volta) E stai tranquillo, terrò duro, so lottare. Anche contro la natura, la quale mi ha fatta psichicamente e fisicamente femmina in tutto, in tutto! – e tu lo sai bene! Ma ha commesso un solo errore: quei due centimetri di appendice superflua. Ora la scienza provvederà a rimediare: non appena accumulerò la somma occorrente, mi farò operare. Magari andrò ad ingrossare l’esercito delle sterili, ma finalmente sarò me stessa.-

 

Mino-  Capisco (pausa) Ecco, penso d’aver perso la testa per te, ma d’averti anche offesa, e, seppur involontariamente,  soffocata. Purtroppo sono fatto così – male, ma così- nelle novità, come nell’amore, mi butto anima e corpo. Mi lascio prendere dalla passione e, spesso, ne piango le dolorose conseguenze. Ma non credere che io sia un “piagnone”. Il dolore lo tengo ben stretto per me- come te d’altronde. Solamente mi dispiace quando, in amore, anche l’altra persona finisce per soffrine. (con gesto di stizza) Non so cosa sarei disposto a fare per evitarlo. Non voglio che la gente soffra. E sono pacifista. (con gesti di rassegnazione) Vedi? anche in questo caso, l’impegno di certi uomini buoni non basta più. Credo, senza essere blasfemo, che se neppure Cristo c’è  riuscito - e, penso che non ci riuscirà mai- figuriamoci noi poveri uomini di buona volontà.( poi ritornando in se)  E, come sempre, sto divagando.-

 

Lilly- - Continua, mi piacciono i tuoi discorsi, mi danno anche la possibilità di conoscerti meglio.-

 

Mino - Ho finito. Niente commiserazioni di sorta. Sia per me che per te! Lilly… sappi…che…  

 

Lilly – Zitto, zitto. (pausa breve) Ti ringrazio per le tue parole e per avermi voluto donare quella dignità femminile che prima mi avevi poco prima negata.- 

 

Mino- Già, che bestione! Ti avrò sempre nei miei pensieri.-

 

Lilly - Sei una brava persona Mino, mi dispiace per te. Si, anch’io ho avuto momenti bellissimi con te. Forse perché… forse…ma, lasciamo andare. Addio, Mino. (e gli si avvicinò per baciarlo sulle guance, ma Mino invece le sfiorò le labbra sottili e calde con le sue labbra carnose)… anche se volevo dirti….-

 

Mino- … dirmi cosa? Mi vorresti, forse,  mettere a parte di qualche tuo segreto? (risoluto)  Ho capito parlami di lui! dai sbottonati, parla, se ti fa sentire meglio.- 

 

Lilly- … ti rassomigliava…-

 

Mino- Ecco perché decidesti di venire con me.-

 

Lilly-  Infatti. Perdonami. E ce ne volle di tempo per decidermi, tra l’impulso e il timore. Timore fondato, non credi? Poi mi arresi. Spesso mi dicevo: quell’altro uomo certamente starà con qualche altra donna, a sollazzarsi, mentre io incartapecorisco qui pensando a lui. Posso rimane ancora senza amore? Posso? O è giusto cercare di nuovo l’amore e, magari, innamorarmi di un altro uomo?  Ma questo non eri tu…mi dispiace.–

 

Mino - Ragionamento giustissimo. Invidio quest’uomo così prezioso. Continua- 

 

Lilly – Sai è …era…un ex amante di mia madre. Quando fu piantata da mio padre, ella si consolò con un suo coetaneo, che conobbe in crociera. Si chiamava Giorgio. Era un bell’uomo, non c’è che dire. Come te, d’altronde.-

 

Mino - Caspita! Sono lusingato. Che uomo  interessante …allora?-

 

Lilly – Infatti! Beh, sai, a quel tempo io avevo dieci anni ed ero un bel ragazzino, meglio dire una ragazzina, bionda e ben fatta. E lui volentieri mi faceva dei complimenti che mi riuscivano assai graditi. Anzi, spesso li ricercavo e li provocavo, li incoraggiavo con i miei atteggiamenti ispirati. Qualche volta mi faceva delle carezze sul viso, con quelle mani di fuoco che m’inebriavano; e avrei voluto che quelle carezze non finissero mai. Altre volte, incrociandomi nel corridoio, mi faceva palpatine sempre  più audaci, sorridendomi e ammiccando. E un giorno, che rimanemmo soli in casa, egli, come per gioco, mi prese sulle ginocchia e scherzò con me per parecchi minuti, poi, sempre per gioco e per solleticarmi, mi palpò nei punti erotici, indugiando sempre più; e, quando fu sicuro della mia accondiscendenza, che dimostrai impazzendo di piacere- per quelle sue audaci carezze, per i baci che mi dava sul collo e sul petto- sfoderò… il... membro grosso come il tuo, eppoi, insomma, come puoi immaginare, finimmo nudi a letto. E da allora e per tanti anni ci amammo sempre, con le carezze delle mani e delle bocche, in gran segreto... un grande e bellissimo segreto, tutto nostro; e mai – mai - mi fece violenza alcuna.-

 

Mino - Furbo l’amico, eri minorenne. Si mise al sicuro da eventuali grane con la giustizia.-

 

Lilly- Non credo che pensasse a questo, o almeno, non solo a questo. Stava con mamma, io ero il suo carissimo diversivo.

Poi di recente, mia madre lo piantò per mettersi col suo capo ufficio – col quale sta ancora – e lui partì per non so dove. Io rimasi sconvolta e soffrii oltre ogni limite, in silenzio. Intanto quando finii la scuola alberghiera, trovai lavoro e andai a vivere da sola, qui…- 

 

Mino - Ma quanti anni hai?-

 

Lilly - Quasi diciannove. Li dimostro tutti?-

 

Mino - Forse qualcuno di meno. E, dimmi, non ce ne sono stati altri, dopo?- 

 

Lilly - No. Non ci sono stati altri uomini. Dopo di lui ci sei stato solo tu.-

 

Mino- Sei una virtuosa.-

 

Lilly - No, solo fedele al mio vero amore…tranne…-

 

Mino- Tranne con me. Capisco. Ma come hai potuto, diciamo così, ingannare tutti quelli che ti stanno vicino?-

 

Lilly - Ma dai, sii sveglio. Oggigiorno ti sembra facile, a colpo d’occhio, stabilire con esattezza se una persona, che veste unisex, porta i capelli lunghini, gli orecchini, è un ragazzo o una ragazza? Io lavoro all’Exelsior, e ci vado coi pantaloni strettini, con le scarpe basse e coi capelli raccolti sulla nuca. Quando torno a casa, mi basta cambiare scarpe, sciogliere i capelli, mettere un filo di trucco e…sono Lilly.-

 

Mino- E i colleghi? Ci tentano?-

 

Lilly- Ci hanno provato, ma è stato sempre inutile. Te l’ho detto ero troppo presa da quell’uomo, troppo. Chiamala fedeltà, chiamalo speranza, chiamalo appannamento sessuale. Nessun altro uomo mi attraeva…Poi arrivasti tu, e il resto la sai.-

 

Mino- Già… la sua controfigura, a quanto pare.-

 

Lilly- No, macchè controfigura. Si, lo amavo, e forse lo amo ancora: era bello, spiritoso, mi faceva impazzire; ma a parte l’affettuosità e la gentilezza, unite alle doti mascoline, per il resto non t’arrivava neppure alla spalla. Tu sei un artista e, ti dico con tutta sincerità, che ami anche da artista. Lui è solo animale, tu sei carne e spirito. Te lo ripeto, non si può fare nessun paragone fra voi due. L’unico atto spirituale che lui ha fatto è stato il rispetto della mia verginità.-

 

Mino- Già, la verginità… anale?– 

 

Lilly – Si, e quella la riserverò a lui… oppure all’uomo che amerò.-

 

Mino- Bene, Lilly, con rammarico ti debbo lasciare. Insomma devo andare via…Tu sei una bravissima ragazza e meriti una vita felice. Io, sinceramente,  non saprei mai dartela… ma come posso andare e lasciarti così? ( lo disse accarezzandola in viso)- 

 

Lilly – Fa nulla. ( Mino si volta)… Ah, non appena, mi farò operare, diventando donna a tutti gli effetti, t’avviserò.-

 

Mino – Te l’auguro. ( si muove, ma è esitante)-  

 

Lilly – Grazie Mino, e mi dispiace per la delusione…(breve pausa) beh,  forse… forse… ma no, lasciamo andare. Addio, Mino.- (gli si avvicina per baciarlo sulle guance, ma Mino invece le sfiora le labbra)- 

 

Mino – Delusione?  andrà a sommarsi alle altre…-

 

Lilly- Ne hai avute di…recente?-

 

Mino- Beh. Si.-

 

Lilly- Posso… posso sapere? Magari brevemente?- 

 

Mino- Beh, niente… niente di serio, però mi ero illuso: Era una dea!-

 

Lilly- (come per trattenerlo ancora un poco) Parlamene, ti prego.-

 

Mino- (quasi contro voglia) Niente, la conobbi casualmente intanto che dipingevo un panorama sull’Etna, ed in primo piano c’era la sua villa. Pochi giorni e finimmo a letto. –

 

Lilly- Tutto qui? Certo, oggigiorno si va per le spicce (con una punta di risentimento)-

 

Mino- Beh, certo che no. Io, per esempio, l’ho fatta ancora più breve. (pausa) …

 

Lilly- Dai sono curiosa, sono tutta orecchie, abbiamo tempo, dai raccontami.-

 

Mino- Dopotutto la curiosità è femmina…(pausa) L’ultima volta mi invitò  a casa sua. (sognante)… e mi accolse un essere celestiale:  era splendidamente  vestita di tutto e di nulla. Veli e tulle la ricoprivano e la discoprivano; la seta frusciante la fasciava e la esaltava; i capelli corvini erano raccolti alla nuca e tenuti insieme da un fiocco di seta azzurro; il trucco del viso esaltava il taglio degli occhi e la carnosa sensualità delle labbra; il suo profumo inebriava. Il suo sorriso mi sciolsi dal lieve imbarazzo in cui mi venni a trovare quando entrai in quel salone elegante e pretenziosissimo. E il bacio che mi diete, mi mise completamente a mi mise a agio facendomi entrare nell’atmosfera giusta..

Ma quel bacio, iniziato all’ingresso, continuò fino al salone, tra i cuscini del grande divano a “L”, tra luce soffusa che emanava una lampada posta ai piedi del piccolo tavolino. Poi ci sciogliemmo, e senza profferire parola, Amelia mi condusse in camera da letto; ci spogliammo rapidamente, quindi ella si sedette sul letto e mi attirò a se. Fu un amplesso breve, ma intenso e appagante. Poi, inaspettatamente Amelia si alzò e si rivestì. Io restai confuso: Insomma se si va a letto, si va a letto; se ci si spoglia, ci si spoglia; se si inizia a far l’amore, si continua. Ammenocchè quello non fosse nient’altro che l’aperitivo… e, in effetti, a cena, non avevano ingoiato ancora l’ultimo boccone, quando  lei si alzò dal suo posto, e con un sorriso accattivante e invitante, si sedette sulle mie ginocchia. Fu l’inizio delle operazioni amorose che si protrassero fino a tarda notte, quando fummo sfiniti, finalmente potette lasciare la villa. (pausa) E non la vidi più! Partì l’indomani, senza dirmi una parola o lasciarmi uno scritto, un messaggino. Niente! Mi lasciò senza una spiegazione. Anzi forse si. Un ricordo mi sovviene: quando ci conoscemmo disse che non sopportava legami di sorta. Fine della storia.-

 

Lilly- Possibile? Così? D’un tratto?-

 

Mino- Proprio così: voleva la sua libertà… e porcaccia della miseria, e quei giorni d’amore, quelle notti di smanie, quei baci appassionati? Nulla! Fine! Basta! Stop. Come se avesse staccato una spina al suo robot. Ma io ero di carne e di veri sentimenti. Ci restai malissimo… e solo tu hai potuto scrollarmi di dosso la delusione.-

 

Lilly- Sei caro…(sognante) e come racconti bene- 

 

Mino – Ti ringrazio. Bene, ( gesto affettuoso, come d’una carezza) Lilly, ora debbo proprio andare… (esita, poi si avvicina di qualche passo) poi, credimi, il fatto che tu ami un altro uomo e non me, per te è un bene, perché io… io non… non mi sento, cioè, non sono quello giusto… non… non… saprei essere… (gesto di stizza vedendola addolorata, esita e le accarezza il viso) Ma come posso andare via e lasciarti così? –

 

Lilly – ( avvicinandosi, prendendogli le mani e abbassando il viso) E allora non andare, resta… finchè ti farà piacere.-

 

Mino- (titubante) No…sarà meglio di no, per tutti e due.-

 

Lilly- Come desideri, anche se...-

 

Mino- Carissima anima sensibile, io ti ho voluto raccontare la mia ultima delusione per farti comprendere che un’altra ancora non la sopporterei. Perché, si lo so per certo, quando rivedrai il tuo uomo, andrai da lui con le ali ai piedi. (Lilly sta per rispondere) No, ti prego, finiamola così. Però, te lo dico con tutta sincerità, è stato bello. Molto bello! Addio, Lilly. (s’avvia verso l’uscio, poi si ferma si gira, e indicandola col dito) E sai? ora ho capito il significato di quella tua bellissima  opera, in mostra alla galleria  (breve pausa, annuendo con il capo) …si, parlo di quel cielo sereno, sfregiato da uno squarcio…-

 

Esce senza voltarsi. Lilly resta impietrita al centro della scena.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                               Cose che accadono  

 

Personaggi:

 

Ottavio Virgoladue.………………………………………………..uomo anziano

Ida ………………………………………………………………….…farmacista

 

 

 

Poi:

Il Calvo

Il direttore Azzimato

Il Presidente Vegliardo

Questi tre personaggi, con adeguato trucco, possono essere interpretati dallo stesso attore. 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

                                         

Sulla scena sarà rimasta la stessa scenografia dei precedenti atti, però dev’essere nella parte sinistra della scena. Nell’altra parte, invece ci dev’essere una porticina, bassa dove c’è scritto: “ Pene, Fallo, Membro &C.”. Più da presso, una porticina più alta con la scritta: “Direttore”; sempre più alta un’altra  con la scritta “Presidente”. Nella prima parte del pezzo, la scena a destra sarà  illuminata; mentre nella seconda parte, sarà al buio la sinistra.

Si consigliano l’uso di luci e musiche adeguate alle varie fasi della vicenda.

 

All’apertura del sipario in scena ci saranno Ida e Ottavio, seminudi.

 

Ida- Dai Ottavio, non t’avvilire sono cose che capitano… insomma, possono accadere- a volte.-

Ottavio- (vestendosi velocemente) La consolazione dei fessi, degli sconfitti, degli ipocriti.-

Ida- Guarda che non è una tragedia, qualche défaillance può succedere, a chiunque giovane o vecchio.-

Ottavio- Già, già. Intanto è accaduto a me, adesso. Ma ci pensi? Ti ho corteggiata, ti ho blandita, ti ho stuzzicata, ti ho quasi sedotta, e quando finalmente vieni da me, quando dopo i preamboli, dopo le carezze sempre più audaci, dopo…dopo… al  momento del bisogno, ecco che quel maledetto mi tradisce schifosamente: E fallisco miseramente! No! Questa è la fine! Come posso contare più in quest’essere infido?

Come posso avvicinare una bella donna e non aver il timore che mi tradisca nuovamente? Oddio! Oddio! Sono rovinato, rovinato…-

 

Ida- (annoiata, tra se, vestendosi a sua volta) E quando finirà questo compatirsi a ripetizione… (poi a Ottavio) Dai, non è nulla. Riposati, rilassati, magari ci riproviamo più tardi, ho tante cartucce in serbo, sai come ci divertiremo.-

 

Ottavio- Vedi? non è tanto per la delusione che sto patendo, ma quanto per il risultato di un’operazione di seduzione che s’è messa in atto involontariamente e che ci ha portato qui, in questa stanza, in questo letto… per nulla!-

 

Ida- Dai, che sei stato carino nel corteggiarmi…-

 

Ottavio- Ma tu mi crederai, se ti dicessi che tutto incominciò per caso?-

 

Ida- Fu un caso? Ma certo, si, ci crederò.-

 

Ottavio- Certo che fu un caso. Quando mi decisi, senza un motivo preciso, a venire in farmacia, e chiesi di controllarmi il livello del colesterolo, non fu per caso? E ancora, non fu per caso che venisti tu a fare quell’esame? Non poteva venire un altro collega: infine eravate in cinque in farmacia. Poi, quando, dalla punturina che mi facesti al dito, non sgorgò il giusto quantitativo di sangue per procedere al bisogno, non fu anche questo un caso? No, fu la signora Fortuna che ci protesse: Tu strizzavi, ti accanivi, ti accostavi, ti curvavi, mentre dal camice, un po’ sbottonato, io ammiravo le tue mammelle?-

 

Ida- (ricordando sognante) … e ti chiesi: non le faccio male? È tutto a posto?…-  

 

Ottavio- … e ti risposi: tutto a posto, anzi è stato un vero piacere.-

 

Ida- Come mai, perché?-

 

Ottavio- Lasci perdere…-

 

Ida- No, adesso me lo deve dire.-

 

Ottavio- E va bene: E’ stato un piacere…ammirare quel ben di Dio che sta sotto il camice.-

 

Ida- Il mio seno?-

 

Ottavio- Già. E le assicuro che è bellissimo.-

 

Ida- Grazie.-

 

Ottavio- E finisti di fare l’analisi. Che però non risultò giusta, altro caso? Certo! C’era stato un problema agli strumenti. E si doveva ripetere l’esame. Mi dicesti: torni domani. E io tornai. Ci chiudemmo nel camerino, e ricominciasti con i preparativi, poi pungesti, ma il sangue, ancora una volta, non sgorgava. E, quando mi massaggiasti il dito con la mano guantata, mi salì il sangue in testa: era una massaggio bello, flessuoso, caldo, che unito al tuo impegno che ti portava ad addossarti a me, mi fece decidere d’osare.-

 

Ida- E osasti: Con la mano libera, prima come una piuma, poi con più decisione, incominciasti ad accarezzarmi i fianchi, poi i glutei, infine mettesti quella calda mano tra le mie cosce…-

 

Ottavio-… e trovai tutto umido e pronto all’amore,,.-

 

Ida- …e mi chiedesti di incontrarci, e io, piena di libidine, ti risposi: anche adesso, mi faccio sostituire e andiamo a casa tua.-

 

Ottavio- Ed eccoci qui, con st’affare inerme come… come un morto ammazzato.-

 

Ida- Che ne dici? C’è speranza?-

 

Ottavio- Macchè! (iroso) Qua tutto è fermo! forse è meglio, per colpa di questo brutto stronzo, di non pensarci più.(speranzoso) Almeno… per ora… spero…-

 

Ida- (risoluta) Allora me ne vado, non ho tempo da sprecare...(poi, avvedendosi che Ottavio la guarda perplesso) …volevo dire il lavoro…insomma…beh, può darsi che ci rivediamo…magari ti porterò io il viagra… Addio!-

 

Ottavio- Non scherzare. Addio, per ora.-

 

Ida esce.

 

Ottavio-   Ora io dico .… certo, sono cose che possono accadere – certamente; e a tutti, ma, dopo  quest’ultima cilecca, con questa stupenda figuraccia ci ho rimediato, è ora che mi incazzi veramente, ( si dirige verso la destra della scena, bussa alla prima porticina) e voglio reclamare perentoriamente.-

 

 

La porticina si apre ed appare un signore calvo.

 

 

Signore Calvo- (annoiato)  Dica…-

 

Ottavio - Allora, caro signore, mi vuol dire per favore, cosa sta succedendo? Perché mi accadono queste disonorevoli défaillance? – 

 

Calvo – (serafico) Si calmi, si calmi. Cosa pretende? C’è la crisi… Non arrivano i rifornimenti...-     

 

Ottavio –(scandalizzato)  Come crisi? C’è la crisi anche per questo? Che significa? E come mai non arrivano i rifornimenti?-   

 

Calvo – (annoiato) E lo chiede a me? Che ne so io? Mi lasci in pace, io ho bisogno di riposo… Si rivolga ai piani superiori; là, dove fanno tutto, dove sanno tutto…mi lasci in pace, io sono tanto, ma tanto stanco…-   

                                                                                  

Ottavio – (senza salutare, ma più incavolato che mai, bussa all’altra porticina, e quando s’apre, si  sente un rumore di macchinari in movimento) C’è nessuno? Voglio   immediata udienza col direttore.- 

 

Direttore – (affacciandosi) Sono io. Che succede?- 

 

Ottavio – (sbottando) Che succede? Caro signore, succede che lì sotto, le cose non funzionano proprio bene. Quello di giù è un pigrone, per non dire indolente e volutamente inefficiente. (confidenzialmente) Dunque, allora, un poveraccio colpito e affondato, che fa?- 

 

Direttore -  E che deve fare? –

 

Ottavio- (risentito) Come che deve fare? Si deve incazzare o no?-

 

Direttore- (conciliante) Suvvia, si calmi, e mi spieghi il suo caso, per favore.-

 

Ottavio – (calmandosi) Mi spiego, mi spiego! Dunque…insomma, sarebbero  argomenti diciamo delicati, come posso spiegarmi?-

 

Direttore – Si sforzi, su via.-

 

Ottavio – ( imbarazzatissimo) Ecco signor direttore, dopo che avevo finalmente convinto una bella donna a farmi compagnia, a casa mia, per…per… fare l’amore…e a… a iniziare, insomma, facendo quella cosa lì, come si chiama...insomma la fellatio, ecco che quel maledetto che sta di là sotto, fa le bizze… dice che è stanco di tanti anni di lavoro, che non ha più forze, che ha bisogno di riposo.  E, per chiarimenti, mi spedisce direttamente ai piani alti: da voi! Ed eccomi qua.-

 

Direttore – (dopo averlo attentamente ascoltato) Vediamo, diamo un’occhiata alla sua scheda. Dunque signor Virgoladue…dunque…  ecco:  Caro amico, lei aveva a disposizione circa mille fellatio, ma non li ha utilizzati al momento giusto. In seguito gliene rimasero soltanto cinquanta e, negli ultimi tempi, ne ha usufruito solo di oltre quaranta. Caro signore, si rassegni, ormai  è agli sgoccioli, il suo tempo è terminato, e i suoi rifornimenti sono finiti.-

 

Ottavio - Come finiti? Così di botto? Senza preavviso? No, non può essere.-

 

Direttore – Caro signor Virgoladue, invece, purtroppo si, e non posso illuderla. Vede? (indicando qualcosa che assomigliava ad un manometro) controlli lei stesso, la sua pressione si è esaurita, è quasi allo zero. (gesto d’impotenza) Ora, io non posso farci nulla, non è più competenza di questo reparto, mi spiace. Comunque vada sopra, in sala comando, chissà se lassù hanno qualche soluzione per il suo delicato caso. Buona fortuna. (chiudendo la porticina)-

 

Ottavio – (abbattuto) Grazie. (intanto bussa alla porta con la dicitura “Presidente“)-

 

 

La porta si apre e una voce dice:

 

 

Presidente- Venga avanti, giovanotto.-

 

Ottavio -  Giovanotto? A me? Ma che mi prende per i fondelli? –

 

Presidente – (capelli bianchissimi e un vistoso  barbone, come se avesse sentito) E’ un modo di dire… non ci faccia caso…s’accomodi signor Virgoladue  ( e lo fa sedere davanti ad uno scrittoi pieno di fascicoli e un computer) Vede, sto già controllando i suoi dati e le debbo dire, con dispiacere,  che i signori ormoni deputati al suo organismo riproduttivo, si sono ridotti al minimo, sono quasi a zero. E, ancora, purtroppo per lei, devo farle sapere che questi signori non si rigenerano più. Fine!  

Ergo, da Presidente illuminato, a titolo di magra consolazione, le propongo queste tre opzioni surrettizie: La Saggezza, la Poesia e la Contemplazione.  Ora, per lei, la Poesia è ancora appena sufficiente; la Contemplazione è in ascesa; ma la Saggezza è al di sotto dei livelli minimi. Pertanto si concentri sulla Saggezza  e, possibilmente, ne elevi il suo potenziale impiego. Le farà senz’altro bene.-

 

Ottavio – (Restando basito, tra se): Questa volta è fatta! E’ finita! Non sono più “masculu”.(poi respirando  profondamente, con voce pietosa)  Signor Presidente, non si potrebbe fare un’eccezione?-

 

Presidente – (con un sospiro)  Eh, caro amico, purtroppo con le nostre risorse non è possibile ripristinare la funzione. Però ci sarebbe una soluzione chimica… insomma si tratterebbe di una questione personale, molto delicata, direi etica e di colore… azzurro. Se putacaso a noi arrivasse tale spinta, saremmo costretti ad ordinare ai piani bassi - ma a malincuore, beninteso - di procedere alla bisogna…-

 

Ottavio - Chimica? Azzurra? Il viagra! (il presidente annuisce) No, e che c’entra? La faccenda, se si poteva, si doveva appianare con le sole forze naturali, senza aiuto dall’esterno. No, così non vale. No, no. Ma quando mai…Sa invece cosa le dico? Che accetto il suo consiglio sull'opzione saggezza. Adesso vado, scendo giù e… quel che deve succedere – succederà.-

 

Presidente – (sorridendo compiaciuto, porgendo un piccolo biglietto sul quale aveva vergato pochi segni)  Saggia decisione signor Virgoladue, saggia decisione. E’ sulla buona strada. (poi sussurrando qualcosa all’orecchio di Ottavio) Ecco, prenda questo biglietto, lo consegni al titolare dei piani bassi, con i miei saluti. ( gli stringe la mano e gli indica l’uscita)-

 

Ottavio – Grazie mille, i miei omaggi a vossignoria! (e bussa alla porta in basso)-

 

Calvo – (affacciandosi, con aria indolente) Dica…-

 

Ottavio – (porgendo il biglietto) Il signor Presidente le manda questo messaggio.-

 

Calvo – (lo prende e legge, poi guarda Ottavio interrogativamente)  Cosa significa S.S. P.P.?-

 

Ottavio – (risponde con aria di sufficienza) Suppongo che voglia dire: Servi Solo Per Pipì.  Addio caro e… non darti più tante arie – signor Minchia! -  

 

Musica adatta e sipario.      

      

 

 

 

 

 

                                             " Caro collega...Esimio collega..."

 

 

 

                                                Commedia brillante in tre atti

 

 

 

                                                               di

 

 

 

                                                    Antonio   Sapienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

– commedia in tre atti -anno 1991- personaggi: 5 m 3 f.

Per un equivoco un barbiere, che si reca in ospedale per rasare la barba ad un ricoverato, viene scambiato per un grande luminare della scienza e tra malintesi e gustose scene, egli, involontariamente fa scoprire certa corruzione, di cui il primario è il regista, che serpeggia nel predetto ospedale.

 

 

 

 

 

 

 

Personaggi:

 

 

 

Santino Barbagallo.................                  barbiere rifinito;

 

Filippina.........................                          moglie di Santino;

 

Roberto Consoli....................                   lavorante di Santino;

 

don Salvatore Papera...............                amico di Santino;

 

Lia................................                           ragazza di Roberto;

 

Prof. Scecconi.....................                    Primario ospedaliero;

 

Prof. Modesto......................                   Luminare della scienza;

 

Maria..............................                        Infermiera;

 

Giugnetto..........................                     Barelliere di I^classe;

 

Ingrassia..........................                      Infermiere Capo e padre di Lia;

 

e, inoltre:

 

Un giovane avventore;

 

L'avv. Capozzi;

 

Il comm. Sansevero;

 

Un poliziotto.

 

 

 

 

 

 

La vicenda e' ambientata a Catania, negli anni '70.

                                                        Atto I

 

 

Sulla scena e' stata ricostruita la bottega di un barbiere: porta d'ingresso a sinistra, a destra tenda retrobottega, calendari e poster appesi al muro, specchi e consolle, bacheca, due sedie girevoli, un tavolinetto cosparso di giornali, un telefono appoggiato sul tavolinetto, attaccapanni, e varie poltroncine per i clienti in attesa. All'apertura del sipario, la scena e` vuota, ma si sente, dal retrobottega uno strascicare di scarpe, lieve rumore di scopa e un sommesso borbottio. Musica adatta. Dopo appena un minuto, entra in scena un uomo sui cinquant'anni, magro, alto, baffi e capelli lunghi e brizzolati alla "Gattopardo", indossa un camice bianco da lavoro con vistosi pettini e forbici da

barbiere che si intravvedono dal taschino dell'indumento, e una scopa in mano. E' Santino Barbagallo, barbiere in Catania. Egli si appresta a spazzare il locale, continuando a borbottare,  dimostrando la sua contrarieta' per l'incombenza, spazzando di malavoglia e dando colpi di scopa sul pavimento, come se li stesse dando ad un ipotetico avversario. Quindi, terminato di spazzare, mette ordine nelle consolle, riordina gli arnesi, cambia foglio al calendario e, sospirando vistosamente, finalmente, si mette a sedere dietro il tavolinetto, sfogliando distrattamente un giornale. Fine musica.

Da sinistra entra un uomo della stessa eta` di Santino, ma di corporatura massiccia, da scaricatore, lineamenti rozzi, indossa una camicia chiara, pantaloni larghi alle gambe, ma stretti alla vita sorretti da una cintura, che sembra un sottopancia per cavalli, proprio sotto l'enorme pancia, fazzoletto al collo. Si chiama Salvatore Papera ed e` un vecchio amico di Santino.

 

Sal.- Buon giorno Santino. Che? sono il primo?-

San.- E forse anche l'ultimo!-( si alza a malavoglia lasciando cadere il giornale).

Sal.- Cos'hai detto?-

San.- Niente, niente...-

Sal.- No, tu dicesti qualcosa.-

San.- Morte subitanea, ma a te non sfugge mai niente?-

Sal.- Sissignore, non mi sfugge niente, non mi scappa nulla…  e tu, se non vuoi parlare, sei padronissimo.. vuol dire che trent'anni di amicizia ce la mettiamo sotto i piedi  ce la mettiamo, e la calpestiamo, e se non bastasse..- 

San.- Salvatore bello, sei il mio piu` vecchio amico, ma sei  anche il piu' permaloso e asfissiante uomo di Catania e dintorni!-

Sal.- Come non detto, come non detto...( alza le braccia in  segno di resa, ma anche offeso) Allora, signor Santino Barbagallo, barbiere in Catania, favoritemi una  rasatura facciale morbida e delicata e se non mi  soddisfaci… se non mi soddisfacere... no, non e' cosi'.  Se non mi soddisfacerete, cambiero' bottega.- 

San.- Prego, salone.-

Sal.- Bottega, bottega e bottega! Perche` questa e` una tinta  putia! L'ho detto!!-

San.- Salvatore, smettila di fare l'offeso, per favore. Ma  com'e` possibile? Uno ha i suoi ca...voli per la testa e  deve pensare a lui  e alla sua suscettibilita`. Ma per la miseria, andiamo! ( Intanto gli allaccia il pettinatoio attorno al collo, con irruenza.)-

Sal.- E tu se hai pensieri per la testa, perche' non ti  confidi col tuo trentennale amico, don Salvatore Papera?-

San.- Per non fare sapere i cavoli miei al mondo intero.-

Sal.- ( scandalizzato) Iiihhh! E io sarei una spia? Io sarei  nu tintu sbirru? Io sarei. .-

San.- Salvatore, Salvatore, ma che sai tu... che sai.-

Sal.- ( Guardandolo allarmato) Santinu, chi successi? chi fu!  Cos'e` sta faccia?-

San.- Niente, niente..- ( si gira dall'altra parte)

Sal.- Aho` Santinu, non mi fare spaventare, chi fu`!-

San.- No, non ti spaventare,  niente di grave..-

Sal.- Non nascondermi nulla! Saro' forte!... E' mortale?-

San.- Mortale che cosa?-

Sal.- La tua malattia, Santuzzu..-

San.- Ma che capisti! Quale malattia d'Egitto!-

Sal.- E allora, se non stai male, perche` hai quella faccia?-

San.- Sto male e non sto male. Insomma non e` un male  fisico.-

Sal.- E che e` allora? Parla, frati miu!-

San.- Io parlerei, ma sono frenato dalla vergogna, non ce la  faccio, mi viene difficile...-

Sal.- Bellu bestia, e io chi sono? Non sono il tuo fraterno amico? E se non ti confidi con me, con chi dovresti...- 

San.- Ma si, hai ragione. Debbo parlarne a qualcuno, e tanto vale che ne parli a te.-

Sal.- E' fino l'amico. Avanti parla, vah!-

San.- Ora stai zitto e non mi interrompere, senno` non ce la  faro`, non ce la faro` a dirti che penso che mia moglie  mi tradisca.-

Sal.- Cui Filippina?-

San.- E quante mogli ho, secondo te?-

Sal.- Una, una... dicevo per dire… sono sbalordito. Ma... sei sicuro? Perche' a me sembra impossibile che un uomo, un vero uomo, si possa mettere con tua moglie, la quale, senza offesa, e' veramente brutta, ma brutta assai.- 

San.- Salvatore, bada a come parli!-

Sal.- Ma che capisti? Io facevo una specie di paragone  perche`non puo` essere... Senti, a me sembra impossibile, poi, sono padrone di non crederci?-

San.- Lo so, tu sei un amico e vuoi consolarmi, vuoi allontanare da me certi pensieri, e ti ringrazio...ma io ne sono quasi certo.-

Sal.- Ah, non ne sei veramente certo? ( deluso)-

 San.- Ca se ero veramente certo lo venivo a raccontare a te. Ca ci davo una rasoiata e pari e patta!-

Sal.- Case da pazzi, cose da pazzi, roba da non credere, povero amico mio...( finto rammarico) E con chi pensi... ( accenna con le dita alle corna )-

San.- Intanto non fare piu` quel gesto, senno`la rasulata te la buschi tu! Eppoi quello che penso, ora, me lo tengo  per me. Avanti, mettiti comodo che ti sbarbo!-

Sal.- ( alzandosi e togliendosi il pettinatoio) No, lasciamo perdere.. sei nervosetto.. un'altra volta. Facciamo domani?-

San.- Salvatore, ti dissi, assettati!- ( minaccioso )

Sal.- Mi siedo, calma, mi siedo...( sconsolato e rassegnato)  Ma, Santinu, m'arraccumannu ah?-

San.- Con le buone maniere si ottiene tutto.-

 

Quindi Santino fa mettere comodo l'amico sulla poltroncina, lo controlla, e lo prepara alla rasatura come se dovesse effettuare una operazione chirurgica. Salvatore segue le sue mosse col viso preoccupato, ma non osa fiatare, e segue attentamente la mano di Santino che regge il rasoio. Intanto il barbiere gli insapona il viso con fare brusco alternandolo a modi manifestamente troppo gentili, e tenendo sempre sulle labbra un sorriso diabolico. 

 

San.- E adesso ti diro` chi e`!-

Sal.- ( terrorizzato) Chi e`,chi?-

San.- Chi e` il ganzo di mia moglie, signora Filippina  Privitera in Barbagallo!-

Sal.- Lascia stare, Santinu, me lo dirai un'altra volta.-

San.- Perche`,non lo vuoi sapere piu`?-

Sal.- No e` che puo` darsi che ti sbagli... Ca certu,  può  darsi.- ( tutto dovra' svolgersi facendo sospettare   che l'amante della signora Filippina sia Salvatore) 

San.- E puo` darsi che non mi sbaglio...Avanti, ora te lo dico...-

Sal.- ( supplicandolo) Dimmelo un'altra volta...domani..piu`  tardi? Dopo la barba, eh?-

San.- Te lo dico adesso, ora, in questo momento, costi`  immantemente, senza indugi e tentennamenti. l'uomo, il  traditore, il presunto amante della mia meta` e`...e` ( Salvatore non respira. Santino continua la battuta in  modo sofferto)...il mio lavorante.- ( e si accascia su di una poltroncina).

Sal.- ( finalmente sollevato dalla lontananza del rasoio) Ma  chi, quel pagghionolone? Quel cocco di mamma? Ma dai.-

San.- E invece si, e` proprio lui!.. Quasi certo e`!-

Sal.- Ma come pensi...insomma come te ne sei accorto?-

San.- Eh, come me ne sono accorto... Un marito capisce tutto.  Un marito intuisce quando un altro uomo si affaccia  nella vita della propria moglie. Lo avverte come una  cosa impalpabile, (Salvatore, di spalle accenna alle corna) ma ben presente, come una realta` vaga, come un  evento incombente..( parla come se fosse ispirato e si  tocca ripetutamente la fronte ottenendo i consensi  mesti di Salvatore).-

Sal.- Ma sempre sospetti sono, vero?-

San.- Si sospetti, ma ben fondati! Me ne sono accorto da come mie moglie lo guarda, da  come lo coccola, da come se lo mangia con gli occhi, da  come le parla: ( imitando la moglie) "Robertino di qua`  Robertino di la`." Eppoi non e` stata lei a portarmelo qui`? " Sai Santo c'e` un giovane, un caro giovane,  figlio di una mia carissima amica, che vuole  sistemarsi, (Salvatore sottolinea viziosamente) che  vuole farsi un avvenire ed ha deciso d'intraprendere la  carriera di barbiere rifinito. Lo prenderesti con te? "  Ed io, minchione:"Ma conosce il mestiere?" E quella: " Ce la impari tu la professione, no?"-

Sal.- E allora?-

San.- E allora lo presi no? E ci " imparai la professione"  e cosa ha imparato lui? –

Sal.- A fare il barbiere.-

San.- No, a farmi le corna, bestia!-

Entra da sinistra un giovane alto, aitante, belloccio, distinto, vestito con un certo buon gusto. Porta gli occhiali da sole alla moda e tiene in mano una ventiquattrore. E` Roberto Consoli, il lavorante.

Rob.- Buongiorno principale, buongiorno don Salvatore...-

Sal.- Buon giorno caro Roberto.- ( occhiataccia di Santino)

San.- Buon giorno Robertino...( imita la moglie e lo fa notare a Salvatore).

Sal.- ( Avvertendo aria di bufera) Amici, scusatemi, ma io debbo proprio scappare, debbo andare in Pretura, m'aspettano per le nove... sapete e` per una faccenda importante.-

San.- La solita falsa testimonianza, abbiamo capito. Dai, siediti che in un attimo finisco di raderti.-

Sal.- Ma no, lascia stare, hai gia` fatto un  capolavoro.(allude a qualche piccolo taglio sul viso, quindi si asciuga il viso con un asciugamani, non nascondendo la voglia matta di uscire dal salone.)

San.- ( controllando il calendario) Questo servizio e` fuori abbonamento.-

Sal.- Davvero? Mettilo in conto, pago dopo, segna, segna…  Salutiamo… ( esce in fretta).

San.- ( rassegnato ) Segna, segna… salutiamo, salutiamo.-

 

Santino pulisce e ripone gli arnesi, intanto osserva Roberto che si prepara per prendere servizio.

Roberto, con molta cura, prende dalla ventiquattrore il camice e lo indossa con la stessa cura di un chirurgo. Quindi si guarda allo specchio, aggiusta qualche particolare, si da una ravviata ai capelli, quindi prende i suoi arnesi, sempre dalla valigetta, e li ripone nella sua consolle. Poi si toglie gli occhiale e diligentemente li ripone nella ventiquattrore, infine prende il giornale, si siede nella su seggiola, e in attesa dei clienti, si mette a leggere. 

 

San.- ( che non ne puo` piu`) In tutti gli altri saloni, e` il giovane lavorante a fare le pulizie e a mettere ordine nel negozio, ma qui` no! Qui siamo signori...e  gia`, siamo raccomandati...noi...( intanto spolvera).

Rob.- Don Santino, i patti sono patti. Cosa vi dissi quando mi avete assunto? Vi dissi: "La mia prestazione d'opera   prescinde dalle pulizie e voi avete accettato, dunque,  se volete il salone pulito, o ve lo pulite voi, oppure  vi fate la serva... a proposito, perche` non stipulate un contratto con la Splendidopulitoveloce? Sapete, fa  buoni prezzi.-

an.- ( fa cenno di tirargli addosso una spazzola, ma si ferma perche` vede entrare Filippina,donna di mezza  eta` grassa) Sta...scupitta e` e`… sempre fuori posto.  Ciao Filippina, chi successi?  Perche` sei venuta?-

Fil.- Buon giorno Robertino, come stai?-

Rob.- Buon giorno signora Filippina, bene grazie, e voi? ( intanto galantemente si alza e si inchina)

Fil.- Benone , benone. Ciao Santo.-

San.- Ciao, ciao. Ma chi successi? Perche` sei venuta?-

Fil.- Ho bisogno di soldi, debbo fare lo shopping.-

San.- Lo che?-

Fil.- Lo shopping. Debbo fare compere, mi serve moneta,  sghei, lire, franchi, palanche, ovvero centoni.- 

San.- Marchi e petrodollari. E che siamo alla borsa? Avanti, quanto ti serve?-

Fil.- Tre, quattrocento..-

San.- Lire?-

Fil.- Mila lire...-

San.- Quattrocentomilalire? Senti bella, guarda che fai,  prenditi queste quarantamila e fila, prima che cambi  idea..tre-quattrocentomila lire ( imita la moglie) e  che mi ha preso per l'Avvocato? Aho`, io sono un  lavoratore, un onesto lavoratore, un uomo fedele e  leale ( allude) io, che si suda la sua giornata.- 

Rob.- Andiamo don Santino, non fate il tirchio. Voi il vostro centone giornaliero ve lo fate comodamente...- 

San.- E che fai la spia? Chi sei il mio Giuda?-

Fil.- Lascia stare Robertino, oggi il principale e` nervoso,  molto nervoso. Pero` se mi innervosisco io... uhe`, si  salvi chi puo`.-

San.- Calma, calma, ecco cinquantamila e vai a fare.. lo shopping.-

Fil.- ( che capisce una certa allusione) Santu non mi  provocare sai? A fare quello che alludevi, ci vai tu. E  portami rispetto di fronte agli estranei.-

San.- Chi? Robertino? un'estraneo? Ma Filippina cosa dici..( ironico) 

Fil.- Ho capito, va bene, vuoi che finisce a schifiu. Bene, ora mi armo... -

San.- ( preoccupato) …Di cosa?-

Fil.- …Di pazienza e aspetto che incominci ad incassare. ( si toglie il soprabito e si siede in una poltroncina) 

San.- ( rassegnato) E aspetta, aspetta.( si siede anche lui)

Rob.- ( che aveva assistito impassibile al battibecco, offre  il suo giornale a Filippina) Signora, vuole leggere il  quotidiano? E di oggi sa?-

San.- ( scimmiottandolo) E fresco di giornata, sa?-

Fil.- Piantala cretino! Grazie Robertino, lo leggero`  volentieri.-

Entra un giovane cliente.

Cli.- Buon giorno principale, posso farmi i capelli?-

San.- Ma certo,certamente. S'accomodi qui, prego.( gli prepara la poltroncina)

 

Il cliente invece si mette davanti allo specchio, prende il pettine, si pettina, ripone l'oggetto, ringrazia e se ne va. I tre lo guardano esterefatti. Il primo che si riprende dalla sorpresa e` Santino.

 

San.- Aho`, ma questa e` proprio la mia giornata. Vuoi vedere  che oggi faccio una fesseria? Una pazzia? ( allude)

Rob.- Via don Santino, non ve la prendete cosi`, in fondo era solamente un giovane spiritoso.-

San.- E i giovani spiritosi tutti a me debbono capitare?( sempre allusivo)

Filippina li guarda con disinteresse e riprende a leggere, intanto entra un altro cliente. E` l'avvocato Capozzi.

Cap.- Buon giorno, posso farmi la barba?-

San.- Come ve la volete fare? ( Santino e` sospettoso e si arma di una grossa spazzola che tiene dietro la schiena)

Cap.- E come me la volete fare? Col rasoio no?- (E`deciso)

San.- ( non ancora convinto) Roberto, servi il signore.-

Fil.- Servilo tu, non vedi che stiamo leggendo un articolo interessante? (legge con sproporzionato interesse un  banale articolo mostrandolo a Roberto il quale l'asseconda)

San.- Ma come? il commesso legge il giornale e il principale fa le barbe?-

Rob.- Abbiate pazienza don Santino, e` questione di un minuto. Iniziate, iniziate pure, poi continuero` io.- 

San.- Ma guarda che cosa! ( intanto procede alla rasatura) Ma guarda cosa debbo sopportare! Sangue di Giuda,  sangue del demonio, sangue ladro...-

Cap.- Sangue mio! Mi state rovinando il viso, principale!-

San.- (senza neppure guardarlo) Ma che rovinarvi e rovinarvi. Qui io mi rovino, parola mia. ( guarda torvo i due che sembra tubino. Intanto maltratta il malcapitato cliente  sballottandolo nella poltrona per vedere meglio i due  presunti amanti. Il cliente prima sorpreso, incomincia  a preoccuparsi. Entra una ragazza. E` Lia. 

Lia.- Buon giorno...(e` impacciata) Scusate, m'hanno detto che la signora Filippina e` qui...-

San.- Fulippa, c'e` una signorina che vuole te.- ( brusco)

Fil.- Lia! Vieni cara, vieni, che sorpresa...-

Lia.- ( entrando) Buongiorno.. Ciao Roberto.-

Rob.- ( secco) Ciao.-

Fil.- Come? Le dici solamente ciao? Ma non vedi che e` venuta per te?-

Rob.- Me ne sono accorto!-

Lia.- Scusami Roberto..-

Fil.- Dai Robertino, piantala di fare il sostenuto e fai pace con la tua ragazza. Su datevi un bacio.( si alza e spinge i due a baciarsi)

Lia.- Scusa Robertino..-

Rob.- Si, scusa e scusa, per poi ricominciare... poi… poi c'e` quel fatto...-

Santino ascolta facendo finta di niente.

Fil.- E cosa vuoi che sia? La vuoi umiliare forse? Ha sbagliato, ti sta chiedendo scusa, cosa vuoi ancora? Mi pare che basti, santo cristiano.-

Rob.- Non credo che...-

Fil.- Avanti, datevi un bacio e pace fatta!- (li sospinge)

Santino che ha assistito al dialogo prima indifferente poi sempre piu` interessato, quando capisce che per lui non sono corna, diventa lievemente euforico e ne fa le spese il malcapitato cliente. Poi per fare ancora il sostenuto dice con durezza:

San.- Ehi, ehi, questo e` il mio esercizio, non il giardino pubblico. Qui niente smancerie!-

Fil.- Zitto tu, orso! ( poi avvicinandosi) Ma non capisci che questi  debbono fare pace per forza? ( fa cenno alla  pancia grossa di Lia)

San.- Ho capito. ( fa cenno alla gravidanza) Ho capito, non sono mica scemo.-

Fil.- Sia lodato Dio, non e` scemo!-

Cap.- Ahi, m'avete tagliato!-

San.- ( osservandolo) Esagerato e` solo un taglietto invisibile, guardatevi allo specchio.-

Cap.- Questa e` una coltellata, questo e` sfregio permanente! Assassino, delinquente!-

San.- ( euforico per le scampate corna) Evvia, come siete esagerato. Questo e` nulla in confronto..( imita le corna) Avanti, ora ve lo disinfetto e tutto a posto.-

Cap.- A posto un corno!-

San.- Anche due, ma il pericolo e` scampato.-

Cap.- Pericolo scampato? Questo vi costera` caro! vi faro` causa per lesioni permanenti aggravate e volontarie!- 

San.- ( che ha finito di disinfettarlo) Con l'attenuante del  soccorso immediato. E` una sciocchezza, credetemi.- 

Cap.- ( alzandosi e togliendosi il pettinatorio furiosamente)  Ve le daro` io le sciocchezze! Io sono l'avvocato  Capozzi. Avete capito? Ca-po-zzi!-

San.- ( rassegnato) Ho capito: Bacozzi.-

Cap.- Capozzi!!-

San.- E che ho detto? Pocozzi.-

Cap.- Capozziii!!-

San.- Pocazzi, va bene?-

Cap.- ( disperandosi) Ma chi mi ci ha portato in questo inferno, chi me l'ha fatto fare d'entrare qui stamani?- 

San.- ( l'aiuta a sistemarsi e lo spazzola) Cinquemila, grazie...-

Cap.- Cinquemila? Me ne darete voi mille volte tanto, tintu scarparu! Calzolaio! Ci vedremo in tribunale. Addio! ( esce impettito)

San.- ( Che e` rimasto con la mano tesa) Uhh come siamo suscettibili… E va bene, oggi faccio beneficenza. Oggi offre la ditta… Cu mangia mangia...Robertino, ascolta...-

Rob.-( che ha assistito alla scena sghignazzando insieme alle due donne) Dica principale.-

San.- Robertino, e non potevi dirmelo prima del... del...insomma mi hai tenuta nascosta... questa splendida  ragazza... come.. tua futura ... insomma..Eh?-

Fil.- Ma non l'ha tenuta nascosta a me. Vero Robertino?-

Rob.- Scusatemi, qui c'e` da risolvere un problema.-

Fil.- Un piccolissimo particolare, quasi senza importanza.-

Lia.- Mi vergogno...- ( Santino sornione accenna alla pancia)

San.- Siete perdonati, tutti e due. Senti Robertino, se vuoi metterti la testa a posto, io posso aiutarti. Sai che sono senza figli, quindi quando mi ritirero` potrei lasciate a te l'esercizio. Che te ne pare?-

Fil.- Che generosita`. L'ho sempre detto io...-

Rob.- Ecco io...-

Suona il telefono. risponde Santino.

San.- Pronto? Si qui il Salone Barbagallo...dite... ho capito.. lo volete subito? va bene, fra cinque minuti sara`  li`... come si chiama? Sansevero… ho capito dott. prof. Comm. Agatino Sansevero ( prende appunti) benissimo,  buongiorno a lei. Senti Roberto, dovresti andare ( legge l'appunto)  presso la clinica chirurgica per fare un servizio ad un cliente di riguardo. Gli devi fare urgentemente la

barba perche` aspetta un pezzo grosso e vuole farsi trovare in ordine... Ecco, cerca di Ingrassia,

l'infermiere capo. E` tutto.- ( gli da l'appunto)

Fil.- Passo e chiudo...-

Rob.- Prendo gli arnesi e vado. ( prepara la ventiquattrore) Allora vado? ( riluttante)

San.- Vai, vai su`.( fa cenno di smammare)

Rob.- Non mi cambio, tanto e` vicino..che faccio vado?-

San.- Vai e non ti perdere...-

Fil.- Vai Robertino e buon lavoro.-

Lia.- Stai attento amore...-

San.- Guardate che va a fare una barba, non la guerra mondiale.- (Roberto esce)

Fil.- Stai zitto tu, insensibile ( e` commossa)

San.- E va bene, sono insensibile, ma intanto adesso andate  via che debbo lavorare.-

Lia.- S'e` fatto tardi, me ne vado a casa. Grazie di tutto signora Filippina.. e anche a voi don Santino..-

San.- Ma che dici… vai Lia e stai tranquilla per il tuo Robertino e per... insomma addio. ( accenna alla pancia) 

Lia.- Buongiorno a tutti.-

Fil.- Ciao cara e… giudizio, vedrai che tutto si accomodera`.-

Lia esce.

San.- Filippina..Filippina.-

Fil.- Ah?-

San.- Che sei arrabbiata?-

Fil.- Puo` darsi...-

San.- Come puo` darsi...Avanti, vieni qua, facciamo pace.-

Fil.- Sei stato villano sai?-

San.- Lo so, lo so, ma se tu sapessi perche`...-

Fil.- Perche`? Dimmelo!-

San.- Ora mi sento ridicolo, ma vedi, vedi... mi pareva che Roberto...-

Fil.- Ancora contro quel ragazzo? Ma sei tosto sai?-

San.- No, no, non ce l'ho con lui... Anzi, se lo vuoi sapere ce l'ho con me stesso, capisci?-

Fil.- No, non capisco.-

San.- Insomma ti volevo dire...-

Fil.- E sbrigati, malanova, mi stai tenendo sulle spine.-

San.- Mi sbrigo, mi sbrigo, pero` tu lasciami parlare e non mi interrompere!-

Fil.- Non mi dare ordini Santo Barbagallo!-

San.- Ma quali ordini d'egitto. Ascoltami. Dunque. Allora..- 

Fil.- Santa pazienza...-

San.- Devi sapere che ho vissuto due mesi d'inferno, da due mesi Otello si e` insinuato in me, da due mesi.-

Fil.- Chi Otello Scalora? quel malasutatu? quell'avanzo di galera?-

San.- Ma quali Scalora. Io parlavo di Otello il moro, quello di Jago e Desdemona.-

Fil.- Questi non li conosco proprio proprio. E allora?-

San.- Mih, ma sei proprio ignorante, ma allora all'opera che ti ci porto a fare? Per farti annacari con la pelliccia nuova?- ( la imita)

Fil.- Non insolentirmi, barbiere da strapazzo!-

San.- Bella tu... parrucchiera per signora...-

Fil.- Avanti Santu che ho premura, finiscila e dimmi quello che devi dirmi.-

San.- Quello che tento di dirti da un'ora e`... e` che ero geloso. Mi sentivo tradito.-

Fil.- E da chi? Da me? ( sbalordita)

San.- No, da mia nonna! Ma certo che mi sentivo tradito da te. E vuoi sapere con chi?-

Fil.- Con chi, sentiamo?-

San.- Con Robertino.( imbarazzato )

Fil.- Ridicolo!-

San.- Chi io?-

Fil.- No, a te avrei detto scemo!-

San.- Meno male...-

Fil.- Ridicolo e` solo il pensiero. Robertino, cose da pazzi..-

San.- Sai il tuo comportamento era strano, parevi interessata...-

Fil.- Interessata alla storia, e per umanita`. In fondo voglio aiutarli. Lia aspetta un figlio, Robertino si

deve sistemare...-

San.- Ed io sono una bestia! Non ho capito nulla! Ma che  posso farci? Lo sapevo io? No! E le tue attenzioni per  quel ragazzo avvaloravano sempre piu` i miei sospetti. Stavo impazzendo credimi...temevo...temevo di commettere  una pazzia... un'atto violento...un crimine!-

Fil.- Ma Santino...-

San.- Guarda, se non ci credi, guarda(tira fuori dal cassetto un affilato rasoio) lo vedi? volevo sfregiare te e il ragazzo. Sventurato me! Ma non ragionavo... Domanda a Salvatore Papera com'ero stamattina.-

Fil.- Povero Santuzzu mio. ( lo abbraccia) Ma allora mi vuoi ancora bene... nonostante gli anni ...-

San.- Certo che te ne voglio. Sono passati trent'anni e per  me e` come se iniziassimo ora..-

Fil.- Avanti va, contegno, non siamo mica alla villa.-

San.- ( che ha capito l'allusione alla sua battuta sui ragazzi)Capito, capito, sono anche un orso...-

Fil.- Un orso buono, pero`. Avanti dammi le cinquantamila per  le compere.-

San.- ( tira fuori centomila) Crepi l'avarizia. Tieni  centomila e comprati tante cose belle.-

Fil.- Che generosita`! ( E' contenta. Prende soprabito e  borsa) Eh, l'ho sempre detto: Ne vuoi uno? Chiedine  tre!- ( sottovoce)

Santino l'aiuta ad indossare il soprabito e l'ammira. 

Fil.- Ciao orso.-( finto bacio)

San.- Ciao cara.( guarda con ammirazione la donna che esce).-

 

Santino, finalmente sollevato, prende il giornale e si siede su una poltroncina in attesa di clienti. Entra Roberto. 

 

San.- Roberto? ti sei sbrigato presto.-

Rob.- Non ho fatto il servizio.-

San.- Come non l'hai fatto? E perche`?-

Rob.- Ho chiesto di Ingrassia, ma mi hanno detto che si era sentito poco bene e che era andato a casa..-

San.- E tu te ne sei ritornato tranquillo.-

Rob.- Si principale...-

San.- Principale un corno! Ma che sei scemo? Non potevi rivolgerti a qualche altra persona?-

Rob.- Mi sono vergognato.-

San.- Come vergognato? e che e`? ti vergogni di lavorare?-

Rob.- Non e` questo, non e` questo...-

San.- Sangue di Giuda e allora cos'e`?-

Rob.- Non fatemi parlare, per favore...-

San.- E no! Tu devi parlare. Io da principale ho diritto di sapere perche` un servizio non e` stato fatto. A parte che sono curioso di sapere...Perche`, ah?-

Rob.- Io ve lo dico, pero` voi non dovete pensare male di me.-

San.- Cerchero`, cerchero`.-

Rob.- Ecco, appena sono arrivato ho cercato d'Ingrassia e un  mezzo cretino mi ha detto che era a casa perche` si era sentito male, ma se volevo saperne di piu`, dovevo parlare con la signorina infermiera: e me la indica. La guardo meglio e vedo che la signorina...l'infermiera era una ragazza che avevo corteggiato qualche mese fa e  alla quale mi ero presentato come ingegnere minerario,   per fare colpo. Ora voi mi capite, come potevo, adesso,  presentarmi da lavorante del barbiere Barbagallo? Come

potevo dire: signorina dov'e` il cliente da sbarbare?  Don Santino, potevo?-

San.- E sei ritornato...-

Rob.- …E sono ritornato...-

San.- …E io ho perso un cliente...-

Rob.- …E voi avete perso... un momento, un momento. Don  Santino, sentite che idea: perche` non ci andate voi,  qui, al salone pensero` io. Cliente salvato. Eh che ne  dite?-

San.- Ma io non ci sono andato mai...-

Rob.- E andateci ora. Anzi sapete che facciamo? Vi presto il mio camice alla moda, la mia ventiquattrore, i miei occhiali e col vostro fisico farete un figurone, eh?-

San.- Beh, quasi quasi... pero` lo faccio solo perche` ho  sempre invidiato la tua eleganza, la tua classe.-

Rob.- E io vi do la mia eleganza e vi insegno la mia classe.  Anche se voi, di classe ne avete abbastanza. Venite,  indossate questo...( si toglie il camice e lo fa  indossare a Santino. Gli mette gli occhiali lo fa guardare allo specchio dandogli dei colpetti  d'assestamento. Poi gli mette in mano la ventiquattrore  e si allontana per vederne l'effetto) Perfetto! Don  Santino, siete una potenza. Vedete che classe? Che  figura? siete una cannonata!-

San.- ( ammirandosi) Effettivamente...-

Rob.- Sapete che vi dico? Per la vostra classe vi dovrebbero nominare presidente dei barbieri, affini e misti. Voi  ve lo meritereste, perbacco! Il vostro portamento ve lo consente, parola mia!-

 

Intanto si affaccia Salvatore Papera e  vede Santino che prende Roberto per le guance e gliele pizzica, e resta allibito perche` equivoca.

 

San.- ( facendo l'azione di cui sopra) Robertino, t'ho  sottovalutato. Tu sei un giovane veramente in gamba. Tu  farai carriera sotto la mia scuola e diventerai  qualcuno. Forse aprirai un grande e lussuoso salone in  via Etnea e servirai la crema della citta`. E col mio appoggio, diventerai tu il presidente della categoria!-

Rob.- (imbarazzato) Troppo buono, don Santino, troppo  buono.-

Entra Salvatore.

San.- Santinu, Santinu! E le corna? ( fa il gesto)

San.- Quelli te li rompo io se fai ancora quel gestaccio! Questo ragazzo e` un gentiluomo.-

Sal.- Sant'Alfiu, Cirinu e Filibertu, il mio piu` grande amico e` cornuto e contento! Che mondo, che mondo..( esce portandosi sulla fronte la mano destra con l'indice e il mignolo alzate). Santino cerca qualche oggetto da scaraventagli dietro, mentre Roberto tenta di frenarlo. Tela.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                 Atto  II

 

Sulla scena e` stata ricostruita l'anticamera di una clinica ospedaliera: porta d'ingresso a sinistra, a destra una porta che da sulle corsie; un tavolino con sedie, telefono, bacheche con ordini di servizio, manifesti per concorsi e propaganda medica, panca bianca e barella a ruote a muro. All'apertura del sipario c'e un uomo in camice bianco sgualcito e macchiato, appoggiato al muro, vicino alla

barella, che si pulisce le unghie: E` Giugnetto, barelliere di I^ classe. Squilla il telefono e Giugnetto non se ne cura affatto. Entra di corsa Maria, l'infermiera, che si reca a prendere l'apparecchio.

Mar.- Ma Giugnetto, non senti che il telefono squilla?- 

Giu.- Lo sento, lo sento. ( sempre impassibile)

Mar.- E perche` non rispondi?-

Giu.- Perche` sono barelliere, non telefonista.-

Mar.- Allora la telefonista sarei io? ( prende il telefono)  Pronto? si, si grazie, riferiro`. (chiude il telefono , poi rivolta a Giugnetto) Forse ti cadevano le manine ( ironica).-

Giu.- Ho una qualifica io.-

Mar.- Perche` io non ce l'ho? Io sono infermiera  professionale caro mio, e rispondere al telefono non e` declassante. Piuttosto vai dal professore Scecconi e digli che sta per arrivare il suo illustre collega.-

Giu.- Vado, ma per farvi un piacere. Io sono barelliere non  portaordini. Perche` il nuovo contratto di lavoro.- 

Mar.- Giugnetto, e` urgente! Dai la notizia al professore, per piacere.-

Giu.- Ecco, l'avete detto: per piacere..(esce dalla porta che da alle corsie )

Mar.- Eh santa pazienza.. come se in questo ospedale non ci fossero abbastanza problemi, ci si mette anche lui..  Beh, un po di ragione ce l'ha, eccome, qui ognuno dovrebbe fare il proprio lavoro, invece.. Ecco,  per esempio: il telefonista dovrebbe stare qui, invece  e` a giocarsi la schedina; l'altro barelliere bada  all'ossigeno del nr 40, al posto dell'infermiere addetto, che e` andato a casa del professore Scecconi a  riparargli il rubinetto del bagno; il dottor Saccuni  invece di stare al reparto e` a farsi una visita  domiciliare a pagamento... e anche Scecconi, il primario, passa piu` tempo presso il suo studio  privato che qui in ospedale... E intanto  va tutto a  rotoli.  E` uno sfascio! USL? e che vuol dire? vuol dire: Unni sunu i lavoratori? E gli ammalati? Ma perche` ci sono pure loro? e cosa c'entrono 'sti scocciatori?  santa pazienza..Eppoi oggi ci voleva anche questa visita fiscale, e il malessere di Ingrassia, per completare l'opera.E io ora sono rimasta sola e inguaiata in questo luogo di matti. (per tutta la tirata, Maria mettera` ordine nella  saletta.)

 

Rientra Giugnetto.

 

Mar.- Ah, sei ritornato finalmente? E cosa ti ha detto il professore?-

Giu.- Ha detto: dica a tutto il personale di mettere tutto in ordine, e che ognuno se ne stesse al proprio posto! Cosi` ha detto!-

Mar.- Gia`, a tutto il personale. A me e a te, ai fessi della situazione. Comunque, vai dal commendatore   Sansevero e  digli che il suo grande professore, il luminare della  scienza, accademico dei lincei, vicepresidente  dell'ordine dei medici, sta per arrivare.-

Giu.- Vado dal commendatore Sansevero, per favore, e dico che il professore sta arrivando. Punto e basta. O vi accontentate oppure non ci vado.-

Mar.- M'accontento, m'accontento...-

Giugnetto sta per avviarsi, poi ci ripensa.

Giu.- V'accontentate per favore?-

Mar.- M'accontento per favore, per cortesia, per carita`, per  amor di Dio, per l'animaccia mia, Giugnetto vai!-

Giu.- Vado, ma il contratto sindacale...-

Mar.- Uffa! Ah, digli anche che il barbiere e` stato chiamato  e che sta per arrivare.-

Giu.- Lo diro`, sempre per favore..(esce quasi di corsa) 

Mar.- Alla buonora! (tra se) E speriamo che figaro si affretti, perche` se arriva prima il luminare, chi lo sente a quel gallinaccio gonfiato del dott. prof. com . scocciatore Agatino Sansevero Malaspina, barone di Cacocciola, ladro riconosciuto e piantonato.-

 

Rientra Giugnetto.

 

Giu.- Missione compiuta. ( fa un saluto militare)

Mar.- Grazie..(bussano alla porta) Giugnetto, vedi cosa vogliono, per favore.-

Giugnetto annuisce soddisfatto e baldanzoso apre la porta ed esce. Rientra subito dopo.

Giu.- Dicono che ce uno che cerca il commendatore Sansevero... (guardando fuori) Ah, lo vedo, e` quello... come si  chiama...l'illuminato!-

Mar.- L'illuminato? Ah, il luminare! Presto, vai ad avvisare  il professore Scecconi, intanto il Maestro lo ricevo  io.- ( Giugnetto esce di corsa e Maria si accinge a  ricevere l'ospite riassettando qualche oggetto e il proprio camice.)

Entra Santino Barbagallo, barbiere rifinito in Catania.

San.- E` permesso?-

Mar.- Oh Maestro, benvenuto, s'accomodi. Il commendatore  Sansevero l'attende con ansia. E` tutta la mattina che  chiede di lei.-

San.- Ed eccomi qua, e scusate il ritardo.-

Mar.- Ma come? un Maestro come lei che si scusa? Eh, l'ho sempre detto io: piu` bravi sono e piu` gentili si dimostrano.-

San.- Troppo buona signorina, troppo buona. Allora, il  cliente dov'e`?-

Mar.- Si trova in una stanza singola, a pagamento, sa, e`...e` come dire?..sotto stretta vigilanza. Ma adesso verra`   il professore Scecconi e sara` lui a condurla dal  paziente ed ad informarla su tutto..-

San.- Non e` necessario, se mi dite dov'e` posso andare da  solo. Mi sbrigo in cinque minuti, ho tutto pronto, (mostra la ventiquattrore) qua dentro.-

Mar.- Maestro, ma lo sa che lei e` veramente spiritoso? Ma  ecco il professore Scecconi...-

Entra Scecconi. Quarant'anni, brizzolato, occhiali cerchiati in oro, elegante, profumato, abbronzato, alto e scattante, camice poggiato sulle spalle, svolazzante. Parla affrettatamente.

Mar.- Professore Scecconi, ecco il Maestro, il profess...-

Sce.- ( interrompendola)… Caro Maestro, quale onore per me  fare la sua conoscenza.. ma s'accomodi prego..signorina  una sedia per il Maestro prego, ( Maria esegue) segga, segga...Ma che piacere, che piacere averla qua, nel mio  modesto reparto, (sottovoce) naturalmente ella non  badera` troppo alle apparenze, sa negli ospedali  meridionali..lei mi capisce...(allusivo) 

San.- ( sbigottito) Eccellenza, io non bado a nulla, solo  vorrei...- 

Sce.- Eccellenza? Che simpatico, che simpatico! Non..bada  proprio a nulla? Eh? ( allusivo) proprio a nulla?-

San.- ( imbarazzatissimo, si alza) A nulla, lo giuro! Ora  ditemi dove debbo andare, cosi` faccio il servizio,  prendo il mio dovuto e torno in bottega.-

Sce.- Che simpatico, che simpatico. Torna in bottega. Questa e` bella!.. Prende il dovuto, come?-

San.- In contanti, s'intende!- 

Sce.- ( a bassa voce ) Che faccia tosta! ( a Santino) Allora  se siamo d'accordo, col suo permesso vorrei procedere a  illustrarle il caso.-

San.- Non sarebbe necessario, ma se proprio ci tenete..-

Sce.- Che simpatico, che simpatico. Se proprio ci tengo... Ecco, il punto dolente del caso e` questo..( riflette sulle parole che deve dire accarezzandosi il viso).. 

San.- Per quella non vi preoccupate, ci penso io. Ho una mano  delicata come una piuma.-(accenna alla faccia)

Sce.- Certamente, non ne dubito, un maestro come lei, con la sua esperienza, la sua Arte, certo Arte, perche` la sua e` una vera arte.-

San.- Beh, a dire il vero sono molto apprezzato. Anzi  qualcuno mi vorrebbe fare pure presidente della categoria, ma io ho rifiutato, figuratevi...- 

Sce.- Ma perche` rifiutare? Dove accettare nell'interesse di tutti, perche` in questo paese c'e bisogno di gente  preparata ai vertici delle istituzioni.-

San.- E si, non faccio per dire, ma i miei clienti rimangono  sempre contenti e mi restano fedeli nei secoli!- 

Sce.- Fedeli nei secoli, che simpatico, che simpatico. ( prende Santino per un braccio e lo porta in disparte)  Maestro, ora debbo metterla al corrente di un particolare un po' noiosetto: sa, nel nostro corpo, come nella societa`, ci sono talvolta, come dire? ecco, dei bubboni, dei piccoli foruncoli, che bisognerebbe  eliminare...-

San.- A quelli ci penso io, e che ci vuole? una strizzatina  e via! D'altronde io sono un maestro per questi piccoli  interventi. Ora ci spiego: io prendo la parte interessata con due sole dita, mi spiego? poi, quando l'ho ben saldamente afferrata, zac! una strizzatina  energica e tutto fatto!-

Sce.- Una strizzatina energica, che simpatico, che simpatico. Dicevo qualche bubbone che bisognerebbe eliminare. Ma  non sempre cio` e` possibile. Ci sono in mezzo, talvolta, questioni che investono tutti i settori del delicato organismo e che non permettono un intervento brusco, traumatico. per cui, qualche volta, bisogna  fare buon viso a cattivo gioco... mi spiego caro  Maestro?-

San.- Non troppo per la verita`.( fa una smorfia di perplessita`) Pero` non vi preoccupate ci sono qua io,il mastro dei mastri.- 

Sce.- Il  mastro dei mastri, bella questa. Che simpatico, che  simpatico. Quindi , Maestro, possiamo stare tranquilli  io e il mio cliente? Che, se mi permette, adesso e` anche suo...- (lo tocca col gomito allusivamente) 

San.- Tranquilli, tranquilli. Sistemo tutto io. Ora se non vi  dispiace, dato che in bottega ho lasciato solo il giovane, vorrei fare velocemente il  servizio. Ma badate, veloce si, ma non arronzato. Io lavoro di fino!- 

Sce.- Lo sappiamo, lo sappiamo. Venga, l'accompagno. –

Si avviano alle corsie, da destra, quando dalla porta di sinistra entra un signore di media statura, rotondetto, bonaccione, modestamente vestito, con una borsa in mano. E` il professore Modesto, il luminare della scienza. 

Mod.- E` permesso? Si puo`?-

Mar.- (andandogli incontro) Cosa desidera?-

Mod.- Sono il..sono qui per il caso..commendatore Sansevero.-

Mar.- Un'attimo, prego. ( a Scecconi) Professore, mi scusi, forse sarebbe meglio che lei trattenesse ancora per qualche minuto il Maestro..( fa cenno a Modesto, scambiato per il barbiere)..per quel servizio..( fa  cenno alla barba) di rasatura..-

San.- Per me non e` un problema: faccio in un minuto...-

Sce.- Ma no Maestro, la prego, mi permetta un attimino, sistemo una piccola seccatura, un minutino, eh?-     ( si avvicina a Modesto)

San.- (Perplesso) Mah, e va bene, aspetto.(tra se) Sono  gentilissimi, cortesissimi, e dove lo trovi un professore che tratta coi guanti gialli un maestro  barbiere? Ma la pagnotta, e` pagnotta, e qui sto perdendo la giornata...-

Mar.- (Che ha sentito la prima parte della battuta) Ammazza che forza: ha capito che quell'uomo e` il barbiere. E` inutile, la scienza e` scienza, e i luminari sono luminari.-

Sce.- ( parlando sottovoce) E` questa l'ora di arrivare? Vi abbiamo chiamato da un sacco di tempo e voi vi presentate, sfacciatamente, con questo ritardo? E adesso chi lo calma il commendatore? Io dovro`  calmarlo, e ce ne vorra`, sapete!- 

Mod.- Mi dispiace, un'altra volta cerchero` di fare prima…   ma all'aeroporto...-

Sce.- Niente scuse, e non ci sara` una prossima volta per  voi, questa e` l'ultima..( va verso Santino) mi scusi  Maestro.. ( fanno finta di parlare tra di loro) 

Mod.- Eh pazienza...-( sospira e si guarda attorno)

Mar.- La pazienza la perdera` Sansevero. Ora facciamo cosi`: Intanto che il direttore intrattiene il professore  Modesto, io vi accompagno nella stanza. Fate elocemente la barba al commendatore, e sparite in   fretta, per i soldi ripassate dopo...-

Mod.- Come, come? lui e` il professore Modesto? Io la barba? Fatemi capire intanto cos'e` questa fretta?- 

Mar.- ( sottovoce) Il commendatore vuole fare una buona impressione al professore Modesto. Vuole fare la parte del galantuomo perseguitato ingiustamente... venite...-

Mod.- ( a Giugnetto che seguiva tutto indifferente) Ma  perche`?-( affiancandosi a Giugnetto, seguendo Maria) 

Giu.- ( seguendo anche lui Maria che intanto gia esce)   Perche` quell'illuminato (indica Santino), deve  trovargli una brutta malattia che lo salvi dal carcere. E Scecconi se lo sta lavorando bene. ( fa cenno ai  soldi)

Mod.- Scecconi? e cosa c'entra lui?-

Giu.- Centra, centra, Sansevero e` un cliente d'oro del suo studio privato, e clienti dello studio pagano bene.- 

Mod.- Solo per questo?-

Giu.- E anche per l'onorario supplementare per questa, come dire, operazione diplomatica, mi spiego?-

Mod.- Vi spiegate, vi spiegate molto bene. Grazie.- 

Sce.- E voi state ancora qui?-

Mod.- Vado a servirvi subito, indicatemi la stanza per favore.(allusivo)

Sce.- Stanza nr 30. Accompagnalo Giugnetto!-

Giu.- No, se non mi dite: per favore.-

Mod.- Mi accompagni, per favore..(sorride a Scecconi che e` accigliato)

Giu.- ( pimpante) Questo e` parlare! Andiamo barbiere!  ( esce seguito da Modesto che sorride per l'appellativo. Rientra Maria)

Mar.- ( allarmata) Professore il nr 40 sta morendo!-

Sce.- Come sarebbe a dire?-

Mar.- Non lo so. Mi ha chiamato il barelliere. Professore venga subito.-

Sce.- Ma ho un ospite...(sottovoce) 

Mar.- Ma quello muore! ( indicando le corsie) Vada a fare il  suo dovere professore!- ( con decisione) -

Sce.- ( sorpreso) Certamente...mi sembra logico… vengo ubito...( a Santino) Maestro, mi perdoni un minutino ancora, ho un'altra seccatura, a tra poco. Signorina, mi segua!- ( escono)

Entra Giugnetto e fa cenno con le dita per indicare che il paziente e` morto.

San.- ( turbato) E` morto?-

Giu.- Quasi… forse un miracolo...oppure...

San.- Oppure?-

Giu.- I picciuli, che fanno venire la scienza a Scecconi!-

San.- Ah.-

Giugnetto esamina Santino girandogli attorno e mettendolo in imbarazzo. Ogni tanto il barelliere si ferma a riflettere, poi inizia a girare tentando di dire qualcosa. Infine si decide. Santino e` preoccupato.

Giu.- Scusate Maestro, ma la vostra faccia non mi e` nuova.  Dove vi avro` visto prima d'ora?-

San.- ( respirando di sollievo) Mah, forse nel mio salone?- 

Giu.- Avete un salone? .. D'automobili?-

San.- No, quali automobili. Al salone qui sotto all'angolo...-

Giu.- Al salone qui sotto? All'angolo?-

San.- All'angolo, proprio prima della macelleria  Supercarne.-

Giu.- Quella dei fratelli Chianca?-

San.- Esatto!-

Giu.- Aspettate, ricapitoliamo..(ripensandoci).. Ma voi non siete di Roma?-

San.- Ca quale Roma, io sono nato, cresciuto e abito  all'ombra del Liotro!-

Giu.- E non siete professore illuminato?-

San.- Ca quali illuminato, io sono Santino Barbagallo, barbiere rifinito corrente in Catania. Piuttosto,  annacatevi belli, ca sto perdendo la giornata.-

Giu.- ( Sbalordito) Voi sareste il barbiere?-

San.- All'anima del comprendonio. Certo io sono il barbiere!-

Giu.- ( spaventato) Ma se voi siete il barbiere, quello di la`, chi sarebbe?-

San.- Mah, forse avete chiamato  un'altro barbiere, visto che ritardavo. Ma andate a vedere voi...  E, intanto che ci  siete, chiedete a quel gentilissimo professorone  cosa debbo fare.  Io avrei una certa premura, nel salone ho lasciato solo il lavorante, capite?-

Giu.- ( Incominciando a ridere) E` il barbiere, e` il barbiere.. (indica Santino).

San.- Barbiere rifinito e ricercato, per vostra norma!-

 

Giugnetto si sbellica dalle risate, intanto rientrano Scecconi e Maria.

 

Sce.- Giugnetto, contegno! C'e` il Maestro! Maestro la prego, lo compatisca...-

Giu.- (sempre ridendo) Maestro, la prego, lo compatisca...- 

Mar.- Giugnetto, ma che ti succede?-

Giu.- ( piu` calmo) A me niente, vedrete a lui. ( indica   Scecconi)

 

Dalle quinte si sente un urlo selvaggio, poi entra Modesto.

 

Sce.- Chi urla cosi`? -

Mod.- E` il vostro cliente, il commendatore...-

Sce.- Cosa gli avete fatto, sciagurato? L'avete sfregiato?-

Mod.- No, fregato!-

Sce.- Come vi permettete miserabile barbiere insolente!-

San.- Ehi calma, calma. Come vi permettete voi d'offendere  un onorato artigiano?-

Sce.- Maestro abbiate pazienza, voi non c'entrate in questa  storia di barbieri miserabili e insolenti.-

San.- Badate come parlate professore dei miei.. tentacoli. Questo e` un insulto a tutta la categoria!-

Mod.- Ha ragione, perbacco! ( a Santino) Giusto, bravo!-

San.- Grazie collega.-

Mod.- Prego collega.-

Sce.- Ma insomma, cosa succede nel mio reparto?-

Mod.- Vostro ancora per poco...-

Sce.- Cosa volete dire, barbiere!-

Giu.- ( delicatamente) Professore, il barbiere e` lui...-

Sce.- Lui? e questo?-( indica Modesto)

Mar.-( portandosi le mani alla bocca) Vuoi vedere che e`...che  e` il luminare?-

Sce.- ( impallidendo) Lei sarebbe.. lei e`..( Modesto  conferma con la testa) ... Oddio Svengo...-

Mod.- Fate con comodo, avrete presto mie notizie.-(esce)

Si sente un forte vocio tra le quinte ed entra il commendatore in manette, accompagnato da un poliziotto. 

Com.- Me la pagherete, tutti me la pagherete, e primo fra  tutti tu, Scecconi! Faro` il finimondo, faro` causa  anche al padreterno, smuovero` pure il presidente della  repubblica, voglio giustizia, giustiziaaaa!!-(escono)

Sce.- Sono rovinato, sono rovinato.. anzi sono morto! ( si accascia tra le braccia di Giugnetto e di Maria) E la colpa e` vostra!( indica Santino) -

San.- Mia? E chi centro io, povero innocente? Come vi disse quel signore, (indica Giugnetto) io sono Santino  Barbagallo, barbiere rifinito, e ho il salone qui  sotto, vicino alla macelleria...- (cantarellante)

Giu.- …Dei fratelli Chianca, diniscanzi.-

San.- ...Sono artigiano stimato...-

Giu.- …Fino e ricercato...-

San.- …Sono incensurato...-

Giu.- …E tiene i lavoranti...-

Sce.- …E leviti davanti, delinquente!-

San.- Ho la faccia da delinquente io? ( si rivolge a tutti i  presenti)-

Sce.- Avevi la faccia, perche` ora te la rompo, te la mangio ... lasciatemi lo voglio morto! ( E` trattenuto dai presenti. E` esaltato, e` furioso)

Intanto che i presenti trattengono Scecconi, Santino, alla svelta, raccoglie la borsa ed esce. Scecconi non trova di meglio da fare che svenire.

Mar.- Aiutami Giugnetto, portiamolo in corsia.-

Giu.- Portiamolo, per favore.-

Mar.- Per favore.. Uffa chi si 'ncuttu! Avanti, piano,  piano...- ( escono di scena da sinistra)

Entra un uomo anziano: Grossa pancia, piccolo, vestto molto modestemente, occhiali da miope. cammina saltellando.

E` Ingrassia, l'infermiere capo. Si guarda attorno sconsolato.

Ing.- Ecco, non c'e` nessuno, nessuno! Non mi posso allontanare, non posso nemmeno tentare di schiattare, che se la squagliano tutti, tutti! Ehi! Signori infermieri, barellieri, inservienti, lavativi..-

Rientra Maria. 

Mar.- Ingrassia! Voi qui? Ma il collasso...-

Ing.- Ma quale collasso, era fame! Faccio la dieta-shock, e qualcosa non ha funzionato bene. Mi sono fatto uno sfilatino e tutto e` passato. E gli altri dove sono?-

Mar.- Lasciatemi stare, lasciatemi stare per carita`.Oggi  qui e` successo il finimondo.-

Entra Giugnetto.

Giu.- Il professore e` spacciato! ( fa cenno con le dita)...  Buongiorno Ingrassia.-

Ing.- Chi e morto? Scecconi?-

Giu.- Morto? Quasi morto... finito, steso, caput!-

Ing.- Ma che dice stu cretino?- ( A Maria)

Mar.- Sedetevi Ingrassia, vi racconto tutto io. E tu stai zitto!-

Giu.- Zitto per favore!-

Ing.- Per favoooreee. Allora Maria?-

Con una musica adatta, Maria mima il racconto, a Ingrassia, mentre Giugnetto imita tutte le fasi salienti, a gesti. Ingrassia sembra sbalordito.

Ing.- ( alzandosi, fischiando e gesticolando con la destra ) Steso, completamente steso! Scecconi e` finito!-

Giu.- ( speranzoso) Che fanno, l'attaccano?-( fa cenno alle manette ai polsi)

Ing.- Puo` anche darsi, puo` darsi… di sicuro e` che avremo un altro caporeparto presto, anzi prestissimo.-

Giu.- Mizzica! ( fischio d'ammirazione) E io sono contento!-

Mar.- Effettivamente se debbo essere sincera...-

Ing.- Va bene, e` venale, ma ce ne sono di peggio in giro.-

Mar.- Lo so... ma potrebbe anche incominciare il ripulisti, non credete?-

Ing.- Cosi` negli ospedali rimangono solamente i pazienti...  Maria, bisogna saper vivere..-

Giu.- A me non mi piace vivere con i professori tipo  Scecconi. Sono superbi, prepotenti e non dicono mai per favore, ecco!-

Bussano alla porta d'ingresso.

Ing.- Giugnetto, vai a vedere cosa voglio, per favore.-

Giu.- ( sbalordito) Per favore? Avete detto per favore? Mih, ma allora ci sto riuscendo ad educarvi..( corre ad  aprire la porta, poi si gira verso Ingrassia) E` vostra  figlia.-

Ing.- E falla entrare, che aspetti.-

Giu.- ( facendosi da parte sconsolato) Se l'e` gia` scordato di chiedere per favore. E'inutile, carne di porco e`! Signorina, s'accomodi.-

Entra Lia.

Lia.-Buongiorno Maria, ciao papa`, buongiorno Giugnetto.-

Giu.-Buongiorno signorina Lia...- ( Giugnetto si dimostra  lusingato e contento dal saluto flatuato di Lia) 

Mar.- Buongiorno Lia.-

Ing.- Ciao Lia, che c'e`?-

Lia.- Niente.. passavo..vi ho voluto salutare..-

Ing.- Ma guarda che gentilezza.(ironico) Avanti, dimmi che  vuoi, e dimmi anche  dove sei stata stamattina, perche`  a casa tu non c'eri!-

Lia.- Sono stata a trovare la ignora Barbagallo.-

Ing.- E chi e` costei?-

Lia.- La moglie del barbiere che ha il salone qui sotto, all'angolo...-

Giu.- Vicino alla macelleria dei fratelli Chianca?-

Lia.- Gia`, proprio li`. Ma, lo conoscete?-

Giu.- Uhuuu ( fa cenno di saperla lunga)

Lia.- Mbehh? Allora?-

Giu.- Ihhiii...-

Ing.- Quello,qui, stamani, ha fatto succedere il finimondo!-

Giu.- Alt! Stop! Fermi tutti! Quello non centra!-

Mar.- E` vero! Centri tu! Perche` tu l'hai presentato come il Maestro.-

Giu.- Un momento, calma e gesso. Perche` io?-

Mar.- Perche` prova a indovinare chi mi disse: C'e` un illuminato che cerca il commendatore Sansevero!-

Giu.- Bedda matri, e quello mi inganno`. Quello sembrava uno scienziato venuto dal cielo in terra. Aveva un camice  fatto su misura che valeva centomila lire, occhiali da duecentomila, borsa da trecentomila...-

Ing.- Ca comu: era un negozio d'abbigliamento... ma statti zitto Giunetto.. per favore. ( ironico) -

Lia.- Papa`, dovrei parlati...-

Ing.- Parla!-

Lia.- Ecco, se non ti dispiace, andiamo di la`?-

Mar.- Ma no restate pure qui..comodi. Io e Giugnetto abbiamo da fare di la`... vero Giugnetto?-

Giu.- Io non ho da fare nulla...-

Mar.- Ma si che ce l'hai..( fa cenno d'intesa)-

Giu.- Signorina Maria, che fate mi adescate?-

Mar.- Ma certo, frescone. Ma vieni via, vieni... ( fa cenno ai  due)-

Giu.- ( finalmente capisce) Ah, e` vero, ho da fare...( a Maria) Ma chi cosa debbo fare?- ( intanto escono con Maria che sbuffa.)

Ing.- E allora?-

Lia.- Io parlo, tu pero` non ti arrabbiare.-

Ing.- Non mi arrabbio. Allora?- ( paziente)

Lia.- Ma proprio, proprio, Vero?-

Ing.- Proprio, proprio. ( piu` brusco)

Lia.- Lo vedi, ti stai arrabbiando.-

Ing.- Perlamiseria! Sono tre ore che di dico: parla!-

Lia.- Lo vedi che ti arrabbi subito, subito... se c'era la mamma..-

Ing.- Spiegami cosa centra la buonanima.-

Lia.- Lei mi avrebbe ascoltato senza arrabbiarsi subito.-

Ing.- E dalle! Avanti parla Lia, non mi fare perdere tempo.-

Lia.- Papa`?-

Ing.- Si? ( con pazienza ostentata)-

Lia.- Papa`, lo sai?-

Ing.- Cosa dovrei sapere?-

Lia.- Lo sai che stai diventando nonno?-

Ing.- Coomeee?-

Lia.- Nonno! Stai diventando nonno!-

Intanto Giugnetto si affaccia per curiosare.

Ing.- Magnifico! E dimmi te l'ha detto tua sorella?-

Lia.- No l'ostetrico!-

Ing.- Oh bella, e perche` non te lo ha detto personalmente che aspetta un figlio?-

Lia.- Papa`, c'e` un particolare...-

Ing.- Quale particolare?-

Lia.- Uno, piccolo piccolo: Sono io che aspetto un figlio...-

Ing.- Ah, se e` cosi`...( ci ripensa)Coosaaa? Sei tu?..tu?-

Lia.- ( timidamente) Si, papa`.-

Ing.- Sangue dei diavuluni dei setti catini! Tu, aspetti..  senza marito..svergognata..morte mia.. Ahi, mi sento  male, mi sento male… ( si accascia su di una sedia)

Lia.- Papa`! Aiuto! Maria, Giugnetto!-

Entra Giugnetto seguito da Maria. Giugnetto fa confusione.

Mar.- Lia, che succede? ( vede Ingrassia svenuto) Ingrassia,  Ingrassia! Giugnetto, porta un po' d'acqua! Lia, che  cosa gli e` successo? 

Lia.- Non lo so, s'e` accasciato!

Giu.- Portiamolo all'ospedale!-

Mar.- Giugnetto, ma sei tutto cretino!(confusione) Lia, per favore, vai a prendere tu un po' d'acqua..- ( intanto  da piccoli schiaffetti a Ingrassia. Giugnetto la imita) Avranno litigato. Chissa` poi perche?-

Giu.- ( con aria di saputello) Io lo so-oo.-

Mar.- Hai origliato, vero?-

Giu.- Involontariamente..Allora: Ingrassia ha due figlie, una  e` sposata, l'altra e` scapola. Ora, una di loro attende un figlio, chi sara` delle due?- ( resta in attesa della risposta con aria saccente.   Naturalmente  si aspetta: quella sposata)-

Mar.- Quella scapola! ( secca)-

Giu.- Invece no...anzi si. Mih, ma come l'avete capito? Malanova, non mi riesce mai, mai, mai!!( batte i piedi  come un bambino girando per la scena. Maria continua a schiaffeggiare Ingrassia  e guarda sconsolatamente Giugnetto.)

Tela.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                           Atto  III

Stessa ricostruzione scenica del primo atto: il salone di Santino. All'apertura del sipario la scena e` vuota. Si ode, pero`, un leggero tramestio, proveniente dal retrobottega, coperto dalla discreta musica emanata da una radiolina posta sul tavolinetto. Dopo un minuto entra in scena Santino che regge con una mano un piatto contenente del cibo cotto, e coll'altra un panino e una bottiglia di vino. Posa tutto

sulla piccola tovaglia stesa sopra il piano del tavolino e rientra nel retrobottega a prendere posate, frutta e un bicchiere. Mette tutto a tavola con molta cura e si appresta a fare colazione.

Entra Salvatore.

Sal.- C'e` permessooo?-

San.- No!-

Sal.- Che siamo ancora nervosi?-

San.- No, siamo solo fuori orario. Non sai leggere (indica un cartellino appesa alla porta d'ingresso dove c'e` scritto a stampatello "Aperto" )-

Sal.- ( leggendo) "Aperto" . C'e` scritto aperto, quindi...-

San.- Giralo cretino!-

Sal.- Incominciamo? ( comunque gira il cartello e v'e` scritto"Chiuso")… L'ho girato.-

San.- ( con pazienza) E cosa c'e` scritto?-

Sal.- C'e` scritto chiuso. ( lo scimmiotta) 

San.- ( con sopportazione) E se c'e` scritto chiuso, cosa  vuol dire? -

Sal.- Che e` chiuso, mica sono scemo.-

San.- Nooo, sei solo bestia, sei...Se c'e` scritto chiuso,  vuol dire che il salone e` chiuso, e che quindi non si fa servizio. Capisti?-

Sal.- Certo che capisco...-

San.- E allora perche` sei entrato?-

Sal.- E come facevo a leggere chiuso se e` scritto  dalla  parte di dentro? ( indica il cartello che mostra la  parola:  "chiuso" . Insomma fa il tondo .)

San.- Ora e` girato verso l'interno, ma prima era verso l'esterno, malanova a mia! ( si arrabbia a getta le posate sul piatto) E finii di mangiare... ecco fatto!-

Sal.- Mizzica come la fai lunga! Come siamo precisi, adesso. (sottolinea la parola) Guarda che a San. Precisu ci mancava un dito. Avanti va`, guarda che fai: mangia! Avanti dai, mangia pure, intanto mi leggo il giornale.-

San.- ( esita, poi decide) Non mi va, m'e` passato l'appetito, va bene!  ( sparecchia) Faccia tosta!-

Sal.- ( noncurante) Santinu, ma chi cumminasti? Guarda che c'e` mezza Catania che ride ti te.-

San.- E io lo sapevo che andavi a parare li`! Comunque io non c'entro, hanno fatto tutto loro: manici e quartari.-

Sal.- Va bene, ma tu potevi dirlo subito che eri barbiere.-

San.- Ma se non mi hanno fatto fiatare! Appena sono arrivato, un infermiere m'accoglie facendomi riverenze , un'altra  chiamandomi Maestro, un professorone mi fa grandi  salamallecchi dicendo a mitraglia: che simpatico, che  simpatico... non mi hanno manco fatto dire: piu...-

Sal.- Santinu, e` vero che quello e` un po.'... un po'... ( si tocca l'orecchio destro)... eh?-

San.- Sei sempre il solito volgare! Poi, finalmente, posso dire qualcosa, ma cio` che dico e` inteso da quelli a modo loro. Fino all'ultimo li ho pregati di farmi fare il servizio urgentemente, perche` avevo lasciato nel salone solamente  Roberto, ma quali, tempu persu: Maestro di qua`, maestro di la`, che simpatico a  destra, che simpatico a sinistra.-

Sal.- Potevi dire subito subito: non sono Maestro!-

San.- Sceccu! Perche` un artigiano non e` un maestro d'arte? Io sono maestro d'arte nel taglio, bello mio.. Poi tra alcuni miei colleghi, ci sono degli artisti, scultori.-

Sal.- Poeti, santi e navigatori, cala Santinu.-

San.- Bestia! Sono scultori del capello! Quelli con sapienti colpi di rasoio...-

Sal.- …Mozzano un'orecchio...-

San.- Mih, ma certo che a parlare con te e` tempo perso.-

Sal.- Naturalmente, un maestro come te, un gran maestro...-

San.- ...Del grande Oriente e della P2, ormai.-

Sal.- Oriente? P2 ? e che  c'entra?-

San.- Intanto quella c'entra sempre, in tutto, poi il tuo  discorso e` bestia come te! -

Sal.- Ca certo, un famoso maestro ora si abbassava a parlare con un semplice trasportatore. -

San.- A parte il fatto che tu sei carrettiere patentato.-

Sal.- Prego, ex carrettiere. Ora sono trasportatore  apefornito.-

San.- Ma vo' cucchiti.. trasportatore apefornito...Per me tu sei sempre un carrettiere e rappresenti la piu` grossa contraddizione della natura, la piu` grande  ingiustizia, la piu` feroce infamia che l'uomo abbia potuto commettere contro il regno animale, nei secoli  dei secoli.-

Sal.- Amen! Avanti va, ora spiegami perche`.-

San.- Perche`? Perche` sei tu l'animale, la bestia, l'asino e toccava a te la cavezza, in virtu` della tua immensa,  astronomica, abissale bestialita`, e non a quella povera creatura del tuo asino.-

Sal.- Mih, Santinu, oggi fai furore… ma da dove ti vengono queste belle parole, chi te le suggerisce?-

San.- Il tuo asino me le ispira! Certamente, il tuo asino! Devi sapere che quella povera bestia, ogni volta che m'incontrava, scrollava la testa, abbassava le orecchie, mi guardava scoraggiato e pareva dirmi:  " Ma ti sembra giusto che lui stia a cassetta e io alla cavezza? E` un'ingiustizia! " E ragliava poverino...- 

Sal.- Santinu, Santinu, guarda che ti sbagliavi.-

San.- Io? mai!-

Sal.- E questa volta ti sbagliasti.-

San.- Perche`?-

Sal.- Perche` il mio asino non era un asino, ma un'asina e quando vedeva te, gli sembrava di incontrare il suo  moroso, lo capisti?-

San.- (stupefatto) Salvatore, addivintasti spiritoso? –

Entra oberto.

Rob.  Buon giorno don Salvatore, ossequi Maestro..-

Sal.- Buon giorno Roberto..-

San.- Non sfottiamo! Non sfottiamo, proprio tu non devi  sfottere, perche` la colpa e` tua, se non scappavi…-

Rob.- E che? Ve la siete presa? Scusate, scusate..-

Sal.- Ma Roberto, dovevi chiamarlo illustre professore, eh..-

San.- Sfottiamo, sfottiamo...-

Rob.- Don Santino, noi non vi sfottiamo.. e` che ci ha  divertito l'equivoco..-

San.- Provocato dal tuo camice, dagli occhiali, dalla  borsa...-

Rob.- E dalla vostra classe...Pero`, siete stato forte...-

San.- Modestamente. ( infervorato) Mih, avreste dovuto vedere la scena. Che casino, che casino.. La parte piu` bella fu quando Scecconi disse al professore Modesto: "Zitto voi, misero barbiere!" E io " Badate a come parlate professore dei miei tentacoli, questa e` un'offesa a  tutta la categoria! " Bravo collega" mi fa Modesto, grazie collega rispondo ,io.. E l'infermiere ci dice:" professore il barbiere e` lui.." E indica me! E  Scecconi impallidendo : " Ma allora lui.. lui.. sarebbe   lui e`...Oddio, svengo." Assuppa Scecconi, e porta a   casa!-

Sal.- Mannaggia, me la volevo vedere 'sta parte.-

Fil.- ( Entrando seccata) Anch'io me la volevo vedere.-

Saluti a soggetto e occhiataccia a Santino. 

Entra Lia.

Fil.- Avanti Lia, e che? ti vergogni?-

Lia.- Lasciate perdere signora.. vi prego...-

Fil.- (decisa) Come lasciamo perdere? entra va`!-

Lia.- Potremmo parlarne un'altra volta, con calma.-

Fil.- Perche` c'e` qualcuno nervoso qui?-(innervosita)

Lia.- No, pero`...-

Rob.- Ma che vi prende?-

Lia.- Niente, niente...-

San.- Se non c'e` niente, allora andatevene e fateci lavorare. Roberto, gira il cartello! ( Rob esegue)

Lia.- E` che..e` che..( indica don Salvatore)

Fil.- ( capisce) Ah, che distratta, mamma che testa... Sentite  don Salvatore, m'ero quasi scordata di dirvi che vostra moglie vi sta cercando...Quindi dovreste andare.-

Sal.- Ma se l'ho lasciata soltanto cinque minuti fa.-

Fil.- ( insistendo allusiva) E adesso vi vuole. Andate su`!-

San.- ( che ha capito) Vai Salvatore, non falla aspettare.-

Sal.- ( che finalmente capisce) Ah, che sbadato, certo,  certo, ..forse mi vuole dire di comprare il pane..-

Fil.- Esattooo. Proprio cosi`.Arrivederci compare.( poi  sottovoce) Finalmente st’asino ha capito...-

Sal.- ( che ha sentito) Sempre spiritosa la signora  Filippa.-

Fil.- E voi sempre bacchettone. Salutiamo e scompariamo. (cenno categorico d’uscire).-

Sal.- ( uscendo) Tempo perturbato stamani... salutiamo a  tutti...-

Saluti a soggetto.

Fil.- Finalmente! avanti, a noi.-

San.- Alala`!!-

Fil.- Cretino!-

San.- Scusa, scusa, scherzavo.-

Lia.- Io davanti agli estranei mi vergogno...Certo, don Santino e` un'altra cosa...-

Fil.- Certo, certo.. don Santino, anzi meglio il professore,  il maestro Santino Barbagallo, e` un'altra cosa…   Allora, cos'e` questa storia?-

San.- ( equivocando) Ti giuro Filippa che io non c'entro! Sono stato coinvolto innocentemente. Diglielo tu  Roberto!-

Fil.- Zitto tu, cretino! Con te faremo i conti dopo! Avanti Lia, cos'e` questa storia?-

Rob.- Ma di che storia state parlando?-

Fil.- Come quale storia? e che cascate dalle nuvole ora? Mi  riferisco a voi due. Dunque cosa sta succedendo?-

Rob.- Ma niente, niente...-

Fil.- E no, ora voi dovete parlare, mi dovete spiegare! Tu  non parli, lei non parla, ed io? Io cosa faccio?-

San.- L'affari tuoi! ( noncurante)

Fil.- Zitto tu! Siediti e non dare fastidio. Noi dobbiamo  parlare di roba intima…-

San.- …si, di mutande, reggipetti, sottovesti...-

Fil.- Di bottadisangue a te! Forza chiudi 'sta putia che  dobbiamo parlare... riservatamente...-

San.- Salone. Saloneee . ( gira il cartello alla porta )

Fil.- Finalmente…allora?-

Rob.- Forse e` meglio che parli io.-

Fil.- S'e` deciso qualcuno. Era ora!-

Rob.- Suppergiu` le cose stanno cosi`: Io conosco Lia da  soli due mesi, lei e` incinta di quattro mesi, come  posso essere io il padre del nascituro?-

San.- Semplice: fu un concepimento retrodatato.-(ironico)

Fil.- Sempre tu sei.. Un momento, riordiniamo le idee.-

San.- …e le date...-

Fil.- ( guardandolo di traverso) Mi sta piacendo, sai? Avanti Lia, adesso parla tu.-

Lia.- Mah, puo` darsi che prima... forse prima di lui...- 

Rob.- Finalmente! Certo, prima di me c'e` stato un'altro. E` evidente. ( conciliante) Vedi Lia, tu sei bellina e mi sei piaciuta fin dal primo momento. Hai colmato un  brutto momento della mia vita, mi hai dato conforto e  forza di vivere, ma non ti amo, te l'ho sempre detto che non ti amavo... Ora questo bimbo..se almeno fosse stato mio...insomma la cosa non puo` essere... ma che  posso farci io? che posso farci? Don Santino, ditelo voi, cosa posso farci?-

San.- Effettivamente, coi sentimenti...-

Fil.- Zitto tu! Questi sono discorsi di gente seria. Seria, capito?-

San.- Nella vecchiaia arrisultai ridicolo, ca certu!- (  offeso)

Fil.- Osi parlare ancora dopo la comparsa di stamattina? E tu Roberto mi dispiace, ma mi hai delusa.-

Rob.- Ma perche`, signora Filippina?- 

Fil.- Perche` ti sei approfittato di questa povera figliola, di questa fanciulla ingenua, orfana di madre, senza  nessuno che la consigliasse, sola in questo mondo cattivo e crudele.-

San.- La bella e il lupo. Atto terzo, scena madre.-

Fil.- Madre, si. Perche` i padri non capiscono nulla. Sono insensibili, sono orsi! ( piagnucola)-

San.- Ma che orsi e orsi. Ma lo vuoi capire che codesta  fanciulla, prima di conoscere il nostro Robertino, ha avuto... ha avuto rapporti intimi con un altro uomo?-   ( pomposamente)

Fil.- E ci voleva la tua scienza per capirlo...Ma Robertino doveva, doveva...-

San.- …Doveva accollarsi le corna e il figlio, vero?-

Fil.- Io non ho detto questo.-

San.- Fulippa, Fulippa, da quando ti sei messa in testa di essere l'artefice della altrui felicita`, da quando ti   vuoi occupare dei sentimenti degli altri, degli amori  degli altri, non ragioni piu`!  Ma lo vuoi capire che hai cuori della gente tu non puoi comandare? Tu, con questa tua mania di  combinamatrimoni, pur di raggiungere il tuo scopo,  passeresti sopra l'infelicita` di questi due giovani! Sissignore! -

Fil.- No! Questo mai! Io voglio solo la loro felicita`.- 

Rob.- Signora Filippina, noi abbiamo capito la sua buona  fede, i suoi nobili scopi..-

Lia.- E` cosi` signora Filippina...-

Fil.- ( piagnucolando) Grazie Robertino, grazie Lia, voi  siete buoni, siete sensibili, voi mi avete capito fino  al fondo...-

San.- .. In apnea. Senti Fulippa, adesso basta, stop, alt, finiamola con questi matrimoni organizzati da te. La devi smettere, la devi fi-ni-re. Eppoi, sinceramente, mi sembri una vecchia ruffiana, una paraninfa, e questo non mi piace, affatto!-

Fil.- Ma se lo sanno tutti che io lo faccio per amore...-

Rob.- Signora, noi tutti lo sappiamo, ma la gente che non sa, puo` fraintendere. Insomma io sono d'accordo con  don Santino! -

Fil.- ( insuperbendosi) Se la pensate cosi`, smettero`,  immediatamente!-

San.- Sia lodato Dio, l'ha capito!-

Lia.- Roberto, io ti volevo dire... insomma io non ti volevo  mettere nel sacco..io ti volevo veramente..-

Rob.- Lo so` Lia, non ci pensare piu`.- 

San.- Ma infine, ora che le cose si sono sistemate..ma si   puo` sapere cui fu`?- ( indica la pancia di Lia)- 

 

Bussano all porta. Santino va ad aprire. E` Ingrassia accompagnato da Giugnetto.

 

San.- Avanti, signori, accomodatevi...-

Ing.- Toglietevi davanti voi! ( a Lia) Lo sapevo che eri qui sotto la protezione dei tuoi ruffiani. Vieni a casa,   svergognata!-

San.- Ingrassia, ma che siete impazzito? Come vi permettete  di insultarci?-

Ing.- E secondo voi quelli che danno il comodo alle coppiette  come si chiamano? Paraninfi... oppure...-

Lia.- Papa`, non parlare troppo. Questi signori non  c'entrano.-

Ing.- Non c'entrano? E allora quello che ci fa qui, e tu cosa  ci fai con loro, insomma che ci fate voi tutti!- 

San.- I cavoli nostri, per vostra norma. E ora se non vi calmate, nonostante il vostro tonnellaggio, vi caccio fuori di qui a peso.-

Rob.- Don Santino, calmatevi, e anche voi signor Ingrassia. Io sono un gentiluomo e vi daro` soddisfazione.-

Ing.- Un gentiluomo non mette incinta una ragazza onesta!-

Giu.- ( sorpreso) Perche`, e` stato lui?-

Ing.- E` evidente, no? Con chi faceva l'amore  questa..signorina? Con lui! Quindi e` evidente...-

Rob.- Evidente un corno! Io conosco Lia da soli due mesi...-

Ing.- Non alzate la voce, sapete?- ( minaccioso)

Lia.- Papa`, papa`, lascialo spiegare...Io sono incinta da quattro...

San.- Ingrassia, ora vi dovete calmare. Cal-ma-re! Avanti  parlate ragazzi!- ( a Rob e Lia)

Giu.- E invece parlo io! ( solennemente)

Ing.- Tu che c'entri, statti zitto e non far confusione.-

Giu.- E invece parlo! ( caparbio) Dunque, Ingrassia, voi, spesso, mi mandate a casa vostra a portare i vassoi contenenti i pasti migliori, che gli ammalati lasciano intatti. Certo e` peccato buttare nella spazzatura la  grazia di Dio, dite voi...-

Ing.- ( tentando disperatamente di far tacere Giugnetto) Ma che dice questo cretino! Stai zitto, stai!-

San.- Cosa, cosa? Continuate, giovanotto.-

Ing.- Non c'e` niente da dire. Basta cosi`!-

Giu.- Va be`. Basta cosi`, per una mano... ma per l'altra, io  andavo spesso a casa sua e chiacchieravo volentieri con   la signorina Lia, qui presente. E facemmo amicizia..-

San.- Vuoi vedere che fu tenera amicizia? ( unisce i due  indici delle mani)

Giu.- Tenera? Non capisco! Comunque un giorno l'infermiere  capo, mio superiore diretto, il cav. Ingrassia qui presente anche lui, fisicamente, mi mando` a...( si  ricorda dell'avviso di Ingrassia di non parlare di pasti) a… a cercare delle salsicce che si erano perse, nelle vicinanze di casa sua..( a Ingrassia) Va  bene cosi`?-

San.- Potevate dire meglio: C'erano delle salsicce in cerca  di sistemazione adeguata, allora pensai di collocarli da Ingrassia. E` piu` elegante.-

Giu.- Proprio cosi`. Portai le salsicce alla signorina Lia...-

San.- …e le fecero indigestione...- ( sempre ironico)

Ing.- Giugnetto, sangue del diavolone, falla finita e spiegati.-

Lia.- Ti spiego io papa`. Quel giorno, quel giorno... ebbi un attimo di debolezza…-

Ing.- E questo mascalzone si approfitto` di te?- 

Lia.- Ma no, figurati ... Fui io che mi approfittai di lui…  Insomma lo possedetti, lo feci mio!-

Giu.- E a me mi piacque assai assai..-

Rob.- Chiaro allora: il padre del nascituro e` costui!-

Giu.- Non so chi e` questo nascituro, ma so chi e` costui:  Costui sono io, Giugnetto Sebastiano, barelliere di 2^ classe, prossimo infermiere, e se ci so fare, posso fare carriera e diventare infermiere capo, come il cav. Ingrassia, qui presente.-

San.- Ah si?-

Giu.- Certamente. Ma l'hanno detto ai sindacati.-

San.- Bravo, complimenti!

Gestualita` dei presenti a soggetto per commentare i fatti.

Giu.- Grazie, grazie. E adesso desidero fare una dichiarazione.-

San.- Zitti tutti, parla lui!-

Giu.- Grazie...Maestro. Dunque, davanti a questa assemblea,  qui riunita...-

San.- …stringete, stringete...( sussurato a Giugnetto)

Giu.- …davanti a questa assemblea, stringete, stringete, io, dichiaro solennemente di voler sposate la qui presente  signorina  Ingrassia Lia. L'ho detto, ah!-

Fil.- ( finalmente riprendendo interesse) Giugnetto, Lia? Ma bravi, bravi... che cari vero? ( si mette sottobraccio  ai due)

San.- Fulippa, ricominciamo?-

Fil.- ( staccandosi) Lo facevo cosi`, per la contentezza...-

Ing.- Sono sorpreso, veramente sorpreso... E non so cosa   fare.-

San.- E che vorreste fare? Voi dovete fare solamente due cose: una e` questa: date la mano di vostra figlia a  questo bravo giovane...(pausa)

Ing.- E l'altra?-

San.- ( con indifferenza) Dovreste evitare, nel futuro, di fare arrivare a casa vostra salsicce e affini. Sapete, spesso e` roba indigesta e fa  male assai…Ci siamo  capiti?-

Ing.- Ma..naturalmente. Allora, Giugnetto, ti do mia  figlia.-

Lia.- E io non conto? Il mio consenso non v'interessa?-

San.- Ca certo che interessa..E sappiamo anche che sarai contenta d'accettare, date le circostanze ( fa cenno  alla pancia)… e anche Roberto sara` contento, e anche Fulippina sara` contenta. Insomma questo tuo si, ci fara` contenti a tutti! ( allude che deve dire si).-

Lia.- Effettivamente voglio farvi contenti. Ebbene, accetto!-

San.- Allora pigliatelo e chi s'e` visto s'e` visto!-

Fil.- Ingrassia, date la vostra benedizione a questi  giovani.-

Ing.- Io vi benedico in nome...-

San.- …arrivo` padreapparoco! Avanti signori miei, ora andate via che la giornata corre e io oggi ho fatto poco. Roberto, il cartello!-

Roberto esegue, mentre Ingrassia Lia e Giugnetto escono parlando fra di loro a soggetto.

Fil.- ( estasiata) Che bella coppia...-

San.- Fulippa, quando poi ti svegli che ne diresti d'andare a  casa a preparare la cena?-

Fil.- Certo, Maestro, vado a casa a prepararti una bella  pietanza adeguata a te.-

San.- Magnifico.. e cosa prepari?-

Fil.- ( laconica) Fave!-

San.- Ma quella e` pietanza per cavalli..-

Fil.- E anche per gli asini come te!-

San.- Ci risiamo...San Giovanni, ma non possiamo proprio farci niente? Guardate, non tutta, mi accontento anche di  poco...di un pezzettino, ma pi carita` fatecela cadere!-

Entrano il professore Modesto e Maria. Roberto subito si gira e si mette a trafficare con gli oggetti della consolle.

Mod.- E` permesso?-

San.- ( allarmandosi) Cosa c'e`, che volete da me?-

Mod.- Vorrei avere l'onore di farmi la barba nel vostro salone . E volevo anche conoscervi, collega...-

San.- ( respirando) Ah, e` per questo.-

Mod.- Ma certamente. Ho chiesto alla nostra cara Maria se sapeva dove esercitava il mio caro  collega  e lei, gentilmente mi ha accompagnato, ed eccomi qui.( notando Filippina) Ossequi signora, io sono il professore Modesto. (  tenta di fare un baciamano).-

Fil.- ( imbranata fa invece un inchino) Piacere.. io sarei.. io sono la sua signora.. ( indica Santino)

Mod.- Fortunatissimo, signora. Questa bella fanciulla e` Maria, l'infermiera del reparto di chirurgia. ( stretta di mano e sorrisi tra le due) 

Fil.- Piacere... siete sposata? -

Mar.- No signora.-

Fil.- Allora noi due diventeremo ottime amiche...-

San.- Fulippa!!-

Mod.- E quel bel giovane chi e`? Vostro figlio?-

San.- Sarei felice se lo fosse... no e` Roberto, il mio lavorante. Roberto, vieni ti presento un grande  professore, un luminare...-

Rob.- ( sempre di spalle) Piacere signore.-

Mod.- Un po' timidino il giovanotto.-

San.- Non direi..chissa` che ha. Ma accomodatevi professore, vi servo subito.-

Mod.- C'e` tempo, c'e tempo, caro collega.-

San.- Professore, che fa sfottete?-

Mod.- Nient'affatto! Noi siamo ambedue maestri. Io in medicina, voi in rasatura e taglio. Eppoi, caro  collega, le nostre professioni hanno radici comuni: Il cerusico!-

San.- Professore, voi siete modesto di nome e di fatto.-

Mod.- Ma no, ma no. Piuttosto permettetemi di ringraziarvi.-

San.- Voi, ringraziare me?-

Mod.- Certamente. Senza di voi e dell'equivoco conseguente,  non si sarebbe potuto smascherare un grande corrotto!  con la vostra determinante testimonianza, avra` quello che si merita. Ed ora, che ne dite, facciamo questa barba?-

San.- Con piacere esimio collega. Roberto, per favore un  asciugamano.-

Roberto, sempre di spalle si avvicina e porge l'oggetto, ma Santino non riesce a prenderlo, cosicche` l'asciugamano cade a terra. Roberto, istintivamente si gira e si china per raccoglierlo.

Mar.- Roberto!-

Rob.- Mannaggia! ( si rigira)

Mar.- Roberto, ma che ci fai qui?-

Rob.- E non lo vedi? Sono il suo aiutante.-

Mar.- Suvvia, non farmi ridere...-

San.- Effettivamente.. insomma..l'ingegnere e` qui per caso…  e datosi che...-

Rob.- Don Santino, lasciate stare l'ingegnere, vi prego.-

Mar.- Ma Roberto, io non capisco...-

Rob.- Lascia stare, Maria.-

Mar.- Nossignore, devi farmi capire. Sei scomparso...-

Mod.- Giovanotto, se non volete parlare in mia presenza...-

Fil.- Lasciatelo stare signorina che e` meglio per tutti.-

San.- Aho` e io chi sono? Pulcinella? Adesso voglio sapere  anch'io, perbacco. Roberto, cosa sono sti misteri?-

Fil.- Lasciatelo stare, parlero` io.-

San.- Tu? E cosa ne sai tu?-

Fil.- Te l'ho presentato io o no? Vuol dire che so.-

Rob.- Lasciate perdere signora Filippina, tanto ormai e` inutile.

San.- Allora mio prezioso aiutante, parla.-

Fil.- Ma che aiutante d'egitto, lui e`...lui e`.-

Mar.- Roberto Consoli, medico chirurgo! 

Mod.- Chi? Il Consoli dello scandalo Trebisonda?-

Mar.- Proprio lui, professore.-

San.- Un momento: Roberto, ma non eri...ingegnere? ( allusivo)

Rob.- No don Santino, vi ho mentito.-

San.- Guarda che figura...-

Mod.- Accomodatevi dottore, sono onorato di conoscervi. Ma perche` siete sparito dalla circolazione?-

Rob.- Preferirei non parlarne. Ormai e` acqua passata. Ora sono solamente il ... prezioso aiutante di don  Santino Barbagallo, barbiere in Catania. 

Mar.- Assurdo!-

San.- Sto fondendo...-

Mod.- Ma fateci capire, diteci il perche`.-

Rob.- Ma cosa volete che vi parli dell'ostruzionismo, della  emarginazione, del disgusto che mi ha accompagnato per  tutto questo tempo? Fallii, e basta!-

Mod.- Beh, anche se non fu mai provata, la scorrettezza di Trebisonda era notoria...-

Rob.- Si era notoria. Come era notoria la sua venalita`, come era notoria la sua scarsa professionalita`. Ma tutto io` non puo` essere sbandierato da un modesto assistente perche` tutto l'apparato insorge in difesa  del primario. E voi lo sapete esimio professore. Io, allora, accumulai tutte le prove che mi passavano per e mani: Cartelle cliniche, terapie, relazioni per provare che i suoi pazienti, in ospedale, erano tutti  moribondi ,per risuscitare miracolosamente quando ,  dietro qualche disinteressato suggerimento, venivano ricoverati,a pagamento, presso la clinica privata del  primario, dott. prof. Trebisonda. Poi mossi l'accusa. Ma le prove che custodivo nel mio cassetto, furono trafugate e mi trasformai, quindi, in un miserabile  assistente che calunniava il suo direttore. Fui  emarginato, boicottato e isolato. Quindi, amareggiato,  dissi addio alla medicina.-

Mod.- E avete fatto malissimo. Vi siete ritirato, vi siete dichiarato sconfitto e avete dato ragione agli arrivisti, ai corrotti, ai venali...ai pomposi...-

Mar.- Non fosti emarginato da noi pero`... Qualche infermiere, qualche medico, ti resto` amico, e questo lo sapevi. E ti abbiamo sempre cercato, anche qui, a Catania, ma tua madre era reticente, e quando parlava, ci portava  sempre fuori strada. Ma il mio trasferimento in questa  citta`, e` stato prezioso. Ora ti abbiamo trovato,  dottor Roberto Consoli e hai finito con le barbe!-

Rob.- No, io ho chiuso con la medicina!-

San.- Ma guardate un po': fino a poche ore fa era aiutante  barbiere e anche  ingegnere minerario, poi diventa  medico chirurgo, e stasera chi sarà?-

Rob.- Saro` di nuovo il vostro aiutante, don Santino.-

Mar.- Roberto Consoli, non e` possibile, e` contro l'etica.-

Mod.- Dottore, mi permetta di intervenire nei suoi casi personali, ma credo che la signorina Maria abbia ragione. Lei deve tornare ad esercitare.-

Rob.- Ma lasciatemi stare, lasciatemi stare, voi non potete sapere...-

Fil.- Certo voi che ne sapete!-

San.- Perche` tu sai?-

il.- Certo che so!-

San.- E allora parla!-

Rob.- Aspettate signora Filippina, parlo io. tocca a me  parlare.-

Mod.- Parli.-

San.- Parla.-

Fil.- Fate silenzio, per piacere.-

Rob.- Quando abbandonai l'ospedale, sconfitto e sfiduciato, incontrai delle persone che mi dimostrarono  comprensione. Poi addirittura mi promisero appoggio politico e tecnico, per non abbandonare la lotta alla  corruzione e al malcostume… e... al malgoverno...-

Mod.- Lodevole. E allora?-

Rob.- Lodevole? Aspettate a dirlo! Per abbreviare, in poco tempo, mi trovai con una  pistola in mano e una vittima designata da uccidere.Ero diventato un terrorista! Il giorno previsto per l'agguato, fui accompagnato da alcuni di loro che dovevano spalleggiarmi nel mio  battesimo del fuoco. Sarei diventato cosi` un militante  di diritto!  Ma nell'attesa che la vittima arrivasse, arrivo` invece il mio pentimento..-

San-. E facesti bene! gli altri prima uccidono e poi si  pentono.-

Rob.- Gia`! Pensavo: Roberto Consoli, tu non puoi uccidere! Tu hai studiato fino ad ammazzarti per salvare il tuo prossimo, tu sei medico, tu hai giurato! Allora restituii l'arma a quei giovani invasati e a scapito della mia stessa vita, li lasciai.-

San.- E facisti bene!-

Mar.- E le barbe?-

Rob.- In quei momenti terribili pensai spesso a mio padre, che senza offesa, don Santino, era uno dei migliori barbieri della citta`. Mi ricordo che spesso mi diceva: Gli uomini sulla poltrona del barbiere diventano tutti uguali. Il rasoio  alla gola, li livella! Quindi, credo per cercare l'equilibrio psicologico, l'espiazione, e forse la catarsi, decisi di ritornare alle origini: alla mia citta` e al mestiere di mio padre.  La signora Filippina, ottima amica di mia madre, mi  aiuto` ad attuare il mio proponimento, facendomi  assumere da don Santino. E vi garantisco, che con loro, fino a qualche minuto fa, avevo rasserenato il mio animo..ero in pace col mondo e con me stesso.-

 

Quasi alla fine della tirata, Santino si avvicina a Modesto, gli prende lo stetoscopio dalla tasca, quindi si accosta a Roberto, gli toglie le forbici e i pettini dal taschino, e gli pone sul collo lo stetoscopio.

 

San.- Scusate professore... dottor Roberto Consoli voi in questo salone ci verrete solamente per darmi l'onore, di servirvi di barba e capelli. Andate ora, il vostro  posto e` altrove, tra gente bisognosa di cure, di comprensione e di correttezza.-

Rob.- Ma don Santino..-

Mod.- E` giusto! Don Santino e` un saggio. Andiamo collega.-

Mar.- Venga dottore...-

Fil.- Arrivederci Robertino. ( e` commossa)

San.- ( brusco, per non commuoversi) Suvvia, andate!-

Mod.- ( a Santino)  Caro collega...-

San.- …Esimio collega...-( si stringono la mano)

Rob.- Addio amici.( escono) -

Fil.- Santino, io…io non potevo dirtelo, sua madre me  l'aveva fatto promettere...-

San.- Certamente. Hai fatto bene. Sono stato io l'asino a non capire nulla..-

Fil.- Santino, sei… sei buono... Adesso vado a casa a prepararti la cena.-

San.- Le fave?-

Fil.- No, non piu` fave… ma roba da signori. Ciao caro.-

San.- Mi hai chiamato caro?-

Fil.- Certamente amore.-

San.- Amore? Fulippa, ma chi fu`?-

Fil.- Niente gioia, il resto te lo diro` a casa, stasera.-

San.- Davvero?-

Fil.- Davvero! Ciaoo...-

San.- Ciao, ciao.. ( poco convinto)

Santino riordina gli arnesi, quando entra Scecconi.

Sec.- Buonasera a voi. Si puo`?-

San.- ( armandosi di spazzola e indietreggiando) Fermo li`! Che volete?-

Sce.- Cerco il prof. Modesto, mi hanno detto che si trova qui.-

San.- E` gia` andato via.-

Sce.- Mannaggia, volevo proprio trovarlo qui, per parlargli alla vostra presenza..-

San.- Presenza mia, di me?-

Sce.- Certo, per vedere se la cosa si poteva accomodare.-

San.- Eccellenza, troppo troppo tardi, la cosa non s'accomoda  tanto facilmente..

Sce.- Eccellenza? Che simpatico, che simpatico.. Se non si potra` accomodare saro` un uomo finito. Sono diventato lo zimbello di tutta la citta`. Ho perso il mio reparto  E se mi prende Sansevero m'ammazza!-

San.- E voi cambiate citta` e soprattutto modo di.. comportarvi..-

Sce.- E dove vado, dove vado... mi sospenderanno anche dall'Ordine dei Medici, mi manderanno anche in galera, se voi testimonierete ...che...oddio, mi tocchera` cambiare professione...imparare un nuovo mestiere.-

San.- ( illuminandosi nel volto) Io avrei un'idea.. badate, e` solamente un'idea.-

Sce.- Dite, dite pure, pendo dalle vostre labbra, sono nella  vostre mani di uomo buono e generoso, Dite, dite..-

San.- Ecco l'idea sarebbe questa… pero` se non vi dovesse  andare…-

Sce.- Parlate uomo giusto, parlate grande saggio.-

San.- Allora, il grande saggio dice questo: Il mio lavorante, proprio oggi mi ha lasciato. Ora,  nell'attesa di trovarne un altro, offro il posto a  voi!-

Sce.- ( prima fiducioso, poi sbalordito) Come? voi fate a me una simile proposta?  Ma e` assurdo!  E` offensivo! Sono indignato… Io il professore Scecconi, dovrei fare l'aiutante barbiere.-

San.- ( serafico) E allora vuol dire che farete il  carcerato.-

Sce.- Come sarebbe? Scusate, non capisco.. io volevo  proporvi, diciamo, una transizione. Voi non testimoniate e io vi daro`...-

San.- Beh, carissimo corruttore, visto che non volete capire e che persistete, saro` costretto a testimoniare... e poi, con Sansevero ve la vedrete voi.-

Sce.- Ho capito! Mezza parola! Quando incomincio?-

San.- Anche subito. Ecco il vostro camice. Il salario e` in  base vostro rendimento, L'orario di lavoro e` scritto li`. ( indica il cartello) Ah, la pulizia del salone la farete due volte al giorno.-

Sce.- Ma saro` capace? ( si tocca il viso).-

San.- Vi addestrero` io. ( sbirciando fuori dalla porta)  Anzi vi mettero` subito alla prova!-

 

Scecconi si guarda allo specchio sistemandosi il camice.

Entra Salvatore Papera.-

 

Sal.- Permessooo... il pane l'ho comprato, posso restare?-

San.- Entra, entra...( cerimonioso)-

Sal.- Ah, siete soli? - ( Scecconi e` di spalle che esamna perplesso i ferri del nuovo mestiere)-

San.- Come vedi... Avanti, siediti Salvatore, che  finisco di farti la barba.-

Sal.- Ma sei calmo? Proprio calmo?-

San.- Sono calmissimo!-

Sal.- Forse e` meglio se mi rade lui.-

San.- Come desideri.. Ragazzo? fai il servizio a questo  signore...-

Sal.- ( sedendosi) Ma chi e` costui?-

San.- Il mio nuovo aiutante, diciamo... per un mese...( a Scecconi) Va bene?-

Sce.- Va benissimo...principale. ( si appresta al lavoro)

Sal.- E Robertino?-

San.- Roberto ha cambiato professione...-

Sal.- Ah, bene, cosi` in questo salone torna la pace. Ora mi sento piu` tranquillo… Sai non potevo piu` pensarti.. cornuto e contento, in fondo sei sempre il mio migliore amico.-

San.- Ma certo, che discorsi.( intanto lo prepara per il servizio stringendolo nel pettinatoio e legandolo alla  sedia)

Sal.- E voi, giovanotto, come vi chiamate?-

San.- Onesto, si chiama Onesto, vero giovanotto?-

Sce.- Onesto? Che simpatico, che simpatico...( inizia la rasatura del principiante. Salvatore si allarma)

Sal.- Ahi! Fate attenzione, perbacco!-

San.- Buono Salvatore, buono. Devi sapere che sei nella mani di un vero professore. Stai calmo. Vedi? ci siamo ingranditi, qui, da oggi, facciamo pure il servizio di  pronto soccorso. Questo e` un salone moderno,  perbacco!-

Sal.- Ahi, mizzica, questo non e` un salone, e` una  macelleria!-

Sal.- Salvatore, sei sempre il solito cafone!( disgustato)

Sal.- ( in evidente stato di agitazione) Ahi, ahi, Santinu, ti prego, ferma questo scarparu!-

San.- …che non mi fa cornuto…-

Sal.- Ca certu!-

San.- Ne` cornuto, ne` contento..-

Sal.- Ca certu, che discorsi. Santinu, bedda matri, tu certe volte non capisci…ahi!-

San.- Allora, non sono...( agita  la mano che fa le corna,  sotto il naso di Salvatore)-

Sal.- ( terrorizzato) Mai sia! Mai sia! Quando mai? Tu  cornuto? Mai! E se qualcuno si permette di dirlo, ma che dico, solamente di pensarlo, io ci rumpu li corna!-

San.- E torna?-

Sal.- Mente per me! Ci tagghiu la faccia! Ahi, Santinu, per i  trent'anni d'amicizia, ti prego, ferma questo elefante!-

San.- Calma, calma..-

Sal.- Per carita`, ferma 'stu grussu sceccu!-

San.- Prego, Scecconi!-

Sce.- Che simpatico, che simpatico...( sta per raderlo alla gola)-

San.- ( aggirandosi attorno alla poltroncina dov'e` seduto Salvatore, e annusando l'aria) Ma cos'e` 'sta puzza? Onesto, voi la sentite?-

Sce.- La sento, e come? Per me e`... per me e`...-

San.- ..Puzza di cacca...- ( intanto slega Salvatore)

Sce.- Proprio cosi`! -

San.- Malanova, s'ha fici 'ncoddu! Se l'ha fatta addosso!- ( scostandosi da Salvatore, imitato da Scecconi)

Salvatore, intanto, piano piano, si alza dalla sedia, e, tenendosi stretti i pantaloni, all'altezza della coscia, goffamente, incredulo, comminando a gambe larghe, in silenzio esce di scena. Musica adeguata.

Fine.

                                               

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                   CIAO,  SONO  BRUNA

 

 

 

 

 

                                               Commedia brillante in tre atti

 

 

 

 

                                                                     di

 

 

                                                    

                                                         Antonio  Sapienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Turri Lifo, marzo 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

Personaggi:

 

 

 

 

 

 

Egidio……………………………………………………….commissario Capo Polizia di Stato;

 

 

Argenta…………………………………………………….. sua moglie:

 

 

Lidia………………………………………………………... Ragazza handicappata;

 

 

Bruna…………………………………………………………figlia di Lidia e Egidio:

 

 

Salvo, 11 anni……………………………………………….. figlio di Egidio e Argenta.

 

 

Gino…………………………………………..………………Zio di Argenta 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla scena viene ricostruito il soggiornino di un bivano da scapolo.

 

 

All’apertura del sipario la scena è vuota. Poco dopo s’ode bussare alla porta, con insistenza. 

Egidio, allora ventenne, semi vestito, si precipita per aprire l’uscio e  trova davanti a se Lidia, ragazza coetanea handicappata, avvolta in un larghissimo impermeabile che nasconde in parte la sua deformità.

 

Lidia- Ciao Egidio.-

 

Egidio –(sorpreso) Oh, Ciao Lidia, che piacere…-

 

Lidia- Piacere? Ne sei sicuro? Non ti disturbo? Posso entrare?-

 

Egidio- (mettendosi da parte e inchinandosi leggermente) Macchè disturbo, vieni entra… hai fatto benissimo… Come mai sei a Catania?  A Pozzallo tutto bene? Dimmi, come stai?-

 

Lidia- Uhhh quante domande. Allora, procediamo con ordine: Il  motivo te lo dirò tra poco: a Pozzallo tutto vecchio; sono qui per parlare con te; e il tuo indirizzo l’ho avuto da tua nonna, con la scusa che ti dovevo restituire dei libri. Per il resto sto benissimo, e tu?-

 

Egidio- Sei sempre la stessa: incontenibile. Allora, io sto bene… bene… allora,  se non è per i libri, a cosa debbo…-

 

Lidia- …questa visita inaspettata? Lo devi al fatto che sono incinta! Scusami se te lo dico così brutalmente, ma è per togliermi il pensiero.-

 

Egidio- Incinta? Di… di…me?-

 

Lidia - E di chi altro? Chi avrebbe avuto il coraggio di sedurre una sgorbia come me, (ironicamente) se non un giovane uomo immerso in un contesto magico, dovuto a mille fattori imponderabili, che fiaccano lo spirito, le  intelligenze, e accecano le coscienze. Come è successo a te, facendoci fare ciò che era infattibile?-

 

Egidio- Ti ci scherzi sopra…Non lo so… certo fu…-

 

Lidia- …Una pazzia! (come se rispondesse a un’incredula ascoltatrice)  Come fu possibile che un’infelice ragazza - sua coetanea e compagna di scuola media  - tutta gambe a causa di una scoliosi acuta e di una scifosi galoppante, con un toraciuzzo da scolaretta e due seni che sembravano due mezzi limoni verdelli attaccati lì per sbaglio, ma con un visino d’angelo raffaelliano, come dicesti tu- fosse stata sedotta da un bel giovane dall’avvenire radioso?  E c’è di più: Quella ragazza, essendo infelicissima, meditava il suicidio per liberarsi di quel corpo deforme che non rispecchiava, assolutamente, la bellezza della sua anima; la sveltezza della sua mente; la vastità della sua cultura... –

 

Egidio-  … e la facilità di parola...-

 

Lidia. – … trovò il suo momento magico? (pausa) Già, visto che ti ricordi e ne hai accennato, parliamo di quel giorno. Almeno lo ricorderò interamente per tutta la vita. Dimmi la verità, quando c’incontrammo, tu non  ti accorgesti del mio impaccio e del leggero rossore sulle guance, vero?-

 

Egidio – Si, …insomma…sì, ma poi ti riconobbi, dalla tua vocina dolce e delicata, come la mia compagna delle Medie.-

 

Lidia-  Gia’, allora eravamo quasi dei bambini… poi ti facesti un uomo, anche interessante, se vogliamo, e dopo il liceo, andasti a studiavi a Catania, giurisprudenza…io, invece, dopo aver finito il Magistrale - a causa della mentalità e dell’eccessivo protezionismo dei miei genitori - anche se aspiravo d’andare all’Università per fare lettere,  sono rimasta in questo paesone, e la mia vita si è spenta del tutto…-

 

Egidio- Ma non potevi insistere, magari alloggiando in qualche struttura religiosa?-

 

Lidia- E le mie cure? E la mia deformità? Ma lo sai che non posso fare neanche le cose più semplici che fanno tutte le ragazze della mi età, senza essere guardata con curiosità; senza essere oggetto di compassione: senza i pesanti commenti dei bulli. (pausa) Sai perché ci incontrammo al mare quel pomeriggio? Perché io prendevo il bagno proprio di pomeriggio – sempre -  tutti i tardi pomeriggi, per evitare gli altri bagnanti e i loro sguardi curiosi: ah, com’erano atroci le dita e quegli sguardi puntati verso di me, da parti di quei marmocchi sguazzanti in acqua, con le loro camere d’aria di camion per salvagenti, mentre io mi tuffavo e nuotava - finalmente libera dall’impaccio della mia deformità- sicura ed elegante, nell’acqua alta, meglio di tante altre sue coetanee belle e formose- e s’incontrarono in spiaggia a civettare.-

 

Egidio – Sai che, senza retorica alcuna, è stato il destino a farci incontrare quel pomeriggio? Perchè, fu quasi all’ultimo  momento, che scelsi scendere sulla scogliere, approfittando anche della dolce e discreta brezza marina, per fare l’ultima nuotata della stagione-  per prendere l’ultimo sole della giornata, e delle  mie vacanze- sdraiato sul mio scoglio preferito, finalmente libero da bagnanti vocianti e rumorosi; prima di partire per Catania e per proseguire l’avventura universitaria. Però, lo devo ammettere, mi è andata bene. Trovo la facoltà stuzzicante, interessante, in una parola: bellissima. E mi dispiace per te… che non puoi esprimerti come desideri.-

 

Lidia-  Già… allora, e anche oggi, cosa potrei fare? Leggere? Leggo, e tanto: scrivere? Scrivo qualche verso, di tanto in tanto. Teatro? Qui neanche a parlarne. Cinema qualche volta… ballare mai! Cos’altro di devo dire? qui siamo in paese e, se è già difficile realizzarsi, per le ragazze normali, figurati per una come me… con questo corpo da schifo! Altro che impossibilità di realizzazione della propria personalità e delle proprie legittime aspirazioni, come affermi tu, ma mi sarei accontentata di qualcosa di più terra terra, come per esempio lo svago, il divertimento, le feste con gli amici. Ma tu lo sai cos’erano le feste per me? Erano lo specchio della mia mostruosità, che si riverberava nei visi e nelle mani di qualche giovane mal avventurato che aveva l’ardire di chiedermi di ballare. Basta. Ti prego, non voglio fare autocommiserazione. E per cambiare argomento ti proposi di fare il bagno.-

 

Egidio- Già, e lo facemmo. Ci tuffammo in acqua, e lì si esternò tutta la tua agilità e la bravura:  nuotavi come un delfino pazzo di felicità. Correvi veloce, andava sott’acqua, rispuntavi a galla di gambe, oppure con la bocca piena d’acqua che mi schizzavi sul viso. Facevi il dorso, la farfalla, la rana, poi il crowl alla Tarzan di John Weismuller; infine facevi la girandola usando solo la propulsione delle lunghe gambe. Ed io povero animale di terra ferma, ti seguivo pieno di ammirazione, arrancando faticosamente in un pseudo stile libero. E mi stancai, anche se mi divertii. Finchè  giunsi vicino alla spiaggia, e, finalmente toccai. Rimasi a lungo lì fermo, a riprendere fiato e intanto tu arrivasti sfarfallandomi attorno irridendomi; poi, infine, nuotando alle mie spalle, repentinamente, ti immergesti passandomi tra le gambe per riemergere proprio davanti al mio viso. Ed io, alla vista di quella ninfa - con  quel faccino pulito, fine e bianco - fasciato dai lunghi capelli biondi ricadenti sul dorso, come una giovane Monna Lisa - con gli occhi socchiusi, con le labbra bagnate, lucenti- mi inebriai e ti baciai…-

 

Lidia- …E io, prima sorpresa, poi esitante, infine partecipe, mi avvinghiai a te, attanagliandoti con le mie lunghe gambe, e premendoti il torace con quei turgidi mezzi limoni…-

 

Egidio … ed io, preso da frenesia te li strinsi e poi li accarezzai con la mano sinistra, mentre con la mano destra frugai nelle parti più intime del tuo corpo…-

 

Lidia- … e io reagii con un fremito e un gorgoglio di gola, prendendoti contemporaneamente il pene…-

 

Egidio- …. Fu allora che vinto, dalle pulsioni, ti abbassai lo slip e ti penetrai...-

 

Lidia- …. E l’acqua, all’unisono con un mio grido soffocato, subito si colorò di rosa…Fu un amplesso breve, ma intenso: vissuto da me come un miracolo…-

 

Egidio- … e da mei come una rivelazione…-

 

Lidia  … E il mare, culla della vita, aveva compiuto un altro prodigio: aveva azzerato completamente, per qualche istante, la mia diversità fisica…-

 

Egidio- … facendoti una novella Venere che scaturisce dalle acque per donare amore all’indegno maschio.-

 

Lidia- Poi, consapevoli del grave errore commesso, ci staccammo, e in un imbarazzante silenzio, ci dirigemmo verso la spiaggia, prendemmo gli accappatoi, ci asciugammo senza proferire parola: io per il timore di far sfumare quel magico momento, tu, suppongo, per la vergogna di aver sedotto una povera  deforme.-

 

Egidio -  Quindi con un laconico: Ciao, ognuno si dirigemmo verso le nostre case… ed ora…ed ora…- 

 

Lidia- Ora, niente! Io te ho voluto comunicare la gravidanza per puro dovere. Ma sappi subito: da te non pretendo nulla e che il bambino nascerà.-

 

Egidio- Oddio, il bambino…ancora non posso crederci. E di quanti mesi sei?-

 

Lidia - Tre. E il ginecologo dice che non ci saranno eccessivi problemi, che la gravidanza potrà andare avanti regolarmente e che, se ci dovesse essere qualche difficoltà, essa potrebbe presentarsi  solamente al momento del parto. Ma è fiducioso.-

 

Egidio - E io? Cosa dovrei fare?-

 

Lidia - Tu nulla, hai già fatto tutto quello che c’era da fare. In un solo spasimo mi hai fatto rinascere, sia pure per pochi e fugaci attimi, e hai dato vigore alla mia inutile vita, donandomi uno scopo, un significato, un motivo nobile per il quale vivere e lavorare: il bambino, con  la sua gestazione, la sua nascita, la sua crescita, il suo avvenire.-

 

Egidio - Accidenti, lo hai fatto già maggiorenne.-

 

Lidia - Certamente lo diventerà e con tutte le carte in regola: sarà bello come te, colto come me, e avrà il suo avvenire nella fabbrica di famiglia. Perchè da oggi ho detto a mio padre che intendo occuparmi dell’Azienda -  che sarà un giorno del mio bambino.-

 

Egidio - Del… tuo bambino?-

 

Lidia - Si, del mio. Tu sei solo il fattore biologico: io da sola lo avrò. Quindi niente matrimonio riparatore, niente riconoscimento anagrafico, niente intromissioni tue nella nostre vite.-

 

Egidio - Ma allora?-

 

Lidia - Allora nulla! Come ti ho già detto, te l’ho fatto sapere solamente per dovere: però tu quando vorrai lo potrai vedere, venendomi a trovare da vecchio amico, e basta!-   

           

Egidio - Non vuoi che t’aiuti, che me ne occupi?-

 

Lidia- Non ho bisogno d’aiuto, ti ringrazio. E, penso, che da sola ce la farò a provvedere ai suoi bisogni e di tutte le sue necessità. Economicamente non ho problemi, e la mia vita sarà sua. Meglio di così.-

 

Egidio - Capisco. Ti capisco. Adesso non so se chiederti scusa per quello che è successo o rallegrarmi per l’avvio della tua nuova esistenza.-

 

Lidia - Rallegrati Egidio, rallegrati. Io e Bruno te ne siamo già grati.-

 

Egidio - Si chiamerà Bruno?-

 

Lidia - Si, e sarà l’unico legame tra di noi: tu sei bruno, lui si chiamerà così. Dovere fatto, ora addio.-

 

Egidio- … addio…-

 

 

Lidia esce. Entra Argenta, è appena alzata dal letto.

 

 

Argenta – Ti ho sentito parlare, chi era?-

 

Egidio- Era… era… Beh, tanto vale che te ne parli: Era Lidia.-

 

Argenta- Lidia… Lidia…-

 

Egidio – Lidia Coppi. La ragazza di Pozzallo, te lo ricordi? Te ne parlai.-

 

Argenta- Si, si ricordo… e cosa voleva?-

 

Egidio- Nulla.-

Argenta- E va bene, vuol dire che mi prendi per un’imbecille.-

 

Egidio- Ma sono fatti miei, privati, privatissimi.-

 

Argenta- E io, dei fatti miei privati, privatissimi, non te ne resi partecipe?-

 

Egidio- Volontariamente.- 

 

Argenta- Ah, ho capito. Ho capito, sei il solito maschilista siciliano incallito.-

 

Egidio- (conciliante) Dai, non litighiamo. Certo, te ne accennai quando ci mettemmo insieme che con Lidia c’era stata qualcosa, ma, trattandosi della ragazza che è…insomma, della sua lieve…macchè lieve! Della sua deformità, mi sembrava d’aver commesso un grave delitto…-

 

Argenta- … e in effetti lo era.-

 

Egidio- Già! Ma lo feci per amore e con amore, insieme alle circostanze che propiziarono l’amplesso.-

 

Argenta – E bene, non devi certo scusarti con me…Anch’io feci quello che feci in contrasto con i miei parenti e contro i ben pensanti del mio paese: Agira. Terra per me amara!-

 

Egidio- Non t’agitare, adesso qui in città noi due stiamo benissimo, stiamo studiando, stiamo creando il nostro avvenire e forse forse anche una nostra famiglia.-

 

Argenta- Hai ragione! Ma a me brucia ancora la gogna che mi arrivò addosso… e che? Avevamo ucciso qualcuno, io e mio zio? Eravamo quasi coetanei … due ragazzi…pieni di vita e con gli ormoni alle stelle...-

 

Egidio -… e successe ciò che successe e che non doveva succedere.-

 

Argenta- E qui ti sbagli! Perché non successe tutto quello che doveva succedere. Successe, purtroppo, una sola piccola parte…almeno avessimo fatto quello che facesti tu. (torcendosi le mani) Sai? Tutto successe perchè mia madre era la prima di otto figli, e che mia nonna, partorì l’ultimo figlio quasi un anno prima della mia nascita. Quindi, zio e nipote eravamo quasi coetanei. E come tale, io e Gino crescemmo: frequentammo la stessa scuola, la stessa classe, gli stessi compagni e, poi da adolescenti, le stesse amicizie nella stessa comitiva. E il nostro affiatamento, con gli anni, aumentava sempre più, come pure l’affetto…-

 

Egidio- …Poi, un bel giorno, non si sa come, tra voi due sbocciò l’amore con il classico bacio galeotto...-

Argenta- Già!  E da allora, per timore del giudizio degli amici e della severità bigotta dei parenti, tenemmo ben nascosta la nostra, ancora innocente relazione, riuscendo a non insospettire nessuno. (pausa) Ma , si dice, quando il diavolo ci mette lo zampino… e lo zampino non ce lo mise il cattivo diavolo, parato da parroco della chiesa madre…-

 

Egidio- Che vi scoprì!-

 

Argenta- …per puro caso… su suggerimento del demonio…(pausa) Noi avevamo scoperto una nicchia dietro l’altarino di San Sebastiano, e, quando c’erano le prove del coro, approfittando delle pause, ce la svignarsela per qualche minuto nel nostro nascondiglio per intrattenerci in effusioni amorose. Ma una volta, mettendo in atto, come al solito, la nostra strategia, raggiunto il rifugio, si immedesimarono e si estraniarono talmente, baciandosi, accarezzandosi, assaporando gli spasimi dei nostri sessi, che perdemmo la nozione del tempo. E quando, tornati in noi, uscendo dalla nicchia, cercarono gli altri compagni, si accorgemmo che erano rimasto soli e, per di più chiusi dentro la chiesa. Infatti il buon Parroco, dietro suggerimento di chi so io, temendo una eventuale intrusione di ladri o vandali, non contento di chiudere il portone della chiesa a chiave, ci metteva anche un grosso chiavistello esterno, con tanto di occhielloni e serratura all’antica. E fu la trappola: Li ci trovò l’indomani lo stesso Parroco, quando alle sei di mattina aprì la chiesa per la messa mattutina e ci vide rannicchiati, spaventati e infreddoliti, dentro un confessionale. E frittata fu!

Dopo lo scandalo, per i vincoli di sangue, non ci fu consentito di sposarci, cosicchè, come ultima risorsa, fu deciso di allontanarci dal paese: Gino entrò nell'Accademia dell’Esercito, a Modena, mentre io fui mandata in città, presso un pensionato femminile, a fare l’Università e, possibilmente, a dimenticare la storia. –

 

Egidio- Ma il pensionato non lo vedesti mai, perché trovammo questo appartamentino e ci sistemammo da…buoni amici…-

 

Argenta- …finchè, anche qui, il diavolo non ci mise la coda. E ci trovammo a letto insieme a mugolare, a sospirare, a godere, a gridare tutta la nostra libidine.-

 

Egidio- Che bella storia che hai saputo raccontare, non per niente fai lettere.-

 

Argenta- Ed ora dopo aver rivangato la mia storia, potresti dirmi che succede tra te e Lidia?-

 

Egidio – Succede che Lidia è incinta, e il padre putativo sarei io.-

 

Argenta- E lo sei?-

 

Egidio- Temo di si.-

 

Argenta- Temi? E perché? Hai dubbi?-

 

Egidio- Nessun dubbio. Figurati…Temo perché sono impreparato a tutto. Anche se lei…-

 

Argenta- … Anche se lei?-

 

Egidio- Anche se lei si è assunto tutto l’onere della gravidanza e del futuro allevamento del bambino.-

 

Argenta- E tu?-

 

Egidio- Io sarei solo il fattore biologico.-

 

Argenta- Ed hai accettato?-

 

Egidio- E cos’altro potevo fare? Ha rifiutato qualsiasi aiuto da me, sia economico, che assistenziale. Al futuro del bambino vuole pensarci lei.-

 

Argenta- Ed è nelle sua capacità?-

 

Egidio- Lo è! Sia economiche, di carattere, che educative. Figurati lo ha già destinato alla direzione della Azienda paterna… e …-

 

Argenta- … e? –

 

Egidio- E ha deciso persino il nome: Si chiamerà Bruno.-

 

Argenta- Mizzica che tipetto.-

 

Egidio- E’ in gamba. Sono sicurissimo che raggiungerà tutti i traguardi che si propone.-

 

Argenta- E allora brindiamo alla tua paternità biologica.-

 

Egidio – (malinconicamente) Brindiamo.-

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                 Atto II

 

 

Il soggiorno è più grande, ed è quello di Egidio Signini, quarantenne, commissario capo, e di Argenta, la professoressa Albani, e il figlioletto Salvo, che fa la prima media. 

Siamo vent’anni dopo i fatti del primo atto.

Sono le otto del mattino, in famiglia fa colazione e ci si prepara ad andare al lavoro.

 

Argenta- Oggi  vado io a prendere il bambino a scuola . –

 

Egidio- (scorrendo un giornale) Grazie, cara, mi togli un fastidio…oggi sarà una giornata campale in commissariato.-

 

Argenta- Non sarà una retata?-

 

Egidio- No, saranno scartoffie, ma vanno fatte. Eppoi ci sarà l’immancabile visita all’ufficio del Questore.-

 

Argenta- Non ne scampi una…-

 

Egidio- Già. Lui, dice che ha bisogno del mio conforto per alcune decisioni importanti.-

 

Argenta- E si becca tutto il merito dei risultati.-

 

Egidio- Ubi major…-

 

Argenta- …Minor assuppa!-

 

 

Argenta indossa il cappotto, prende Salvo per mano e escono.

 

 

Argenta- Ciao caro, a dopo.-

 

Salvo- Ciao papà.-

 

Egidio- Ciao e fai il bravo a scuola.-

 

Salvo- Ecco, la mia condanna ad essere il figlio di un pezzo grosso e sbirro.-

 

Argenta- Ma guarda come parla a suo padre . Vergognati!-

 

Egidio- Lascia perdere Argenta, lui scherza. Vero che scherzi col paparino?-

 

Salvo- (facendogli il gesto di marameo con la mano sul naso, imita il padre) Vero paparino.-

 

Argenta- (strattonandolo) Andiamo, che è meglio. Ciao Egidio.-

 

Egidio. Ciao, ciao.-

 

 

Egidio, sparecchia, si mette la cravatta, canticchiando, e indossa la giacca, pronto per uscire. Suonano alla porta. 

 

 

Egidio- (aprendo) Chi è?-

 

 

Alla porta c’è ferma una ragazza di circa vent’anni, con uno zaino sulle spalle e un borsone in mano.

 

 

Ragazza- Ciao, sono Bruna.-

 

Egidio- Bruna? E chi sarebbe? e cosa desidera?-

 

Bruna- Sono Bruna, tua figlia.-

 

Egidio- Mia figlia? Ma io non ho una figlia.-

 

Bruna- Ah, già, dimenticavo, tu ti aspettavi Bruno. Ma fa nulla, ti perdono.-

 

Egidio- Sei Bruna… la figlia… di Lidia?-

 

Bruna- La figlia di Lidia e tua, se non ti dispiace troppo…papà.-

 

Egidio – (facendosi da parte) Entri… s’accomodi…-

 

Bruna- (entrando a fatica dato l’imbarazzo dello zaino) Visto che ci siamo presentati, ti chiedo se puoi ospitarmi, sai, sono matricola in economia e commercio…e ,se non ci sono problemi, vorrei  abitare con te. Posso?-

Egidio- (ancora sotto shock , balbettando) Pro…problemi? Che proble…mi, mia figlia? Non posso crederci…ma sei sicura? No, non rispondermi… Lidia… come sta?-

 

Bruna- Sta benone. Si è un pochettino ingrassata, ma sta benone. E tu come stai? Che cosa fai? Hai messo su famiglia? Hai figli?-

 

Egidio- Sua madre precisa: Una montagna di domande contemporaneamente. (pausa) Adesso fammi riprendere dallo sbalordimento, e poi ti risponderò.-

 

Bruna- Ma puoi ospitarmi?-

 

Egidio- Penso di si…-

 

Bruna- Allora telefono subito a Lidia. (prende il telefonino e parla con la madre) Sono arrivata… si è rimasto di sasso…certo è ancora un bell’uomo… no, non so se ha famiglia, gliel’ho chiesto, ma vuole tempo per rispondere. Dev’essere un metodico: una cosa per volta.  Si, ti farò sapere… certo che te lo saluto. A dopo. (a Egidio)Ti saluta Lidia.- 

 

Egidio- (ancora con la bocca aperta per lo sbalordimento) Grazie, ricambia.-

 

Bruna- (con decisione) Alla prossima, ormai. –

 

Egidio- Sicchè saresti…sei Bruna…mia figlia…però, sei bell’è cresciuta. Quanti anni hai?-

 

Bruna- Diciannove. Ma tu devi ancora rispondere alle mie domande di prima. Dunque, come stai?-

 

Egidio- Benone, fino a cinque minuti fa.-

 

Bruna- Balle! Cosa fai per vivere?-

 

Egidio- Lo sbirro. Sono Commissario Capo della polizia di Stato.-

 

Bruna- Caspita! Hai famiglia?-

 

Egidio- Moglie e un figlio. Soddisfatta? Guarda che questo è un avvenimento unico. In genere le domande le faccio io.-

 

Bruna- Può capitare l’inverso, a volte. Allora, dove mi sistemo? (si guarda attorno)-

 

Egidio- Non saprei ancora, dobbiamo parlare con Argenta. Ma troveremo una sistemazione adeguata…-

 

Bruna- Argenta? E’ tua moglie?-

 

Egidio- Si.-

 

Bruna- Ha un bel nome (gesto di apprezzamento). E quanti anni ha?-

 

Egidio- Siamo coetanei.-

 

Bruna- E tu quanti ne hai?-

 

Egidio- Una ventina più di te.-

 

Bruna- Bene. Presentazioni fatte. Ora passiamo alla parte logistica. Dov’è il bagno?-

 

Egidio- Da quella parte (fa cenno a destra della scena). Però, sai, adesso dovrei andare al lavoro. (guarda l’orologio) Sono già in ritardo.-

 

Bruna- E che problemi ci sono? Vai pure mezze maniche. Io mi saprò arrangiare da sola. Ciao ciao. (esce)-

 

Egidio- (rimasto di sasso) Ma guarda un po’ questa qui. Tutta sua madre, spaccata! (esce dalla comune).  

 

 

Intanto si senta cantare. E’ Bruna che canta nella doccia. Poi mette un po’ di musica –forse col telefonino- e continua a trafficare nel bagno. Poi entra in scena fasciata da un accappatoio rosa, e si mette a sparpagliare gli indumenti contenuti nello zaino in cerca di qualcosa da indossare. Apre pure il borsone e rovescia il contenuto sul sofà. Infine, insoddisfatta da quello che ha trovato, fruga nei cassetti di un cassettone in cerca di qualcosa, che poi infine trovata, se ne rientra nel  bagno . Poco dopo si apre la porta d’ingresso.

 

 

Argenta- (davanti all’uscio, a Salvo) E non  me lo potevi anche dire prima che facevate ponte, no?-

 

Salvo –L’avevo dimenticato…-

 

Argenta – E’ che non stai attento a quello che ti dicono le maestre. Mi stai facendo perdere un’ora di lezione…(poi guarda il braccio col quale Salvo indica il disordine nella stanza) Oddio! I ladri! Non entrare! Chiamo papà! (esce e socchiude lentamente la porta, ma nel frattempo rientra Bruna, sempre in accappatoio. Argenta si blocca, poi entra e grida).

 

Argenta- Ma tu che fai a casa mia? Chi sei?-

 

Bruna- (con calma, scegliendo un paio di mutandine, guarda Argenta e si presenta) Ciao, sono Bruna.-

 

Argenta- (rimane immobile a bocca aperta) E chi saresti?-

 

Bruna-  Immagino che tu sia Argenta. (Argenta annuisce) Io sarei la tua figliastra, e figlia naturale di Egidio. (con indifferenza)-

 

Argenta- (che sta realizzando) Tu saresti, tu sei la figlia di Lidia?-

 

Bruna- Bingo!-

 

Argenta – E cosa ci fai qui? E questo disordine? E Egidio lo sa?-

 

Bruna- Dunque: Egidio lo sa. O per lo meno lo ha saputo mezzora fa. Il disordine, come lo chiami tu, è dovuto che non trovavo…questi (mostra le mutandine) E cosa ci faccio qui, a casa di mio padre? Ci abiterò per cinque anni, quanti sono gli anni accademici del corso di Economia e Commercio. Punto. E ora tocca a me: Com’è bello          questo fratellino, come ti chiami gioia?-

 

Salvo- Mamma, perché mi dice gioia e mi chiama fratellino?-

 

Argenta- Te lo spiego dopo.-

 

Bruna- Brava, sei perspicace e reattiva. Mi piaci. E ora dimmi, dove tieni le pillole anticoncezionali?-

 

Argenta- Ma, ma, non potresti chiedermelo in privato? Eppoi che pretese sono queste? –

 

Bruna. Ohi, ohi, iniziamo maluccio…Ricominciamo daccapo: Cara Argenta, mia mammina acquisita, dovresti sapere che alle ragazze servono certi strumenti chimici per non incappare nell’errore che fece mia madre con papà?-   

 

Argenta.- Certo che si. Ma tutta questa urgenza, non potevi aspettarmi che rientrassi da scuola?-

Bruna- E quando? alle 14, suppongo? E io ho preso un appuntamento con un mio collega per le undici. Allora? c’era o non c’era l’emergenza?  E che ne sapevo che saresti ritornata subito? 

T’avrei senz’altro aspettato. Uffa come siete complicati e metodici voi due.-

 

Argenta- Vuoi dire io e Egidio?-

 

Bruna- E mi pare. Ed ora, se non ti dispiace e per evitare futuri ingombramenti, fammi vedere dove dormirò.- 

 

Argenta- (in imbarazzo) Dove dormirai? E che ne so. Ne parlerò con Egidio…vedremo…-

 

 

S’apre la porta e entra Egidio con la pistola in mano.

 

 

Egidio- Fermi tutti. Mani in  alto!-

 

Argenta- Ma piantala babbeo.-

 

Bruna. Rifallo, come sono emozionata.-

 

Salvo- Sei forte papà: Hai arrestato tua moglie, tuo figlio e questa qui, che dice d’essere mia sorella.-

 

Egidio- (sbigottito e confuso, ad Argenta)  Ma non mi avevi detto che c’erano i ladri in casa?-

 

Argenta –Peggio! C’è un uragano in casa. Guardati attorno.-

 

Egidio- Ma cosa è successo?-

 

Bruna- Niente, Argenta fa la drammatica. Cercavo queste e, poi le pillole…-

 

Argenta- …per la pressione…(facendo gesto a Bruna di tacere in presenza di Salvo)-

 

Egidio- Va bene, sarà per quello che volete, ma il casino c’è ugualmente.-  

 

Salvo- (indicando Bruna) E’ stata lei!-

 

Bruna- Incominciamo bene, spione.-

 

Argenta- E visto che ci siamo, caro Egidio, sbroglia questa matassa: dove la facciamo dormire? (indica Bruna)-

 

Egidio- Troveremo una sistemazione, ci sono sempre le soluzioni…infine una casa ha la capienza di quanto vuole il padrone.-

 

Bruna- Bravo paparino.-

 

Salvo- Paperino lo chiamo io, capito?-

 

Bruna- (finta spaventata) Ma certo fratellone…è tutto tuo il paparino, e per me sarà papone, contento?-

 

Argenta- (a Egidio) E allora?-

 

Egidio- (incantato a guardare Bruna) Allora cosa?-

 

Argenta- (notandolo) Allora dove la mettiamo?-

 

Bruna- Mettiamo? E cosa sono un sacco di patate?-

 

Argenta- Scusa, scusa.-

 

Bruna- Così va bene.-

 

Egidio- (tornando in se) Certo… certo, si potrebbe sistemare con Salvo, nella sua stanzetta …-

 

Salvo- Non se ne parla. Io con una femmina, mai!-

 

Egidio- Potrebbe essere… ma forse sarebbe meglio se dormisse qui, sul sofà. Che ne dici Bruna?-

 

Bruna- (facendo spallucce) Per me…-

 

Argenta- Dio ce ne guardi! Vedi da te il casino che ha combinato in un’ora che sta qui.-

 

Bruna – Intanto che voi decidiate, io vado di là a vestirmi. (esce)-

 

Egidio- Ma l’hai visto quant’è bella? Ha preso il visino dalla madre e il corpo forte da me. E’ meravigliosa.-

 

Argenta- Si, è una bella figliola. Ma un pochetto ingombrante.-

 

Egidio- E’ giovane, piena di vita. E tu dovresti saperlo, le tue liceali non sono forse spigliate e disinibite come lei?-

 

Argenta- E’ vero. Ma, con noi, ci sarà sicuramente un problema di convivenza, se non troviamo una soluzione adeguata.-

 

Egidio- Ci sono! Faremo così: Tu dormirai in camera da letto con Salvo, io nel sofà e Bruna nella stanzetta. Che ne dici?-

 

Argenta- (con sopportazione) Dico che per qualche notte, potrebbe essere anche una buona idea. (sottolineando la frase) Ma per cinque anni è un’idea balorda!- 

 

Egidio- Insomma… dovremmo trovarla sta soluzione, mica la posso mandar via. E’ mia figlia, perbacco.-

 

Argenta- Egidio, parliamoci chiaramente: io di storia non ne ho mai voluto sapere, né la vorrei sapere ora. Però capisco anche che essendo suo padre non puoi mandarla via. Ed ecco allora cosa ci vuole per la nostra armonia famigliare: una soluzione adeguata.-

 

Egidio- Ed adeguata sia…. Quale?-

 

Argenta- Per adesso non saprei. Vediamo più in là. Che ne dici se, nel frattempo, le proponessimo di dormire sul sofà?-

 

Egidio- Ma non l’hai già scartata questa ipotesi?-

 

Argenta- Ed è tornata in campo…almeno per ora…può anche darsi che non sia poi quella disordinata che ha mostrato d’essere.-

 

Egidio – D’accordo. –

 

 

Rientra Bruna, indossa jeans attillati e una camicetta bianca trasparente.

 

 

Bruna- Come sto?-

 

Egidio- Da dea.-

 

Argenta- Stai benissimo, cara.-

 

Salvo- Ma si vedono le tette!-

 

Bruna- (ironica) Ma davvero?-

 

Egidio- Beh, il bambino ha ragione, sei troppo… vistosa…-

 

Bruna- Nel senso che faccio vedere troppo?- 

 

Argenta- Non troppo, quanto basta per vedere e non vedere.-

 

Egidio- Ma più vedere che non vedere.-

 

Bruma- (finta scandalizzata) Vuoi che mi cambi?-

 

Egidio- No, ma che almeno indossassi il reggiseno.-

 

Bruna- E chi lo ha mai portato.-

 

Argenta- (quasi tra se) Beata te. (poi forte) Potresti indossare una camicetta meno sottile, o una maglietta non aderente.-

 

Bruna- Dimenticate che vado ad un appuntamento con un ragazzo, non col parroco del paese.-

 

Salvo- A me piace così.-

 

Bruna- Ecco la bocca della verità. Fratellino, noi due andremo d’accordo.-

 

Egidio- (con un certo imbarazzo) Scusate l’interruzione, ma dovrei ritornare in commissariato. Ci vediamo a pranzo. Ciao a tutti.-

 

Argenta- Ed io dovrei tornare immediatamente a scuola, (guarda l’orologio) Tra quindici minuti ho lezione. Ciao Bruna. ( a Salvo) E tu fai il buono e fatti i compiti. Ciao tesoro. (lo bacia ed esce).

 

Bruna- (guardando Salvo) Senti Salvuccio, adesso dovrei uscire anch’io; tu fai quello che mamma ti ha detto di fare, e non uscire di casa.-

 

Salvo- E perché?-

 

Bruna- Perchè io non ho le chiavi di casa. E non so quando tornerò. E tu dovrai aprirmi.-

 

Salvo- Mi stai chiedendo di farti da complice o da palo?-

 

Bruna- No, ti sto dicendo di non fare il figlio…di…di…un poliziotto.-

 

Salvo- Tu vai ad un appuntamento con un ragazzo, lo so!-

 

Bruna- (finta scandalizzata) Ehi, che sei geloso, per caso?-

 

Salvo- Sono o non sono tuo fratello? Dunque devo controllarti.-

 

Bruna- E perché?-

 

Salvo- Perché nei film di Montalbano, i fratelli controllano le sorelle.-

 

Bruna- Ma certo, hai ragione…facciamo così: tu non sai dove vado e io non ti dico con chi. Ci stai?-

 

Salvo- (disorientato) Ci… ci sto, ma sento che mi stai fregando.-

 

Bruna- (chinandosi e baciandolo in fronte) Che fratello meraviglioso. Ciao, a dopo. (esce)-

Salvo- Quella mi ha fregato. Ha ragione papà quando dice che le donne ne sanno una in più del diavolo. Bah, forse è meglio che mi vada a fare i compiti. (esce)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                            Atto  III

 

 

Stessa scenografia del precedente atto. Ma c’è più ordine nel saloncino. Sono trascorsi diversi giorni dall’arrivo di Bruna. 

In scena ci sono Argenta e Egidio.

 

Argenta- Avevi proprio ragione, l’uragano si sta placando (riordina qualcosa)-

 

Egidio- Credo che le telefonate con Lidia abbiano fatto effetto.-

 

Argenta- Non sapevo che ne avessero parlato.-

 

Egidio- Neppure io. Poi casualmente una volta ero presente ad una loro telefonata e Bruna mi ha passato Lidia per salutarci, cosicchè l’ho saputo.- 

 

Argenta- Lidia ci sa fare con Bruna.-

 

Argenta- Credo che ci sappia fare un po’ con tutti. La sua Azienda cresce ed è sempre più florida. Speriamo che Bruna, una volta laureata e inserita nella ditta, non sfasci quello che la madre ha costruito.-

 

Argenta- Mi sembri un pochino pessimista sulle capacità di tua figlia.-

 

Egidio- No, ma che dici, io sono fiero di lei. Ma mi sono reso conto che Lidia è imbattibile in affari, e non vorrei che il talento di Bruna non fosse all’altezza di quello della madre. Solo questo.-

 

Argenta- E’ ancora giovane, pensa a divertirsi, ma so che segue regolarmente le lezioni, e che studia con un gruppo di colleghe, nella biblioteca della Facoltà.- 

 

Egidio- Tutta sua madre: secchiona! (pausa)  Oggi a che ora viene in casa?-

 

Argenta- Mi ha detto verso le 19, insomma in orario per la cena.-

 

Egidio- S’è messa in riga con i nostri tempi.-

 

Argenta- E mi pare, da ragazza intelligente…-

 

Egidio- Argenta, sono fiero di lei e di te.-

 

Argenta- E io cosa c’entro?-

 

Egidio- C’entri e come! Stai gestendo la vicenda con molta saggezza.-

 

Argenta- (schermendosi) Ma ti pare…(suona il suo telefonino) Scusami, c’è una chiamata… Pronto? Chi? Gino? Gino!!! Ma da dove vieni fuori! Sei in città? Magnifico, allora vienici a trovare… si l’indirizzo è esatto. Sai che gioia! Veramente…no Egidio sarà contentissimo. Vieni, vieni… alle 20? Benissimo ti aspettiamo. A dopo. Ciao, ciao, ciao. (a Egidio) Era Gino.-

 

Egidio- Gino… tuo …zio?-

 

Argenta- Esattamente. Si trova in città, e vuole vederci. Che bello, dopo tanto tempo…-

 

Egidio- (ironico)Anche me?  Che bellezza…-

 

Argenta- Non mi sembri entusiasta.-

 

Egidio- Cosa vuoi, un po’ di gelosia l’avrei, mi pare naturale.-

 

Argenta- Dai, non fai il sicilianazzo. Ormai è acqua passata…Eppoi Gino è sposato.-

 

Egidio- Sposato? E chi te l’ha detto?-

 

Argenta- Credo che tu ti sia dimenticato che ho ancora dei parenti ad Agira… coi quali a volte mi sento.-

 

Egidio- L’avevo scordato…(tra se) e speriamo bene. (poi a Argenta) Ma ci pensi? Questo è il mese delle novità: prima sbuca al nulla mia figlia, adesso viene fuori un fantasmino del passato.-

 

Argenta- E dalle!-

 

Egidio- Scusami. Non volevo sottolineare, nulla di malizioso. Solo mi riferisco alle novità che animano la nostra famiglia… da un po’ di tempo in qua…-

 

Argenta- Meglio della monotonia…-

 

Argenta- Perché il nostro matrimonio è monotono?-

 

Argenta- Un pochino lo è. Sai le abitudini, le assuefazioni…-

 

Egidio- …il lavoro, gli impegni… il bambino.-

 

Argenta- Già. Ma, in fin dei conti, nessuna crisi…almeno fino ad ora.-

 

Egidio- E speriamolo…-

 

 

Arriva Bruna.

 

 

Bruna- (Lanciando le chiavi sul mobiluccio) Ciao a tutti.-

 

Egidio- (rianimandosi) Ciao secchiona, come va?-

 

Argenta- Ciao Bruna.-

 

Bruna- Va tutto a gonfie vele.-

 

Egidio- Con lo studio o con il tuo ragazzo?-

 

Bruna. Lo studio. Poi quello non è il mio ragazzo.-

 

Argenta- Ma se già ci esci da quindici giorni.-

 

Bruna- E sono stati quindici giorni sprecati! Cavolo!-

 

Argenta- C’è aria di crisi in giro…-

 

Bruna- No, calma, calma totale! L’ho mollato!-

 

Egidio – E hai fatto benissimo. Uno sfigato fuori corso che fa la posta alle matricole, ma dove siamo…-

 

Argenta- Nel duemila Egidio, nel duemila.-

 

Egidio- Già, nel duemila.-

 

Bruna- Ma dai, di cosa parlate? L’agguato alle matricole c’è stato sempre. –

 

Argenta- Ha ragione, te ne sei dimenticato?-

 

Egidio- Ma si…(imbarazzato) ma si, è che, è che…-

 

Bruna- Ok, fine del dramma. Vado a farmi una doccia… (ad Argenta) ce l’ho il tempo prima di cena?-

 

Argenta- Hai tutto il tempo che vuoi. Ah, fatti bella, avremo un ospite a cena.-

 

Bruna - (bloccandosi) – E chi sarebbe?-

 

Egidio- Niente, un suo zio…-

 

Bruna- Ah, credevo.-

 

Argenta- Tu fatti bella lo stesso.-

 

Bruna- Che gente…(fa cenno con le dita alla tempia, per dire: spostati).-

 

Argenta- E adesso cosa faccio? Cosa preparo per cena? Non ho nulla di speciale in casa… dovevamo andare a fare la spesa…oddio, non vorrei fare una figuraccia con Gino.-

 

Egidio- Riversiamoci verso il sicuro facile: le pizze.-

 

Argenta- Forse hai proprio ragione. Le ordineremo poi. Intanto apparecchiamo.-

 

 

Armeggiano con le stoviglie, intanto s’ode la musica che proviene dalla doccia. Entra Salvo.

 

 

Salvo- Mamma ho fame.-

 

Argenta- Pazienta ancora un pochino.-

 

Salvo- Ma io –ora- ho fame!-

 

Egidio- E trattienila per una mezzora ancora.-

 

Salvo- Ma com’è possibile che uno studente…-

 

 

Argenta-…uno scolaro…-

 

Salvo- …uno scolaro sgobba sui libri, brucia carboidrati, spreme energia, e poi per fare i regolari rifornimenti deve aspettare i comodi degli adulti. E’ un’ingiustizia bella e buona. (se ne rientra nella sua camera)-

 

 

Argenta e Egidio si guardano stupefatti.

 

 

Egidio- Ma guarda questo moccioso…-

 

Argenta- Tutto suo padre.-

 

 

Suonano alla porta.

 

 

Argenta- E’ Gino.-

 

Egidio- E vai ad aprire.-

 

Argenta- Sono bloccata. Le gambe non mi funzionano.-

 

Egidio- Anche questa… vado io. (va ad aprire)

 

 

Sulla porta c’è Gino, 40 anni  circa, un bell’uomo. Veste bene. Porta una cappello floscio che gli sta a perfezione. Tiene in mano un mazzo di fiori, con una mano, e con l’altra una scatola di dolci; in bocca ha un sorriso radioso.  

 

 

Ginio- Buona sera, sono Gino, tu sei Egidio, suppongo.-

 

Egidio- Buona sera. Lo sono (tra se) che perspicacia. Accomodati. Argenta, c’è tuo zio (rimarcandolo).-

 

Argenta- Gino caro (corre ad abbracciarlo)-

 

Egidio- (tra se) Ora le gambe le funzionano eccome!-

 

Gino- Carissima, ma come sei bella.-

 

Argenta-  Come stai bene … fatti vedere meglio (si scosta)-

 

Egidio- ( sempre tra se, guardandosi) Certo io indosso uno straccetto di vestito da commissario in incognito…- 

 

Argenta- Vieni siediti, dammi il cappello.-

 

Gino – (tende il cappello, porge la scatola coi dolci, ma ha anche i fiori che le offre.  Gag di Argenta con i due oggetti e i fiori)-

 

Egidio- (andandole in aiuto) Dai qualcosa anche a me. (Argenta gli porge il cappello, ma Egidio lo rifiuta e prende la scatola dei dolci) Questi mi piacciono di più.-

 

Argenta- Accomodiamoci qui (siede sul sofà) E dimmi come stai? Sei stato trasferito qui? E tua moglie dov’è?-

 

Gino- Andiamo per ordine: Mia moglie non c’è, abbiamo divorziato cinque anni fa; Sto benone da scapolo; e sono stato assegnato in qualità di Vice Comandante alla caserma Sammaruga.-

 

Argenta- (esultante) Magnifico, è vicinissima. (poi ravvedendosi)Beh, mi dispiace per il fallito matrimonio.-

 

Gino- Cose che capitano. E voi come state? Vedo bene. E tu Egidio, cosa fai?-

 

Egidio. Faccio il commissario capo e sbirro della polizia di stato.-

 

Gino- Perché anche sbirro?-

 

Egidio- Vallo a dire a Salvo, nostro figlio.-

 

Gino Avete un figlio, ma è magnifico.-

 

Argenta- (alzandosi) Te lo faccio conoscere. (esce)-

 

Egidio- Sai i suoi compagni mi chiamano così…sicchè lui…-

 

Gino- Ma è bello questo rapporto tra padre e figlio…-

 

Egidio- (tra se) e spirito santo, amen.-

 

 

Rientra Argenta con Salvo, saluti e complimenti a soggetto da parte di Gino. Salvo tende solo la mano e dice.

 

 

Salvo- Buonasera, signore.-

 

Argenta- Questo signore è mio zio, quindi anche il tuo. Dagli un bacino.-

 

Salvo- (guardandola di traverso) Un bacino? Ma che sono lattante? Io sono un ometto. Do la mano e basta. E ora, se volete scusarmi devo continuare a studiare.- (esce) 

 

Egidio- A questo punto, in qualità di padre, dovrei intervenire…-

 

Gino- Ma lascia andare, è un ometto che sa il fatto suo. Vedi da noi ci sono certe reclute alle quali il vostro Salvo, darebbe una lezioncina di virilità.-

 

Argenta- E’ un bravo bambino che gioca a fare l’adulto.-

 

 

Entra Bruna. E’ vestita elegantemente con un abito che le fascia il corpo perfetto, Profumata, lieve trucco agli occhi e alle labbra. E’ una dea. Dai presenti si ode una lieve esclamazione di stupore, di meraviglia, d’ammirazione.

 

 

Egidio- E questa è Bruna, mia figlia.-

 

Gino. (alzandosi impacciato) Fortunatissimo signorina…-

 

Argenta – Gino è mio parente.-

 

Bruna- (guardandolo attentamente) Molto lieta, io sono Bruna.-

 

Gino- ( ad Argenta e Gino) Non sapevo che avevate anche una figlia così affascinante.-

 

Argenta- Veramente è figlia di Egidio (sguardo interrogativo di Gino) avuta da una relazione prima che ci conoscessimo.-

 

Gino- (a Egidio)  Ma è favolosa… scusami. Ma non posso trattenermi dal dirlo…-

 

Bruna- (che aveva seguito tutti i dialoghi attentamente) E non trattenerti… caro...- 

 

Argenta- Gino, si chiama Gino, ed è mio zio.-

 

Bruna- (guardando attentamente Gino) Gino. ma quanti anni hai?-

 

Gino- Sono quaranta a maggio. E sono suo zio per via di mia madre che fece otto figli, e mi mise al mondo per ultimo…-

 

Argenta- Mentre mia madre era la prima…-

 

Bruna- Ho capito! Bene, si mangia?-

 

Argenta- Ecco, avremmo pensato di ordinare delle pizze.-

 

Bruna- Vada per le pizze.-

 

Gino- Io proporrei di andare a mangiare fuori… certo, magari in pizzeria… così non diamo disturbo a Argenta…-

 

Bruna- Magnifico.-

 

Argenta- Ecco… non saprei… per me sarebbe un piacere…-

 

Egidio.- Ma si, vada per la pizzeria.-

 

Argenta- Bene, vado a cambiarmi. (esce)

 

Gino-( facendo atto di alzarsi e offrendo dei dolci) Bruna… che bel nome, ti posso offrire uno cioccolatino?-

 

Egidio- (facendogli il verso, tra se)  Ti posso offrire uno cioccolatino? Com’è romantico.-

 

Bruna – (sedendosi accanto a Gino) Grazie, ne prendo uno…questo, eppoi questo e quest’altro.-

 

Egidio- Stai attenta che ti potresti stro… ti potresti stroncare l’appetito.-

 

Bruna- Ma no. (civettando) A me piacciono i dolciumi. Grazie Gino sei un vero cavaliere.-

 

 

Egidio- (non potendone più) E allora vuol dire che l’appetito me lo sto spezzando solo io… vedendovi...così cinquettanti…-

 

Gino- (a Bruna) Hai dei denti bellissimi.-

 

Bruna- (sorridendo) Grazie.-

 

Gino- (a Bruna, guardando Egidio) Certo che come bellezza avrai preso tutto da tua madre.-

 

Egidio- Anche questa?-

 

Bruna- Certo, mia madre, ma anche dal mio papone… vedilo bene: E’ ancora un fustone attraente.-

 

Egidio- (falsamente schermendosi) Ma ti pare.-

 

Gino- Certo, qualcosa c’è.-

 

Egidio- E meno male.-   

 

 

Rientra Argenta, vestita elegantemente.

 

 

Argenta- Sono pronta, come sto?-

 

Egidio- Sei bellissima.-

 

Gino- Meravigliosamente bella.-

 

Bruna- Mammina, mi vuoi fare concorrenza? Sei Fa- vo- lo- sa.-

 

Argenta- Grazie, ma ora basta coi complimenti. Andiamo?-

 

Egidio- E Salvo?-

 

Argenta- Oddio, mi ero dimenticata di lui. Vado a chiamarlo. (esce)-

 

Egidio- Le donne...-

 

Gino…-  e già, se non ci fossero bisognerebbe inventarle.-

 

Egidio- (ironico) Ma davvero?-

 

Gino- (che non ha afferrato l’ironia) Sicuro, sicurissimo.-

 

Bruna- (che ha capito suo padre) Beh, ognuno le apprezza come sente di fare…-

 

Gino- (esultante) Ben detto, cara.-

 

Egidio- (contrariato) Vado a prendermi la giacca.(esce)

 

Gino- (prendendo la mano di Bruna) Bruna, stasera tu sarai la mia dama.-

 

Bruna- E tu il mio cavaliere…(china la testa timidamente)-

 

Gino- (facendosi più audace le prende l’altra mano e le bacia) Come sono sottili le tue dita… mano da pianista…-

 

 

Argenta sta per entrare, ma vede la scena e resta sulla soglia a sbirciare. Dall’altra porta Egidio fa lo stesso. Fra i due interviene un dialogo muto a distanza, come di dire, la prima: come sono carini, come tubano; il secondo: Ma che schifo, che stucchevolezza, che stronzate. Poi, infine entrano in scena. I due piccioncini si contengono un pochino.

 

 

Argenta- Io sarei pronta, ma ho qualche difficoltà con Salvo: Non vuole venire con noi.-

 

Bruna- (alzandosi) Gli vado a parlare io.-

 

Argenta- No, è meglio lasciarlo cuocere lentamente nel suo brodo, vedrai che poi si convincerà.-

 

Egidio- Sentite, avrei un’idea: andare voi, resto io con Salvo; poi c’è che domani mi devo alzare presto per andare in commissariato per adempimenti urgenti…-

 

Gino- Ma domani è domenica.-

 

Egidio- No, per un  commissario non c’è domenica, ne festivi di sorta: la criminalità non conosce i festivi. Si è sempre sul pezzo contro i mascalzoni!-

 

Gino- Parli proprio come il mio… il mio… comandante. Complimenti.-

Egidio- (contrariato, tra se) Cosa dovrei dirgli? Che se andassi a mangiare la pizza con lui, mi andrebbe di traverso? (poi ali altri) Andate, andate pure.-

 

Argenta- Sapete, m’è venuto un mal di testa feroce. Quasi quasi resterei anch’io. Andate voi due. Su andate.-

 

Gino- (non se lo fa dire due volte, prende per la mano Bruna) Andiamo Bruna, prima che ci capita qualcosa anche a noi due.-

 

Bruna- (seguendolo e guardando alternativamente Argenta e Egidio, i quali le fanno cenno d’andare) Allora… a dopo…-

 

 

I due escono.

 

 

Argenta- Perché non sei voluto andare?-

 

Egidio- Per il tuo stesso motivo.-

 

Argenta- Allora che facciamo?-

 

Egidio- Ordiniamoci tre pizze.-

 

Argenta- Ottima idea. (prende il telefonino e compone il numero) Pronto, pizzeria? Ci potreste portare tre pizze? Via Filocamo 321…Ah, si. Due margherite e una…(ad Egidio) tu come la vuoi?-

 

Egidio- (pensoso) Vorrei una quattro stagioni, con un pizzico…anzi no…-

 

Argenta- Ho capito! Vieni qua (gli da l’apparecchietto) ordinatela tu. Io vado a cambiarmi.-

Egidio- (prendendo il telefonino) Allora una capricciosa… no niente quattro stagioni come al solito, ma oggi vorrei una capricciosa; si, pomodoro a fettine, però ci metta mozzarella di bufala, aggiunga una fettina di crudo, una di coppa, si, qualche fetta di salame calabrese, bello pepato;  poi una fetta di melanzana fritta, due patatine fritte… si solo due, poi… vediamo… si,  due olive nere… snocciolate, si; poi una spolveratina di pecorino… certo, origano… no pepe no…-

 

 

Intanto che Egidio ordina gli ingredienti, le luci si abbassano fino al buio completo. Musica. Due minuti dopo le luci riprendono. In scena c’è il solito disordine che fa Bruna, la quale dorme profondamente nel sofà. Sono le prime ore del mattino successivo

S’ode bussare alla porta. Entra in scena Argenta in vestaglia e va ad aprire. Davanti a se c’è Lidia, sempre infagottata nel soprabito. In viso è leggermente invecchiato.

 

 

Argenta- Si??-

 

Lidia- Lei è Argenta, suppongo.-

 

Argenta- Sono io, ma le chi è e cosa desidera?-

 

Lidia- Sono Lidia, la madre di Bruna.-

 

Argenta- (basita) Ah.-

 

 

Entra Egidio.

 

 

Egidio- (rimanendo sbalordito) Li…Lidia …-

 

Lidia- Egidio! O perbacco, sei proprio tu?-

 

Egidio- Ma chi ti ci porta qui, così presto… vieni, entra… così mattiniera, ma cosa è successo?-

 

Lidia- E’ successo che ho perso il contatto con Bruna dalle diciannove di ieri sera. Dimmi, non le è successo qualcosa di cattivo! Cercala! Trovamela! Sguinzaglia la tua polizia , insomma, fai qualcosa!-

 

Argenta- (con flemma, si avvicina a sofà, scopre Bruna )  Cerchi forse lei?-

 

Lidia- (stupefatta) Ma è sana e salva! Ed io non sapevo più cosa pensare. Credevo che le fosse accaduta una disgrazia…-

 

Egidio- … forse non ti sbagli. –

 

Argenta- (riprendendolo) Ma la vuoi finire? Gino è una persona per bene.-

 

Lidia- Gino? Chi sarebbe questo Gino?-

 

Egidio- Sarebbe suo zio. (indica Argenta)

Argenta- E’ mio zio, ma siamo coetanei, e ieri lui e Bruna, sono usciti per andare a cena, quindi…-

 

Egidio- …quindi lui le avrà fatto staccare il telefonino.-

 

Argenta- Oh, basta!-

 

Bruna- (Svegliandosi e stiracchiandosi) Ma cos’è questo casino? (poi vede Lidia) Lidia, cosa fai qui? E’ successo qualcosa al nonno?-

 

Lidia- (sedendo vicino e abbracciandola) No, cara, il nonno sta bene. Sono qui perché è da ieri pomeriggio che cerco di contattarti, senza riuscirci; allora mi sono preoccupata e sono venuta  qui, per accertarmi di persona su come stavi. E ora so che stai bene.-  

 

Argenta- Come è andate ieri sera?-

 

Bruna- Benissimo. Invece che in pizzeria siamo andati in un ristorante sulla scogliera. Un posto bellissimo. Abbiamo cenato in terrazza, eravamo col mare sotto i piedi, praticamente…-

 

Egidio- E cosa avete mangiato?-

 

Bruna- Il mare. Abbiamo mangiato il mare, tanto era la freschezza del pesce che ci hanno servito. Ci hanno fatto assaggiare quasi venti piccole portate di pesce di tutte le specie e qualità, e cucinato in tutti i modi: arrostito, fritto, lesso, crudo… poi vino bianco freschissimo, e …udite udite: Lo champagne!-

 

Lidia- E tagliela col menù. Invece dimmi, a che ora sei rincasata?-

 

Egidio- Già, a che ora?- 

 

Bruna- (sognante) E mi  ha chiesto di sposarlo…- 

 

Egidio- No!-

 

Argenta- Che bello!-

 

Lidia- Matta da legare.-

 

Egidio.- Matta, si!-

 

Bruna- Mamma, se sapessi quant’è bello…-

 

Lidia- Il principe azzurro? 

 

Bruna- No, il ristorante.-

 

Lidia-  Ah, credevo. Senti, ma tu cosa hai risposto a quella proposta?-

 

Egidio- Già, come hai risposto?-

 

Bruna- Nulla, ho sorriso compiaciuta…e , alla sua insistenza, gli ho detto che ci penserò.-

 

Lidia- E faresti bene a pensarci molto, ma molto bene.-

 

Egidio- Giusto! Molto bene! –

 

Bruna- Ma è romantico…-

 

Lidia- Ma va!-

 

Egidio- Già, ma va!-

 

Argenta- (che non ne può più) Egidio, smettila di ripetere quello che dice Lidia. Mi stai innervosendo! Bene, dunque! Gino non sarà il principe azzurro, ma è un alto ufficiale dell’Esercito, quindi con una buona posizione sociale… (a Egidio) e non è brutto!-

 

Lidia- Un alto ufficiale? (Argenta fa di si col capo)… dell’esercito? (cs)…ma guarda un po’…-

 

 

Entra Salvo, assonnato.

 

 

Salvo- Ma cosa succede? E’ domenica e in questa casa di sbirri non si può dormire fino a tardi?-

 

Egidio- Lidia, questo è Salvo nostro figlio (indica Argenta)-

 

Lidia- Che carino…e gli sbirri chi sarebbero?-

 

Egidio- Sarei io al plurale. E’ il mio nomignolo che questo…cucciolone (come dire stronzetto) si diletta a darmi.-

 

Bruna- (prima che Salvo possa dire la sua solita insolenza) Permesso, vado in bagno…(esce)-

 

Argenta- Lidia, hai fatto colazione?-

 

Lidia- Veramente si. Ma accetterei volentieri un caffè… per riprendermi da tutte le emozioni di stamattina.-

 

Egidio- Ma non potevi telefonarmi?-

 

Lidia- Non ci crederai, ma glielo avrò chiesto mille volte il tuo numero… a quella sventata … (accenna da dove è uscita Bruna)-

 

Egidio- …eh, eh, eh, non voleva controlli, la signorina...-

 

Lidia- …e mi ha fatto passare ore d’angoscia.-

 

Argenta- Questi figli…Vado a preparare il caffè. (esce)-

 

Salvo- Io vado a vestirmi. (esce)-  

 

Egidio- Lidia…Lidia… vedo che sei sempre in forma.-

 

Lidia- E tu sei sempre lo stesso. Complimenti, hai una bella moglie e un bel ragazzino.-

 

Egidio- E tu una bellissima figlia.-

 

Lidio- Credo che ce l’abbia anche tu.-

 

Egidio. Sapessi, è stata una cosa sublime averla in casa…è fantastica…Beata te che te la sei goduta per vent’anni.-

 

Lidia- E’ stata la consolazione della mia vita…Ma tu, se volevi…-

 

Egidio- Avrei voluto, eccome! Ma un grande senso di colpa me l’ha impedito. E anche la prudenza. Non volevo ulteriormente danneggiarvi.-

 

Lidia- Tu danneggiare noi?-

 

Egidio. Certo. Mi ha detto Bruna che tu sei stata l’eroina del paese; la martire, e lei è stata coccolata da tutti e quasi adottata. Se mi dichiaravo, come padre, tutto ciò sarebbe finito. Per la gente sarei stato il mostro che ha stuprato una giovane donna handicappata. E Bruna la figlia del mostro.-

Lidia- Non ne sono sicura. Ma ho sempre rispettato e rispetto ancora la tua scelta.-

 

Egidio- Ti ringrazio per la comprensione… ecco…non … non… sapevo quanto mi sarebbe costata questa scelta… -

 

Lidia- Già… e ora, forse, la stiamo perdendo…-

 

Egidio- Ti riferisci a Gino?-

 

Lidia- Si chiama così? (meditabonda) Si, credo di si…vedi, Bruna ha avuto tanti amorucci, ma lo sguardo che ho visto nei suoi occhi, intanto che parlava della serata in ristorante, mi fa pensare che ha preso una gran bella cotta.-

 

Egidio- Per quello lì? Pensi proprio che sia una cosa seria?-

 

Lidia- Questo non lo so. Ma che ci sia qualcosa d’importante, si.-

 

Egidio- (confidenzialmente) Lidia, tu la conosci da sempre, io da pochi mesi; ma, al contrario di te, non penso che abbia perduto la testa per quello lì. E’ troppo mellifluo, troppo manieroso, troppo appiccicaticcio, troppo, troppo datato, ecco! per piacerle veramente. Sai, invece, cosa penso?-

 

Lidia- A cosa?-

 

Egidio. Penso al ristorante sul mare, alla cenetta semiromantica, al pesce fresco, al vinello, allo champagne, ma soprattutto alla novità: Uscire con una persona matura, che le fa la corte all’antica, ed essere ammirata. Non oso dire di più.- 

 

Lidia- Beh, sarà vero, …certo un pochino provinciale è…-

 

Egidio- … ma non è stupida. E questo mi da fiducia.-

 

Lidia- Forse hai ragione… ma lo sai che stai facendo il buon padre di famiglia, con molto buon senso e capacità riflessiva e di convincimento? Ora capisco perché ci sono due genitori a vegliare sulle loro creature. Io da sola…-

 

Egidio- … ne hai fatto una gran bella, intelligente, perspicace figliola. E ora piantiamola qui!-

Lidia- (con veemenza) Sono d’accordo, perbacco!-

 

 

Entra Argenta con il caffè per tutti.

 

Argenta- Ecco il caffè, prendiamolo finchè è caldo…(versa dalla caffettiera)-

 

Lidia- Grazie.-

 

Egidio- Prendo lo zucchero. ( esce)-

 

Argenta- A già, che sbadata.-

 

Lidia- Argenta, avete una bella famiglia. Complimenti… ma adesso parlami di Gino.-

 

Argenta- Ah, Egidio te l’ha già detto. (pausa) Ebbene, Lidia, Gino è un ottimo partito per bruna… se va tutto bene, come sembra. In tutti i casi, mi sono permesso di telefonargli per farlo venire. Lo conoscerai di presenza.-

 

Lidia- Sei impagabile Argenta.- 

 

Rientrano Egidio e Salvo.

 

Egidio- Ecco lo zucchero… (serve gli altri)-

 

Salvo-(rientrando) E io come faccio colazione? Col vostro schifoso caffè?-

 

Argenta- Hai ragione cucciolo. Ti preparo un toast.-

 

Salvo- Voglio pane e nutella!-

 

Egidio- Quella l’hai mangiata ieri. Oggi toast.-

 

Salvo- Ieri era un altro giorno. In questo giorno domenicale si mangia pane e nutella.-

 

Argenta- E dai Egidio, facciamo un’eccezione… (a Salvo) Te lo vado a preparare.-

 

Salvo- Grazie mamma, se non ci fossi tu…-

 

Egidio- (simula un ceffone)… alle volte…-

 

Lidia- (sorniona) Hai perso autorità, commissario capo.-

 

Egidio- (furbescamente) La voglio perdere Lidia, la voglio perdere. Quello è un monellaccio, ma è buono e affettuoso… e sono sicuro che in presenza di persone non della famiglia, simula, si diverte a fare il bullo.-

 

Lidia- (guardando la stanza) E’ un po’ piccoletto l’appartamento… con le nuove esigenze… (indica il sofà).-

 

Egidio- …Ma stiamo provvedendo, Abbiamo già visto qualcosa che fa per noi.-

 

Lidia- Mi dispiace, forse con l’arrivo di Bruna…-

 

Egidio- Ora piantala! Bruna è mia figlia. E quando arriva un nuovo figlio, la famiglia cosa fa? Cerca una casa più grande. E noi non facciamo eccezione. E ora taci!- 

 

 

Rientra Argenta con i toast.

 

 

Argenta- Ne ho fatto per tutti. Avanti prendeteli.-

 

 

Entra Bruna vestita casual.

 

 

Argenta- Tieni Bruna, mangia un toast che ti vado a fare il caffè caldo.-

 

Bruna- (prendendo il toast)  Lascia , mi verso quello che c’è rimasto qui. (prende la caffettiere e si versa il caffè nella tazzina di Egidio) posso, papone?-

 

Egidio- Tranquilla…-

 

 

Suonano alla porta.

 

 

Argenta- (correndo ad aprire) Ecco Gino.-

 

Bruna- Gino? E cosa ci fa qui, a quest’ora?-

 

Egidio- (piano a Bruna) L’ha chiamato lei (indica Argenta) per farlo conoscere a Lidia.-

Bruna- E perché?-

Egidio- Ti dirò dopo.-

 

Bruna- Uffa!-

 

Argenta- (aprendo) Gino, vieni, vieni, ti devo fare conoscere la mamma di Bruna, arrivata stamani da Pozzallo.-

 

Gino- Da Pozzallo? (si blocca sulla porta)-

 

Argenta- E lì che abita.-

 

Gino- E’…è  un po’ strana? ( tenta di sbirciare) .-

 

Argenta- Un pochetto. Ma… perché?-

 

Egidio- Lidia, tieniti forte, ecco che arriva tuo genero!-

 

Lidia- Che fai sfotti?- 

 

Gino- (che ha sentito, guardando l’orologio) Lidia? Sentite, avrei fretta, devo ritornare in caserma, sapete,  il comandante…m’aspetta. ( intanto cerca di non farsi vedere in viso).-

 

Egidio- (intervenendo, lo fa entrare quasi per forza) Ma dai entra, non sei il suo vice? Avrà la pazienza d’aspettarti.-

 

Argenta- (quasi spingendolo dentro) Lidia, ti presento Gino.-

 

Lidia- (vedendolo diventa una furia) Tu! Pezzo d’imbroglione! Come osi insidiare mia figlia!-

 

Gino- (guardando a terra) Io… io… non…sapevo…cioè…-

 

Lidia- (Ai presenti, cerimoniosa) E questo sarebbe l’alto ufficiale dell’esercito? Questo è un truffatore matricolato. Questo qui ha tentato di appiopparmi un assegno a vuoto, fortunatamente me ne sono accorta in tempo.-

 

Gino- Io… cioè…non è per male…insomma…la necessità…-

 

Argenta- Gino! Dimmi come stanno le cose!-

 

Gino- Perdonami Argenta, perdonatemi tutti. Ma, sapete, ho avuto tante traversie: mia moglie mi ha lasciato. Sono stato dimesso dall’Esercito per un piccolo… affaruccio non tanto pulito… ma avevo bisogno di soldi, per il divorzio, per vivere… insomma, Argenta, sono un fallito e vivo d’espedienti.-

 

Argenta- E quegli abiti eleganti, la cena al ristorante?-

 

Gino- Gli abiti? Rimasugli degli anni belli. I soldi per il ristorante? Assegnino…forse a vuoto! ( a Bruna) Bruna, perdonami, ma sono stato bene con te, mi è sembrato di ritornare quello che ero un tempo. (scena melodrammatica) Ora, me ne vado, Addio!-

 

Bruna- (che aveva ascoltato tutto con aria disinteressata) Ma di che ti scusi, mi hai fatto trascorrere un bellissimo sabato sera. Senti cosa facciamo: Quando avrai di nuovo la possibilità (fa cenno ai soldi), telefonami e andremo ancora in quel ristorante sulla scogliera. E per adesso Addio!-

 

Egidio- E per adesso, addio!-

 

Lidia- E per adesso te ne vai con le tue gambe… ma stai attento, ti tengo sotto mira!- 

 

 

Gino esce frettolosamente.

 

 

Argenta- (trattenendo le lacrime) E io?-

 

Egidio- E tu cosa? Tu hai ancora me, tuo figlio e Bruna, cosa vuoi di più!-

 

Bruna- Cosa vuoi di più, mammona. (l’abbraccia)-

 

Salvo- Cosa vuoi di più! Mammina. (anche lui l’abbraccia)-

 

Lidia- ( bruscamente per non commuoversi) Oh, oh, oh…basta! E che scene sono queste? Avanti, io dovrei ritornare a Pozzallo, gli affari m’aspettano. ( velocemente bacia tutti) Vi saluto  e vi auguro una buonissima giornata. ( a Bruna ) E tu stai attenta e…giudizio! (esce quasi di corsa)-  

 

Bruna- Tranquilla Lidia. (le invia un bacino)-

 

Egidio- (seguendola  fino alla porta)  Ciao Lidia… e torna quando vuoi…-

 

 

Tela  

 

                                               

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                   CIAO,  SONO  BRUNA

 

 

 

 

 

                                               Commedia brillante in tre atti

 

 

 

 

                                                                     di

 

 

                                                    

                                                         Antonio  Sapienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Turri Lifo, marzo 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

Personaggi:

 

 

 

 

 

 

Egidio……………………………………………………….commissario Capo Polizia di Stato;

 

 

Argenta…………………………………………………….. sua moglie:

 

 

Lidia………………………………………………………... Ragazza handicappata;

 

 

Bruna…………………………………………………………figlia di Lidia e Egidio:

 

 

Salvo, 11 anni……………………………………………….. figlio di Egidio e Argenta.

 

 

Gino…………………………………………..………………Zio di Argenta 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla scena viene ricostruito il soggiornino di un bivano da scapolo.

 

 

All’apertura del sipario la scena è vuota. Poco dopo s’ode bussare alla porta, con insistenza. 

Egidio, allora ventenne, semi vestito, si precipita per aprire l’uscio e  trova davanti a se Lidia, ragazza coetanea handicappata, avvolta in un larghissimo impermeabile che nasconde in parte la sua deformità.

 

Lidia- Ciao Egidio.-

 

Egidio –(sorpreso) Oh, Ciao Lidia, che piacere…-

 

Lidia- Piacere? Ne sei sicuro? Non ti disturbo? Posso entrare?-

 

Egidio- (mettendosi da parte e inchinandosi leggermente) Macchè disturbo, vieni entra… hai fatto benissimo… Come mai sei a Catania?  A Pozzallo tutto bene? Dimmi, come stai?-

 

Lidia- Uhhh quante domande. Allora, procediamo con ordine: Il  motivo te lo dirò tra poco: a Pozzallo tutto vecchio; sono qui per parlare con te; e il tuo indirizzo l’ho avuto da tua nonna, con la scusa che ti dovevo restituire dei libri. Per il resto sto benissimo, e tu?-

 

Egidio- Sei sempre la stessa: incontenibile. Allora, io sto bene… bene… allora,  se non è per i libri, a cosa debbo…-

 

Lidia- …questa visita inaspettata? Lo devi al fatto che sono incinta! Scusami se te lo dico così brutalmente, ma è per togliermi il pensiero.-

 

Egidio- Incinta? Di… di…me?-

 

Lidia - E di chi altro? Chi avrebbe avuto il coraggio di sedurre una sgorbia come me, (ironicamente) se non un giovane uomo immerso in un contesto magico, dovuto a mille fattori imponderabili, che fiaccano lo spirito, le  intelligenze, e accecano le coscienze. Come è successo a te, facendoci fare ciò che era infattibile?-

 

Egidio- Ti ci scherzi sopra…Non lo so… certo fu…-

 

Lidia- …Una pazzia! (come se rispondesse a un’incredula ascoltatrice)  Come fu possibile che un’infelice ragazza - sua coetanea e compagna di scuola media  - tutta gambe a causa di una scoliosi acuta e di una scifosi galoppante, con un toraciuzzo da scolaretta e due seni che sembravano due mezzi limoni verdelli attaccati lì per sbaglio, ma con un visino d’angelo raffaelliano, come dicesti tu- fosse stata sedotta da un bel giovane dall’avvenire radioso?  E c’è di più: Quella ragazza, essendo infelicissima, meditava il suicidio per liberarsi di quel corpo deforme che non rispecchiava, assolutamente, la bellezza della sua anima; la sveltezza della sua mente; la vastità della sua cultura... –

 

Egidio-  … e la facilità di parola...-

 

Lidia. – … trovò il suo momento magico? (pausa) Già, visto che ti ricordi e ne hai accennato, parliamo di quel giorno. Almeno lo ricorderò interamente per tutta la vita. Dimmi la verità, quando c’incontrammo, tu non  ti accorgesti del mio impaccio e del leggero rossore sulle guance, vero?-

 

Egidio – Si, …insomma…sì, ma poi ti riconobbi, dalla tua vocina dolce e delicata, come la mia compagna delle Medie.-

 

Lidia-  Gia’, allora eravamo quasi dei bambini… poi ti facesti un uomo, anche interessante, se vogliamo, e dopo il liceo, andasti a studiavi a Catania, giurisprudenza…io, invece, dopo aver finito il Magistrale - a causa della mentalità e dell’eccessivo protezionismo dei miei genitori - anche se aspiravo d’andare all’Università per fare lettere,  sono rimasta in questo paesone, e la mia vita si è spenta del tutto…-

 

Egidio- Ma non potevi insistere, magari alloggiando in qualche struttura religiosa?-

 

Lidia- E le mie cure? E la mia deformità? Ma lo sai che non posso fare neanche le cose più semplici che fanno tutte le ragazze della mi età, senza essere guardata con curiosità; senza essere oggetto di compassione: senza i pesanti commenti dei bulli. (pausa) Sai perché ci incontrammo al mare quel pomeriggio? Perché io prendevo il bagno proprio di pomeriggio – sempre -  tutti i tardi pomeriggi, per evitare gli altri bagnanti e i loro sguardi curiosi: ah, com’erano atroci le dita e quegli sguardi puntati verso di me, da parti di quei marmocchi sguazzanti in acqua, con le loro camere d’aria di camion per salvagenti, mentre io mi tuffavo e nuotava - finalmente libera dall’impaccio della mia deformità- sicura ed elegante, nell’acqua alta, meglio di tante altre sue coetanee belle e formose- e s’incontrarono in spiaggia a civettare.-

 

Egidio – Sai che, senza retorica alcuna, è stato il destino a farci incontrare quel pomeriggio? Perchè, fu quasi all’ultimo  momento, che scelsi scendere sulla scogliere, approfittando anche della dolce e discreta brezza marina, per fare l’ultima nuotata della stagione-  per prendere l’ultimo sole della giornata, e delle  mie vacanze- sdraiato sul mio scoglio preferito, finalmente libero da bagnanti vocianti e rumorosi; prima di partire per Catania e per proseguire l’avventura universitaria. Però, lo devo ammettere, mi è andata bene. Trovo la facoltà stuzzicante, interessante, in una parola: bellissima. E mi dispiace per te… che non puoi esprimerti come desideri.-

 

Lidia-  Già… allora, e anche oggi, cosa potrei fare? Leggere? Leggo, e tanto: scrivere? Scrivo qualche verso, di tanto in tanto. Teatro? Qui neanche a parlarne. Cinema qualche volta… ballare mai! Cos’altro di devo dire? qui siamo in paese e, se è già difficile realizzarsi, per le ragazze normali, figurati per una come me… con questo corpo da schifo! Altro che impossibilità di realizzazione della propria personalità e delle proprie legittime aspirazioni, come affermi tu, ma mi sarei accontentata di qualcosa di più terra terra, come per esempio lo svago, il divertimento, le feste con gli amici. Ma tu lo sai cos’erano le feste per me? Erano lo specchio della mia mostruosità, che si riverberava nei visi e nelle mani di qualche giovane mal avventurato che aveva l’ardire di chiedermi di ballare. Basta. Ti prego, non voglio fare autocommiserazione. E per cambiare argomento ti proposi di fare il bagno.-

 

Egidio- Già, e lo facemmo. Ci tuffammo in acqua, e lì si esternò tutta la tua agilità e la bravura:  nuotavi come un delfino pazzo di felicità. Correvi veloce, andava sott’acqua, rispuntavi a galla di gambe, oppure con la bocca piena d’acqua che mi schizzavi sul viso. Facevi il dorso, la farfalla, la rana, poi il crowl alla Tarzan di John Weismuller; infine facevi la girandola usando solo la propulsione delle lunghe gambe. Ed io povero animale di terra ferma, ti seguivo pieno di ammirazione, arrancando faticosamente in un pseudo stile libero. E mi stancai, anche se mi divertii. Finchè  giunsi vicino alla spiaggia, e, finalmente toccai. Rimasi a lungo lì fermo, a riprendere fiato e intanto tu arrivasti sfarfallandomi attorno irridendomi; poi, infine, nuotando alle mie spalle, repentinamente, ti immergesti passandomi tra le gambe per riemergere proprio davanti al mio viso. Ed io, alla vista di quella ninfa - con  quel faccino pulito, fine e bianco - fasciato dai lunghi capelli biondi ricadenti sul dorso, come una giovane Monna Lisa - con gli occhi socchiusi, con le labbra bagnate, lucenti- mi inebriai e ti baciai…-

 

Lidia- …E io, prima sorpresa, poi esitante, infine partecipe, mi avvinghiai a te, attanagliandoti con le mie lunghe gambe, e premendoti il torace con quei turgidi mezzi limoni…-

 

Egidio … ed io, preso da frenesia te li strinsi e poi li accarezzai con la mano sinistra, mentre con la mano destra frugai nelle parti più intime del tuo corpo…-

 

Lidia- … e io reagii con un fremito e un gorgoglio di gola, prendendoti contemporaneamente il pene…-

 

Egidio- …. Fu allora che vinto, dalle pulsioni, ti abbassai lo slip e ti penetrai...-

 

Lidia- …. E l’acqua, all’unisono con un mio grido soffocato, subito si colorò di rosa…Fu un amplesso breve, ma intenso: vissuto da me come un miracolo…-

 

Egidio- … e da mei come una rivelazione…-

 

Lidia  … E il mare, culla della vita, aveva compiuto un altro prodigio: aveva azzerato completamente, per qualche istante, la mia diversità fisica…-

 

Egidio- … facendoti una novella Venere che scaturisce dalle acque per donare amore all’indegno maschio.-

 

Lidia- Poi, consapevoli del grave errore commesso, ci staccammo, e in un imbarazzante silenzio, ci dirigemmo verso la spiaggia, prendemmo gli accappatoi, ci asciugammo senza proferire parola: io per il timore di far sfumare quel magico momento, tu, suppongo, per la vergogna di aver sedotto una povera  deforme.-

 

Egidio -  Quindi con un laconico: Ciao, ognuno si dirigemmo verso le nostre case… ed ora…ed ora…- 

 

Lidia- Ora, niente! Io te ho voluto comunicare la gravidanza per puro dovere. Ma sappi subito: da te non pretendo nulla e che il bambino nascerà.-

 

Egidio- Oddio, il bambino…ancora non posso crederci. E di quanti mesi sei?-

 

Lidia - Tre. E il ginecologo dice che non ci saranno eccessivi problemi, che la gravidanza potrà andare avanti regolarmente e che, se ci dovesse essere qualche difficoltà, essa potrebbe presentarsi  solamente al momento del parto. Ma è fiducioso.-

 

Egidio - E io? Cosa dovrei fare?-

 

Lidia - Tu nulla, hai già fatto tutto quello che c’era da fare. In un solo spasimo mi hai fatto rinascere, sia pure per pochi e fugaci attimi, e hai dato vigore alla mia inutile vita, donandomi uno scopo, un significato, un motivo nobile per il quale vivere e lavorare: il bambino, con  la sua gestazione, la sua nascita, la sua crescita, il suo avvenire.-

 

Egidio - Accidenti, lo hai fatto già maggiorenne.-

 

Lidia - Certamente lo diventerà e con tutte le carte in regola: sarà bello come te, colto come me, e avrà il suo avvenire nella fabbrica di famiglia. Perchè da oggi ho detto a mio padre che intendo occuparmi dell’Azienda -  che sarà un giorno del mio bambino.-

 

Egidio - Del… tuo bambino?-

 

Lidia - Si, del mio. Tu sei solo il fattore biologico: io da sola lo avrò. Quindi niente matrimonio riparatore, niente riconoscimento anagrafico, niente intromissioni tue nella nostre vite.-

 

Egidio - Ma allora?-

 

Lidia - Allora nulla! Come ti ho già detto, te l’ho fatto sapere solamente per dovere: però tu quando vorrai lo potrai vedere, venendomi a trovare da vecchio amico, e basta!-   

           

Egidio - Non vuoi che t’aiuti, che me ne occupi?-

 

Lidia- Non ho bisogno d’aiuto, ti ringrazio. E, penso, che da sola ce la farò a provvedere ai suoi bisogni e di tutte le sue necessità. Economicamente non ho problemi, e la mia vita sarà sua. Meglio di così.-

 

Egidio - Capisco. Ti capisco. Adesso non so se chiederti scusa per quello che è successo o rallegrarmi per l’avvio della tua nuova esistenza.-

 

Lidia - Rallegrati Egidio, rallegrati. Io e Bruno te ne siamo già grati.-

 

Egidio - Si chiamerà Bruno?-

 

Lidia - Si, e sarà l’unico legame tra di noi: tu sei bruno, lui si chiamerà così. Dovere fatto, ora addio.-

 

Egidio- … addio…-

 

 

Lidia esce. Entra Argenta, è appena alzata dal letto.

 

 

Argenta – Ti ho sentito parlare, chi era?-

 

Egidio- Era… era… Beh, tanto vale che te ne parli: Era Lidia.-

 

Argenta- Lidia… Lidia…-

 

Egidio – Lidia Coppi. La ragazza di Pozzallo, te lo ricordi? Te ne parlai.-

 

Argenta- Si, si ricordo… e cosa voleva?-

 

Egidio- Nulla.-

Argenta- E va bene, vuol dire che mi prendi per un’imbecille.-

 

Egidio- Ma sono fatti miei, privati, privatissimi.-

 

Argenta- E io, dei fatti miei privati, privatissimi, non te ne resi partecipe?-

 

Egidio- Volontariamente.- 

 

Argenta- Ah, ho capito. Ho capito, sei il solito maschilista siciliano incallito.-

 

Egidio- (conciliante) Dai, non litighiamo. Certo, te ne accennai quando ci mettemmo insieme che con Lidia c’era stata qualcosa, ma, trattandosi della ragazza che è…insomma, della sua lieve…macchè lieve! Della sua deformità, mi sembrava d’aver commesso un grave delitto…-

 

Argenta- … e in effetti lo era.-

 

Egidio- Già! Ma lo feci per amore e con amore, insieme alle circostanze che propiziarono l’amplesso.-

 

Argenta – E bene, non devi certo scusarti con me…Anch’io feci quello che feci in contrasto con i miei parenti e contro i ben pensanti del mio paese: Agira. Terra per me amara!-

 

Egidio- Non t’agitare, adesso qui in città noi due stiamo benissimo, stiamo studiando, stiamo creando il nostro avvenire e forse forse anche una nostra famiglia.-

 

Argenta- Hai ragione! Ma a me brucia ancora la gogna che mi arrivò addosso… e che? Avevamo ucciso qualcuno, io e mio zio? Eravamo quasi coetanei … due ragazzi…pieni di vita e con gli ormoni alle stelle...-

 

Egidio -… e successe ciò che successe e che non doveva succedere.-

 

Argenta- E qui ti sbagli! Perché non successe tutto quello che doveva succedere. Successe, purtroppo, una sola piccola parte…almeno avessimo fatto quello che facesti tu. (torcendosi le mani) Sai? Tutto successe perchè mia madre era la prima di otto figli, e che mia nonna, partorì l’ultimo figlio quasi un anno prima della mia nascita. Quindi, zio e nipote eravamo quasi coetanei. E come tale, io e Gino crescemmo: frequentammo la stessa scuola, la stessa classe, gli stessi compagni e, poi da adolescenti, le stesse amicizie nella stessa comitiva. E il nostro affiatamento, con gli anni, aumentava sempre più, come pure l’affetto…-

 

Egidio- …Poi, un bel giorno, non si sa come, tra voi due sbocciò l’amore con il classico bacio galeotto...-

Argenta- Già!  E da allora, per timore del giudizio degli amici e della severità bigotta dei parenti, tenemmo ben nascosta la nostra, ancora innocente relazione, riuscendo a non insospettire nessuno. (pausa) Ma , si dice, quando il diavolo ci mette lo zampino… e lo zampino non ce lo mise il cattivo diavolo, parato da parroco della chiesa madre…-

 

Egidio- Che vi scoprì!-

 

Argenta- …per puro caso… su suggerimento del demonio…(pausa) Noi avevamo scoperto una nicchia dietro l’altarino di San Sebastiano, e, quando c’erano le prove del coro, approfittando delle pause, ce la svignarsela per qualche minuto nel nostro nascondiglio per intrattenerci in effusioni amorose. Ma una volta, mettendo in atto, come al solito, la nostra strategia, raggiunto il rifugio, si immedesimarono e si estraniarono talmente, baciandosi, accarezzandosi, assaporando gli spasimi dei nostri sessi, che perdemmo la nozione del tempo. E quando, tornati in noi, uscendo dalla nicchia, cercarono gli altri compagni, si accorgemmo che erano rimasto soli e, per di più chiusi dentro la chiesa. Infatti il buon Parroco, dietro suggerimento di chi so io, temendo una eventuale intrusione di ladri o vandali, non contento di chiudere il portone della chiesa a chiave, ci metteva anche un grosso chiavistello esterno, con tanto di occhielloni e serratura all’antica. E fu la trappola: Li ci trovò l’indomani lo stesso Parroco, quando alle sei di mattina aprì la chiesa per la messa mattutina e ci vide rannicchiati, spaventati e infreddoliti, dentro un confessionale. E frittata fu!

Dopo lo scandalo, per i vincoli di sangue, non ci fu consentito di sposarci, cosicchè, come ultima risorsa, fu deciso di allontanarci dal paese: Gino entrò nell'Accademia dell’Esercito, a Modena, mentre io fui mandata in città, presso un pensionato femminile, a fare l’Università e, possibilmente, a dimenticare la storia. –

 

Egidio- Ma il pensionato non lo vedesti mai, perché trovammo questo appartamentino e ci sistemammo da…buoni amici…-

 

Argenta- …finchè, anche qui, il diavolo non ci mise la coda. E ci trovammo a letto insieme a mugolare, a sospirare, a godere, a gridare tutta la nostra libidine.-

 

Egidio- Che bella storia che hai saputo raccontare, non per niente fai lettere.-

 

Argenta- Ed ora dopo aver rivangato la mia storia, potresti dirmi che succede tra te e Lidia?-

 

Egidio – Succede che Lidia è incinta, e il padre putativo sarei io.-

 

Argenta- E lo sei?-

 

Egidio- Temo di si.-

 

Argenta- Temi? E perché? Hai dubbi?-

 

Egidio- Nessun dubbio. Figurati…Temo perché sono impreparato a tutto. Anche se lei…-

 

Argenta- … Anche se lei?-

 

Egidio- Anche se lei si è assunto tutto l’onere della gravidanza e del futuro allevamento del bambino.-

 

Argenta- E tu?-

 

Egidio- Io sarei solo il fattore biologico.-

 

Argenta- Ed hai accettato?-

 

Egidio- E cos’altro potevo fare? Ha rifiutato qualsiasi aiuto da me, sia economico, che assistenziale. Al futuro del bambino vuole pensarci lei.-

 

Argenta- Ed è nelle sua capacità?-

 

Egidio- Lo è! Sia economiche, di carattere, che educative. Figurati lo ha già destinato alla direzione della Azienda paterna… e …-

 

Argenta- … e? –

 

Egidio- E ha deciso persino il nome: Si chiamerà Bruno.-

 

Argenta- Mizzica che tipetto.-

 

Egidio- E’ in gamba. Sono sicurissimo che raggiungerà tutti i traguardi che si propone.-

 

Argenta- E allora brindiamo alla tua paternità biologica.-

 

Egidio – (malinconicamente) Brindiamo.-

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                 Atto II

 

 

Il soggiorno è più grande, ed è quello di Egidio Signini, quarantenne, commissario capo, e di Argenta, la professoressa Albani, e il figlioletto Salvo, che fa la prima media. 

Siamo vent’anni dopo i fatti del primo atto.

Sono le otto del mattino, in famiglia fa colazione e ci si prepara ad andare al lavoro.

 

Argenta- Oggi  vado io a prendere il bambino a scuola . –

 

Egidio- (scorrendo un giornale) Grazie, cara, mi togli un fastidio…oggi sarà una giornata campale in commissariato.-

 

Argenta- Non sarà una retata?-

 

Egidio- No, saranno scartoffie, ma vanno fatte. Eppoi ci sarà l’immancabile visita all’ufficio del Questore.-

 

Argenta- Non ne scampi una…-

 

Egidio- Già. Lui, dice che ha bisogno del mio conforto per alcune decisioni importanti.-

 

Argenta- E si becca tutto il merito dei risultati.-

 

Egidio- Ubi major…-

 

Argenta- …Minor assuppa!-

 

 

Argenta indossa il cappotto, prende Salvo per mano e escono.

 

 

Argenta- Ciao caro, a dopo.-

 

Salvo- Ciao papà.-

 

Egidio- Ciao e fai il bravo a scuola.-

 

Salvo- Ecco, la mia condanna ad essere il figlio di un pezzo grosso e sbirro.-

 

Argenta- Ma guarda come parla a suo padre . Vergognati!-

 

Egidio- Lascia perdere Argenta, lui scherza. Vero che scherzi col paparino?-

 

Salvo- (facendogli il gesto di marameo con la mano sul naso, imita il padre) Vero paparino.-

 

Argenta- (strattonandolo) Andiamo, che è meglio. Ciao Egidio.-

 

Egidio. Ciao, ciao.-

 

 

Egidio, sparecchia, si mette la cravatta, canticchiando, e indossa la giacca, pronto per uscire. Suonano alla porta. 

 

 

Egidio- (aprendo) Chi è?-

 

 

Alla porta c’è ferma una ragazza di circa vent’anni, con uno zaino sulle spalle e un borsone in mano.

 

 

Ragazza- Ciao, sono Bruna.-

 

Egidio- Bruna? E chi sarebbe? e cosa desidera?-

 

Bruna- Sono Bruna, tua figlia.-

 

Egidio- Mia figlia? Ma io non ho una figlia.-

 

Bruna- Ah, già, dimenticavo, tu ti aspettavi Bruno. Ma fa nulla, ti perdono.-

 

Egidio- Sei Bruna… la figlia… di Lidia?-

 

Bruna- La figlia di Lidia e tua, se non ti dispiace troppo…papà.-

 

Egidio – (facendosi da parte) Entri… s’accomodi…-

 

Bruna- (entrando a fatica dato l’imbarazzo dello zaino) Visto che ci siamo presentati, ti chiedo se puoi ospitarmi, sai, sono matricola in economia e commercio…e ,se non ci sono problemi, vorrei  abitare con te. Posso?-

Egidio- (ancora sotto shock , balbettando) Pro…problemi? Che proble…mi, mia figlia? Non posso crederci…ma sei sicura? No, non rispondermi… Lidia… come sta?-

 

Bruna- Sta benone. Si è un pochettino ingrassata, ma sta benone. E tu come stai? Che cosa fai? Hai messo su famiglia? Hai figli?-

 

Egidio- Sua madre precisa: Una montagna di domande contemporaneamente. (pausa) Adesso fammi riprendere dallo sbalordimento, e poi ti risponderò.-

 

Bruna- Ma puoi ospitarmi?-

 

Egidio- Penso di si…-

 

Bruna- Allora telefono subito a Lidia. (prende il telefonino e parla con la madre) Sono arrivata… si è rimasto di sasso…certo è ancora un bell’uomo… no, non so se ha famiglia, gliel’ho chiesto, ma vuole tempo per rispondere. Dev’essere un metodico: una cosa per volta.  Si, ti farò sapere… certo che te lo saluto. A dopo. (a Egidio)Ti saluta Lidia.- 

 

Egidio- (ancora con la bocca aperta per lo sbalordimento) Grazie, ricambia.-

 

Bruna- (con decisione) Alla prossima, ormai. –

 

Egidio- Sicchè saresti…sei Bruna…mia figlia…però, sei bell’è cresciuta. Quanti anni hai?-

 

Bruna- Diciannove. Ma tu devi ancora rispondere alle mie domande di prima. Dunque, come stai?-

 

Egidio- Benone, fino a cinque minuti fa.-

 

Bruna- Balle! Cosa fai per vivere?-

 

Egidio- Lo sbirro. Sono Commissario Capo della polizia di Stato.-

 

Bruna- Caspita! Hai famiglia?-

 

Egidio- Moglie e un figlio. Soddisfatta? Guarda che questo è un avvenimento unico. In genere le domande le faccio io.-

 

Bruna- Può capitare l’inverso, a volte. Allora, dove mi sistemo? (si guarda attorno)-

 

Egidio- Non saprei ancora, dobbiamo parlare con Argenta. Ma troveremo una sistemazione adeguata…-

 

Bruna- Argenta? E’ tua moglie?-

 

Egidio- Si.-

 

Bruna- Ha un bel nome (gesto di apprezzamento). E quanti anni ha?-

 

Egidio- Siamo coetanei.-

 

Bruna- E tu quanti ne hai?-

 

Egidio- Una ventina più di te.-

 

Bruna- Bene. Presentazioni fatte. Ora passiamo alla parte logistica. Dov’è il bagno?-

 

Egidio- Da quella parte (fa cenno a destra della scena). Però, sai, adesso dovrei andare al lavoro. (guarda l’orologio) Sono già in ritardo.-

 

Bruna- E che problemi ci sono? Vai pure mezze maniche. Io mi saprò arrangiare da sola. Ciao ciao. (esce)-

 

Egidio- (rimasto di sasso) Ma guarda un po’ questa qui. Tutta sua madre, spaccata! (esce dalla comune).  

 

 

Intanto si senta cantare. E’ Bruna che canta nella doccia. Poi mette un po’ di musica –forse col telefonino- e continua a trafficare nel bagno. Poi entra in scena fasciata da un accappatoio rosa, e si mette a sparpagliare gli indumenti contenuti nello zaino in cerca di qualcosa da indossare. Apre pure il borsone e rovescia il contenuto sul sofà. Infine, insoddisfatta da quello che ha trovato, fruga nei cassetti di un cassettone in cerca di qualcosa, che poi infine trovata, se ne rientra nel  bagno . Poco dopo si apre la porta d’ingresso.

 

 

Argenta- (davanti all’uscio, a Salvo) E non  me lo potevi anche dire prima che facevate ponte, no?-

 

Salvo –L’avevo dimenticato…-

 

Argenta – E’ che non stai attento a quello che ti dicono le maestre. Mi stai facendo perdere un’ora di lezione…(poi guarda il braccio col quale Salvo indica il disordine nella stanza) Oddio! I ladri! Non entrare! Chiamo papà! (esce e socchiude lentamente la porta, ma nel frattempo rientra Bruna, sempre in accappatoio. Argenta si blocca, poi entra e grida).

 

Argenta- Ma tu che fai a casa mia? Chi sei?-

 

Bruna- (con calma, scegliendo un paio di mutandine, guarda Argenta e si presenta) Ciao, sono Bruna.-

 

Argenta- (rimane immobile a bocca aperta) E chi saresti?-

 

Bruna-  Immagino che tu sia Argenta. (Argenta annuisce) Io sarei la tua figliastra, e figlia naturale di Egidio. (con indifferenza)-

 

Argenta- (che sta realizzando) Tu saresti, tu sei la figlia di Lidia?-

 

Bruna- Bingo!-

 

Argenta – E cosa ci fai qui? E questo disordine? E Egidio lo sa?-

 

Bruna- Dunque: Egidio lo sa. O per lo meno lo ha saputo mezzora fa. Il disordine, come lo chiami tu, è dovuto che non trovavo…questi (mostra le mutandine) E cosa ci faccio qui, a casa di mio padre? Ci abiterò per cinque anni, quanti sono gli anni accademici del corso di Economia e Commercio. Punto. E ora tocca a me: Com’è bello          questo fratellino, come ti chiami gioia?-

 

Salvo- Mamma, perché mi dice gioia e mi chiama fratellino?-

 

Argenta- Te lo spiego dopo.-

 

Bruna- Brava, sei perspicace e reattiva. Mi piaci. E ora dimmi, dove tieni le pillole anticoncezionali?-

 

Argenta- Ma, ma, non potresti chiedermelo in privato? Eppoi che pretese sono queste? –

 

Bruna. Ohi, ohi, iniziamo maluccio…Ricominciamo daccapo: Cara Argenta, mia mammina acquisita, dovresti sapere che alle ragazze servono certi strumenti chimici per non incappare nell’errore che fece mia madre con papà?-   

 

Argenta.- Certo che si. Ma tutta questa urgenza, non potevi aspettarmi che rientrassi da scuola?-

Bruna- E quando? alle 14, suppongo? E io ho preso un appuntamento con un mio collega per le undici. Allora? c’era o non c’era l’emergenza?  E che ne sapevo che saresti ritornata subito? 

T’avrei senz’altro aspettato. Uffa come siete complicati e metodici voi due.-

 

Argenta- Vuoi dire io e Egidio?-

 

Bruna- E mi pare. Ed ora, se non ti dispiace e per evitare futuri ingombramenti, fammi vedere dove dormirò.- 

 

Argenta- (in imbarazzo) Dove dormirai? E che ne so. Ne parlerò con Egidio…vedremo…-

 

 

S’apre la porta e entra Egidio con la pistola in mano.

 

 

Egidio- Fermi tutti. Mani in  alto!-

 

Argenta- Ma piantala babbeo.-

 

Bruna. Rifallo, come sono emozionata.-

 

Salvo- Sei forte papà: Hai arrestato tua moglie, tuo figlio e questa qui, che dice d’essere mia sorella.-

 

Egidio- (sbigottito e confuso, ad Argenta)  Ma non mi avevi detto che c’erano i ladri in casa?-

 

Argenta –Peggio! C’è un uragano in casa. Guardati attorno.-

 

Egidio- Ma cosa è successo?-

 

Bruna- Niente, Argenta fa la drammatica. Cercavo queste e, poi le pillole…-

 

Argenta- …per la pressione…(facendo gesto a Bruna di tacere in presenza di Salvo)-

 

Egidio- Va bene, sarà per quello che volete, ma il casino c’è ugualmente.-  

 

Salvo- (indicando Bruna) E’ stata lei!-

 

Bruna- Incominciamo bene, spione.-

 

Argenta- E visto che ci siamo, caro Egidio, sbroglia questa matassa: dove la facciamo dormire? (indica Bruna)-

 

Egidio- Troveremo una sistemazione, ci sono sempre le soluzioni…infine una casa ha la capienza di quanto vuole il padrone.-

 

Bruna- Bravo paparino.-

 

Salvo- Paperino lo chiamo io, capito?-

 

Bruna- (finta spaventata) Ma certo fratellone…è tutto tuo il paparino, e per me sarà papone, contento?-

 

Argenta- (a Egidio) E allora?-

 

Egidio- (incantato a guardare Bruna) Allora cosa?-

 

Argenta- (notandolo) Allora dove la mettiamo?-

 

Bruna- Mettiamo? E cosa sono un sacco di patate?-

 

Argenta- Scusa, scusa.-

 

Bruna- Così va bene.-

 

Egidio- (tornando in se) Certo… certo, si potrebbe sistemare con Salvo, nella sua stanzetta …-

 

Salvo- Non se ne parla. Io con una femmina, mai!-

 

Egidio- Potrebbe essere… ma forse sarebbe meglio se dormisse qui, sul sofà. Che ne dici Bruna?-

 

Bruna- (facendo spallucce) Per me…-

 

Argenta- Dio ce ne guardi! Vedi da te il casino che ha combinato in un’ora che sta qui.-

 

Bruna – Intanto che voi decidiate, io vado di là a vestirmi. (esce)-

 

Egidio- Ma l’hai visto quant’è bella? Ha preso il visino dalla madre e il corpo forte da me. E’ meravigliosa.-

 

Argenta- Si, è una bella figliola. Ma un pochetto ingombrante.-

 

Egidio- E’ giovane, piena di vita. E tu dovresti saperlo, le tue liceali non sono forse spigliate e disinibite come lei?-

 

Argenta- E’ vero. Ma, con noi, ci sarà sicuramente un problema di convivenza, se non troviamo una soluzione adeguata.-

 

Egidio- Ci sono! Faremo così: Tu dormirai in camera da letto con Salvo, io nel sofà e Bruna nella stanzetta. Che ne dici?-

 

Argenta- (con sopportazione) Dico che per qualche notte, potrebbe essere anche una buona idea. (sottolineando la frase) Ma per cinque anni è un’idea balorda!- 

 

Egidio- Insomma… dovremmo trovarla sta soluzione, mica la posso mandar via. E’ mia figlia, perbacco.-

 

Argenta- Egidio, parliamoci chiaramente: io di storia non ne ho mai voluto sapere, né la vorrei sapere ora. Però capisco anche che essendo suo padre non puoi mandarla via. Ed ecco allora cosa ci vuole per la nostra armonia famigliare: una soluzione adeguata.-

 

Egidio- Ed adeguata sia…. Quale?-

 

Argenta- Per adesso non saprei. Vediamo più in là. Che ne dici se, nel frattempo, le proponessimo di dormire sul sofà?-

 

Egidio- Ma non l’hai già scartata questa ipotesi?-

 

Argenta- Ed è tornata in campo…almeno per ora…può anche darsi che non sia poi quella disordinata che ha mostrato d’essere.-

 

Egidio – D’accordo. –

 

 

Rientra Bruna, indossa jeans attillati e una camicetta bianca trasparente.

 

 

Bruna- Come sto?-

 

Egidio- Da dea.-

 

Argenta- Stai benissimo, cara.-

 

Salvo- Ma si vedono le tette!-

 

Bruna- (ironica) Ma davvero?-

 

Egidio- Beh, il bambino ha ragione, sei troppo… vistosa…-

 

Bruna- Nel senso che faccio vedere troppo?- 

 

Argenta- Non troppo, quanto basta per vedere e non vedere.-

 

Egidio- Ma più vedere che non vedere.-

 

Bruma- (finta scandalizzata) Vuoi che mi cambi?-

 

Egidio- No, ma che almeno indossassi il reggiseno.-

 

Bruna- E chi lo ha mai portato.-

 

Argenta- (quasi tra se) Beata te. (poi forte) Potresti indossare una camicetta meno sottile, o una maglietta non aderente.-

 

Bruna- Dimenticate che vado ad un appuntamento con un ragazzo, non col parroco del paese.-

 

Salvo- A me piace così.-

 

Bruna- Ecco la bocca della verità. Fratellino, noi due andremo d’accordo.-

 

Egidio- (con un certo imbarazzo) Scusate l’interruzione, ma dovrei ritornare in commissariato. Ci vediamo a pranzo. Ciao a tutti.-

 

Argenta- Ed io dovrei tornare immediatamente a scuola, (guarda l’orologio) Tra quindici minuti ho lezione. Ciao Bruna. ( a Salvo) E tu fai il buono e fatti i compiti. Ciao tesoro. (lo bacia ed esce).

 

Bruna- (guardando Salvo) Senti Salvuccio, adesso dovrei uscire anch’io; tu fai quello che mamma ti ha detto di fare, e non uscire di casa.-

 

Salvo- E perché?-

 

Bruna- Perchè io non ho le chiavi di casa. E non so quando tornerò. E tu dovrai aprirmi.-

 

Salvo- Mi stai chiedendo di farti da complice o da palo?-

 

Bruna- No, ti sto dicendo di non fare il figlio…di…di…un poliziotto.-

 

Salvo- Tu vai ad un appuntamento con un ragazzo, lo so!-

 

Bruna- (finta scandalizzata) Ehi, che sei geloso, per caso?-

 

Salvo- Sono o non sono tuo fratello? Dunque devo controllarti.-

 

Bruna- E perché?-

 

Salvo- Perché nei film di Montalbano, i fratelli controllano le sorelle.-

 

Bruna- Ma certo, hai ragione…facciamo così: tu non sai dove vado e io non ti dico con chi. Ci stai?-

 

Salvo- (disorientato) Ci… ci sto, ma sento che mi stai fregando.-

 

Bruna- (chinandosi e baciandolo in fronte) Che fratello meraviglioso. Ciao, a dopo. (esce)-

Salvo- Quella mi ha fregato. Ha ragione papà quando dice che le donne ne sanno una in più del diavolo. Bah, forse è meglio che mi vada a fare i compiti. (esce)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                            Atto  III

 

 

Stessa scenografia del precedente atto. Ma c’è più ordine nel saloncino. Sono trascorsi diversi giorni dall’arrivo di Bruna. 

In scena ci sono Argenta e Egidio.

 

Argenta- Avevi proprio ragione, l’uragano si sta placando (riordina qualcosa)-

 

Egidio- Credo che le telefonate con Lidia abbiano fatto effetto.-

 

Argenta- Non sapevo che ne avessero parlato.-

 

Egidio- Neppure io. Poi casualmente una volta ero presente ad una loro telefonata e Bruna mi ha passato Lidia per salutarci, cosicchè l’ho saputo.- 

 

Argenta- Lidia ci sa fare con Bruna.-

 

Argenta- Credo che ci sappia fare un po’ con tutti. La sua Azienda cresce ed è sempre più florida. Speriamo che Bruna, una volta laureata e inserita nella ditta, non sfasci quello che la madre ha costruito.-

 

Argenta- Mi sembri un pochino pessimista sulle capacità di tua figlia.-

 

Egidio- No, ma che dici, io sono fiero di lei. Ma mi sono reso conto che Lidia è imbattibile in affari, e non vorrei che il talento di Bruna non fosse all’altezza di quello della madre. Solo questo.-

 

Argenta- E’ ancora giovane, pensa a divertirsi, ma so che segue regolarmente le lezioni, e che studia con un gruppo di colleghe, nella biblioteca della Facoltà.- 

 

Egidio- Tutta sua madre: secchiona! (pausa)  Oggi a che ora viene in casa?-

 

Argenta- Mi ha detto verso le 19, insomma in orario per la cena.-

 

Egidio- S’è messa in riga con i nostri tempi.-

 

Argenta- E mi pare, da ragazza intelligente…-

 

Egidio- Argenta, sono fiero di lei e di te.-

 

Argenta- E io cosa c’entro?-

 

Egidio- C’entri e come! Stai gestendo la vicenda con molta saggezza.-

 

Argenta- (schermendosi) Ma ti pare…(suona il suo telefonino) Scusami, c’è una chiamata… Pronto? Chi? Gino? Gino!!! Ma da dove vieni fuori! Sei in città? Magnifico, allora vienici a trovare… si l’indirizzo è esatto. Sai che gioia! Veramente…no Egidio sarà contentissimo. Vieni, vieni… alle 20? Benissimo ti aspettiamo. A dopo. Ciao, ciao, ciao. (a Egidio) Era Gino.-

 

Egidio- Gino… tuo …zio?-

 

Argenta- Esattamente. Si trova in città, e vuole vederci. Che bello, dopo tanto tempo…-

 

Egidio- (ironico)Anche me?  Che bellezza…-

 

Argenta- Non mi sembri entusiasta.-

 

Egidio- Cosa vuoi, un po’ di gelosia l’avrei, mi pare naturale.-

 

Argenta- Dai, non fai il sicilianazzo. Ormai è acqua passata…Eppoi Gino è sposato.-

 

Egidio- Sposato? E chi te l’ha detto?-

 

Argenta- Credo che tu ti sia dimenticato che ho ancora dei parenti ad Agira… coi quali a volte mi sento.-

 

Egidio- L’avevo scordato…(tra se) e speriamo bene. (poi a Argenta) Ma ci pensi? Questo è il mese delle novità: prima sbuca al nulla mia figlia, adesso viene fuori un fantasmino del passato.-

 

Argenta- E dalle!-

 

Egidio- Scusami. Non volevo sottolineare, nulla di malizioso. Solo mi riferisco alle novità che animano la nostra famiglia… da un po’ di tempo in qua…-

 

Argenta- Meglio della monotonia…-

 

Argenta- Perché il nostro matrimonio è monotono?-

 

Argenta- Un pochino lo è. Sai le abitudini, le assuefazioni…-

 

Egidio- …il lavoro, gli impegni… il bambino.-

 

Argenta- Già. Ma, in fin dei conti, nessuna crisi…almeno fino ad ora.-

 

Egidio- E speriamolo…-

 

 

Arriva Bruna.

 

 

Bruna- (Lanciando le chiavi sul mobiluccio) Ciao a tutti.-

 

Egidio- (rianimandosi) Ciao secchiona, come va?-

 

Argenta- Ciao Bruna.-

 

Bruna- Va tutto a gonfie vele.-

 

Egidio- Con lo studio o con il tuo ragazzo?-

 

Bruna. Lo studio. Poi quello non è il mio ragazzo.-

 

Argenta- Ma se già ci esci da quindici giorni.-

 

Bruna- E sono stati quindici giorni sprecati! Cavolo!-

 

Argenta- C’è aria di crisi in giro…-

 

Bruna- No, calma, calma totale! L’ho mollato!-

 

Egidio – E hai fatto benissimo. Uno sfigato fuori corso che fa la posta alle matricole, ma dove siamo…-

 

Argenta- Nel duemila Egidio, nel duemila.-

 

Egidio- Già, nel duemila.-

 

Bruna- Ma dai, di cosa parlate? L’agguato alle matricole c’è stato sempre. –

 

Argenta- Ha ragione, te ne sei dimenticato?-

 

Egidio- Ma si…(imbarazzato) ma si, è che, è che…-

 

Bruna- Ok, fine del dramma. Vado a farmi una doccia… (ad Argenta) ce l’ho il tempo prima di cena?-

 

Argenta- Hai tutto il tempo che vuoi. Ah, fatti bella, avremo un ospite a cena.-

 

Bruna - (bloccandosi) – E chi sarebbe?-

 

Egidio- Niente, un suo zio…-

 

Bruna- Ah, credevo.-

 

Argenta- Tu fatti bella lo stesso.-

 

Bruna- Che gente…(fa cenno con le dita alla tempia, per dire: spostati).-

 

Argenta- E adesso cosa faccio? Cosa preparo per cena? Non ho nulla di speciale in casa… dovevamo andare a fare la spesa…oddio, non vorrei fare una figuraccia con Gino.-

 

Egidio- Riversiamoci verso il sicuro facile: le pizze.-

 

Argenta- Forse hai proprio ragione. Le ordineremo poi. Intanto apparecchiamo.-

 

 

Armeggiano con le stoviglie, intanto s’ode la musica che proviene dalla doccia. Entra Salvo.

 

 

Salvo- Mamma ho fame.-

 

Argenta- Pazienta ancora un pochino.-

 

Salvo- Ma io –ora- ho fame!-

 

Egidio- E trattienila per una mezzora ancora.-

 

Salvo- Ma com’è possibile che uno studente…-

 

 

Argenta-…uno scolaro…-

 

Salvo- …uno scolaro sgobba sui libri, brucia carboidrati, spreme energia, e poi per fare i regolari rifornimenti deve aspettare i comodi degli adulti. E’ un’ingiustizia bella e buona. (se ne rientra nella sua camera)-

 

 

Argenta e Egidio si guardano stupefatti.

 

 

Egidio- Ma guarda questo moccioso…-

 

Argenta- Tutto suo padre.-

 

 

Suonano alla porta.

 

 

Argenta- E’ Gino.-

 

Egidio- E vai ad aprire.-

 

Argenta- Sono bloccata. Le gambe non mi funzionano.-

 

Egidio- Anche questa… vado io. (va ad aprire)

 

 

Sulla porta c’è Gino, 40 anni  circa, un bell’uomo. Veste bene. Porta una cappello floscio che gli sta a perfezione. Tiene in mano un mazzo di fiori, con una mano, e con l’altra una scatola di dolci; in bocca ha un sorriso radioso.  

 

 

Ginio- Buona sera, sono Gino, tu sei Egidio, suppongo.-

 

Egidio- Buona sera. Lo sono (tra se) che perspicacia. Accomodati. Argenta, c’è tuo zio (rimarcandolo).-

 

Argenta- Gino caro (corre ad abbracciarlo)-

 

Egidio- (tra se) Ora le gambe le funzionano eccome!-

 

Gino- Carissima, ma come sei bella.-

 

Argenta-  Come stai bene … fatti vedere meglio (si scosta)-

 

Egidio- ( sempre tra se, guardandosi) Certo io indosso uno straccetto di vestito da commissario in incognito…- 

 

Argenta- Vieni siediti, dammi il cappello.-

 

Gino – (tende il cappello, porge la scatola coi dolci, ma ha anche i fiori che le offre.  Gag di Argenta con i due oggetti e i fiori)-

 

Egidio- (andandole in aiuto) Dai qualcosa anche a me. (Argenta gli porge il cappello, ma Egidio lo rifiuta e prende la scatola dei dolci) Questi mi piacciono di più.-

 

Argenta- Accomodiamoci qui (siede sul sofà) E dimmi come stai? Sei stato trasferito qui? E tua moglie dov’è?-

 

Gino- Andiamo per ordine: Mia moglie non c’è, abbiamo divorziato cinque anni fa; Sto benone da scapolo; e sono stato assegnato in qualità di Vice Comandante alla caserma Sammaruga.-

 

Argenta- (esultante) Magnifico, è vicinissima. (poi ravvedendosi)Beh, mi dispiace per il fallito matrimonio.-

 

Gino- Cose che capitano. E voi come state? Vedo bene. E tu Egidio, cosa fai?-

 

Egidio. Faccio il commissario capo e sbirro della polizia di stato.-

 

Gino- Perché anche sbirro?-

 

Egidio- Vallo a dire a Salvo, nostro figlio.-

 

Gino Avete un figlio, ma è magnifico.-

 

Argenta- (alzandosi) Te lo faccio conoscere. (esce)-

 

Egidio- Sai i suoi compagni mi chiamano così…sicchè lui…-

 

Gino- Ma è bello questo rapporto tra padre e figlio…-

 

Egidio- (tra se) e spirito santo, amen.-

 

 

Rientra Argenta con Salvo, saluti e complimenti a soggetto da parte di Gino. Salvo tende solo la mano e dice.

 

 

Salvo- Buonasera, signore.-

 

Argenta- Questo signore è mio zio, quindi anche il tuo. Dagli un bacino.-

 

Salvo- (guardandola di traverso) Un bacino? Ma che sono lattante? Io sono un ometto. Do la mano e basta. E ora, se volete scusarmi devo continuare a studiare.- (esce) 

 

Egidio- A questo punto, in qualità di padre, dovrei intervenire…-

 

Gino- Ma lascia andare, è un ometto che sa il fatto suo. Vedi da noi ci sono certe reclute alle quali il vostro Salvo, darebbe una lezioncina di virilità.-

 

Argenta- E’ un bravo bambino che gioca a fare l’adulto.-

 

 

Entra Bruna. E’ vestita elegantemente con un abito che le fascia il corpo perfetto, Profumata, lieve trucco agli occhi e alle labbra. E’ una dea. Dai presenti si ode una lieve esclamazione di stupore, di meraviglia, d’ammirazione.

 

 

Egidio- E questa è Bruna, mia figlia.-

 

Gino. (alzandosi impacciato) Fortunatissimo signorina…-

 

Argenta – Gino è mio parente.-

 

Bruna- (guardandolo attentamente) Molto lieta, io sono Bruna.-

 

Gino- ( ad Argenta e Gino) Non sapevo che avevate anche una figlia così affascinante.-

 

Argenta- Veramente è figlia di Egidio (sguardo interrogativo di Gino) avuta da una relazione prima che ci conoscessimo.-

 

Gino- (a Egidio)  Ma è favolosa… scusami. Ma non posso trattenermi dal dirlo…-

 

Bruna- (che aveva seguito tutti i dialoghi attentamente) E non trattenerti… caro...- 

 

Argenta- Gino, si chiama Gino, ed è mio zio.-

 

Bruna- (guardando attentamente Gino) Gino. ma quanti anni hai?-

 

Gino- Sono quaranta a maggio. E sono suo zio per via di mia madre che fece otto figli, e mi mise al mondo per ultimo…-

 

Argenta- Mentre mia madre era la prima…-

 

Bruna- Ho capito! Bene, si mangia?-

 

Argenta- Ecco, avremmo pensato di ordinare delle pizze.-

 

Bruna- Vada per le pizze.-

 

Gino- Io proporrei di andare a mangiare fuori… certo, magari in pizzeria… così non diamo disturbo a Argenta…-

 

Bruna- Magnifico.-

 

Argenta- Ecco… non saprei… per me sarebbe un piacere…-

 

Egidio.- Ma si, vada per la pizzeria.-

 

Argenta- Bene, vado a cambiarmi. (esce)

 

Gino-( facendo atto di alzarsi e offrendo dei dolci) Bruna… che bel nome, ti posso offrire uno cioccolatino?-

 

Egidio- (facendogli il verso, tra se)  Ti posso offrire uno cioccolatino? Com’è romantico.-

 

Bruna – (sedendosi accanto a Gino) Grazie, ne prendo uno…questo, eppoi questo e quest’altro.-

 

Egidio- Stai attenta che ti potresti stro… ti potresti stroncare l’appetito.-

 

Bruna- Ma no. (civettando) A me piacciono i dolciumi. Grazie Gino sei un vero cavaliere.-

 

 

Egidio- (non potendone più) E allora vuol dire che l’appetito me lo sto spezzando solo io… vedendovi...così cinquettanti…-

 

Gino- (a Bruna) Hai dei denti bellissimi.-

 

Bruna- (sorridendo) Grazie.-

 

Gino- (a Bruna, guardando Egidio) Certo che come bellezza avrai preso tutto da tua madre.-

 

Egidio- Anche questa?-

 

Bruna- Certo, mia madre, ma anche dal mio papone… vedilo bene: E’ ancora un fustone attraente.-

 

Egidio- (falsamente schermendosi) Ma ti pare.-

 

Gino- Certo, qualcosa c’è.-

 

Egidio- E meno male.-   

 

 

Rientra Argenta, vestita elegantemente.

 

 

Argenta- Sono pronta, come sto?-

 

Egidio- Sei bellissima.-

 

Gino- Meravigliosamente bella.-

 

Bruna- Mammina, mi vuoi fare concorrenza? Sei Fa- vo- lo- sa.-

 

Argenta- Grazie, ma ora basta coi complimenti. Andiamo?-

 

Egidio- E Salvo?-

 

Argenta- Oddio, mi ero dimenticata di lui. Vado a chiamarlo. (esce)-

 

Egidio- Le donne...-

 

Gino…-  e già, se non ci fossero bisognerebbe inventarle.-

 

Egidio- (ironico) Ma davvero?-

 

Gino- (che non ha afferrato l’ironia) Sicuro, sicurissimo.-

 

Bruna- (che ha capito suo padre) Beh, ognuno le apprezza come sente di fare…-

 

Gino- (esultante) Ben detto, cara.-

 

Egidio- (contrariato) Vado a prendermi la giacca.(esce)

 

Gino- (prendendo la mano di Bruna) Bruna, stasera tu sarai la mia dama.-

 

Bruna- E tu il mio cavaliere…(china la testa timidamente)-

 

Gino- (facendosi più audace le prende l’altra mano e le bacia) Come sono sottili le tue dita… mano da pianista…-

 

 

Argenta sta per entrare, ma vede la scena e resta sulla soglia a sbirciare. Dall’altra porta Egidio fa lo stesso. Fra i due interviene un dialogo muto a distanza, come di dire, la prima: come sono carini, come tubano; il secondo: Ma che schifo, che stucchevolezza, che stronzate. Poi, infine entrano in scena. I due piccioncini si contengono un pochino.

 

 

Argenta- Io sarei pronta, ma ho qualche difficoltà con Salvo: Non vuole venire con noi.-

 

Bruna- (alzandosi) Gli vado a parlare io.-

 

Argenta- No, è meglio lasciarlo cuocere lentamente nel suo brodo, vedrai che poi si convincerà.-

 

Egidio- Sentite, avrei un’idea: andare voi, resto io con Salvo; poi c’è che domani mi devo alzare presto per andare in commissariato per adempimenti urgenti…-

 

Gino- Ma domani è domenica.-

 

Egidio- No, per un  commissario non c’è domenica, ne festivi di sorta: la criminalità non conosce i festivi. Si è sempre sul pezzo contro i mascalzoni!-

 

Gino- Parli proprio come il mio… il mio… comandante. Complimenti.-

Egidio- (contrariato, tra se) Cosa dovrei dirgli? Che se andassi a mangiare la pizza con lui, mi andrebbe di traverso? (poi ali altri) Andate, andate pure.-

 

Argenta- Sapete, m’è venuto un mal di testa feroce. Quasi quasi resterei anch’io. Andate voi due. Su andate.-

 

Gino- (non se lo fa dire due volte, prende per la mano Bruna) Andiamo Bruna, prima che ci capita qualcosa anche a noi due.-

 

Bruna- (seguendolo e guardando alternativamente Argenta e Egidio, i quali le fanno cenno d’andare) Allora… a dopo…-

 

 

I due escono.

 

 

Argenta- Perché non sei voluto andare?-

 

Egidio- Per il tuo stesso motivo.-

 

Argenta- Allora che facciamo?-

 

Egidio- Ordiniamoci tre pizze.-

 

Argenta- Ottima idea. (prende il telefonino e compone il numero) Pronto, pizzeria? Ci potreste portare tre pizze? Via Filocamo 321…Ah, si. Due margherite e una…(ad Egidio) tu come la vuoi?-

 

Egidio- (pensoso) Vorrei una quattro stagioni, con un pizzico…anzi no…-

 

Argenta- Ho capito! Vieni qua (gli da l’apparecchietto) ordinatela tu. Io vado a cambiarmi.-

Egidio- (prendendo il telefonino) Allora una capricciosa… no niente quattro stagioni come al solito, ma oggi vorrei una capricciosa; si, pomodoro a fettine, però ci metta mozzarella di bufala, aggiunga una fettina di crudo, una di coppa, si, qualche fetta di salame calabrese, bello pepato;  poi una fetta di melanzana fritta, due patatine fritte… si solo due, poi… vediamo… si,  due olive nere… snocciolate, si; poi una spolveratina di pecorino… certo, origano… no pepe no…-

 

 

Intanto che Egidio ordina gli ingredienti, le luci si abbassano fino al buio completo. Musica. Due minuti dopo le luci riprendono. In scena c’è il solito disordine che fa Bruna, la quale dorme profondamente nel sofà. Sono le prime ore del mattino successivo

S’ode bussare alla porta. Entra in scena Argenta in vestaglia e va ad aprire. Davanti a se c’è Lidia, sempre infagottata nel soprabito. In viso è leggermente invecchiato.

 

 

Argenta- Si??-

 

Lidia- Lei è Argenta, suppongo.-

 

Argenta- Sono io, ma le chi è e cosa desidera?-

 

Lidia- Sono Lidia, la madre di Bruna.-

 

Argenta- (basita) Ah.-

 

 

Entra Egidio.

 

 

Egidio- (rimanendo sbalordito) Li…Lidia …-

 

Lidia- Egidio! O perbacco, sei proprio tu?-

 

Egidio- Ma chi ti ci porta qui, così presto… vieni, entra… così mattiniera, ma cosa è successo?-

 

Lidia- E’ successo che ho perso il contatto con Bruna dalle diciannove di ieri sera. Dimmi, non le è successo qualcosa di cattivo! Cercala! Trovamela! Sguinzaglia la tua polizia , insomma, fai qualcosa!-

 

Argenta- (con flemma, si avvicina a sofà, scopre Bruna )  Cerchi forse lei?-

 

Lidia- (stupefatta) Ma è sana e salva! Ed io non sapevo più cosa pensare. Credevo che le fosse accaduta una disgrazia…-

 

Egidio- … forse non ti sbagli. –

 

Argenta- (riprendendolo) Ma la vuoi finire? Gino è una persona per bene.-

 

Lidia- Gino? Chi sarebbe questo Gino?-

 

Egidio- Sarebbe suo zio. (indica Argenta)

Argenta- E’ mio zio, ma siamo coetanei, e ieri lui e Bruna, sono usciti per andare a cena, quindi…-

 

Egidio- …quindi lui le avrà fatto staccare il telefonino.-

 

Argenta- Oh, basta!-

 

Bruna- (Svegliandosi e stiracchiandosi) Ma cos’è questo casino? (poi vede Lidia) Lidia, cosa fai qui? E’ successo qualcosa al nonno?-

 

Lidia- (sedendo vicino e abbracciandola) No, cara, il nonno sta bene. Sono qui perché è da ieri pomeriggio che cerco di contattarti, senza riuscirci; allora mi sono preoccupata e sono venuta  qui, per accertarmi di persona su come stavi. E ora so che stai bene.-  

 

Argenta- Come è andate ieri sera?-

 

Bruna- Benissimo. Invece che in pizzeria siamo andati in un ristorante sulla scogliera. Un posto bellissimo. Abbiamo cenato in terrazza, eravamo col mare sotto i piedi, praticamente…-

 

Egidio- E cosa avete mangiato?-

 

Bruna- Il mare. Abbiamo mangiato il mare, tanto era la freschezza del pesce che ci hanno servito. Ci hanno fatto assaggiare quasi venti piccole portate di pesce di tutte le specie e qualità, e cucinato in tutti i modi: arrostito, fritto, lesso, crudo… poi vino bianco freschissimo, e …udite udite: Lo champagne!-

 

Lidia- E tagliela col menù. Invece dimmi, a che ora sei rincasata?-

 

Egidio- Già, a che ora?- 

 

Bruna- (sognante) E mi  ha chiesto di sposarlo…- 

 

Egidio- No!-

 

Argenta- Che bello!-

 

Lidia- Matta da legare.-

 

Egidio.- Matta, si!-

 

Bruna- Mamma, se sapessi quant’è bello…-

 

Lidia- Il principe azzurro? 

 

Bruna- No, il ristorante.-

 

Lidia-  Ah, credevo. Senti, ma tu cosa hai risposto a quella proposta?-

 

Egidio- Già, come hai risposto?-

 

Bruna- Nulla, ho sorriso compiaciuta…e , alla sua insistenza, gli ho detto che ci penserò.-

 

Lidia- E faresti bene a pensarci molto, ma molto bene.-

 

Egidio- Giusto! Molto bene! –

 

Bruna- Ma è romantico…-

 

Lidia- Ma va!-

 

Egidio- Già, ma va!-

 

Argenta- (che non ne può più) Egidio, smettila di ripetere quello che dice Lidia. Mi stai innervosendo! Bene, dunque! Gino non sarà il principe azzurro, ma è un alto ufficiale dell’Esercito, quindi con una buona posizione sociale… (a Egidio) e non è brutto!-

 

Lidia- Un alto ufficiale? (Argenta fa di si col capo)… dell’esercito? (cs)…ma guarda un po’…-

 

 

Entra Salvo, assonnato.

 

 

Salvo- Ma cosa succede? E’ domenica e in questa casa di sbirri non si può dormire fino a tardi?-

 

Egidio- Lidia, questo è Salvo nostro figlio (indica Argenta)-

 

Lidia- Che carino…e gli sbirri chi sarebbero?-

 

Egidio- Sarei io al plurale. E’ il mio nomignolo che questo…cucciolone (come dire stronzetto) si diletta a darmi.-

 

Bruna- (prima che Salvo possa dire la sua solita insolenza) Permesso, vado in bagno…(esce)-

 

Argenta- Lidia, hai fatto colazione?-

 

Lidia- Veramente si. Ma accetterei volentieri un caffè… per riprendermi da tutte le emozioni di stamattina.-

 

Egidio- Ma non potevi telefonarmi?-

 

Lidia- Non ci crederai, ma glielo avrò chiesto mille volte il tuo numero… a quella sventata … (accenna da dove è uscita Bruna)-

 

Egidio- …eh, eh, eh, non voleva controlli, la signorina...-

 

Lidia- …e mi ha fatto passare ore d’angoscia.-

 

Argenta- Questi figli…Vado a preparare il caffè. (esce)-

 

Salvo- Io vado a vestirmi. (esce)-  

 

Egidio- Lidia…Lidia… vedo che sei sempre in forma.-

 

Lidia- E tu sei sempre lo stesso. Complimenti, hai una bella moglie e un bel ragazzino.-

 

Egidio- E tu una bellissima figlia.-

 

Lidio- Credo che ce l’abbia anche tu.-

 

Egidio. Sapessi, è stata una cosa sublime averla in casa…è fantastica…Beata te che te la sei goduta per vent’anni.-

 

Lidia- E’ stata la consolazione della mia vita…Ma tu, se volevi…-

 

Egidio- Avrei voluto, eccome! Ma un grande senso di colpa me l’ha impedito. E anche la prudenza. Non volevo ulteriormente danneggiarvi.-

 

Lidia- Tu danneggiare noi?-

 

Egidio. Certo. Mi ha detto Bruna che tu sei stata l’eroina del paese; la martire, e lei è stata coccolata da tutti e quasi adottata. Se mi dichiaravo, come padre, tutto ciò sarebbe finito. Per la gente sarei stato il mostro che ha stuprato una giovane donna handicappata. E Bruna la figlia del mostro.-

Lidia- Non ne sono sicura. Ma ho sempre rispettato e rispetto ancora la tua scelta.-

 

Egidio- Ti ringrazio per la comprensione… ecco…non … non… sapevo quanto mi sarebbe costata questa scelta… -

 

Lidia- Già… e ora, forse, la stiamo perdendo…-

 

Egidio- Ti riferisci a Gino?-

 

Lidia- Si chiama così? (meditabonda) Si, credo di si…vedi, Bruna ha avuto tanti amorucci, ma lo sguardo che ho visto nei suoi occhi, intanto che parlava della serata in ristorante, mi fa pensare che ha preso una gran bella cotta.-

 

Egidio- Per quello lì? Pensi proprio che sia una cosa seria?-

 

Lidia- Questo non lo so. Ma che ci sia qualcosa d’importante, si.-

 

Egidio- (confidenzialmente) Lidia, tu la conosci da sempre, io da pochi mesi; ma, al contrario di te, non penso che abbia perduto la testa per quello lì. E’ troppo mellifluo, troppo manieroso, troppo appiccicaticcio, troppo, troppo datato, ecco! per piacerle veramente. Sai, invece, cosa penso?-

 

Lidia- A cosa?-

 

Egidio. Penso al ristorante sul mare, alla cenetta semiromantica, al pesce fresco, al vinello, allo champagne, ma soprattutto alla novità: Uscire con una persona matura, che le fa la corte all’antica, ed essere ammirata. Non oso dire di più.- 

 

Lidia- Beh, sarà vero, …certo un pochino provinciale è…-

 

Egidio- … ma non è stupida. E questo mi da fiducia.-

 

Lidia- Forse hai ragione… ma lo sai che stai facendo il buon padre di famiglia, con molto buon senso e capacità riflessiva e di convincimento? Ora capisco perché ci sono due genitori a vegliare sulle loro creature. Io da sola…-

 

Egidio- … ne hai fatto una gran bella, intelligente, perspicace figliola. E ora piantiamola qui!-

Lidia- (con veemenza) Sono d’accordo, perbacco!-

 

 

Entra Argenta con il caffè per tutti.

 

Argenta- Ecco il caffè, prendiamolo finchè è caldo…(versa dalla caffettiera)-

 

Lidia- Grazie.-

 

Egidio- Prendo lo zucchero. ( esce)-

 

Argenta- A già, che sbadata.-

 

Lidia- Argenta, avete una bella famiglia. Complimenti… ma adesso parlami di Gino.-

 

Argenta- Ah, Egidio te l’ha già detto. (pausa) Ebbene, Lidia, Gino è un ottimo partito per bruna… se va tutto bene, come sembra. In tutti i casi, mi sono permesso di telefonargli per farlo venire. Lo conoscerai di presenza.-

 

Lidia- Sei impagabile Argenta.- 

 

Rientrano Egidio e Salvo.

 

Egidio- Ecco lo zucchero… (serve gli altri)-

 

Salvo-(rientrando) E io come faccio colazione? Col vostro schifoso caffè?-

 

Argenta- Hai ragione cucciolo. Ti preparo un toast.-

 

Salvo- Voglio pane e nutella!-

 

Egidio- Quella l’hai mangiata ieri. Oggi toast.-

 

Salvo- Ieri era un altro giorno. In questo giorno domenicale si mangia pane e nutella.-

 

Argenta- E dai Egidio, facciamo un’eccezione… (a Salvo) Te lo vado a preparare.-

 

Salvo- Grazie mamma, se non ci fossi tu…-

 

Egidio- (simula un ceffone)… alle volte…-

 

Lidia- (sorniona) Hai perso autorità, commissario capo.-

 

Egidio- (furbescamente) La voglio perdere Lidia, la voglio perdere. Quello è un monellaccio, ma è buono e affettuoso… e sono sicuro che in presenza di persone non della famiglia, simula, si diverte a fare il bullo.-

 

Lidia- (guardando la stanza) E’ un po’ piccoletto l’appartamento… con le nuove esigenze… (indica il sofà).-

 

Egidio- …Ma stiamo provvedendo, Abbiamo già visto qualcosa che fa per noi.-

 

Lidia- Mi dispiace, forse con l’arrivo di Bruna…-

 

Egidio- Ora piantala! Bruna è mia figlia. E quando arriva un nuovo figlio, la famiglia cosa fa? Cerca una casa più grande. E noi non facciamo eccezione. E ora taci!- 

 

 

Rientra Argenta con i toast.

 

 

Argenta- Ne ho fatto per tutti. Avanti prendeteli.-

 

 

Entra Bruna vestita casual.

 

 

Argenta- Tieni Bruna, mangia un toast che ti vado a fare il caffè caldo.-

 

Bruna- (prendendo il toast)  Lascia , mi verso quello che c’è rimasto qui. (prende la caffettiere e si versa il caffè nella tazzina di Egidio) posso, papone?-

 

Egidio- Tranquilla…-

 

 

Suonano alla porta.

 

 

Argenta- (correndo ad aprire) Ecco Gino.-

 

Bruna- Gino? E cosa ci fa qui, a quest’ora?-

 

Egidio- (piano a Bruna) L’ha chiamato lei (indica Argenta) per farlo conoscere a Lidia.-

Bruna- E perché?-

Egidio- Ti dirò dopo.-

 

Bruna- Uffa!-

 

Argenta- (aprendo) Gino, vieni, vieni, ti devo fare conoscere la mamma di Bruna, arrivata stamani da Pozzallo.-

 

Gino- Da Pozzallo? (si blocca sulla porta)-

 

Argenta- E lì che abita.-

 

Gino- E’…è  un po’ strana? ( tenta di sbirciare) .-

 

Argenta- Un pochetto. Ma… perché?-

 

Egidio- Lidia, tieniti forte, ecco che arriva tuo genero!-

 

Lidia- Che fai sfotti?- 

 

Gino- (che ha sentito, guardando l’orologio) Lidia? Sentite, avrei fretta, devo ritornare in caserma, sapete,  il comandante…m’aspetta. ( intanto cerca di non farsi vedere in viso).-

 

Egidio- (intervenendo, lo fa entrare quasi per forza) Ma dai entra, non sei il suo vice? Avrà la pazienza d’aspettarti.-

 

Argenta- (quasi spingendolo dentro) Lidia, ti presento Gino.-

 

Lidia- (vedendolo diventa una furia) Tu! Pezzo d’imbroglione! Come osi insidiare mia figlia!-

 

Gino- (guardando a terra) Io… io… non…sapevo…cioè…-

 

Lidia- (Ai presenti, cerimoniosa) E questo sarebbe l’alto ufficiale dell’esercito? Questo è un truffatore matricolato. Questo qui ha tentato di appiopparmi un assegno a vuoto, fortunatamente me ne sono accorta in tempo.-

 

Gino- Io… cioè…non è per male…insomma…la necessità…-

 

Argenta- Gino! Dimmi come stanno le cose!-

 

Gino- Perdonami Argenta, perdonatemi tutti. Ma, sapete, ho avuto tante traversie: mia moglie mi ha lasciato. Sono stato dimesso dall’Esercito per un piccolo… affaruccio non tanto pulito… ma avevo bisogno di soldi, per il divorzio, per vivere… insomma, Argenta, sono un fallito e vivo d’espedienti.-

 

Argenta- E quegli abiti eleganti, la cena al ristorante?-

 

Gino- Gli abiti? Rimasugli degli anni belli. I soldi per il ristorante? Assegnino…forse a vuoto! ( a Bruna) Bruna, perdonami, ma sono stato bene con te, mi è sembrato di ritornare quello che ero un tempo. (scena melodrammatica) Ora, me ne vado, Addio!-

 

Bruna- (che aveva ascoltato tutto con aria disinteressata) Ma di che ti scusi, mi hai fatto trascorrere un bellissimo sabato sera. Senti cosa facciamo: Quando avrai di nuovo la possibilità (fa cenno ai soldi), telefonami e andremo ancora in quel ristorante sulla scogliera. E per adesso Addio!-

 

Egidio- E per adesso, addio!-

 

Lidia- E per adesso te ne vai con le tue gambe… ma stai attento, ti tengo sotto mira!- 

 

 

Gino esce frettolosamente.

 

 

Argenta- (trattenendo le lacrime) E io?-

 

Egidio- E tu cosa? Tu hai ancora me, tuo figlio e Bruna, cosa vuoi di più!-

 

Bruna- Cosa vuoi di più, mammona. (l’abbraccia)-

 

Salvo- Cosa vuoi di più! Mammina. (anche lui l’abbraccia)-

 

Lidia- ( bruscamente per non commuoversi) Oh, oh, oh…basta! E che scene sono queste? Avanti, io dovrei ritornare a Pozzallo, gli affari m’aspettano. ( velocemente bacia tutti) Vi saluto  e vi auguro una buonissima giornata. ( a Bruna ) E tu stai attenta e…giudizio! (esce quasi di corsa)-  

 

Bruna- Tranquilla Lidia. (le invia un bacino)-

 

Egidio- (seguendola  fino alla porta)  Ciao Lidia… e torna quando vuoi…-

 

 

Tela  

 

 

 

 

 

 

 

 

                                           FOGLIA  DI  FICUS

 

 

 

 

 

 

                                          Commedia in due atti

 

 

 

 

 

                                                        di

 

 

 

 

                                           Antonio  Sapienza  

 

 

 

 

 

 

 

 

Turri Lifo, marzo 2019 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Personaggi:

 

 

 

 

Carlo………………………………………………..sessantenne, pittore;

 

Marta……………………………………………… sua moglie;

 

Lilli…………………………………………………sua figlia;

 

Cristina………………………………………….…più che ammiratrice di Carlo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla scena viene ricostruito il soggiorno di una normale famiglia.

 

All’apertura del sipario, in scena c’è Marta che parla al telefono.

 

 

Marta- Si, sono io. Ciao!!! Ma come stai? Da quanto tempo… certo, certo capisco. Allora, dimmi… eh, no! Questo non dovevi dirmelo così di getto: Ti sposi? Ma che notizia! E quando la cerimonia? Ah, non avete fissato… comunque augurissimi, mia cara.? Aspetta, fammici pensare… certo, si potrebbe… Lo conosco lo sposo? Ah, lo conosco! E dimmi, dimmi… nooooo l’imbianchino! Ma sei ammattita, ti metti con gli scarti delle altre? Ma allora sei caduta veramente in basso, mia cara. Certo, certo, capisco: necessità obbliga legge. Hai trentacinque anni, ma non potevi trovare di meglio? Ci hai provato, vero? E com’è successo? Stavate insieme ad una mostra… racconta dai… E lui ti ha proposto di vedere le sue opere – a casa sua? E ci sei andata… e ti ha pure affascinato… e gli hai comprato un quadro… Bello, sembra una telenovela, cioè, volevo dire: una vicenda sentimentale, tipo colpo di fulmine… ah no? Ci avevi ragionato? Tutto calcolato?  Beh, lo credo, dato i precedenti … E senti, non potresti convivere con lui per qualche mese e poi decidere se sposarlo oppure no? Ah, non te lo lasci scappare …t’ha capito…ma tu hai capito me?… (tappando il microfono dell’apparecchio) Che figlia di puttana, anzi: che puttana! (rimettendosi in comunicazione) Certo, certo, capisco, la novità, probabilmente… E senti, dove andrete ad abitare? Nella casa al mare dei tuoi genitori? Oh, che bella cosa: sarete in perenne villeggiature. E chi vi manterrà? Ah, i tuoi vecchi ti passano la paghetta… capisco… e lui imbratterà tele? Ah, gli stai preparando lo studiolo… bene, bene… e tu ti prenderai cura di lui? Bene, bene…Ma come farai cara, tu non sai cucinare un uovo sodo. Ah, stai imparando? Alla televisione? Dai grandi chef? Ma dai… e cosa hai imparato a fare? Gli spaghetti alla Tourneau? E come si fanno? Con la pasta? hai scoperto l’America… ah, volevi dire con la pasta di grano duro di Manduria? E dimmi, dimmi, poi? Aspetto che scrivo la ricetta. (cerca un foglietto, poi la penna, infine scrive; da questo momento in poi porre in evidenza la caricatura della ricetta) Sono pronta, vai: Due etti di spaghetti di grano duro di Manduria, numero tre. Ho capito tre! Si, si ho capito, è fondamentale, continua pure. Due etti di pomodoro ciliegino di Pachino; 50 grammi di parmigiano reggiano; basilico ligure gr. 4; mirto sardo grammi 3; olio d’oliva toscano, cl. 0,32; olive dell’Etna, sgusciate, gr. 21; mezza cipolla di Tropea; due noci di Sorrento, due nocciole di Giffone Vallelunga; uno sbuffo di Tocai; mezza mela tridentina; sale di Trapani gr.4. E tartufo d’Alba niente? Ah, quello no! No, sai avremmo fatto così il giro d’Italia. Scherzavo, dai. Sto scrivendo, sto scrivendo. Bene poi? Far cuocere gli spaghetti – evidente – scolarli al dente…si…-

 

Entra  Carlo, si avvicina alla donna e la bacia sulla guancia, lei ricambia distrattamente.

 

Marta-  Scusami era Carlo, allora, dicevi, scolarli al dente…raguttarli in casseruola e servirli ben caldi, si… ok ,benissimo, grazie per la ricetta, ma ora ti devo lasciare, Carlo vuol pranzare. Tanti auguri carissima, a dopo. Ciao, ciao-

Carlo- ( tre se) E forse, finalmente si mangia. (a Marta) Cosa hai preparato per pranzo?-

Marta- ( temporeggiando) Diciamo toast? Ti andrebbero, vero?-

Carlo- Toast? Ma insomma sono tre giorni che non cucini… però dalle amiche le ricette te le fai dare.-

Marta- Caro, ho poco tempo, eppoi mi piace fare l’amica interessata dalle ricette originali.-

Carlo- E io pranzo con l’originalità. Va bene, esco, vado in trattoria. Tu vieni?-

Marta- Verrei volentieri, ma ho una riunione di lavoro…-

Carlo-…di passatempo, con l’associazione “Donne in attività” Ma sarebbe meglio che vi chiamaste “Donne in eterna passività”. (alzandosi ).

Marta- Ma aspetta, che diamine. Vediamo cosa posso rimediare…(guarda nel pensile) Dunque, ci sono fagioli in scatola, marmellata, succo di frutta, pomodoro pelato, un pacco di maccheroni, sale, zucchero, caffè…-

Carlo- Basta, ti prego: facciamo due spaghetti aglio e olio…-

Marta- …che non ci sono…ma potrei fare un po’ di polenta (prende il pacchetto) Eccolo il nostro pranzo: polenta e fagioli.-

Carlo- (rassegnato) E va bene, cucinala, il vado nello studio a terminare una tela.-

Marta- Ma lo sai la Giusy con chi sta?-

Carlo- (disinteressato) Sono tutto orecchie.-

Marta- Con Pino Simoni.-

Carlo- E chi sarebbe?-

Marta- Come chi sarebbe? E’ Simoni, il tuo collega pittore…insomma l’imbianchino.-

Carlo- Ma certo, Giuseppe Simoni. Ma non è imbianchino. Tutt’al più imbrattatele. Certo lo ricordo.-

Marta- E si stanno per sposare.-

Carlo- Auguri. (sta per uscire)-

Marta- E sai dove abiteranno?-

Carlo- (con pazienza) No, dimmelo tu.-

Marta- Nientemeno che nella casa al mare dei suoi genitori.-

Carlo- E allora? –

Marta- Come allora? Questo significa che vivranno sulle spalle dei vecchi genitori di lei.-

Carlo- Meglio così. Se doveva essere Giuseppe a mantenerla, sai che fame.-

Marta- E dice che l’ha conosciuto in galleria e che gli ha comprato una tela.-

Carlo- Dai Marta, piantiamola qui con Giusy e Giuseppe e fai la polenta.-

Marta- Sei materialista… altro che artista.-

Carlo- Anche gli artisti devono mangiare, non ti pare?-

Marta- Allora dovrebbero mantenersi una cuoca…-

Carlo- Davvero?-

Marta- Davvero! E anche una cameriera.-

Carlo- E niente maggiordomo e autista?-

Marta- …che non sarebbe certamente un male.-

Carlo- E perché non ti sei sposata con…con un Guttuso?  O con De Chirico?-

Marta- Spiritoso…-

Carlo-(per cambiare discorso)  Lilli si ferma in facoltà?-

Marta- Credo di si.-

Carlo- Beata lei…-

Marta- Cosa intendi dire?-

Carlo- Io? Nulla.-

Marta- No hai sott’inteso qualcosa.-

Carlo- Chi io?-

Marta- Proprio tu, allora?-

Carlo- Allora? Allora beata lei che forse a pranzo almeno mangerà.-

Marta- La ragazza si sa organizzare.-

Carlo - Non ne ho il  minimo dubbio.-

Marta- Certamente. (offesa)   Eppoi, intanto che ci siamo, ti vorrei pregare che in sua presenza, tu la smettessi di contraddirmi, di trovare scuse per litigare, insomma non dovremmo fai mai più le nostre solite scenate, Ecco!-

Carlo- E per non fare le scenate di fronte a nostra figlia, tu vorresti avere campo libero per le tue bizzarrie? No, mia cara moglie, io sono buono e caro, ma non puoi pretendere di mettermi a tacere e di spadroneggiare in casa mia. Esigo il diritto al dissenso.-

Marta- Esigilo pure, ma in casa nostra, se non ti dispiace.-

Carlo- Touché. Va bene, mi correggo, in casa nostra. Allora sai cosa facciamo?-

Marta- Cosa?-

Carlo-Facciamo…facciamo… oh, al diavolo .-

Carla –Cosa c’entra il diavolo. Allora, facciamo?-   

Carlo- Facciamo che…nell’attesa del pranzo io sono di là. (esce da destra)-  

Marta- Sua eccellenza sarà servita. (tra se) Che pretese, che pretese. Allora, mezzo litro d’acqua (legge la ricetta nella confezione) duecento grammi di polenta, portare l’acqua a bollire, quindi versale la farina lentamente e mescolare… per…per cinque  minuti…Iniziamo. (esegue)  

 

Marta traffica coi fornelli e intanto parla al telefono.

 

Marta- Pronto? Ciao sono Marta…come stai? Mi fa piacere…io sto magnificamente bene. Scusami Gigliola, ma ti devo assolutamente mettere da parte di una notizia…quale? Una bomba! Indovina chi si sposa? …Ma Giusy… si proprio lei! E    con Pino Simoni, figurati… non è tanto male? Ma Gigliola, hai presente il tipo? Certo, certo, questo l’ho capito…Ah, lo sapevi già, ti aveva già informata Cettina…ma bene, allora… ora scusami devo preparare il pranzo per Carlo. (chiude in fretta) Che pettegole! Che pettegole! (accorgendosi che la polenta è andata a male, diventando colla) Accidenti. Accidentaccio! E ora cosa do a quell’affamato? ( va verso destra) Carlo, Carlo! –

 

Entra Carlo, indossa il camice da lavoro.

 

Carlo- Che succede?-

Marta- Succede che questa polenta era…era…guasta. Guarda com’è diventata.-

Carlo- (Alzando il mestolo e vedendo il pasticcio) Era da immaginarselo. L’hai tenuta troppo sul fuoco.-

Marta- Macchè, pochi  minuti.-

Carlo- Ma l’hai rimescolata?-

Marta- Sempre… quasi sempre…insomma forse…-

Carlo- Ho capito, sta volta vado davvero in trattoria (si toglie il camice, indossa la giacca e si appresta ad uscire) Ciao…tesoro.-

Marta- Come sei suscettibile…- 

Carlo- Ah, io sarei suscettibile.-

Marta- Ma certamente. In fin dei conti, mica è cascato il mondo…può succedere a tutti…-

Carlo- No, cara! Non può succedere a tutti. Succedono a te! Perché stai sempre attaccata a quel telefonino parlando, anzi, sparlando con le amiche, guardando messaggini, vedendo video d’ogni tipo e sorta. Insomma, tu sei tutt’una con quel…quell’aggeggio.- 

Marta- (facendo la bambina mortificata) Ma cosa faccio di male?-

Carlo- Tutto! Fai male tutto! Perché non ci stai più con la testa sulle cosa che fai, ma su quelli che pensi.-

Marta- Cosa ci posso fare se sono una donna di pensiero?-

Carlo- Ma di quale pensiero d’Egitto parli!-

Marta- Sui pensieri alti, quelli dei filosofi, degli intellettuali, di moralisti.-

Carlo- Che mi venga un accidenti. Non sapevo d’avere una moglie di tal fatta. Pensierosa… e arruffona!-

Marta- Dai facciamo pace…-

Carlo- (calmatosi) Che fa? Pranziamo?-

Marta- (maliziosa) Io avrei un’altra ideuzza…(si atteggia a donna provocante)-

Carlo- (sbalordito) Proprio ora?-

Marta- L’amore non ha tempo ne… età.-

Carlo- Una tua nuova sentenza?-

Marta- No, una speranza.-

Carlo- Niente da fare.-

Marta- (scandalizzata) Mi rifiuti?-

Carlo- Non sono io che ti rifiuto, ma i miei ormoni che non ne voglio sapere… se almeno calassero dopo le cinque, come una volta. -

Marta- Già, adesso dobbiamo aspettare che calino dopo le cinque…diciamola  tutta: stai invecchiando (piagnucolando) …prima volevi farlo dove ci trovavamo…anche qui in cucina.-

Carlo- Prima, già. Ma per te tutto deve rimanere fermo come venticinque anni fa? Non ti sorge il dubbio che le passioni si affievoliscono? Insomma!-

Marta- Capisco… capisco, non mi ami più.-

Carlo- Carlo- (rabbonendola) Ma dai, come la fai lunga… forse è anche la fame che non mi aiuta. Ma lo sai che ti amo…dai finiscila.-

Marta- La finisco, la finisco subito. (esce sbattendo la porta)-

Carlo- Ecco le donne: dal torto alla ragione, nel giro di pochi minuti. (davanti alla porta, chiamandola ) Dai Marta, datti una calmata, poi sai cosa potresti fare? Mi potresti venire a trovare in galleria e ci faremmo una bella pizza. ( tra se) Almeno qualcosa la faremo: finalmente mangeremo!-

Marta- (Da fuori scena) Se mi va!-

Carlo- (facendo il rassegnato) E va bene… se ti va… allora ciao.-

 

Ritorna in scena Marta.

 

Marta- (prendendo il telefonino) Si, lui dice… sempre attaccata a questo cosa… e lui che sta sempre attaccato ai pennelli…(compone un numero) va bene, è un artista, va bene, mantiene la famiglia… va bene tutto: Tranne le sue pretese: vuole pranzare…Poi, poi, accidenti! lui sta crescendo, sia intellettualmente, sia artisticamente…io invece resto ferma a quella che ero prima: una semplice, opaca, chiacchierona casalinga. Ah, pronto?  Ciao Cecilia, ti disturbo? No… grazie, come sei gentile…come stai? Cosa stai facendo? Ah, stai cucinando… non è che ti disturbo? No? sei una amore di amica… Sai, ti telefono perché m’è venuta una certa idea circa la giornata della misericordia…si, proprio quella che stiamo organizzando per domenica prossima… ah, non ci sarai? Come mai? Ah, vai a fare il fine settimana con Vittorio a Taormina…ah, è il regalo per l’anniversario? Ma benissimo, mia cara, benissimo, tanti auguri anticipati… e adesso ti devo lasciare, sto preparando il pranzo per Carlo. Ciao, ciao, ciao.( tra se) Tutte le scuse sono buone per non impegnarsi… ora ci mette pure l’anniversario… loro, che le corna se li stampano reciprocamente un giorno si e uno no! Che gente. Che gente. E ora cosa faccio? Mi mangio un toast e aspetto Lilli, la mia cara figliola, tutta casa e università…speriamo che abbia già pranzato…No, da Carlo non ci vado proprio proprio…lui li è nel suo regno, io nel mio fottutissimo purgatorio. Basta…per adesso basta…ho detto basta!- 

 

 

 

 

 

 

 

                                                       Atto  II 

                                                    

 

Sulla scena, c’è Carlo che è seduto su una panchina di un giardino pubblico. Dietro il sedile si intravvede una ramo di ficus. A destra vi è una balaustra panoramica. Entra  da destra, una giovane donna in tailleur, che si siede nella panchina, accavallando elegantemente le gambe e attende, con fastidio e insofferenza che Carlo parli.

 

Carlo – (facendo atto d’alzarsi) Ciao. Come stai?-

Lilli – Ciao. Bene.-

 

Breve silenzio. 

 

Carlo - Grazie d'esser venuta.-

Lilli - Me l'hai chiesto... ( buttando all'indietro un ciuffo di capelli neri, lunghissimi)-

Carlo - Si, te l'ho chiesto io, grazie ancora.-

Lilli - Ma, mi hai fatto venire fin quassù per dirmi solo grazie?-

Carlo - Io? no, niente; cioè si. Volevo dire: nulla di personale.  Insomma, ti volevo parlare, da sola. ( espressione confusa)-

Lilli - Siamo soli, parla.-

Carlo- Come se fosse facile! Ma cosa credi che mi sia semplice dirti quello che ho da dirti?-

Lilli  - (canzonatoria) Se non ti è facile e semplice dirmi quello che mi devi dire, vuol dire che non mi dirai ciò che mi dovresti dire. e tanti saluti. Va bene così? ( espressione  sarcastica)-

Carlo - No, che non va bene!  L'argomento è molto, ma molto serio, bella mia, per  ironizzare sui preamboli, come fai tu.( lunga pausa ad effetto) Io ti debbo aprire il mio cuore, e non mi sarà facile farlo, proprio con te, Capisci? ( con un soffio di voce, dall’effetto strappalacrime)-

Lilli -  Ma guarda un po’ adesso ti diventano gli  occhi rossi?  piangi?( irritata)-

Carlo - Macchè! E' stato un moscerino. (girandosi platealmente di spalle)-

Lilli - Già il solito moscerino tempista. Istrione! ( sibillina, poi con calma) Dai, parla. Ma cosa credi che sia facile anche per me, dover ascoltare quello che, immagino mi dovrai dire?  Sono in imbarazzo quanto te, se non di più.-

Carlo – Tu… lo immagini?( speranzoso d'averla commossa)- 

Lilli -  Cosa credi che in questi giorni, a casa, non abbia  avuto occhi, ne' orecchi?- 

Carlo - Bene, meglio così. ( lunga pausa, come   colui che ha l'animo travagliato) Ci sono situazioni particolari, momenti curiosi,  accadimenti strani, forse anche fatalità, che   interreagiscono, inaspettati e insidiosi, nella vita di un  uomo, soprattutto di un certa età, - quindi più  vulnerabile.  Prudenza vorrebbe che costui non si facesse mai - mai! -  trovare sotto scopa. I sentimenti, imprevedibili e padroni, - Dio mio, com'è  possibile parlartene in modo distaccato - i sentimenti  tiranni, se inseriti in quell'ambito, ti tengono in pugno e  ti stringono fino a stritolarti...-

Lilli – (interrompendolo)  Cosa stai cercando di dirmi? Stai mettendo le mani avanti?  Con me puoi farne a meno! So anch’io di sentimenti…risparmiami pure le tue riflessioni pseudo-pirandelliane, e vai subito ai fatti, ti prego.-

Carlo -  Si, si scusami... hai detto bene: sentimenti…. passioni! Si   si... ma si! sicuro: sentimenti e passioni mi hanno  avviluppato proprio in questa critica età - navigo verso i  sessanta, sai?  - e mi strozzano, mi dilaniano.( tono patetico) Chi me lo doveva dire che avrei, che avrei...-

Lilli - ... amare, contemporaneamente, due donne ... ( con un sorriso sornione)

Carlo - Sai già? ( sospiro, di sollievo, come dire: il grosso era fatto)  Ebbene, si!  proprio così: contemporaneamente!  Con l’una, un'estrema intensità di passioni, prima, ma poi con sentimenti pacati, sereni dopo… con l’altra, cioè tua madre, come ben sai, con sentimenti e passioni… beh un po’ appassiti. Per il resto, caratterialmente, non c’è nulla che ti devo dire.- 

Lilli- Purtroppo. Ma tu non fai nulla per rimediare.-

Carlo- Ma allora fai finta di non capire? Sono anni che ci tento, ma bisogna essere in due per riuscire. E lei è ormai in un altro universo.-

Lilli – Lasciamo perdere. Avanti, dai: dimmi chi è, e dove l'hai conosciuta.- 

Carlo - Come corri! Dal preambolo vuoi arrivare subito al finale?   Diamine, almeno dammi il tempo di trovare le parole giuste.  (pausa riflessiva) Chi è. Chi è... ma è poi così importante sapere chi è?   E'.. è una donna...-

Lilli -  ... bella scoperta...-

Carlo - ... affascinante...-

Lilli - ... occhi verdi, capelli biondi, coscia alta...-

Carlo -  E dalle! con quest'ironia, mi rendi tutto più difficile!  E' una donna non tanto bella, in verità; ma è molto, ma  molto affascinante. E' colta, spiritosa. Ha trent'anni, e  l'ho conosciuta al mare… e mi guardava insistentemente, insomma, ciò solleticava la mia vanità, capisci; in fondo, onestamente, sono ancora un...un bell'uomo, mi pare...uno e ottanta, niente pancia, tutti i capelli - anche se un po' bianchi.- (si alza e si  pavoneggia dinanzi a lei) E non guardarmi così, mi metti in imbarazzo! Sii seria.-

Lilli - Impressionante! traumatizzante! (  sbalordita, poi conciliante) E non te la prendere, dai siediti: quindi ti sei lasciato ammaliare.-

Carlo - Non proprio. Mi turbava, questo si, ma non più di tanto. Poi non la vidi più  per lungo tempo. Ma alla mia penultima mostra, mentre spiegavo il significato di certe opere ad una scolaresca, ecco che avverto sul mio fianco, a destra, la pressione di qualcosa di morbido e di caldo: era  lei, col suo grande seno sinistro, adagiato discretamente, con noncuranza, sul mio avambraccio,- mentre mi guardava bevendo letteralmente le mie parole...-

Lilli -  E allora?-"

Carlo -  E allora, le chiesi di ritornare il giorno seguente, da sola; ed ella ritornò, puntualmente; ed io le illustrai  tutte le opere del vernissage...-

Lilli -  ... che lei seguiva con molto interesse.-

Carlo - Infatti!-

Lilli - E d'allora...-

Carlo - ... che ci vediamo. Si, ci frequentiamo...insomma, stiamo  bene insieme.-

Lilli - Ci vai a letto?-

Carlo - Oh, ma sono domande codeste? ... insomma, ebbene, si. Ci sono andato, si! -

Lilli  - Patatrak!-

Carlo –Non correre, non correre, ti prego, anche perché adesso ha…insomma ha…-

Lilli- Ha, ha, ha, ma si può sapere cosa ha?-

Carlo- Un problemuccio fisico, forse passeggero. Ma ciò non cambia nulla, i sentimenti sono solidi.- 

Lilli- Benissimo, e da me cosa vuoi? Comprensione? o che altro?- 

Carlo - Voglio aiuto!-

Lilli - Da me? ma sei matto!-

Carlo - Da te, sissignore!( poi con voce suadente) Sentimi, mia cara, se tu potessi parlarne con... con...-

Lilli -  Con mamma? ( l’uomo annuisce vistosamente) Tu sei matto, caro babbo!  Fallo  tu! ti manca il coraggio? Ma che uomo sei?  Eppoi mi sembra estremamente indelicato - per mamma! Ma che idea...no! tu hai fatto la frittata e tu la rivolti. ( si alza, fa atto d'andarsene, pur rimanendo ferma sul posto) - 

Carlo -  Ecco come sono i figli: quando ne hai più di bisogno, ti abbandonano! accidenti! Ma, insomma capiscimi, questo è il mio problema: come ti ho già detto, amo ancora la mamma, nonostante tutto quello che mi combina, e amo l’altra di un amore bello, tranquillo, armonioso. Ora, se lascio l'una per restare con l'altra, faccio del male all'una e non all'altra; e viceversa. Ma io, ma io! il male me lo faccio ugualmente, sia che resti con l'una, sia che resti con l'altra! Capisci!  Capisci?- 

Lilli -  Questo lo capisco. Quello che non comprendo è cosa possa fare io.- 

Carlo - Se tu volessi...Vorrei che tu sondassi mamma...se fosse  possibile...con un po' di buona volontà... a volte...-

Lilli - Babbo carissimo ( guardando significativamente l'orologio) per il genere d'aiuto che chiedi, dovresti rivolgerti ad paraninfo. Lui - si!  Sarebbe più adatto, no? ( poi duramente, con occhi di ghiaccio) Allora, tanto per capirci, sappi che io, in questa storia, non voglio entrarci  neanche lontanamente: chessoio, per sbaglio, per distrazione, per puro caso, per volontà degli astri!  Ho reso l'idea, babbino?  (e, intanto, una foglia di ficus, staccandosi dal ramo di un ficus cade sopra il capo di Carlo e gli si poggia sui capelli. Lilli la prende la esamina attentamente, ostentatamente, rivoltandola da tutte le parti, poi, mettendola sotto gli occhi del padre, dice con voce più distesa, quasi dolce) Vedi babbo, tu sei questa foglia, la mamma è quello ramo ( indica il ramo sulla testa di Carlo, poi passandogli   delicatamente la foglia sulla guancia, sussurra) Ormai tu sei come questa foglia di ficus: se ti stacchi dal ramo, appassisci e muori. Pensaci, eh? pensaci! Ed ora scusami, debbo correre in Facoltà. Ciao.( getta per aria la foglia e si allontana,  con passo agile, uscendo di scena da destra)- 

Carlo- E se la foglia fosse mamma? ed io il ramo? ( grida) 

 

Ma Lilli si gira appena, appena, senza fermarsi; e assumendo, per un attimo quell'aria lievemente  interrogativa, come a voler dire " Ma dici sul serio, sciocco babbino? ", quindi scuotendo la testa, esce. L’uomo lascia morire in bocca il resto della frase:

 

Carlo – Ma un ramo secco può germogliare…(raccoglie la foglia e la rigira nella mano)-

 

Intanto da sinistra, entra una donna, è Cristina, seduta su una sedia a rotelle.

 

Carlo non se ne accorge e rimane assorto nei suoi pensieri, appoggiato alla balaustra del giardino, a contemplare il tramonto.

 

Cristina- (riferendosi allo spettacolo del tramonto) Bello vero?-

Carlo- (girandosi meravigliato) Ah, sei tu? Già bello.-

Cristina- Sai, ti stavo, diciamo così, spiando. E’ andato male l’approccio con tua figlia, vero?-

Carlo- Proprio così.-

Cristina- Ma cosa t’aspettavi che ti desse ragione?-

Carlo- No. Ma che mi potesse dare una mano, si.-

Cristina- (accostandosi a lui e ammirando il tramonto, musica adatta) Sei stato troppo ottimista. Tua figlia non poteva aiutarti e lo sai. Ella, per istinto, difende la madre.-

Carlo- Ma io non volevo mica che si schierasse con me, ma che mi aiutasse solamente a preparare Marta…a farle capire…possibilmente…-

Cristina – Carlo, tu sei nel tuo mondo di fantasia. Scendi coi piedi a terra: Non puoi stare con due donne che sappiano l’una dell’altra. Dovrai necessariamente scegliere.-

Carlo- No, non scelgo. Non voglio fare del male a nessuno. Vuol dire che… che continuerò come adesso: amore platonico con tutte e due. –

Cristina- (Accostandosi di più a Carlo, che d’istinto le cinge le spalle) E comunque con me sarà facile…(indica la carrozzella)-

Carlo- (tentennando il capo) Purtroppo. E con Marta è già in corso, senza problemi… Dai godiamoci questo spettacolare tramonto.-

Cristina- Faccio una foto e poi, tu, se vuoi, ne farai un quadro.-

Carlo- Cristina, io filtro la bellezza coi miei occhi, col mio cervello e mia arte. Non attraverso una macchina fotografica.-

Cristina- Già, l’artista…Ma cosa fai con quella foglia di ficus in mano?-

Carlo- Aspetto che appassisca.-

 

Musica e sipario

 

 

                     

                                          

 

 

                                             Il  sextransformer

 

 

 

 

 

 

                                           Commedia in due atti

 

 

                                                          di

 

 

 

                                               Antonio  Sapienza  

 

 

 

 

Turri Lifo, febbraio  2018. 

 

Trama:  Un uomo, improvvisamente entra in crisi sessualmente. Per chiedere consiglio si reca da un chiromante, il quale, durante la seduta, fa emergere un particolare interesse che uomo potrebbe avere per partner del suo stesso sesso -forse.   

 

 

 

 

 

 

 

Personaggi:

 

 

 

Giulio……………………………………………………….. il sextransformer;

 

Carla………………………………………………………… la sua donna;

 

Arturo……………………………………………………….Il chiromante:

 

Dina………………………………………………………….sua assistente;

 

Giorgio………………………………………………………. Il test.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul palco ci sarà lo studio del chiromante: libreria, scrittoio, poltroncina e divano. Sulle parete ci sono affissi vari diplomi  e master che il chiromante ha ottenuto, oltre a delle immagini strane di segni astrali, zodiaci e varie.

 

All’apertura del sipario, con luci a sinistra, in scena c’è il chiromante che esamina dei fascicoli. Musica adatta. Dopo un minuto o due, entra in scena da sinistra la sua assistente. 

 

Dina- E’ arrivato quel cliente, lo faccio entrare?-

Arturo- (correggendola pazientemente) Paziente, Dina, paziente. Si, fallo passare. (e, nell’attesa che entri il “paziente”, Arturo indossa un mantello con disegni di astri, pianeti, stelle e varie, poi si mette in posa seduto nella poltroncine,  e aspetta con un sorriso stereotipato l’arrivo del cliente)- 

Dina- (bussa ed entra. Arturo si contraria, ma poi si rassegna e indica la poltrona) Il signor Giulio ( a Giulio, mettendosi da parte) S’accomodi, prego. (l’uomo entra e Dina se ne va, non prima d’aver fatto una boccaccia ad Arturo, che fa finta di nulla)-

Giulio- Buon giorno…-

Arturo- (alzandosi e andandogli incontro) Buongiorno a lei, s’accomodi. ( e indica il divano)-

Giulio - (guardandosi attorno e mostrandosi perplesso da tutte quelle figure) Ecco, forse ho sbagliato indirizzo…io cercavo lo studio del psicologo Mattei… -

Arturo- …che sarei io: Professor Arturo Mattei, chiropsicologo, cartomante, chiaroveggente e divinatorio per vocazione.-

Giulio- All’anima… Cioè… insomma… ecco…-

Arturo- Al suo servizio: mi dica tutto e io saprò indicare il sentiero della verità.-

Giulio- Ecco, io non ho bisogno né di sentiero né di verità, ma del suo consiglio.-

Arturo- A sua disposizione. I miei consigli li hanno ricevuti alti prelati, presidenti di corte d’appello e qualche principe di sangue reale.-

Giulio- (frastornato) Ecco… insomma…

Arturo- … cioè. Bene, l’ha già detto. Invece mi parli di lei e del suo problema. Perché ce l’ha un problema, vero?-

Giulio- Forse non è un problema (Arturo lo guarda interrogativamente)… ma un problemone.-   

Arturo- (rasserenandosi) Ah, così va meglio. (passa al tu) E dimmi, di cosa si tratta? Amore? Denaro?  Lavoro? Dimmi, dimmi pure, ma prima accomodati nel divano, disteso. (Giulio esegue) Ecco, va bene così. E adesso parlami di te.- 

Giulio-  Professore, forse sono già morto.- 

Arturo – (senza scomporsi ) E visto che sei morto, dimmi chi eri.- 

Giulio - Chi ero? Ma cosa importa. Io, come uomo sono morto, lo sento. E morto giovane per giunta.-

Arturo- Spiegati. ( chiede pazientemente)-

Giulio- Mi spiego, mi spiego. La vedi questa faccia? essa è una faccia da morto.  Io vivo solo per vivere, per non fare di un altro uomo un assassino, per non sprecare sette palmi di terra grassa. Mi mescolo, per nascondermi, in mezzo ad altri milioni di morti vivi. Come te!-

Arturo- Come me? Bella questa. E perche` sarei anch'io un morto vivo? - (chiede interessato alquanto della pur strana, ma nuova e affascinante teoria)-

Giulio- Perche` ti ho sentito sai? ho ascoltato, non volendo naturalmente, quello che hai detto a quel minchione che mi ha preceduto. E sono in completo disaccordo sia con lui, che con te. Cioè sulla donna come essere sublime! Cioè discorsi da morti, trapassati, defunti! Ma perche`, secondo te la donna è sublime? E perche` solo lei? Ma allora si passerebbe dal sublime della femmina, ai vermi della mia morte! Giusto? Se è giusto continuo, altrimenti è meglio darsi una coltellata, spararsi, mazzolarsi, ruzzolarsi e amen.-

Arturo- (tranquillo)  E` tutto?-

Giulio-  No, non è tutto,  perdiana, aspetta, ti voglio raccontare il sogno che ho fatto stanotte: Ero in campagna, seduto su un tronco d'albero marcio, e mi specchiavo in una pozzanghera. E vidi la mia faccia che si aggrinziva, si spiegazzava, si torceva. Non sopportando di restare senza viso, decisi di farmi una maschera. La costruii di legno, bella, colorata,  come quelle che fanno a Balì, sai? Me la posi in faccia e mi avviai per un sentiero che, allargandosi, mi condusse in una grande città. E lì camminai a lungo, guardandomi attorno senza vedermi, gustando la mia assenza e la mia piena insignificanza. Ma la mia maschera  si ribellò a quell'anonimato e volle mettersi in mostra. Quindi civettò per la strada e attrasse l'attenzione di alcuni ragazzini, i quali presero a seguirmi e a canzonarmi. Io fuggii, ma essi mi rincorsero: Ero rincorso da duemila settecento quarantanove ragazzini-satiri. Forse volevano violentarmi? Poi mi raggiunsero e mi picchiarono dicendo, strascicando le parole: “Come si permette costui d'essere felice?” Ma è una maschera “, disse uno di loro. “Fa nulla” rispose un coro di voci bianche che divennero, man mano querule. E mi fu strappata la maschera e la folla, gridando la calpestò. Alcuni, con voce baritonale, rimettendomi la mia faccia vecchia da novantenne, dissero: “Ben gli sta”! E io vagabondai per il mondo così. Poi incontrai una giovane donna, la guardai, mi guardò, mi girai a guardarla e sbattei la faccia sul palo del semaforo. E la maschera si staccò dal mio viso. Corsi per raccattarla, ma fui investito da una grossa auto che sopraggiunse velocissima. Ci fu uno schianto e rimasi a terra esanime. La ragazza si avvicinò a me, mi guardò bene e disse: Peccato, un così bel ragazzo... Fine del sogno. Che ne pensi?- 

Arturo - I sogni sono sogni. Sono strani, imprevedibili e contraddittori. Ma il tuo è chiaro, almeno per me. Vai a donne, finchè sei in tempo. Fai all'amore, perché è questo il tuo problema.-

Giulio- Ne sei certo? –

Arturo – Certissimo. Cercati qualche partner!-

Giulio- Ma io ho già una donna…-

Arturo-…che non ti serve…-

Giulio- …come sarebbe?-

Arturo- Perché tu hai bisogno d’altro. -

Giulio- Ma, il fatto d'essere morto?-

Arturo- Morto un papa se ne fa un altro. Eppoi, anche i morti scopano. Anzi, tu hai bisogno d’altro… o meglio dell’altro…-

Giulio – Dell’altro?-

Arturo – Dell’altro sesso - come il tuo. Tu, per me, per la mia scienza, e per la mia coscienza, sei il prototipo di quello che noi chiamiamo “ Un sextransformer” …-

Giulio – E…sarebbe?

Arturo – (nervoso, poi riprendendosi declama) Sarebbe, sarebbe... uno che volge il disio e intenerisce il core…verso altre mete…-

Giulio- (tra se, guardando il pubblico interrogativamente) Costui è pazzo da legare. (poi a Arturo, come per assecondarlo) … e guadagna altri lidi, seppur vicini, ma lontanissimi dal core…-

Arturo – Ma che fai lo spiritoso? Guarda che la tua situazione è seria, molto seria…-

Giulio- Sto di nuovo morendo?- 

Arturo – No, stai cambiando… ma non capisci ancora? –

Giulio- Cambiando cosa?-

Arturo-  Obiettivo! Genere! Gusto! Ancora non comprendi?- 

Giulio- (allargando le braccia) No, non capisco, sono tondo, e allora mi spieghi tutto lei…maestro.-

Arturo – (rabbonito sentendosi chiamare maestro, poi pomposo) Certo, in sostanza sono un maestro del presente, dell’assente e dell’occulto…con un taglio al passato. Ma basta parlare della mia modestissima figura artistico-professionale-sociale. (tornando in se) Insomma, mio caro, tu ti stai rilevando al mondo come…insomma vai verso la gaiezza…capiscimi sei quasi gay. Prendine atto: (canticchiandolo) Sei gay, mio caro, rassegnati.-

Giulio- (perplesso) Io sarei gay?-

Arturo- No tu saresti: Sei gay!-

Giulio- Ma se fino a qualche settimana fa ho fatto l’amore con la mia donna?-

Arturo- Ciò non significa nulla. Insomma, dimmi la verità: Hai mai avuto delle esperienze omosessuali?-

Giulio. Mai!-

Arturo- Va bene. Ma fruga nella tua memoria: Hai avuto chissà, magari qualche contatto occasionale, con uno del tuo stesso sesso?-

Giulio- (facendosi serio e pensieroso) Ora che mi ci fai pensare, qualcosa in passato c’è stata. Ma era solamente qualche pulsione adolescenziale…-

Arturo- E nella maturità?-

Giulio- (reticente) Ecco…magari…-

Arturo- (spazientito)… cioè… e basta! Parla!-

Giulio- (sobbalzando) Certo, certo… ecco…una volta… Si, …ma prima,  cioè prima… forse, a pensarci bene, ci fu una prima volta…fu sull’autobus… ero seduto nel sedile vicino al finestrino e, per ingannare il tempo guardavo i passanti. Intanto il mezzo si affollò e mi si incollò al braccio una persona, un uomo. In un primo momento non ci badai, poi avvertii una pressione particolare al braccio e capii che era il membro di quell’uomo che premeva, eppoi pulsava, fino a palpitare. Allontanai il braccio di qualche centimetro, ma quell’uomo pressò nuovamente… ed io non seppi più muovermi …-

Arturo -…finchè il palpito, con grosse scosse non finì, quindi l’uomo, alla fermata successiva, precipitosamente scese dall’autobus.-

Giulio- Già, fuggì via.-

Arturo- - Quindi, d’allora in poi…

Giulio- No, macchè, mai!-

Arturo- Ma nel passato?-

Giulio- Veramente, ad essere sinceri, un’altra volta… mi è accaduto una faccenda simile. Ma è stata robetta, cose d’adolescenti.- 

Arturo – Eccoci al dunque. Parlamene.-

Giulio - Ricordo che una volta, da ragazzino, dal barbiere – era un uomo alto e magro- e, quando mi tagliava i capelli, si strofinava  nelle mie braccia… e capii che egli godeva di questo strofinare, perché mi guardava con aria trasognata , con gli occhi semichiusi e la bocca semiaperta.- 

Arturo - Sempre strofinandoti il cazzo nel braccio!-

Giulio - Beh, si!-

Arturo- E tu ci stavi. Perché? Cosa ti tratteneva da mollargli un cazzotto?-

Giulio - Niente. Lasciavo fare… e basta… sono timido.-

Arturo – Ma che timido, forse era proprio il principio della tua… metamorfosi.-

Giulio - Il principio?  La metamorfosi? Ma che cavolate dici? Se scopavo che era una meraviglia… fino a quando… fino a quando…-

Arturo - … fino a quando? –

Giulio- Fino a quando, una volta, mentre scopavo con Carla, non facendocela a… a venire…insomma…pensai a una persona, si chiama Giorgio, e mi venne un orgasmo da sogno.- 

Arturo- Ma, dimmi la verità, perché sei venuto da me? Non è che mi dispiaccia, perché mollerai cento euro alla mia segretaria, ma per semplice curiosità… professionale.-

Giulio- Veramente me l’ha chiesto Carla, la mia donna, di parlare con qualcuno… cioè con un psicologo… o simile… Ma quanto sono scemo! ( si disse scuotendo la testa). Come un uomo colto, un professionista, uno spirito libero, mi sono ridotto a interpellare un …- 

Arturo- ( con cipiglio) … un?-

Giulio- Insomma un… un… parapsicologo –va bene?- (Arturo fa cenno di si) Ecco.  E tutto per dare retta a Carla, che mi ha messo in croce per mesi. Ma vai da qualcuno, mi diceva spesso, vai da un psicologo, da un psichiatra, magari da un chiromante, ma fai qualcosa. E perche` dovevo fare qualcosa? Perche` i nostri rapporti erano, da mesi, assai tesi. Erano tesi, sostenevo io, contorti diceva lei. Contorti, tesi, erano eufemismi per dire impossibili. Erano soprattutto i rapporti sessuali che non andavano bene.-

Arturo-  E  com'erano questi rapporti?-

Giulio -  Da un po` di tempo, erano diventati praticamente impossibili. Hai presente l'inferno e il paradiso? l'estate e l'inverno? il nero e il bianco? la bonaccia e la tempesta?  Insomma così!  E perche` erano così? perche` credo che, come dici tu, stessi sbandando, assai assai. Stavo terribilmente sbandando, e Carla pensava, naturalmente, che ci fosse un'altra donna nella mia vita.-

Arturo -  Ma, ora sai che non era altro che il passaggio da una categoria all’altra.-

Giulio- Crede?-

Arturo –Credo! E credo anche, che la tua donna  se sia accorta che…(fa un gesto con la mano per dire: niente?).-

Giulio- …Niente  niente non proprio. Forse avrà pensato, piuttosto, a qualche blocco psicologico…-

Arturo - … o qualcosa di simile. Ho capito. Bene, vai tranquillo, a questo mondo c’è posto per tutte le categorie: etero, omo, bisex e anche trisex…-

Giulio- (sorpreso)… e chi sarebbero i trisex?-

Arturo- Quelli che fanno il balletto tra una categoria all’altra. Anzi, ti dirò di più: ce pure la categoria degli animalisti.-

Giulio- Animalisti ...nel senso… con le bestie?- 

Arturo – Animali, prego. Si, qualcuno è venuto da me per questo motivo.-

Giulio- Pazzesco!-

Arturo- (pontificando) Non ti meravigliare. Le pulsioni sessuali, se non soddisfatte, possono giungere fino a quello. Basta! Non mi fare dire di più! Segreto professionale! Passa di là e onora la parcella. Addio.-

Giulio- Mi manda via così? Su due piedi?-

Arturo- E che volevi la carrozza del Senato?-

Giulio- Ma… insomma… io, così, resto più confuso che mai.-

Arturo – E’ la vita, giovane. E’ la vita.(leggera pausa, occhiata per accettarsi che Giulio non reagisca, poi chiama)  Dina!-

Dina- (entrando) Mi dica Maestro (con iromia).-

Arturo- (accogliendo il titolo come cosa dovuta) Accompagna il signore all’uscita, poi passa da me. (poi sottovoce) Fatti pagare, e quando sarà fuori, fai passare la signora che attende di là.-

Dina – OK capo. Subito. –

 

Esce per entrare quasi subito, Arturo, che sfaccendava con i soprammobili dello scrittoio,  la interroga con gli occhi, come dire Giulio è uscito? Dina afferma col capo, quindi assume l’aria professionale) 

 

Dina - S’accomodi signora. -

 

Entra Carla.

 

Carla- Allora, come è andata?-

Arturo- Eh, cara signora, c’è un problema… un grosso problema.

Carla- Non mi faccia spaventare! Di cosa si tratta?-

Arturo- Si tratta (prende tempo) Si tratta di questo: Il suo uomo è un sextransformer (vedendola perplessa) insomma è un gay in potenza.-

Carla- Cooosa? Ma che dice? Quello con me scopa da tre anni… no, si sta sbagliando.-

Arturo- Lo spero per lei, ma io, con la mia esperienza, sono sicuro al novantanove per cento che è gay!-

Carla – Madonna mia, ma cosa mi dice? E ora come faccio?-

Arturo- Semplice: se ne trovi un altro!-

Carla- Senta, a parte i sentimenti, quello lì mi ha messo incinta.-

Arturo – Questo si che è un problema. E di quanti mesi, se non sono indiscreto.-

Carla- Di tre mesi.-

Dina-  Poverina, che sfortuna…-

Carla- Professore, la sua aiutante deve presenziare per forza?-

Arturo- Tra me e lei non ci sono segreti; eppoi siamo anche soci. Tranquilla.

Carla – (tentennante) E sia. –

Arturo - Comunque, ancora Giulio non ha oltrepassato la linea rossa.-

Carla – Cioè non ha ancora fatto…quello che fanno di solito i gay?-

Arturo – pressappoco, ancora non ha varcato la soglia… anche se penso che prestissimo lo farà.-

Carla - Ma allora c’è ancora speranza? Si potrebbe fermare?-

Arturo – (con fare misterioso) E chi lo sa…-

Carla – Ma…lei… mi potrebbe aiutare… a sapere?-

Arturo- Forse potrei, ma le verrà a costare molto, molto di più delle cinquecento euro che mi ha versato per iniziare l’indagine.-

Carla – Professore, quanto?-

Arturo- Quanto non posso stabilirlo adesso perché devo coinvolgere altre persone che potrebbero permetterci di districare la… matassa.-

Carla – Non si potrebbe fare a meno di coinvolgere altre persone? Non mi pare prudente.-

Arturo – A questo ci penso io. Sono persone fidatissime.-

Carla- Mi rimetto al suo giudizio… e quanto mi costerebbero queste, diciamo, collaborazioni?-

Arturo- Cinquecento a testa, più il mio onorario.-

Carla – (tentennando) E’ salatino, professore.-

Arturo- Ma sono cose delicatissime, cara signora, e la riservatezza costa, e come costa. Bene mi dica una cosa: Il suo uomo ha citato un certo Giorgio, lei lo conosce?-

Carla –(sobbalzando)  Come? In che senso l’ha citato?-

Arturo- Nel senso che so solo io-per adesso. Allora chi è costui?-

Carla – Credo che sia il figlio del mio portiere. E’ un giovane palestrato, un gran rubacuori …-

Dina- Scusi, ma il suo condominio è quello di via Gioberti?-

Carla  Si, perché?-

Dina- Come perché? Perché Giorgio è il mio ragazzo!-

Arturo –Ma va’-

Carla- Che combinazione…(imbarazzata)-

Arturo - (pensoso) Forse è una casualità da volgere in nostro favore. Vede signora, Dina è un’esperta nel risolvere questioni di cuore. Certe volte ci mette tutta l’anima… e qualche volta il corpo, quindi mi viene un’idea… certo, si può fare.-

Carla – Fare cosa?-

Arturo- Fare un esperimento diretto ad accertare definitivamente il vero- diciamo-  il vero verso del suo uomo. Dina, credi che il tuo tesoruccio sia disposto a darci una mano e… qualcos’altro, in questa intrigata storia?-

Dina- Credo di si: certo dipenderà dalla pecunia ( e fece il cenno con le dita riferendosi al denaro).-

Arturo – Signora?-

Carla- (esitando) D’accordo, ho un figlio da tutelare, io.-

Arturo- Allora tutto stabilito: Cinquecento a testa e si parte.-

Carla – (poco convinta ) … e si parte…- 

Arturo – Ah, ancora una cosetta, mi parli di lei.-

Carla – Di… di me? E perché?-

Arturo- Signora o lei si fida o non si fida. Scelga che ancora è in tempo.-

Carla – (martoriandosi le mani) Si… certo. Ecco: Sono insegnate, ho trent'anni, nubile, emancipata.-

Arturo- Sessualmente soddisfatta?-

Carla- Fino a qualche mese fa, si.-

Arturo - Ed ora?-

Carla - Ed ora.. ma lo sapete meglio di me com'è Giulio, no?-

Arturo- (passeggiando) E mi dica, nelle more- diciamo - ha mai fatto qualche…scappatella con qualche altro uomo?-

Carla- Professore, non credo che…-

Arturo – Signora, lei non deve credere a nulla, mi deve solo rispondere con sincerità. Allora?-

Carla – Beh, diciamo una volta sola.-

Arturo – E con chi?-

Carla- Beh, adesso sta esagerando, mi scusi, sa; ma sta ficcando il naso nelle mie faccende private.-

Arturo- Ma lo vuole veramente a questo Giulio?-

Carla - Lo vorrei...-

Arturo – E allora mi risponda.-

Carla- Con un giovane palestrato.-

Dina- Giorgio? Nooo. –

Carla- Giorgio, si!

Dina- Che grandissimo figlio di…(viene interrotta dal gesto di Arturo)…buona donna. Ma guarda un po’. E mi dica madama come l’ha circuito il palestrato?-

Carla- E’ stata una pazzia improvvisa.-

Dina- Cioè? –

Arturo- I particolari sono insignificanti. Dina, basta così.-  

Dina- Ma io voglio sapere… se è possibile.-

Arturo- Signora, è possibile?-

Carla- Beh, visto che ci siamo. Il suo palestrato, un giorno è salito su da me per portarmi una raccomandata, m’ha trovata un po’ in deshabillé…-

Dina- E, mannaggia a mè, s’è fattè il mio ragazzè!-

Arturo- Dina, non ti sapevo così gelosa.-

Dina- Macchè gelosa, sono solamente incazzata…me lo avesse magari detto…-

Arturo- Vabbè, non te l’ha detto. Il figlio potrebbe essere del palestrato, e quindi la situazione cambia un poco. Fine. Chiuso incidente. –

Carla – Ma che chiuso e chiuso. Quella…pazzia, fu un mese fa, io sono incinta di tre mesi, quindi…

Arturo- Ah, si? Allora punto e accapo. Quindi torniamo a noi. Dunque, siccome ho il quadro della situazione in mano, e immagino già tutto, e  comprendo anche che…( detto velocemente) bisogna attivarsi. Allora, signora, visto che lei ci tiene al suo uomo, tentiamo una, come dire? una cura drastica: Lei inviterà a casa sua, Giulio, Dina e Giorgio…-

Dina- Come, come?-

Arturo- Dina, stiamo solo lavorando. Calma. Dunque, signora, lei li inviterà , diciamo a cena, poi, con una scusa, chessoio… magari le arriva una telefonata- che farei io- ma lei dirà che si tratta di …-

Carla- Di mia madre, è credibile.-

Arturo – Perfetto.  Allora s’inventi una scusa per uscire…e li lascerà soli. A questo punto interverrebbe, con la sua grande arte, Dina che potrebbe organizzare un – diciamo- incontro a troi… -                       

Dina- …sempre per lavoro…-

Carla- Ma insomma, proprio a casa mia?-

Arturo- Certamente…certamente…l’esperimento è più credibile, no? e, quindi, se sono rose fioriranno -

Carla – E va bene…ma se queste rose non dovessero fiorire? O fiorire in senso contrario al nostro intento?-

Arturo – In quel caso, vuol dire che ci vorrà allora una lezioncina per codesta personcina.-

Carla- E quale sarebbe?-

Arturo- Questa. ( e si avvicina e parla a Carla nell’orecchio)-  

Carla – (scandalizzata)  Ma è brutale!-

Arturo - E la lezione che danno in carcere ai tipi come lui che non sottostanno alle regole. E` normale, non si preoccupi, nessun pericolo per la salute-

Carla- Sarei perplessa…-

Arturo- E allora vada , e si tenga la sua perplessità.-

Carla- Ma cercate di capirmi...-

Arturo - E appunto perchè la capisco che le consiglio le manieri forti... Naturalmente il piano B scatterebbe se il soggetto da trattare non gradisca e accetti … le, per così dire, buone maniere.-

Carla- Preferire che il piano B non scattasse; e che questo incontro a tre, dimostrasse che fosse lei ad essersi  sbagliato, nell’emettere il suo giudizio; e che Giulio, invece, si sia comportato come un maschio… con solo un po’ in crisi e basta.-

Arturo- Lo spero per lei, signora.-

Carla- Certamente…E per le persone giuste, per l’altra eventualità, ci pensate voi?-

Arturo- Niente affatto, ci penserà lei, anzi i suoi assegni. (e indicò Dina).-

Carla – Ah, sempre loro? (gesto affermativo di Arturo) Ho capito. Allora per quando?- 

Arturo - Per quando deciderà lei. E, comunque, per sua grande tranquillità, le dico con assoluta lealtà, che si procederà, come le ho già detto, secondo il piano d’emergenza, ovvero piano B., solo ed esclusivamente dopo aver provato tutte…le variegate e azioni – comprese nell’arte amatoria, di cui i miei assistenti sono maestri-  intese a raggiungere agevolmente all’obiettivo previsto: Scopare! – 

Carla – Con chi, di grazia?-

Arturo – Diciamo o con l’una o con…l’altro. Io penso con l’uno.- 

Carla- (poco convinta, esitante) Io spero con l’altra. E va bene. Arrivederci allora. Ah, quanto?-

Arturo- Cinquecento, grazie.-

Carla- Per tutto?-

Arturo- Per il mio onorario, s'intende. Le altre cose non mi riguardano. Buongiorno. Dina? (come per dire: accompagnala e farti pagare la parcella.-

 

Dina- (con occhiata da complice) Ok. Signora, mi segua…-

 

Carla e Dina escono; mentre Arturo, contento, si strofina le mani.

 

Tela

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                 Atto  II

 

Sulla scena è stato ricostruito il salotto dell’appartamento  di Carla.

In scena c’è Carla che passeggia nervosamente e Giulio, che sta languidamente seduto sul divano.

 

Carla-  Ti sei fatto pregare quasi come un santo, ed eccoti qua, finalmente.-

Giulio- Mamma chiama, picciotto và. Di che si tratta?-

Carla- Niente di particolare. Siccome ho invitato a cena una mia amica e il suo ragazzo, ho pensato di invitare anche te, per fare coppia.-

Giulio- Ma che brava, mi inviti come per fare il quattordicesimo a tavola, ma bene.-

Carla- Va bè, anche per quello, almeno, visto che non ci vediamo per qualcos’altro da almeno tre settimane. Allora ti sta bene? Posso?-

Giulio - Certo che puoi... scusa. Potrei sapere se conosco i tuoi ospiti?-

Carla- (con finto entusiasmo) Ma certamente. Sono Dina e il suo ragazzo Giorgio.-

Giulio- (sobbalzando) Dina chi? L’aiutante del chiromante e Giorgio il figlio del portiere?-

Carla- Si, stanno insieme da mesi.-

Giulio- Ah, si? (si fa attento) E. come mai questo invito?-

Carla- Beh, con Dina ci siamo conosciuti nello studio del chiromante, quando andai a chiedere informazioni per te, poi ci siamo riviste dal parrucchiere e tra un discorso e l’altro, abbiamo deciso di frequentarci. Ed ecco il mio invito a cena. Contento?-

Giulio- (pensieroso) Per me…-  

Carla- Certo, però mi potevi anche informare di com’è andata la visita dal chiromante.-

Giulio- Te l’accennai per telefono. Mi ha fatto una diagnosi pazzesca. Mi ha detto, tranquillamente, che sto diventando un sextransformer, come dire: gay.-

Carla- E tu che ne pensi?-

Giulio- Penso che, forse, ha ragione.-

Carla- Ne parli con distacco, come se la cosa non ti riguardasse.-

Giulio- E che faccio? M’ammazzo? Si dice: morto un papa se ne fa un altro. E io morto il sesso femminile mi rivolgo al maschile…-

Carla- …singolare e plurale. Ma come sei diventato fatalista. Non ti fa senso andare con un uomo?-

Giulio- Senti, ancora non ci ho provato a lanciarmi…ma provvederò presto. Mi va a genio una certa persona… e credo che questa sera la incontrerò.-

Carla- Ti riferisci a Dina?-

Giulio- No, a Giorgio.-

 

Carla sta per ribadire, quando si ode il campanello e la donna va ad aprire.

 

Carla- Eccoli…lupus in fabula… (aprendo) Oh, carissimi, che piacere, venite, venite, entrate.-

Giorgio- (indossa jeans attillati, maglietta a maniche corte aderente) Buuuonaseeera.-

Dina- Buonasera.-

Carla- Conoscete Giulio?-

Dina- Ma certo, ciao Giulio, come va?-

Giulio – Ciao Dina.-

Giorgio- Piaceeere...(languido)-

Giulio- …tutto mio. (radioso) - 

Carla- Bene, sedetevi, mettetevi comodi, fate conoscenza e intanto vi preparo un  aperitivo.-

 

I tre si seggono nel divano e faranno, a soggetto, tutti i movimenti per far si che Giorgio sieda vicino a Giulio. Essi faranno anche gesti appropriati e sguardi allusivi. Sempre con moderazione. 

 

Carla- Ecco gli aperitivi, servitevi, io preparo la cena.-

Dina- Ti aiuto. ( si alza e segui Carla che esce, facendole un cenno d’intesa). 

 

Giorgio e Giulio, sono rimasti seduti nel sofà e degustano l’aperitivo, non senza darsi significative occhiate.

 

Giulio- Dimmi un po’ Giorgio, ma dove ti alleni per farti questi muscoli?-

Giorgio- Alla palestra Albatros, della quale sono socio fondatore.-

Giulio- Beato te, che puoi coltivare il tuo fisico…statuario.-

Giorgio- Perché tu non puoi?-

Giulio- Sai, coi miei impegni di lavoro, tempo per occuparmi del mio fisico non ne trovo.-

Giorgio- Ci vuole buona volontà, costanza, impegno, e i risultati si vedranno.-

Giulio- Fammi sentire questi risultati? (gli palpa i muscoli del braccio)  Ma che belli, sono sodi, forti. Un vero capolavoro della natura.-

Giorgio- (stando al gioco che si proponeva di portare avanti) Trovi? E guarda che muscoli delle cosce. Tocca, tocca!-

Giulio- (incerto, poi timidamente tocca la coscia) Che duri?-

Giorgio- Ti piacciono le…cose dure?- 

Giulio- Ancora non lo so, non ho provato.-

Giorgio- E vorresti provarlo?-

Giulio- Forse.-

 

Entrano le donne con dei vassoi colmi di cibo. S’accorgono del palpeggiamento e hanno reazioni differenti: Dina di soddisfazione, Carla di contrarietà.

 

Dina- Ecco la ceeena. (la sistema sul tavolino)-

Giorgio- Finalmente, ho una fame (avventandosi sul cibo).-

Carla- L’appetito non gli manca.-

Dina- Lui ha sempre appetito (allusiva).

Giulio- (contemplando Giorgio) Beato lui…-

Carla – Metto un po’ di musica.-

 

La cena continuerà per qualche minuto con movimenti degli attori a soggetto. Potrebbe esserci una musica adatta .

 

Carla – (guardando significativamente Dina)  Che si fa?-

Dina- (facendo segno d’aspettare, si rivolge a Giorgio) Che si fa?-

Giorgio- (facendo capire che ha compreso, alzandosi) Guarda Giulio, da quella finestra si vede la mia palestra, forse potrebbe interessarti.-

Giulio- (seguendo Giorgio) Vediamo?-

Dina- Carla, dovrebbe arrivarti la telefonata di Arturo.-

Carla- (guardando l’orologio, con indifferenza) Penso di si. Senti Dina, quando arriva la chiamata io farò finta d’uscire, e mi nasconderò in cucina. La stanza da letto è quella (indica la porta a sinistra), Se avrai bisogno di qualcosa chiamami sottovoce. Va bene?-

Dina- Tutto ok.-

Carla- Dina, mi raccomando, decisione sì, ma delicatezza…insomma: prudenza.-

Dina- Stai tranquilla, siamo professionisti seri. (suona il telefonino di Carla) Carla rispondi!- 

Carla- (con rassegnazione) Pronto? (poi a voce alta, facendo cenno di complicità a Carla) Mamma, ciao. Dimmi. Ha sei senza le pillole per la pressione? Si, si, dammi cinque minuti e vado a prenderteli. Si, si, Ciao. (chiude la conversazione, poi a Giulio) Giulio, io devo andare in farmacia, mamma ha di nuovo scordato i medicinali. Tu sii gentile, fai compagnia ai miei ospiti, io faccio un salto in farmacia compro i medicinali e li porto a mamma. Voi amici, mettetevi comodi, fate come se foste a casa vostra. (prende le chiavi ) A tra poco. (esce)

Dina- Che brava padrona di casa…(intanto si avvicina a Giorgio e lo bacia. Giorgio ricambia appassionatamente. Giulio rimane interdetto. Dopo Dina si avvicina a Giulio e lo bacia. Giulio non reagisce e Giorgio lo sospinge ad abbracciare Dina. Gli attori, a soggetto dovranno fare i gesti appropriati per coinvolgere Giulio, poi Dina, aprendo la porta a sinistra) Guardate che bella camera da letto.-

Giorgio- (dopo la piccola ammucchiata e sbirciando la camera) E se andassimo di là? (indica la camera)-

Dina- Splendido. Che grande idea. Andiamo Giulio, ti voglio spolpare per benino.-

Giulio- (perplesso) Veramente…io…-

Giorgio- ( abbracciandolo dolcemente) Dai, andiamo di là, vedrai, ci divertiremo noi tre.-

Giulio – N…noi…tre?-

Dina- Esatto. Amore a troi!-

Giulio- Veramente io…non …saprei.-

Giorgio- (insieme a Dina, sospingendolo) Ma va, timidone (escono a sinistra).-

 

Si udranno gridolini e risate provenienti dalla camera da letto, intanto rientra Carla, che, in punta di piedi va ad origliare dietro la porta. L’attrice, a soggetto, secondo ciò che si sente, mimerà la situazione commentandola a gesti. Musica adatta. Dopo qualche minuto entra in scena Giorgio, è in boxer vecchio modello.

 

Giorgio- Carla mi serve un po’ di burro, presto!-

Carla- (perplessa) Burro?? Su…subito (va in cucina e porta un panetto di burro e lo porge a Giorgio) Eccolo, ma a che ti serve?-

Giorgio ( rientrando in fretta) Stretta è la porta, larga la via…-

 

Riprende la scena di prima, con Carla che origlia dietro la porta. Poco dopo entra in scena Dina.

 

Dina- Presto Carla, una candela!-

Carla- Non so se ce l’ho.-

Dina- Anche una stearica, ma presto!-

Carla- (esce e rientra con una grossa candela) Questa va bene?-

Dina- Perfetta! (esce di corsa).-

 

Scena come sopra. Rientra Dina tutta agitata.

 

Dina- Carla! Mi serve un bastone, quello che abbiamo con cordato per il piano B.-

Carla- Il manico di scopa?-

Dina- Benissimo, sbrigati, però.-

Carla –(va in  cucina e rientra con l’oggetto) Mi raccomando, però con delicatezza.-

Dina-Niente paura, siamo professionisti.-

 

Riprende la scena di prima. Questa volta si ode Giulio strillare. Carla è sorpresa, prima indietreggia, poi decisamente si lancia in avanti spalanca la porta della camera da letto, vede la scena e interviene.

 

Carla- Brutti bastardi, ma come lo state conciando? Togliete subito quel bastone! Dammi qui! Lasciatelo! Anzi, andate via di qua. Andate a farvi fottere. Fuori! Capito?-

 

Esce Giorgio, sempre in mutande vecchio tipo, timoroso, cammina rasente il muro, verso la porta. Poi entra Dina, discinta.

 

Dina- Ma che cazzo ti prende? Carla? Questo è il piano B!-

Carla- Te lo do in testa il tuo pano B. Vergogna, sadici criminali, lo stavate uccidendo! Fuori o chiamo i carabinieri!-

Dina- Ma Arturo… il piano B., e i quattrini…-

Carla- Ad Arturo e al suo piano B ci penseranno le guardie : In quanto ai soldi, sarete voi a darmeli, perché vi denunzio per violenza privata e carnale. Fuori!-

Dina- Ma siamo mezzi nudi.-

Carla (prendendogli i vestiti, intanto che i due escono dalla comune. E buttandoglieli addosso) Prendete i vostri stracci! E vestitevi fuori! (sbatte la porta, poi si avvicina a Giulio, che è entrato in mutande e canotta, mezzo malconcio) Giulio, caro, come stai?-

Giulio- (facendo il vezzeggiato e stringendosi le chiappe ) Mi hanno fatto male, tanto male.-

Carla- Vieni caro, siediti, ti faccio un massaggino?-

Giulio- (c.s.) Come vuoi, ma fai pianino. (si siede con difficoltà)-

Carla – (massaggiandolo tutto) Oh caro, caro, come ti hanno ridotto…ma ora ci sono io che mi prenderò cura del mio tesorino… Stai meglio caro?-

Giulio- Si, adesso sto meglio, ma non posso stare seduto bene… mi fa male la…parte.-

Carla- Vuoi che te la massaggio?-

Giulio- Se non mi fai male…-   

       

Con gesti adeguati, Carla consola Giulio e, intanto, saggia la sua reazione. Due minuti, musica adatta.

 

Carla- Sai Giulietto, ti devo dare una notizia.-

Giulio- (c,s,) Buona o cattiva.-

Carla. Buona. Stai per diventare padre.-

Giulio – Ah, si? (poi ci ripensa e balza in piedi) Padre???-

Carla- Siediti. (Giulio esegue) Sono incinta di tre mesi.-

Giulio – (c.s.) Tre mesi??? Com’è  possibile???-

Carla- Siediti. Si, è possibile.-

Giulio- (c.s.) Ma se…la cosa…la…-  (fa cenno come dire, ma la pillola?).-

Carla- Siediti. Qualche volta non funziona.-

Giulio – E ora che si fa?-     

Carla- Si aspetta.-

Giulio- Cosa?-

Carla- Che si compiano i mesi.-

Giulio- Nove?-

Carla- Così credo che sia.- 

Giulio-  Ah, si? E cosa vorresti da me?-

Carla- Come cosa vorrei? Ti dò una notizia simile e tu mi rispondi cosi`? Ma che uomo sei?-

Giulio – Si, cioè no…insomma sono un uomo a metà, dovresti saperlo ormai. (con molta infelice ironia)-.

Carla- Ma è bastata quella metà virile, a combinare il fattaccio.-

Giulio - Questa si che è bella! (alzandosi e mettendosi a passeggiare nella stanza) Accidenti questa è davvero bella. Quando accetto finalmente la condizione di diverso, ecco che mi ritrovo padre. Che buffo!-

Carla - L'hai accettata definitivamente… quella condizione? ( quasi con noncuranza).-

Giulio- Ho accettato il principio, la metamorfosi, l’essere un sextransformer. (come se annunziasse una vittoria)-

Carla - Il principio?  La metamorfosi? Sextransformer? ma che cavolate dici? Cosa ti ha messo in testa quel balordo di Arturo? Con me scopavi che era una meraviglia… fino a quando… fino a quando…-

Giulio – Fino a quando non ti mettesti in testa la psicanalisi. Sai cosa ti dico? se non mi avessi convinto a farmi analizzare da questo e da quello, a consultare maghi e simili, se non fossi stato quasi costretto, forse non avrei mai trovato il coraggio di uscire allo scoperto. Certo, non credo che sarei riuscito, come dire? a rivelarmi al mondo. Ora frequenterò nuovi amici, tranquillamente, e senza nascondermi, sarò sereno, ormai.-

Carla- Senti, a me questa tiritera non interessa. ( nervosa).  Anzi, no! Voglio sapere se, prima di metterci insieme …e scopare…tu sei stato a farti sbattere da qualche maschiaccio!-

Giulio- Sei sempre più volgare! Comunque ti tolgo il dubbio: No!

Carla- Bene. E adesso voglio solo sapere come intendi regolarti di fronte a questo fatto imprevisto.-

Giulio- Hai finito con questo imperativo?  “ voglio sapere?” oppure no?

Carla- La finisco, la finisco. Ti prego…Dai rispondimi.-

Giulio- Fammici riflettere, dopo ti dirò.-

Carla- Quanto vuoi riflettere? Ti bastano sei mesi? Perche` fra sei mesi, volenti a nolenti, questo nascerà. (e si tocca significativamente il ventre)-.

Giulio- Ma... deve nascere per forza. ( con finta noncuranza.)-

Carla- (furibonda) Alla facciazza tua si! - 

Giulio- Va bene, va bene, calmati... ho detto tanto per dire…se lo vuoi...-

Carla- Non è esatto. Insomma, io il bambino lo voglio; eppoi, sono già incinta di tre mesi, e anche ammesso che non lo volessi, sarebbe già troppo tardi per…per…Insomma Giulio! Cazzo!!!-

Giulio- Scusami, tanto per sapere, senza volerti accusare: ma perche` non ci hai pensato prima?-

Carla- Il ciclo. E’ stato il ciclo irregolare, che mi ha fregato. Quando mi sono accorta dei ritardi sono andata dal ginecologo, ma ormai era troppo tardi per qualsiasi altra eventualità. –

Giulio- Ed è frittata. (allusivo) Il ciclo irregolare o la pillola dimenticata...- 

Carla- Ehi, cosa stai insinuando, cretino! Io ti ho voluto solo informare perche` mi è sembrato giusto farlo –infine sei il corresponsabile. E comunque, io sono disposta a continuare da sola, sai? Mica ho paura di ciò che dirà la gente. E, per i quattrini, sai che non mi mancano. Ho il mio lavoro.-

Giulio- Lo so, lo so, sei emancipata, ma per favore, lasciamici pensare almeno un po’. Mica è per male. E`... è che sono sorpreso, confuso. Non voglio certo abbandonarti... capiscimi. Ma quando ti arriva, tra capo e collo, la notizia che sarai padre... insomma non sono cose che capitano tutti i giorni, perbacco.-

Carla-  Ti capisco. Scusami, sono stata brusca.-

Giulio- Ma no, che dici...(con aria sognante) Un bambino, eh…un bambino… però… (esultante) che bello…già mi vedo con tra le braccia un pargoletto da cullare, da accudire, da vezzeggiare…Mi sembra un sogno dovermi occupare di un esserino piccolo piccolo, indifeso, fiducioso…( a Carla) Me lo permetterai vero?-

Carla- Certo che si, caro. Tu sarai un tenerissimo papà e io una mammina felice.-

Giulio- E potrò fargli anche il bagnetto?-

Carla- Certamente.-

Giulio- Potrò preparargli la pappina…imboccarlo…sbaciucchiarlo?-

Carla- Ovvio, sei suo padre, tranquillo è nella normalità.-

Giulio- La normalità… (resta pensieroso) e la rivelazione, e il sextransformer?-

Carla- Al diavolo il sextransformer, quella è sicuramente un’invenzione di Arturo! In quanto alla rivelazione, è lui sì che si è rivelato, sì: ma un imbroglione!-

Giulio- (resta indeciso, va a destra, poi a sinistra, infine, preso dall’euforia saltellando) Sarò papà… sarò papà…mizzica che notizia!-

Carla – Che caro… (intenerendosi ) A proposito, ti fa ancora male? (alludendo al sedere dell’uomo)-

Giulio- Un pochino. Certo, ma se mi massaggiassi…la parte offesa…(vezzeggiato).-

Carla- Volentieri, amore. (L’attrice procederà coi massaggi, ma, pian pianino li farà sempre più audaci, poi si accorge che Giulio reagisce bene, e, soddisfatta ed esaltata, lo colma di carezze).-

Giulio- (seduto nel divano verso il pubblico, si agita sensibilmente, poi si guarda tra le gambe, alza la testa, guarda il pubblico sbalordito, poi stringe le gambe mettendosi le mani sulle parti intime, poi, ancora,  guardando il pubblico, sbalordito) Oh Dio…che mi succede?-

Carla- (che ha visto l’effetto delle sue carezze, lo fa alzare delicatamente e lo guida verso la camera da letto) Un miracolo!!! (rivolta al pubblico, poi a Giulio)Vieni con me amore.-

Giulio- (seguendola e dando timidamente le spalle al pubblico, e con le mani sempre sulle sue parti intime)  Dove mi porti? (detto infantilmente)-

Carla- (sulla soglia della camera) In Paradiso. ( e lo fa entrare, poi lo segue, ma sulla soglia si volta verso il pubblico, fa l’occhialino e un gesto con le dita della mano e, poi del braccio, come per dire: finalmente tutto a posto).

 

Tutta la scena di cui sopra, dovrà avvenire con una musica adatta, mentre il sipario lentamente si chiude. 

 

Fine

 

 

                                        “  LA  GIARRETTIERA  NERA  “

                                                            

                                                 ( A proposito d’amore)

 

 

 

 

 

 

                                   Commedia “favola” brillante in  tre  atti

 

 

 

 

 

 

 

                                                              Di

 

 

 

 

 

 

 

                                                Antonio  Sapienza

 

 

 

 

 

 

 anno 1985 in prima stesura, 2009 in seconda stesura – Commedia favola brillante in tre atti. Personaggi: tre maschili, tre femminili.

In un ufficio di enport-export, a causa di una giarrettiera nera, che faceva intuire strani amori tra i dipendenti, porta ad un quasi fallimento la ditta stessa, ma…arrivano i nostri.    

 

 

 

 

 

 

 

 

Personaggi

 

 

 

 

 

 

Nella Scopa…………………………….Capo  Ufficio  Ditta  Grossi  Affari;

 

 

Nanni  Settemezzo………………………Impiegato;

 

 

Gigi  Coppe……………………………..        “

 

 

Giusy  Bastoni ………………………….        “

 

 

Lisa  Denari …………………………… Titolare  Ditta  Grossi  Affari;

 

 

Dott.  Treorotreoro……………………… Uomo d’affari milanese;

 

 

Dott.ssa  Milanesi ……………………… Ispettrice  Imposte  e  Tasse.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vicenda si svolge in una ditta meridionale negli anni  ‘80

                                                       

                                                          Atto  I

 

Sulla scena è stato ricostruito l’interno di un ufficio. Si tratta della segreteria della Ditta Grossi Affari. Un uscio d’ingresso a sinistra, due usci a destra: uno è il bagno l’altro è la Direzione. Arredamento adeguato per quattro posti di lavoro. 

All’apertura del sipario, con una musica adeguata, entra in scena, impettita, la capo ufficio, Nella Scopa. La ragazza indossa una camicetta e jeans. Ella apre una finestra e mette un po’ di ordine nel locale. Poi fa piccole operazioni d’inizio di una giornata lavorativa.

 

Nella – (schifata) Ma sono proprio dei sozzoni, dei veri porci: Briciole di pane, macchie di caffè, cartacce per terra. Qui,ieri, più che lavoro straordinario, hanno fatto un vero casino. (fa ancora qualche piccola operazione, poi si siede nel suo posto di lavoro, che ‘ proprio di fronte al pubblico) E sono veramente schifata! Come si può lavorare, gomito a gomito, nella stessa stanza…con…con…individui simili! Puah!-

 

Entra un primo impiegato, è Nanni Settemezzo. E’ un tipo ficchino, veste con una certa pacchiana ricercatezza, porta baffetti a spazzola, ed è profumatissimo.

 

Nanni – (andando da Nella e tentando di baciarla, mente ella si schermisce) Nella, Nellina bella, come sei splendida stamani. Fatti vedere meglio, su, fatti vedere.-

Nella – Nanni, ma vatti a fatti ecc. ecc.…-

Nanni – (ironico) Ma Nelly, non essere volgare. (poi con concupiscenza) Ma lo sai che quando ti arrabbi mi piaci di più? Bella di sette bellezze!-

Nella – Ah Nanni, e sempre la solita scena, ogni mattina? Ma com’è che non ti stanchi mai?-

Nanni- E come potrei stancarmi, io? (avvicinandosi al viso di Nella, allusivo) Sai che con te non mi stancherei mai.-

Nella – E dalle! (infastidita, ma non troppo)-

 

Entra un altro impiegato: E’ Gigi Coppe. E’ un tipino smilzo, vestito ordinatamente, ben pettinato, ma dall’aria sognante.

 

Gigi – Salute a tutti, gente!-

Nella – (languidamente)Oh, ciao Gigi, come stai?-

Nanni – (facendo il verso di Nella) Oh, ciao Gigi, come stai?-

Nella – Nanni, vai a quel paese!-

Nanni – Eh, eh. (con tono di rimprovero, facendo segno con l’indice)-

Gigi – Amici miei, oggi mi sento una cannonata! (con aria sognante) Sapeste com’è bella l’aria mattutina, l’odore dei fiori, il canto dei passeri…-

Nnni – Ma tu sei proprio scemo: l’aria mattutina sa di smog, dei fiori non c’è neppure l’ombra, e i passeri che dovrebbero cinguettare, tossiscono a pieni polmoni. Ma guarda questo…il poeta.-

Gigi – (come se non avesse sentito le osservazioni ironiche di Nanni) …le grida di gioia dei bimbi che giocano, va vita che scorre felice…-

Nella – (tutta occhi per lui) Ma com’è romantico.-

Nanni – Ma com’è fesso.-

Gigi – (incurante) … certi giorni sono più belli degli altri, non è vero amici miei?-

Nella – Verissimo Gigi, specialmente per un animo sensibile, romantico…-

Nanni – A romanticone, ci dici, finalmente, cosa ti è successo?-

Gigi – Una cosa meravigliosa…-

Nanni – Hai fatto tredici al totocalcio?-

Nella – Ti sei …innamorato?-

Gigi – Acqua, acqua…-

Nella – (delusa) E allora?-

Nanni – Avanti bello, sentiamo di che si tratta.-

Gigi – (sospirando) Un mio componimento è stato ammesso alla rassegna di poesie “Agosto pedarese” .-

Nanni – ( con il gesto della mano) Ma vaì a farti fottere!-

Nella – 8raggiante) Ma è meraviglioso, e stupefacente!-

Nanni – Eroina o cocaina?-

Nella – (acida) Spiritoso. ( a Gigi) Dai, racconci.-

Nanni – Racconta solo a lei, io non voglio sentire simili…simili stronzate.-

Nella – Non essere volgare, sai?-

Nanni – Scusa capo.-

Nella – Allora?-

Gigi – Una mia poesia, che composi di getto, in un momento felicissimo, l’altra settimana, durante un temporale, e che mi procurò quasi un orgasmo, che ho intitolato: “ Tuono di fuoco nel petto di un innamorato timido”  è stata scelta dalla giuria per partecipare alla importante rassegna di Pedara.    

Nella – Oh, quella meravigliosa lirica che ci leggesti ieri?-

Gigi – Hai indovinato, ma non essere troppo adulatrice, Nelly cara.-

Nella – ( tra se) Mi ha chiamato cara…com’è carino.-

Nanni – ( a Nella) Come sei ruffiana. Fai quasi schifo.-

Nella – (a Gigi) Ma non sono adulatrice, caro Gigi, la lirica è bellissima, come tutte le altre tue liriche d’altronde, e i giurati sono stati bravi ad accettarla.-

Gigi – ( serio) Lo so, hanno avuto buon gusto.-

Nanni – O sono tutti scemi, oppure quella è una rassegna per deficienti.-

Nella – Ma vuoi stare zitto una volta per tutte? Poi, tu cosa ne capisci di arte poetica? Materialista e satiro sessuale.- 

Nanni – Ne capisci tu, che sbavi per lui da due anni.-

Nella – ( adirata) Io, io…io ti…bruttone! (esce di corsa e va nel bagno)-

Gigi – Hai visto? L’hai fatto andare di nuovo di là, nel bagno, a piangere.-

Nanni – quella è andata a fare di nuovo la pipì.-

Gigi – Sei impossibile…(scuotendo la testa)-

 

Entra un’altra impiegata: E’ Giusy Bastoni. E’ una biondona di una bellezza vistosa. E’ un poco svampita, ma languida e sensuale.-

 

Giusy – Ave proletari.- 

Nanni – ciao Giusona, sei arrivata a puntino. Ecco davanti a te, niente di meno che il novello Leopardi.(indicando Gigi)-

Gigi – Ciao Giusy. Non dar retta, oggi è in vena di sarcasmo.-

Giusy – Ma che bello! Ti sei cambiato nome? Cos’è un nome di battaglia? Certo suona bene: Novello Leopardi, proprio bene. complimenti.-

Nanni – Ignorantaccia, quello è sempre lui: Gigi Coppe. Dicevo che è diventato un nuovo Giacomo 
 Leopardi.-

Giusy – Ma è Novello o Giacomo Leopardi? Nanni, per favore, non mi confondere.-

Nanni – Chi io? Confondere la Giusona, mai! (sconsolato) Lasciamo riposare in pace il nostro buon Leopardi, e non parliamone più.-

Giusy – Ma via, sapete che non sono tanta pervicace…-

Nanna – Vuoi dire forse: perspicace?-

Giusy – Quello che vuoi tu, Nanni caro.-

 

Intanto che parlano Giusy si sistema nel suo posto di lavoro. Rientra Nella.-

Nella –Ciao Giusy.-

Giusy – Oh Nella cara, oggi sei splendida.-

Nella – ehi, ehi, oggi non sapete dire altro? Avanti lavativi, al lavoro!-

Nanni – (sottovoce) Il caporale Nella… Scopa, è salita sul podio.-

Nella – Cos’hai detto?-

Nanni – Ho detto…cosa ho detto? Ah, ci vorrebbe una scopa…(si guarda attorno)-

Nella – Capirai, ci vorrebbe non sola una scopa, ma una spazzatrice comunale e un’autobotte di disinfettante, per portare questo ufficio nelle condizioni di poterci lavorare delle persone… normali.(guarda Nanni)-

Nanni – Oh, di grazia, e perché guardi me?-

Nella – Guardo te, collega Nanni Settemezzo e la collega Giusy Bastoni. (sbotta) Insomma, è possibile che voi due, che voi due, quando fate lo straordinario, possiate combinare questo… questo… casino?-

Giusy – (piano a Nanni) Ma come l’ha saputo?-

Nanni – Stai zitta scema. (poi a Nella) Ma di che casino parli? Forse per qualche innocua velina finita a terra? O per qualche penna fuori posto?. Certo, si sa, lavorando seriamente, si fa anche un certo disordine. Si sa, nella foga…-

Gigi – Nella foga di cosa?-

Nanni – Nella foga …del lavoro, e di cos’altro?. Sissignore, io e Giusy abbiamo lavorato tanto, ma tantissimo. Vero Giusy?-

Giusy – (distratta) Vero cosa?-

Nanni – (allusivo) Che noi lavoriamo tanto…in ufficio?-

Giusy – (che finalmente capisce) Ah, certo, lavoriamo tanto…lavoriamo, e si!-

Nella – (che ha ascoltato tutto il dialogo in piedi e a braccia consente) Sentite, piantatelo voi due! E farete anche bene a piantarla di fare straordinario…visto che non combinate nulla…-

Nanni – Questo lo dici tu.-

Nella – E allora fammi vedere cosa avete fatto ieri sera?-

Nanni – Ma come si possono far vedere le idee, i pensieri, gli intuiti che ti spaccano le tempie, come?-

Gigi - Che grand’uomo…-

Nella – Insomma, non hai fatto nulla! E Giusy a che cosa ti serviva, allora?-

Nanni – E cosa c’entra? Se un’idea era veramente valida, lei doveva subito metterla per iscritto.-

Giusy – ( che era distratta) Mettere come?-

Nanni – (con gesto sfiduciato) Ho capito, va’… ma per iscritto, no? (allusivo)-

Giusy – Nanni non mi confondere, per favore.-

Nella – (arcigna) Non appena arriva il capo, le dirò cosa ne penso del vostro straordinario.-

Nanni – Spiona!-

Giusy – Chi fa la spia non è figlia di Maria.-

Gigi – Lascia perdere Nella, sono solo dei materialisti (languido)-

Nella – (rabbonendosi all’intervento di Gigi) Ma si, hai ragione Gigi, non vale la pena occuparsi di loro, ma… guarda e passa.-

Nanni – (avvicinandosi a Gigi, quasi all’orecchio) Gigi, sei grande solo per questo: riesci a rabbonirla con una sola parola.-

 

Entra in scena Lisa Denari, la titolare della ditta. Ella è una piacente donna di circa quarant’anni, elegante, profumata. Veste in tailleur grigio da donna in carriera, calze velate fumè, tacchi a spillo, borsa da lavoro. Saluti a soggetto. Lei risponde quasi degnandosi, e velocemente entra nel suo ufficio, dove c’è scritto “Privato”. Musica adatta. Un meno di un minuto, ed ecco che si ode uno strillo, e quindi esce Lisa, furibonda, reggendo con due dita, quasi a non volersi sporcare, una giarrettiera nera.

 

Lisa – (mostrando la giarrettiera a tutti) E’ assurdo, inconcepibile, mostruoso, oserei dire: blasfemo!-

Nella – (alzando il capo dal lavoro) Che cosa, capo?-

Lisa – Questa! ( che regge la giarrettiera, come se fosse un rettile). Era sul mio sofà!-

Giusy – (guardandola meravigliata) Guarda…-

Gigi – Ma è una giarrettiera – nera.-

Lisa – (guardandoli uno alla volta) Dunque?-

Nanni – Non è sua?-

Lisa – Insolente! Come si permette?-

Nanni – Mi scusi, mi scusi…credevo…-

Nella – (che ha capito di chi è la giarrettiera) Mi faccia vedere capo. (la esamina con le punte delle dita)  Vediamo un po’…eppure, se non sbaglio (guarda Giusy)…se non sbaglio…(Giusy fa cenno di no)… questa dev’essere…-

Nanni – Mia! Si, è mia.-

Lisa – Sua? (incredula)-

Nella – Tua? (feroce) E da quanto in qua indossi giarrettiere inequivocabilmente femminili?-

Nanni – Chi io? (Nella fa cenno di si) Ah, si, certo, è mia, ma non perché la indossi io – ci mancherebbe. Ecco, ce l’avevo per farla vedere ad una persona. Certo, è così, infatti. Questa persona era indecisa e mi chiese d’aiutarla a…scegliere, già, già. Anzi, mi pregò di procurargliene una nera. Cosicchè ne comprai una, ma ieri me la sono dimenticata in ufficio…ecco tutto.-

Lisa – Sul mio sofà?-

Nella – Che combinazione.-

Nanni – Ero…ero entrato un attimo nel suo ufficio per cercare…-

Nella – Cosa?-

Lisa  - Già, cosa? Guarda tutti severamente, con le braccia incrociate).-

Nanni – No, niente …cercavo…cercavo ecco, di rispondere al telefono. Vero Giusy?-

Nella – Perché squillava?-

Nanni – Certamente, cosa può fare un telefono? Squilla. (molla un calcio a Giusy) Vero Giusy?-

Giusy – Ahi. Dici a me? (segno affermativo di Nanni) E parla con la bocca.-

Nanni (allusivo) Ti ricordi che il telefono squillava?-

Giusy – Ah, il telefono. (indecisa) Squillava, vero?-

Nanni – Ecco, avete la conferma! Il telefono suonava ed io sono entrato per rispondere. Avevo in mano quel…quel coso…la giarrettiera, e nella fretta devo averla appoggiata sul sofà. Poi me ne sarò dimenticato…vero Giusy?-

Giusy – Nella fretta, si, si. Cosa volete, la fretta, a volte…rovina tutto (allusivo a Nanni).-

Lisa – (che ha guardato Nanni con occhi attenti, ma meno adirata, anzi con un sorrisetto di complicità) Tenga signor Settemezzo, e guardi che Lisa Denari…insomma, stia più attento un’altra volta alle… sue cose. (esce)-

Nella – E attento sai! (come per dire: adesso tralascio, ma la prossima volta…)-

Nanni – (asciugandosi il sudore) Nella, ti prego, non è il momento.- 

Gigi- (a Nella, sottovoce) Nella, lascia perdere, eh?- 

Nella – Se me lo chiedi tu…-

Nanni – (imitandola) Se me lo chiedi tu?-

Nella – Bello straordinario che fate. Puah!-

Gigi – Non hanno spirito…-

Nanni - …E candeggina. (guarda Giusy) Ci ha presi per droghieri!-

Giusy – Ma che succede?-

Nanni – Beata te, svampita.-

 

A soggetto, riprendono il lavoro. Musica adatta. Dopo un minuto il capo, attraverso il citofono interno, chiama i suoi dipendenti, a turno.

 

Lisa – Signorina Scopa, venga qui con Bastoni! (chiude il citofono)-

Nanni – Scopa a bastoni!-

Nella – Zitto cretino!-

Nanni – (sconsolato) Oggi non è cosa. Oggi siamo nervose.-

 

Le due ragazza si alzano e si recano nell’ufficio del capo. Dalla porta rimasta socchiusa, si ode il dialogo tra le donne.

 

Lisa – Signorina Bastoni, queste lettere sono impresentabili. Ci sono almeno seimila errori per foglio. Ma quando scrive, a cosa pensa?-

Giusy – Ecco, vede…-

Lisa – Vedo, vedo. E vedo che gli errori sono settemila! Signorina Bastoni, o lei si mette la testa a posto, oppure la licenzio. Perbacco, io le do un lauto stipendio di…di---di quanto signorina Scopa?-

Nella – Novecentomila…-

Lisa – Visto? Novecentomila lire al mese sprecate.-

Nella – Ehm, ehm, all’anno, novecentomila lire all’anno.-

Lisa – Ah, si? E sempre una bella cifra sono. Guardate, novecentomila lire all’anno per avere questa…questa schifezza! Allora, signorina Bastoni, mi sono spiegata? O si migliora oppure fuori! Adesso può andare. (Giusy rientra piangendo sommessamente) Signorina Scopa, ho comprato una Jaguar rossa, non appena arriva la fattura, la imputi a spese di beneficenza. Può andare, grazie.-

Nanni – (piano a Gigi) Hai sentito? Oggi si e beneficata di una Jaguar. Ieri di una pelliccia, l’altro ieri di un collier di brillanti a 100.000 carati.-

Gigi- Bum!-

 

Rientra Nella, che fa cenno alla porta.

 

Nella – Ma che siete scemi? vi volete far sentire?-

Nanni – (sempre piano) Bum o non bum, quella si mantiene bene.-

Lisa – (clic del citofono) Coppe e Settemezzo! Qui! (altro clic)-

Nanni – Briscola! A …Denari (piano, poi forte) Eccomi.-

Gigi – Cosa vorrà da me?-

Nanni – Forse dei…versi.-

Nella – Rispetto Nanni, rispetto.(con la mano c.s.)-

Nanni – Per quella?-

Nella – Quella, se permetti, è il tuo datore di lavoro, che ti permette di mangiare e…-

Nanni - …e basta! Con la miseria che ci da. Andiamo Gigi, fatti coraggio.-

 

Entrano nel Privato

 

Nanni – Desidera capo?-

Lisa – Settemezzo, questa dichiarazione dei redditi se la può fare fritta o in salmì (agita un foglio). Ma che s’è ammattito? Lei mi fa dichiarare d’aver guadagnato settecentomilioni, l’anno scorso.-

Nanni – Dedotte le spese, però.-

Lisa – Ma che sciocchezze mi racconta. Settecento milioni, sssi…metta… metta sei, anzi sette milioni – netti.-

Nanni – settemilioni? E come faccio?-

Lisa – Sono affari suoi, si scervelli. E per che cosa pensa che io la paghi? Settemilioni, voglio pagare solo quelli, per il resto si arrangi.-

Nanni – Vedrò…cercherò (intanto rientra) Settemilioni annui, settemilioni…-

Giusy – Ti ha aumentato lo stipendio?-

Nanni – (senza darla retta) Settemilioni, debbo farle risultare settemilioni di reddito, ma come faccio? San Crispino, san Gesualdo, san Martino, come faccio sto conticino?-

Nella – Fai lo straordinario con …lei.-  

Lisa – Voi Coppe dovete stare con i piedi per terra, avete capito? Ecco, le vostre ultime relazioni sulle vendite annuali, non sono documenti, ma canti della Divina commedia. Mi sono spiegata? Quindi vi esorto a essere chiaro e conciso, sennò march, sarete licenziato! Potete andare.-

 

Rientra Gigi, chiudendo la porta, è mortificato.

 

Nella- Coraggio Gigi, non sempre l’arte viene apprezzata.-

Gigi – E’ disprezzata, ecco com’è!-

Nanni – Ma dai Gigi, glielo dimostrerai in altro modo che sei…un poeta.-

Gigi – Io non volevo dimostrare quello…-

Nanni – E allora cosa? (come folgorato) Stai a vedere che il nostro Gigi…che tu…di quella…(allusivo) eh?-

Gigi – Ti prego, stai zitto.-

Nella – (allarmata) Gigi, è Vero?-

Gigi – Ma no…-

Nella – E invece si! Te lo leggo negli occhi! Tu…tu…tu.-

Nanni – Occupato.-

Gigi – Ma Nelly…-

Nanni – (canzonatorio) Ma Nelly…-

Nella – Smettila Nanni o ti…o ti…scusate. (corre nel bagno)-

Giusy – Ma che succede?-

Nanni – Nulla cara Giusy, nulla di serio, cose ridicole, buffonate. (a Gigi) Allora, si può sapere? Da quando?-

Gigi – Dal primo momento. (con aria sognante) Fin da quando misi piede in questo ufficio. M’ammaliò. Mi ha stregato, m’ha fatto una “mavaria”, mi ha fatto perdere la testa.-

Nanni – E tu non le hai mai fatto capire nulla? Chessoio, uno sguardo, una parola, un gesto…affettuoso - chessoio…-

Gigi – Le ho dedicato centinaia di versi, ma non glielo mai inviati, non ne avevo il coraggio. Poi decisi di farmi notare attraverso la forbitezza del mio linguaggio, attraverso una prosa poetica, ed ecco, oggi, i risultati: Minaccia di licenziarmi, e come vivrei senza poterla vederla tutti i giorni? (mettendosi il braccio alla fronte) ah, femmina ingrata!-

Nanni – Gigi, dici sul serio?-

Gigi – Mai stato così serio, Nanni.-

Nanni – Ma pensavi davvero che quella si potesse mettere con te?-

Gigi – Lo so io sono povero, lei invece…-

Nanni – Ma non è solo questo. Quella è una donna di classe, appartiene al Jet-set, al gran mondo. Tu, invece, chi sei?-

Gigi – (declama) Chi sei tu, uomo mortale, che sei fragile creatura, cosa ti aspetti dalla vita, o uomo? La gloria? La ricchezza? La fama?-

Nanni – La fame! Gigi la fame, stanne certo.-

Gigi – E l’amore? Io mi aspetto anche l’amore. E proprio tu lo tralasci? Tu, il viveur dell’ufficio, il donnaiolo della ditta Grossi Affari? Non posso crederci!-     

Nanni – Si, sono quello che tu dici, va bene, ma la vita è una cosa seria, e l’amore ne è solo una parte. Vivere è una lotta per la sopravvivenza- per il pane quotidiano - e tu stai per perdere quella lotta e quel pane – se quella ti licenzia, altro che pensare all’amore. Poi, a proposito d’amore, io prendo solo il piacere fisico, niente sentimenti. Io prendo ciò che voglio e via!-

Gigi – Sei un  cinico.-

Nanni – Chiamami come vuoi.-

Giusy – (alzando la testa dal lavoro) Ma voi due mi fate capire cosa succede?-

Nanni – Nulla gioia, nulla. Ah, senti, stasera usciamo insieme tutti e tre? Gigi, ti va’?-

Giusy – Per me…-

Gigi – No, non vengo, debbo meditare sulle mie disgrazie.-

 

Rientra Nella.

 

Gigi – Scusami Nella.-

Nella – E di che? Non è successo nulla, proprio nulla. Vero Nanni?-

Nanni – Ma certo. Tutto a posto. Allegria. Esci con noi stasera?-

Nella – Se i miei impegni me lo consentiranno…-

Nanni – Ma quali impegni, finiamola va’. Stasera esci con noi. Stabilito!-

Lisa – (dal citofono) Signor Settemezzo, venga qui, per favore.-

Nanni – E che vorrà ancora?-

Nella – Mah!-

Nanni – Eccomi. (entra nell’ufficio del capo)-

Gigi – Nelly, vorrei spiegarti…-

Nella – Smettila, per favore, e lavora.-

Giusy – Ma che avete oggi?-

Nella – Giusy, ma com’è possibile che non capisci niente?-

Giusy – Ma se non parlate chiaro.-

Nella- Cosa significa per te parlare chiaro?-

Giusy – Chessò, dire pane al pane, vino al vino.-

Nella – Certe cose non si possono dire, bisogna intuirle.-

Giusy – Povera me! Senti Nelly, a me quando mi va di fare una cosa, la faccio; quando non mi va, non la faccio.-

Nella – Non si può fare sempre ciò che si vorrebbe fare…-

Giusy – Ma cosa c’è di male? Perché non si può? A me, per esempio, piace fare lo straordinario con Nanni, e lo faccio, così, semplicemente, senza problemi.-

Nella – Però, dopo nove mesi i problemi potresti averli.-

Giusy – Ma Nelly…-

Nella – L’hai detto tu di dire pane al pane e vino al vino, e allora?-

Gigi – State diventando patetiche e volgaracce.-

Nella – Già, lui, il puro.-

 

Rientra Nanni, è sconvolto.

 

Gigi -  Nanni, cos’hai, cosa t’è successo?-

Nanni – (balbettando) Lo straor…lo straordina…lo straordinario…-

Nella – Ancora? No!-

Giusy – Con…me?-

Nanni – N…no.-

Gigi – E con chi?-

Nanni – Con lei! (fa cenno alla porta del capo)-

Nella – (tornando al suo lavoro) Sarà per i conti…-

Gigi - …per l’evasione…

Giusy – Per le lettere?-

Nanni – No! Per la giarrettiera! Nera! (mostra la giarrettiera) La vuole provare…stasera.-

 

La scena pian piano si fa buia. Escono lentamente gli altri attori. In scena resta Nanni, nella posizione perplessa. Dalla porta, o meglio dal vetro della porta del capo, si scorge una luce soffusa. Musica adatta.

Dopo un minuto si ode la voce del capo.

 

Lisa – Nanni…(voce languida)-

 

Nanni di corsa entra nell’ufficio. Gioco di luce e musica adatta. Poco dopo esce Nanni, allegro e soddisfatto. Si sta dando una sistematina ai capelli e al vestito, quando si risente al voce di Lisa.

 

Lisa – Nanniiii.-

Nanni – (accorrendo) Che donna!-

 

Solito gioco come sopra. Rientra Nanni. c.s.

 

Lisa – Nanni!-

Nanni – Ancora?-

 

Nanni va di nuovo dentro. Gioco c.s. Poco dopo Nanni esce asciugandosi il volto.

 

Nanni – Quella non è una donna, è un vulcano!-

 

 

Lisa – Nanni…-

Nanni – Oh, no!-

 

Nanni entra nella stanza lentamente, svogliatamente. Tutto c.s. Nanni rientra.

 

Nanni – Per la miseria, è inesauribile.-

Lisa – Nanni, Nannino, vieni caruccio.-

 

Nanni, con un gesto di rassegnazione va nell’ufficio. Luci che calano, e musica lentissima. Quando rientra Nanni in scena, barcolla, si regge ad una sedia, mentre tiene in mano la giarrettiera nera, si accascia alla sedia.

 

Lisa – Nannuccioooo.-

 

Nanni tenta di rialzarsi, ma non ce la fa, ritenta, mentre le luci calano fino al buio, egli ritenta, intanto il sipario si chiude.

 

Fine I° atto 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                     Atto  II

 

Quando si apre il sipario vi è la stessa scenografia del precedente atto. In scena ci sono Nella, Gigi e Giusy che lavorano. Entra Nanni. Egli entrerà lentamente, come inebetito, con gli occhi pieni di sono. Procede lentamente, sotto lo sguardo attento e silenzioso dei tre colleghi, e si va a sedere pesantemente sulla sua sedia.

 

Nanni – (reprimendo un grande sbadiglio – Buongiorno a… tutti.-

Gigi – Tutto a posto, Nanni?-

Nanni – (stiracchiandosi) A meraviglia. (sbadiglia)-

Nella – Eccolo come s’è ridotto il nostro don Giovanni da strapazzo.-

Giusy – Ti sei strapazzato Nanni?-

Nanni – Uhhh (fa cenno come per dire: tantissimo)-

Nella – Buffone!-

Gigi – Bell’amico…-

Nanni – Ce l’avete con me, forse?-

Gigi – Nooo, ma come ti salta in mente? Perché dovrei avercela con te? In fin dei conti sei solo andato a letto con la donna dei miei sogni, e basta!-

Giusy – Siete andati a letto?-

Nanni – Magari.-

Gigi – Ma, come sarebbe?-

Nanni – Sarebbe che…che…che un gentiluomo non parla di certe cose intime…-

Nella – Guarda chi parla, il gentiluomo (sarcastica) Ma è naturale, facendo l’amore con una gentildonna, si deve adattare (acida). Ma allora brutto stronzo, perché, prima, parlavi delle tue avventure galanti, vantandotene?-

Nanni – Dai caruccia, finiamola (infastidito).-

Nella – Caruccia lo dici a quella là (indica con la testa l’ufficio del capo)-

Giusy- Prima, caruccia non lo dicevi solo a me…-

Nanni – E ti pareva (gesto di sconforto)-

 

Entra Lisa. E’ raggiante, indossa la pelliccia. Ancheggiante entra in ufficio. Saluti a soggetto.

Passando accanto a Nanni si ferma.

 

Lisa – Signor Settemezzo, ha sistemato la faccenda?-

Nanni – Quale faccenda? (si aggiusta la cravatta, baldanzoso)-

Lisa – Quella di ieri, no? Le tasse!-

Nanni – (deluso) Ecco, veramente…-

Lisa – Non lo ha ancora fatto? Ma come? Allora perché la pago?-

Nella – (intervenendo per aiutare Nanni) Ecco capo, si stava discutendo proprio di questo, in questo preciso momento.-

Lisa – (guardando Nella) E cosa avete pensato di fare?-

Nella – Bisognerebbe disporre lo storno di fondi.-

Nanni – Ecco, si. (intanto fa cenno a Nella, come dire: non capisco)-

Lisa – Aventi allora, parlate.-

Nella – Ecco, si potrebbe istituire una fondazione, quindi acquistare immobili (si arrampica sugli soecchi per trovare qualcosa di valido) Ecco, così facendo…cioè operando in quel modo…insomma, servirebbe per sgravare il nostro bilancio…-

Lisa – Ottima idea Nella. Facciamo una Fondazione e un’associazione e…e, sentite un po’, ci sarebbe quella villa a Taormina, prezzo cieca cinque miliardi, acquistiamola e facciamola sede dell’Associazione delle…delle vedove democratiche europee, per lo sviluppo della cultura, delle tradizioni. Per socializzare e per procacciare loro…-

Nanni – (a bassa voce) L’ultimo orgasmo…-

Lisa – Cosa dice signor Settemezzo? –

Nanni – Dicevo per procacciare…per procacciare loro un… organismo societario efficiente allo scopo di…di ravvivare le tradizioni democratiche e vitali.-

Lisa – Ma che sciocchezze sta dicendo?-

Nella – (intervenendo tempestivamente) E le socie?-

Lisa – Nessun problema. Settemezzo, telefoni a monsignor Spada, si faccia dare venti-trenta nominativi di ricoverate presso l’ospizio “Pace e riposo”.-

Nanni – Lo farò subito.-

Lisa – Aspetti, aspetti (riflette) Dovrà dire al sant’uomo che gli faremo avere la Mercedes per le necessità del suo… magnifico ospizio, naturalmente.-

Nanni – Sarà fatto.-

Nella – (deridendolo, sottovoce a Gigi) Sarà fatto. Com’è ubbidiente oggi.-

Gigi – La Mercedes se la pappa il…sant’uomo, questo è certo. (a bassa voce, come riflettendo).-

Lisa – Cos’avete da bofonchiare voi due? Avanti, al lavoro! Ah, signorina Scopa, guardi che aspetto il dottor Treorotreoro, viene da Milano, dovremo trattare un grossissimo affare, anzi un affarone!-

Gigi – La ditta si trasforma da grossi affari in affarini…-

Lisa – Signor Coppe, diventiamo spiritosi?-

Gigi – (sprofondando) Scusi, scusi…-

Lisa – Dicevo che dovremo trattare grossissimi affari: miliardi per intenderci, capito? Quindi vi chiedo la vostra cortese e massima collaborazione…-

Nella – ( a bassa voce) Ora ci incastra.-

Lisa – cos’ha detto?-

Nella – Ho detto…ho detto …non ho la tasca…-

Lisa – Oh, bella, e cosa c’entra la tasca?-

Nella – Nulla, mi scusi, mi scusi…-

Lisa – Ridicevo: ho bisogno della vostra collaborazione perché la faccenda è delicata: Quindi, quando arriva questo signore, voi dovrete dimostrare una grande efficienza, operosità, genialità e serietà. Insomma, comportamento alla milanese. E parlerete di un grossissimo affare con gli Stati Uniti e con la Germania, senza trascurare il Giappone…-

Giusy – Mi scusi, che significa? Io sono confusa…-

Lisa – Lei, signorina Bastoni, meno parlerà e meglio sarà. (agli altri) Allora dicevo: mostrate un’efficienza nordica, europea, milanese.- Allora, avete capito bene? Niente domande-

Giusy – Una sola:  non ho capito il perché di tutto questo…-

Lisa – (Troncandola) O basta! Se lo faccia spiegare dai suoi colleghi. Al lavoro adesso! (entra nel suo ufficio)-

Nanni – Scusa Nella, come si fa a dimostrare d’essere efficienti?-

Nella – Non col sistema tuo, certo.-

Nanni – Dai non scherzare.-

Nella – E cosa vuoi che ne sappia io? Vuol dire che quando questo tizio arriva, noi ci…ci dimeniamo un po’.-

Nanni – Dimenarsi?-

Gigi – Come, come?-

Giusy – (alzandosi e ancheggiando) Forse vuoi dire così?-

Nanni – Giusy ( alzandosi e guardandola ammirato) sei forte. Ti dimeni, ti dimeni in modo favoloso!-

Nella – Il galletto si risveglia.-

Gigi – Io non so dimenarmi, sarei ridicolo.-

Nella – Ma via, io parlavo nel senso d’essere solerti, decisi ed efficienti col nostro normale lavoro.-

Nanni – E la Germana, il Giappone? Come la mettiamo? Cosa “impapucchiamo” che frottola inventiamo a quel tizio, al milanese?-

Nella – Facciamo come si fa in teatro: andiamo a soggetto.-

Giusy – E cosa vuol dire: soggetto? Non mi farai fare l’analisi grammaticale: soggetto, predicato e…e, insomma, coma a scuola?-

Nella – Giusy, lo capisci questo? Dirai quello che ti pare e piace, quello che ti passa per la testa, (guardando gli altri), tutto quello che ci passa per la testa, secondo la nostra esperienza di lavoro accumulata nella ditta Grandi Affari. Mi spiego?-

Gigi – Ho capito, ma la vedo nera?-

Giusy – Mah…chissà cosa dovrò dire…a soggetto.-

Nanni – Io spero in Dio.-

 

Bussano alla porta. Giusy va ad aprire. Entra una donna matura, ben vestita, con una borsa da lavoro in mano. E’ il dottor Milanesi, ispettore delle imposte.

 

Giusy – Prego, desidera?-

Milanesi – Buon giorno, la ditta Grandi affari?-

Giusy – Precisamente.-

Milanesi – Desidero parlare col titolare, sono il dottor Milanesi dell’ufficio…-

Giusy – (senza far terminare la frase, subito assume un atteggiamento professionale) S’accomodi, prego…ma non doveva essere un uomo (quasi tra se)-

Milanesi – Mia cara, io sono donna dalla nascita. Prego il titolare?-

Giusy – (impacciata) Nella, cioè Ragioniere Scopa, questa signora è milanesi, vuole il capo (allusiva, facendo l’occhialino dietro la spalla della donna: come dire: guarda che è lei la persona che aspettiamo) Ragioniere Scopa, ha capito?-

Nella – ( imbarazzata) Il capo? Ma…ma non doveva essere un uomo?-

Milanesi – E dalle! Ma allora è vizio! Io sono stata sempre donna, fin dalla nascita. (rivolgendosi a tutti) chiaro? E ora basta(piccata)-

Nella – Non si inquieti dottore, veramente ci avevano preannunciato la visita di un signore, e siamo rimasti, come dire? Sorpresi – ecco.-

Milanesi – Vi aveva avvertiti?-

Nella – Certamente.-

Milanesi – Ah, e chi, esattamente?-

Nella – La nostra titolare.-

Milanesi - <(dubbiosa tra se) C’è una talpa in ufficio, dovrò indagare.-

 

Nel frattempo Nanni e Gigi parlano tra loro di grossi affari miliardari.

 

Nanni – E dica collega, quei documenti della dogana per quella partita di petrolio, sa dove è finita?-

Gigi – Quale? Quella di seicentomilioni di dollari?-

Nanni – No collega, quella di ottantamiliardi.-

Gigi – E’ nel cassetto a sinistra.-

Nanni – Qui c’è quella di Centodieci miliardi, io mi riferivo all’altra. (adeguata controscena degli altri) quella della ditta Sprakenssidoik…-

 

Milanesi – Ne ho visitato tante ditte di import-export, ma questa mi sembra una gabbia di matti. Allora, mi annunciate alla titolare?-

Nella – Subito, immediatamente.(al citofono) Capo, c’è quel signore che è una signora, insomma quel milanese…-

 

Lisa inizia a parlare dalle quinte, poi entra in scena bardata di pelliccia e gioielli.

 

Lisa – Caro dottore Triorotrioro, venga avanti, s’accomodi. Siamo felici di averla tra noi (entra e vede la Milanesi, cerca Treorotreoro).

Lisa - Ma…ma dove si è nascosto birbantaccio di un milanesaccio ( Fa la ragazzina). Ma dov’è? (guarda Nella, che fa cenno alla donna) Insomma, dov’è il dottor Treorotreoro? E cosa desidera costei?-

Milanesi – La costei sarebbe il dottor Milanesi, ispettore delle tasse! Per servirla! (mostra un biglietto)-

Lisa – Ta…ta…tasse? (legge il biglietto impallidisce) S’acc…s’accomodi, prego (fa cenno al suo ufficio, Milanesi non si muove) Nella una sedia, per favore. Giusy un bicchier d’acqua. (le donne eseguono, Lisa si siede e beve, poi si alza, poi si risiede) Grazie, grazie, ecco Giusy, si riprenda la pelliccia, non ho più freddo, grazie di avermela prestata. E lei Nellina cara, si riprenda questi (le passa i gioielli) non andrò più alla festa di beneficenza e anche caro Settemezzo, prenda le chiavi della sua Jaguar e mi dia quelle della mia cinquecento. (alla Milanesi) Scusi dottore, ma mi ero preparata per partecipare ad una serata di beneficenza – sa io dono molto, moltissimo – vero ragazzi? (coro affermativo). Adesso, se vuole, possiamo passare nell’altro ufficio, venga…(la Milanesi indugia) entri, prego.-  

Milanesi – Lei si chiama Settemezzo? Vero?-

Nanni – Per servirla.-

Milanesi – Mi parli di quegli affari di miliardi di dollari con la ditta Sprakenssidoik, di Dussendolff, credo, se non sbaglio, vero? Prego, prego, non si inibisca. Allora?-

Nanni – Ecco, come dicevo, trattandosi di relazioni internazionali…avendo il capitale estero un tasso di…maggiore incisività nell’attacco e…sulle questioni di ordine economico…nella indecisione della difesa, di quella famosa partita di Madrid, e sulla batosta del 3 a 1…no sui tassi…ma si, da allora i tedeschi hanno aumentato i prezzi …forse…diciamo che non vogliono essere cornuti e contenti…fatto sta che l’altro ieri, incontrandone uno per strada mi dice: “A pruneto a quanto la rifincita?” (controscena degli altri, poi vedendo che è caduto nel ridicolo) Bitte, pardon, por favor, schiusimi, permette? (si reca dritto, sgattaiettando, nella toilette).-

Lisa – (tra i denti) Brutto stronzo!-

Milanesi – Ma che è matto?-

Lisa – No, è solo un po’ esaurito, sa sono sei mesi che non riceve lo stipendio a causa della difficoltà finanziarie della ditta. Poveretto mi fa tanta pena, ma tanta…-

Milanesi – (agli altri) E voi? Lo stipendio lo ricevete?-

Nella – Stipendio? Quale stipendio? Io non lo ricordo più come sia. Vivo sulle sue spalle (accenna a Gigi)-

Milanesi – Quindi lei dovrebbe prendere un ottimo stipendio...-

Gigi – (occhiataccia a Nella) Ecco, un vero e proprio stipendio non lo ricevo, ma con i piccoli acconti, riesco a barcamenarmi. Abbiamo così pochi bisogni, ci basta un nulla, un tantin legato da pensieri argentei…-

Milanesi – Questo è un manicomio. E lei signorina con quella pelliccia ( a Giusy che si avvolge voluttuosamente nella pelliccia), quanto guadagna?-

Giusy – (non risponde alla domanda, ma parla quasi per conto suo) E’ bella vero? È bellissima…mi sento…mi sento una regina - quasi quasi. Uhm che splendore! È soffice, calda, quasi sensuale uhamm!(fa cenno in giro ed esce languidamente di scena dall’ingresso, lasciando la porta socchiusa)-

Milanesi – (vedendola andar via dondolando e facendo un gesto come dire: manicomio) Bene, visto che il personale è reticente, faremo un accertamento induttivo. Secondo la legge V.V.V., cioè Vanoni-Vicentini-Visco- e forse Tremonti - chissà - e tenendo conto di quanto ho potuto accertare visivamente, e visto quello che certamente vedrò nell’altra stanza… (intanto passando accanto al tavolo di Nanni vede la famosa dichiarazione dei redditi da sistemare, la prende la esamina velocemente e se la mette in borsa) Ah, bene, siete solerti nel denunciare i redditi, bene, benissimo…settecento milioni…. ( a Lisa, interdetta) Mi preceda, prego.-

 

Le due donne entrano. Calano le luci sulla scena, mentre dal vetro della porta del capo si vedono lampi saette e si odono tuoni. Insomma una burrasca. Musica adatta. Fermo di scena. Tutto due massimo due minuti. A poco a poco i …fenomeni si calmano, poi finiscono del tutto. Subito dopo esce la Milanesi, seguita da Lisa disperata e spettinata, che si ferma sull’uscio per poi rientrare.

 

Milanesi – (a Lisa) Grazie per avermi messo a disposizione i suoi conti. Avrà presto mie notizie. Arrivederci…(a Gigi) un tantin d’argento legato ai pensieri…( a Nella) La mantiene lui, vero? (scorgendo Giusy che è entrata, dopo la passeggiata all’aperto) bella, bella quella sua pelliccia, conta costa? (entra Nanni dal bsgno) Ah, Madrid! Vero: tre a uno! Gol di Rossi, Tardelli e…e…-

Nanni – …Spillo Altobelli. Che incontro.-

Milanesi- Lo può dire! Un incontro da KO, quasi come il nostro…(allusivo) Beh, arrivederci e… buon lavoro, fedeli impiegati. (esce) -

Lisa - (entrando distrutta) Dieci miliardi di multa! Più sette anni di imposta evasa! Otto di mora, più due per diritti d’ufficio…più tre anni - per tentata corruzione. Oddio, svengo (i quattro si precipitano per sorreggerla, e la fanno sedere, poi chi la sventola col fazzoletto, chi le prende una mano, chi la chiama, chi la sorregge)

 

Entra il dottor Treorotreoro. E’ un uomo maturo, elegante, disinvolto.

 

Trioro – Permesso? Scusate belle signore, era aperto. Posso?-

Lisa – (sbalordita) Dottor Treorotreoro, che piacere. (agli altri) Lasciatemi pure, adesso sto bene.-

Treoro- Mi dispiace che …forse non è il momento…-

Lisa – Ma che dice dottore. S’accomodi. Sa, sono giunta adesso da un lungo viaggio che mi ha stancato mortalmente. E’ stato come una mazzata tra capo e collo. Ma adesso mi sono ripresa…ma s’accomodi. Come sta?-

Treoro – Sto bene, anzi mi scuso per il ritardo, sa a Linate c’era nebbia e l’aereo è decollata da Malpensa.-

Lisa – Dottore, ma che dice? Quali scuse, siamo gente di mondo.-

Giusy – Se questo è il milanese, quella di poco fa chi era?-

Nanni – Zitta, zitta.-

Lisa – Signorina Giusy (con tono di rimprovero, poi con calma) per favore mi ridia la pelliccia che mi teneva. E anche lei signorina Nella, mi dia il collier, adesso sto bene. Ah, signor Settemezzo, ecco le chiavi sue, mi ridia quelle della mia Jaguar. (eseguono, tranne Giusy ) Grazie. Ho detto grazie signorina Giusy!-

Giusy – (di colpo, come svegliandosi, poi esegue con la massima calma) Ecco la sua pelliccia…(drammatica) ecco la mia vita, i miei sogni…-

Lisa – Signorina, si sbrighi. Efficienza, altrimenti la licenzio.-

Treoro – Calma, calma. Signorina, cosa succede? (ammirandone le rotondità)-

Lisa – Ma cosa vuole che succeda, questa…signorina, mi deve restituire la pelliccia e basta! Anzi, guardi, la licenzio!-

Treoro – Com’è categorica dottoressa Denari. Non si può accomodare la faccenda con questa bella figliola?-

Lisa – O, va bene, per questa volta, per farle piacere…-

Triodo- Contenta cara? (accarezza il mento di Giusy)-

Giusy – Io sono Giusy Bastoni, e ho la mia dignità! Tiè, brutta strega! Prenditi la tua pelliccia e tieniti anche questo …milanese, tanto, tra poco, con quelle tasse, ti mettono a posto.-

Lisa – Taci vipera!-

Treoro – Tasse? Che tasse? (interessato)-

Lisa – Niente, un nonnulla tenuto da un pensierin d’argento…-

Giusy – Un pensierin di ventisette miliardi di multa, più tre anni di galera per tentata correzione.-

Treoro – Correzione? Forse vuol dire corruzione? vero-

Giusy – Così o come accidenti si dice, sempre carcere sarà. Oh, mi sono lavata la bocca!- 

Lisa – Che puzza come una fogna! Da dove sicuramente provieni.-

Treoro – (riflettendo, tra se) Multe, corruzione, lite col personale…male, male.-

Lisa – Allora, dottore, vuole accomodarsi? (precede Treorotreoro nel suo ufficio. Questi, quasi subito esce con una giarrettiera nera in mano).-

Treoro – E questa cos’è? (tra se) E’ anche troia.-

Lisa – (uscendo precipitosamente e fermandosi alla vista della giarrettiera) La giarrettiera! Settemezzo, cosa ci fa la giarrettiera di quella lì (indica Giusy) nel mio ufficio? Esigo una spiegazione!-

Treoro- Dopo, dopo. Avrà tutto il tempo per le sue indagini. Intanto (guarda l’orologio) Io dovrei andare, s’è fatto tardi. Ho altri impegni. Sa, a Malpensa c’è la neve…a Linate la nebbia, il tempo è denaro…ed io devo proprio scappare. Arrivederci.-

Lisa – Ma dottore…dottore…(lo insegue fino alla porta, poi si lascia andare verso l’ennesimo svenimento)-

Nanni – Presto, un dottore.-

Gigi – Un medico urge.-

Nella – Un sanitario subito.-

Giusy – Un becchino, ora!-

Nella- Ma Giusy.-

Giusy – Quella non ha nulla! Prendile un po’ d’acqua e starà bene. Addio amici miei, io me ne vado. Ah, la giarrettiera ha colpito ancora. (la prende vi si gingilla e poi la conserva nel suo cassetto)-

Nella – Aspetta Giusy.-

Nanni – Ma dai, aspetta.-

Giusy – Tanto non muore.-

Gigi – Sei cattiva.-

Giusy – E perché lei com’è stata con me? Con tutti voi? È stata buona? Ci ha trattati bene? Eh? A te non ti calcola, anche se sa che sei innamorato di lei – zitto lo sa! A te Nella, ti usa come caporale, e a te Nanni, prima come schiavetto, poi come stallone! (intanto Lisa rinviene, ma fa finta di niente, per ascoltare i commenti di Giusy)-

Gigi – Va bene, ci trattava bruscamente, ma non è cattiva.-

Nanni – Ah Giusona, allora non sei tonda del tutto.- 

Giusy – Grazie per il…complimento. Io…io non capisco molto, lo so; e sono anche un po’ addormentata, e so anche questo; mi piace fare all’amore e lo dico – apertamente; ma non sono una scopa – scusa Nella non mi riferivo a te – una scopa, un oggetto, senza dignità. Ecco!-

Nella – Giusy, mi stai sbalordendo, tu che fai questi discorsi. Però hai ragione, siamo esseri umani e dobbiamo essere trattati come si conviene…-

Gigi – Intanto badiamo a lei. Poveretta è ancora svenuta.-

Nella – (che ha preso l’acqua) Ecco l’acqua.-

 

Gigi, delicatamente, le gliene spruzza, delicatamente, sul viso;  poi, amorosamente, gliene fa bere un pochino. Lisa, resta finta svenuta.

 

Gigi – Ma mettetevi nei suoi panni: ne ha passato, oggi, momenti brutti, veramente brutti.-

Nella – E si, credo proprio di si. E, penso che sia rovinata.-

Nanni – Rovinata?-

Nella – Beh, penso proprio di si. Vedete, la notizia della tasse si saprà in giro, nell’ambiente degli affari; e la minaccia della galera terrà lontani i grossi clienti. Vedete Treorotreoro come se l’è squagliata?-

Giusy – Non farà l‘affarone, e allora?-

Nella – Vedi, non era solo quello, ci sarà una ripercussione anche al Nord. E quando si parlerà della Grossi Affari, storceranno il naso.-

Nanni – (riflessivo) Sai, negli affari la fiducia conta tanto, tantissimo.-

Gigi – Ma la ditta è ancora solida.-

Nella – Dopo la batosta delle tasse? Mi pare difficile. Poi se non si lavora più, ci dovremo trovare un  altro lavoro –tutti!- 

Giusy – Mamma mia, cos’ho combinato. Tutta colpa mia! Io…io volevo colpire, nella rabbia, solo lei…invece…-

Nanni – Ma si, se l’è tirato addosso da se questo uragano. Perché non le pagava le tasse? Tanto guadagnava un pozzo di quattrini. Bastava che le pagasse annualmente…Quanti salti mortali ho dovuto fare per le false denunce...-

Nella – …e i bilanci truccati-

Gigi – …e fondare associazioni assistenziali fasulle.-

Giusy – E fare eleganza, anzi sfarzo. Ecco, se non l’avesse fatto, io non avrei mai indossato quella pelliccia…e tutto sarebbe rimasto come prima.-

Nanni – Ed era un bene o un male, mi chiedo ora.-

Gigi – (a Giusy) Non è stata la tua pelliccia a fare traboccare il vaso, ma la giarrettiera.-

Giusy – A me quella pelliccia mi ha fatto un effetto, ma un effetto; insomma mi ha cambiata, m’ha fatto prendere coscienza delle mie condizioni…di poveraccia.-

Gigi – E’ stata la giarrettiera, sentite a me!-

Nanni – E dalle! Come la fai lunga. Ma se doveva accadere, giarrettiera o no, sarebbe accaduto lo stesso…-

Gigi – (piccato) Ma tu hai fatto l’amore col lei, per quella cosa là.-

Nanni – (spazientito) Io ho fatto, io ho fatto. Insomma vogliamo cambiare discorso e veder come sta lei? (indica Lisa).-

Nella – Hai detto bene. Occupiamocene… ma come?-

Gigi – (vedendo che Lisa rinviene) Sta rinvenendo, guardate.-

Nella – Capo, come si sente? (Lisa mormora qualcosa)-

Nanni – Non abbiamo capito. Cos’ha detto? Sta bene?-

Lisa – Cre…credo di si.-

Gigi – Che sollievo.-

Lisa – (alzandosi) Grazie, grazie, siete troppo premurosi. Ma adesso vi prego, andatevene, lasciatemi sola.-

Nanni – (facendo agli altri segno d’andare) Come vuole. Buongiorno capo.-

Nella – Arrivederci capo.-

Giusy – ngiorno.-

Gigi – Voi andate, io resto, può darsi che si possa sentire nuovamente male.-

Lisa – Tiè iettatore! (fa le corna)-

Gigi – A me? (intanto gli altri escono)-

Lisa – Ma si, ma si, o diavolo. Sono confusa. Vada Coppe, anzi no, resti. Anzi se ne vada! No, resti…-

 

Gigi farà atto di andare e di restare.

 

Lisa – Vada, resti, che importanza ha? Ma lo sa che io sono rovinata? Sono fallita? (fissa il vuoto, drammaticamente)-

Gigi – Ma che dice, la ditta è solida, lei è in gamba, si risolleverà. Le tasse? Bazzecole, ma via…-

Lisa – (tra se) O è cretino, oppure ha ragione. (poi a Gigi) Forse per la ditta, non tutto è perduto –speriamo - ma la mia eleganza, i miei gioielli, le mie ville, le mie auto, i miei cani, le mie relazioni…-

Gigi – Pazienza…pazienza…-

Lisa – Pazienza un corno! (poi piagnucolosa) Quando ci penso vorrei essere morta. Ma bisogna reagire, e reagiamo – ma come? Adesso sto meglio Coppe, se ne può andare.(vedendo che Gigi esita) Vada pure, grazie.-

Gigi – (uscendo lentamente di scena) Di nulla…niente…buon giorno…ca…capo.-

 

Gigi esce. Lisa resta sola in scena e si mette a passeggiare nervosamente. Poi guarda i registri, fa dei conti, prende appunti, poi prende il telefono, ma subito lo riposa. Entra ed esce dal suo ufficio carica di documenti. Poi, nel cassetto rimasto aperto, vede la giarrettiera, la prende, la solleva, la lascia cadere a terra, poi la calpesta singhiozzando. Luci e musica adatta.

 

Fine secondo atto.

 

 

 

 

  

 

 

   
  

 

 

    


 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                    Atto  III°

 

Stessa scenografia dei precedenti atti. All’apertura del sipario, con musica adatta, entra in scena Nella. Gironzola tra i tavoli, si toglie il soprabito, posa la borsa, sposta qualche carta, guarda qualche oggetto con rimpianto.

 

Nella – E pazienza, vuol dire che doveva finire così. Però è un peccato, un vero peccato…-

 

Entra Nanni. E’ brusco, nero d’umore. Laconico.

 

Nanni – Buongiorno. (si siede nel suo posto di lavoro e guarda qualche foglio)-

Nella – Cielo Nanni (sorpresa dal comportamento del collega) Oh Nanni, mbeh?-

Nanni – Mbeh? Cosa?- (c.s.)-

Nella – Come mbeh cosa? Ma sono anni  che, non appena arrivi, mi dici che sono splendida. Ora, da qualche tempo, non lo sono più. Come mai?-

Nanni – (c.s.) Lascia perdere, è finito il momento di scherzare.-

Nella – (finta offesa) Perché, scherzavi?-

Nanni – Un po’ si e un po’ no.-

Nella – Quanto si e quanto no?-

Nanni – Nella, Nella…-

Nella – Nanni, Nanni…-

Nanni – Nella, scusami, ma lo sai o non lo sai che, forse, siamo senza lavoro?-

Nella – Certo che lo so…almeno c’è una forte dose di rischio, ma noi cosa possiamo farci?-

Nanni – E’ questo che mi fa molto arrabbiare: che non possiamo farci niente!-

 

Entra Gigi. Anche lui è serio.

 

Gigi – Salute.-

Nanni – Ciao.-

Nella – Ciao Gigi. (Gigi fa come Nanni) Gigi, che novità ci sono?-

Gigi – E che ne so io.-

Nella – Non sei sempre tu per ultimo a lasciare L’ufficio ? non si mai, qualche parola…-

Gigi – E con ciò? Se vuoi sapere se ieri ha detto qualcosa sul futuro, mettiti l’anima in pace: non ho detto nulla…di preciso.-

Nanni – Avete notizie di Giusy?-

Nella – Io no, e voi? (Gigi fa cenno di no con la testa)-

Nanni – Male. Però spero che oggi venga, l’ufficio senza lei è…è come morto, ecco. Poi, se si deve chiudere la ditta, preferirei che ce andassimo tutti insieme – tutti insieme!-

Gigi – Ma guardalo che sentimentalone (sarcastico)-

Nella – Non essere acido Gigi.-

Gigi – Io non sono acido, sono amaro come il veleno!-

Nanni – Ti capisco.-

Gigi – Bello sforzo… a posteriore.-

 

Entra Lisa. E’ vestita dimessamente, senza trucco, cammina vacillando, e va dritta in ufficio. I tre restano a bocca aperta, meravigliati della metamorfosi.

 

Nanni – Ma, guardate? è proprio lei? Il capo?-

Nella – Certo che è lei, ma…da qualche giorno non si cura…-

Gigi – Poveretta, è affranta dal dolore. Però…è più bella!-

Nanni – Incredibile, il capo sarebbe una donna…una donna con dei sentimenti. Ma chi l’avrebbe detto!-

 

Voce di Lisa.

 

Lisa - Signorina Scopa, venga un momento, per favore. (voce lamentosa)-

Nella – Avete sentito, che voce? Sembra quella di una moribonda.-

Gigi – Le si è schiantato il cuore!-

Nanni – Vallo a riparare tu, coi tuoi versi.-

Gigi – Cinico!-

Nanni – Ma che cinico e cinico. Se le vuoi veramente bene, buttati, è il momento giusto.-

Gigi – Dici d’avvero. Dovrei fare proprio così?-

Nanni – Certo. O dentro o fuori!-

Gigi – All’attacco! (si alza, inciampa e cade)-

Nanni – Imbranato. Riprova la partenza.-

Gigi – (sconsolato) E’ andato via…-

Nanni – Cosa?-

Gigi – Il coraggio.-

 

Rientra Nella.

 

Nella – Ragazzi, inventiamoci qualcosa, il capo vuole chiudere.-

Nanni – Era nell’aria.-

Gigi – Lo temevo.-

Nella – Tutto qui?-

Nanni – Perché, c’è dell’altro?-

Gigi – E cosa?-

Nella – Ma come che cosa? Ma reagire, perbacco! Troviamo una soluzione, insomma facciamo qualcosa…-

Nanni – Paghiamole noi le tasse!-

Gigi – Eh?-

Nella – Non scherzare. Spremiamoci le meningi, troviamo una soluzione qualsiasi che non sia il fallimento. Ripeto: Facciamo qualcosa!-

Gigi – Io me la posso sposare…formeremo così un sodalizio…-

Nanni – Allora è tutto a posto!

Nella – Ma è un chiodo fisso questa tua utopia, Gigi.-

Nanni – Aspetta, aspettate. La sua uscita di senno (indica Gigi) mi ha fatto venire un’idea. Senti Nella, quali sono le sue motivazioni per chiudere? (indica la porta del capo)-

Nella – Dice che, dopo il pagamento delle tasse, rimane a secco, o quasi. E per questo non potrebbe sopportare un ristagno degli affari. Ci sono le spese fisse: fitto, stipendi, contributi, …tasse…-

Gigi – Tasse? Ci risiamo.-

Nanni – Nient’altro? (Affermativo di Nella. Nanni, riflettendo) E lei sarebbe disposta a continuare l’attività se non avesse altri problemi?-

Nella – Non ne sono sicura…ma credo di si.-

Nanni – Allora forse potremmo esserci: questa sarebbe la mia proposta per risolvere la crisi: formiamo una cooperativa! Noi ci mettiamo il lavoro, lei quel poco di capitale che le rimane e la sua capacità imprenditoriale. Potrebbe funzionare, che ne pensate?-

Gigi – Come dire: il braccio e al mente?-

Nella – (occhiataccia a Gigi) E…credi che basterà? Sai il capitale dev’essere veramente scarso.-

Nanni – E allora spero che basti. (pausa) Oddio noi potremmo contribuire. Io qualche risparmio ce l’ho. E penso pure voi. Forse potrebbe essere un’integrazione sufficiente…-

Nella – Io ci sto!-

Gigi – Nanni, sei una cannonata. Pure io ci sto, ho una discreta sommetta…-

Nanni – …quanto?-

Gigi – Trecentomila lire.-

Nanni – Va là, compraci le caramelle.-

Nella – Comunque sia, io gliene parlo, se siete d’accordo…che fa? vado?-

Nanni – Per me si, …e per Giusy?-

Nella - La informeremo dopo. Spero che aderirà… e penso che anche lei,  se resta qualche mese senza stipendio non morirà di fame.-

Gigi – Dovrebbe accettare, almeno per riparare…-

Nanni – Ascoltami bene Gigi, da questo momento tu non parlerai più di questo argomento con quella figliola. Intesi? –

Gigi – Ma la colpa…-

Nanni – Piantala! La colpa e la colpa. Tutti abbiamo la nostra brava parte di responsabilità di quanto è successo.Chiaro?-

Gigi – Nanni, credimi io non volevo…proprio non volevo. Starò zitto, come dici tu.-

Nella – Allora, vado?-

Nanni  – Buona fortuna.-

Gigi – Ce la farai Nella, ce la farai.-

Nella – Vado. (come se andasse in battaglia).-

 

Resterà nella stanza del capo per un minuto, intanto, con musica adatta gli altri si mettono al lavoro, infine rientra. Ha l’aria sconsolata.

 

Nella – E’ stata molto cortese, gentilissima come non mai, ma non se ne può far nulla. Non vuole immischiarci nell’affare che è troppo rischioso. Ha detto che ci ringrazia e che…e che prepari le lettere di licenziamento. Mi dispiace. (si soffia il naso commossa)-

Nanni – Ma, tutto qui? Chiudiamo così? No. Non può finire così! Non è giusto!-

Gigi – Provo io.-

Nanni – E il coraggio?-

Gigi – Me lo faccio venire. Vado! (Esce)-

 

Stessa scena di cui sopra. Ma, subito dopo, entrano in scena Gigi e Lisa. 

 

Lisa – E’ finita la processione? (prima dura, poi con calma) Capitelo, signori, è finita! Comunque apprezzo il vostro intendimento, l’affetto per l’azienda, l’attaccamento al vostro lavoro, ma non posso accettare il tentativo d’essere salvata da voi! Perché seppiatelo, potrei portarvi allo sbaraglio economico. Capitelo, per favore, capitelo.-

Nanni – Ma mi scusi perché non fare un tentativo?-

Lisa – Signor Settemezzo, lei ha la contabilità in mano e sa, o perlomeno dovrebbe sapere, quante sono le spese corrente dell’azienda. (pensierosa) E se la crisi durerà molto, rovinerò anche voi. E questo mi dispiacerebbe molto, anzi, moltissimo. Quindi lasciate perdere, vi prego. Certo, io ricomincerò e, se le cose vanno bene, vi richiamerò tutti con me. Ho detto tutti! Compresa quella della giarrettiere. (raccoglie la giarrettiera e la lascia cadere, malinconicamente,sul tavolo di Giusy).-

 

Entra Giusy, lascia la porta socchiusa e, senza salutare, si avvicina al suo tavolo.

 

Giusy – Sono venuta a prendere le mie cose.-

 

Saluti a soggetto da parte degli amici.

 

Lisa – Buongiorno signorina, faccia con comodo, tanto chiudiamo bottega. (esce).-

Giusy – Si chiude per colpa mia? (rivolta agli altri).-

Nanni – No, perché eravamo arrivati al capolinea. Tu non c’entri.-

Gigi – (pensieroso) Peccato.- 

Nella – Già si chiude, ma non per colpa tua. Ci sono stati molti errori da parte di tutti, capo compreso.-

Nanni – Io avevo avuto un’idea, però…-

Giusy – Che idea?-

Nella – Abbiamo pensato di formare una cooperativa, Glielo abbiamo proposto, dicendoci disposti anche a lavorare senza stipendio, finchè l’azienda non superava la crisi, ma non ha accettato: dice che non vuol farci rischiare…-

Nanni – E’ stata inutile la nostra insistenza…naturalmente parlavamo anche a nome tuo.-

Giusy – Bene, bene, ma…cos’è una cooperativa?-

Nella – Giusy, sei incorreggibile.-

Nanni – La cooperativa è un’azienda dove tutti, nello stesso tempo, sono lavoratori e titolari.-

Giusy – (non prestando più attenzione, vede la giarrettiera) Uh, la giarrettiera! (la prende e giocherella con quella).-

 

Entra il dottor Treorotreoro. Ha l’aria misteriosa e maliziosa allo stesso tempo.

 

Treoro.- Permesso, si può?-

Giusy – (con le spalle alla porta) Avanti.-

Treoro – Buongiooorno. (saluti a soggetto)-

Giusy – (voltandosi) Oh, il milanese. (posa la giarrettiera) Ma non doveva partire urgentemente?-

Treoro – Dovevo, ma non l’ho fatto. Cara la signorina dalla pelliccia reticente.-

Giusy – Non offenda sa?-

Treoro – Scherzavo. Ma lo sa, però, che le stava molto bene? le donava molto!-

Nella – (freddamente) Desidera il capo?-

Treoro – Dopo, dopo.-

Nanni – E allora?-

Treoro .- Sentite, sarò franco (intanto prende la giarrettiera e giocherella con essa) Ho ascoltato la vostra conversazione. Sono stato molto indiscreto, ma ero venuto alla chetichella perché mi interessava vedere una persona…(guarda sornione Giusy). Poi, udendo i vostri interessanti discorsi a proposito dell’azienda, naturalmente involontariamente – si capisce, ho indugiato dietro la porta ed ho sentito tutto.-

Nanni – E allora?-

Treoro – Allora ho capito molte cose, moltissime, a dire il vero. Prima cosa: che siete delle brave persone e degli ottimi dipendenti; secondo: che avete un cuore d’oro. Terzo: che siete affezionati all’azienda e al lavoro. (pausa) Infine, credo che questa giarrettiera mi abbia ingannata sulla serietà del vostro titolare. Adesso so di chi era questa (guarda ammirato l’indumento) magnifica giarrettiera. Era di questa splendida  fanciulla. (gliela offre a Giusy).-

Nella – Ma ancora non comprendiamo…-

Treoro – Capire, capirete. Posso telefonare?-

Gigi – (porgendo il telefono) Prego.-

Treoro – Dottore Mazze, per favore, mi serve quella (sottovoce) pelliccia che le indicai ieri sera. Mi serve subito, la compri e me la mandi qui, faccia presto per favore. (posa il telefono, a Gigi) Grazie.-

Nanni – Senta dottore, vorrebbe essere così cortese di dirci cosa desidera da noi? Sa, il momento di scherzare non è dei  migliori.-

Treoro – Presto detto: Ho sempre desiderato avere, alle mie dipendenze, del personale veramente raro - come lo siete voi tutti; cioè, come dicevo prima: leali, generosi, competenti, affezionati all’azienda e che volete bene al titolare. (pausa) Allora ho pensato… ho pensato…-

Nanni - … a niente! Perché noi non lasceremo la ditta.-

Gigi – La ristruttureremo:-

Nella – La rifonderemo.-

Giusy – Vinceremo!-

Treoro – Che carini, che carini …-

Nanni – Che, sfottiamo?-

Treoro – Dio me ne guardi bene. Ma vi prego, lasciatemi continuare. Dunque, dicevo, che siete degli impiegati…-

Nanni – …questo lo avete già detto, mi pare.-

Treoro – Sicuro, sicuro E sapendo il vostro attaccamento all’azienda, non vi propongo di venire a lavorare per me, ma bensì vi chiedo – io - di lavorare con voi.-

Nella – Con noi? Ma che dice?-

Nanni – Questo è impazzito. Il viaggio, la Malpensa, la nebbia, glia ha dato alla testa.-

Gigi – Abbiamo capito. Ragazzi si smamma!-

Giusy – Io non ho capito nulla.-

Nanni – E ti pareva…-

Treoro – Signori, io parlo sul serio. Statemi a sentire: Voi volete fare, se ho ben capito, una cooperativa, dico bene?-

Nella – Dice bene, continui.-

Treoro – Però ci sono delle serie difficoltà, diciamo, economiche, dico giusto?-

Nanni – Dice giusto, continui.-

Treoro – Allora, ci si potrebbe organizzare in questo modo: voi sarete le braccia, il vostro titolare la mente, e io il capitale. Avete capito bene: Sono disposto ad entrare nell’azienda mettendoci il capitale necessario ad riavviarla. Mi sono spiegato?-

Gigi – S’è spiegato, continui.-

Treoro.- Non c’è altro da dire. Tutt’al più da fare. Però…(giocherella con la giarrettiera)-

Nella – Ah, c’è un però?-

Treoro (affermativo con la testa) Però, non vorrei figurare in prima persona, per cui mi piacerebbe … mi piacerebbe che ci fosse al mio posto, come dire… un prestanome, o meglio un rappresentante, ecco. Rendo l’idea?-

Nanni – Rende, rende. Quindi?-

 

Intanto bussano alla porta. Treorotreoro, va immediatamente ad aprire e ritira un grosso pacco, che posa sul tavolo di Giusy. Tra la curiosità dei presenti, lo apre e tira fuori una bella pelliccia di leopardo, come quella del capo.

 

Giusy – (incantata) Com’è bella…-

Nanni – La bella Giusy s’è incantrata.-

Treoro – Signori, vi presento il mio, anzi, la mia rappresentante.-

Nanni – Lei?-

Nella – Ella? –

Gigi – Essa?-

Giusy – E io che dico?-

Treoro- Lei non dica nulla. La indossi, prego (l’aiuta a indossarla)-

Giusy – ( pavoneggiandosi contenta e lusingata. Musica adatta) Meravigliosa, calda, soffice.-

Treoro – Quasi…sensuale, vero?- 

Giusy – ( sognante) Bella…-

Treoro – E’ sua.-

Giusy - (meravigliata) Mia? Bella, bellissima…(tornando in se) Ma non posso accettarla.-

Treoro – Ma perché scusi? E’ un omaggio alla sua bellezza.-

Nanni – Ma come si permette?-

Treoro – Mi permetto perché voglio proporre uno…diciamo così, uno scambio.-

Nanni – Sarebbe?-

Treoro – Sarebbe che io alla signorina (rivolto a Giusy) propongo un accordo: Lei mi fa da rappresentante, e io le regalo la pelliccia. (solennemente) Signorina Giusy Ci sta?-

Giusy – E …basta?-

Treoro – E basta!-

Nanni – Un momento, un momento per favore. Giusy è frastornata, ma noi no! Dita dottore, cosa vuole realmente lei da Giusy?-

Treoro – Poco e molto, dipende…-

Nella – Dipende da che?-

Giusy – Che, mi fa un quiz?-

Treoro – Un quiz? Simpaticona…-

Nella – Allora, da che cosa dipenderebbe?-

Nanni – Già, qual è la sua richiesta?-

Treoro – La richiesta è…-

Nanni – …Che Giusy diventi la sua amante! Ovvio!- 

Gigi – Carino, lui.-

Nella – Si vergogni!-

Treoro – (ridendo) Ma no, ma no, siete fuori strada.-

Nanni – Siamo Land Rover. Ma, suvvia.-

Treoro – (quasi urlando esasperato) Adesso basta! Mi fate parlare o no? (calmandosi, poi a Giusy) Dunque, signorina Giusy, mi dica, lei è fidanzata?-

Giusy – Io? No. Perché dovrei esserlo?-

Treoro . Mai sia! Vede, da questo momento lei si fidanza con me!-

Nanni – Con lei?-

Nella – Questo è tutto matto!-

Gigi – Ma guarda che tipo.-

Giusy – (piangendo) Mi tratta così perché lei ha tanti soldi e io sono una umile impiegata e forse anche senza stipendio…-

Treoro – Ma cosa ho fatto di male? Non ho fatto una proposta onesta?-

Nanni – Voi avete disposto!-

Nella – Comandato!-

Gigi – Deciso!-

Giusy – Peccato.-

Treoro – Perché peccato?-

Giusy – Perché, perché a me lei non dispiace affatto… e mi piace la pelliccia…e mi piace la rappresentante di lei…ma non può disporre della mia persona, della mia anima, del mio amore: ho la mia dignità!-

Treoro – (riflettendo a bassa voce) Già, la solita dignità, che complica tutto. Avevo quasi dimenticato che esisteva ancora…(poi a Giusy) Dunque, signorina Giusy, mi perdoni e mi lasci rimediare alla gaffe: (suspence) Signorina Giusy Bastoni, davanti ai suoi colleghi, come testimoni, le chiedo formalmente: vuole diventare la mia fidanzata?-

Giusy – (singhiozzando vezzeggiatamente) A me l’hanno sempre chiesto…-

Treoro – (inginocchiandosi) …forse in ginocchio?-

Giusy – No, con un bacio, per cominciare…ora mi sento in imbarazzo…si alzi, per favore.-

Treoro – Rimedio subito. (la bacia).

 

Entra Lisa e resta basita alla vista della scena che si svolge sotto i suo occhi e nel suo ufficio.

 

Lisa – (riavendosi) Bene, bene. Ecco il nostro famoso moralista che scappa scandalizzato alla vista di una semplice giarrettiera, e che si smentisce spudoratamente, molestando una mia dipendente.-

Treoro – Ex dipendente, ora socia.-

Lisa – Socia? E di che? Chi lo dice?-

Treoro – Io!-

Nella (intervenendo tempestivamente) Sa, capo, è per quella proposta di cooperativa.-

Lisa – Ma ho già detto di no, mi pare!-

Nanni – Ma adesso abbiamo dei finanziamenti…e forse, tanti.-

Lisa – E chi ve li darebbe…questi finanziamenti –tanti? Lui?-

Nanni – No, lei. (indica Giusy)-

Giusy – (come cadendo dalle nuvole) Io? Come? (Nanni fa segno con le dita al suo fidanzamento con Treoro) Ah, si…Si, certamente…ho…ho qualcosa, una sommetta, e la metto nella società cooperativa.-

Lisa – Una sommetta? Forse dei risparmi? Non scherziamo… e quanto sarebbero?.-

Treoro- (piano a Giusy) Basterebbero tre miliardi? Oppure vanno bene quattro?-

Giusy – (quasi impappinandosi) Tre miliardi…o forse quattro, insomma, vanno bene?-

Lisa – Giusy, ma ha fatto tredici al totocalcio? Eppoi, guardi si tolga la mia pelliccia. Chi le ha permesso d’indossarla?...Ma un momento: io la mia l’ha lasciata in casa…allora, coma mai?-

Giusy – E’ perché sono rappresentante di lui…cioè rappresento la somma…un patto! Insomma è mia.-

Treoro- (passandogli un assegno che ha firmato prima) Ecco il corpo del contendere…-

Giusy – (frastornata a Lisa) Ecco un colpo da pretendere! (mostra l’assegno)-

Lisa – (trasalendo) Quattro miliardi? (quindi lascia l’assegno sul tavolo ed esce)-

Nanni – S’è offesa!-

Nella – Già!-

Giusy – E ora?-

Gigi – E ora basta! La sistemo io questa storia!-

 

Gigi si alza e si dirige rapidamente verso la stanza di Lisa. Entra, come una furia, senza bussare.   

Dal vetro si vedono lampi e saette, si odono tuoni e tamburi, insomma procede tutto come nel finale del primo atto. Musica adatta. Fermo di scena per gli altri. Dopo due minuti, fine effetti e fermo di scena, e rientra Gigi, tutto in disordine, seguito da Lisa, come un cagnolina, anche lei con i capelli e i vestiti in disordine. I presenti li guardano sbalorditi. I due si guardano di sottecchi, poi Gigi prende per mano Lisa, e la porta al centro della stanza.-

 

Gigi – Signori, vi presento la mia fidanzata! la signorina Lisa Denari. Saluta cara.-

Lisa – (timidamente) Ciao a tutti. (poi a Gigi) Va bene così - uomo virile, violento, vigoroso. (agli altri) Che uomo!-

Gigi – La vedetela, non è un amore?-

Lisa – A proposito d’amore… vieni Casanovaccio! (lo afferra e se lo porta nel suo ufficio, intanto si prende l’assegno lasciato sul tavolo).-

Nanni – (sbalordito) Hai visto il poeta sentimentale?-

Nella – Già, già…già.-

Giusy – L’ha picchiata?-

Nanni – Come al solito, Giusy non ha capito nulla.-

Giusy – Ma cosa posso farci e non l’ho capito?-

Treoro – (troncando la discussione) Signori, propongo di sospendere il lavoro, prenderci un giorno di ferie, perché da domani inizierà la vostra nuova attività.-

Giusy – (guardandolo teneramente) Che amore…-

Treoro – A proposito d’amore, Giusy, stasera che ne dici se cenassimo insieme? Ti porto in un locale magnifico, cena al lume di candela, violini, e champagne…-

Giusy – (agli altri) Com’è romantico, è vero?-

Nella – Già, già, già.-

Giusy – Ragazzi, incominciamo alla grande. Ciao a tutti!-

Treoro – Arrivederci amici e…salutatemi la nuova coppia.-

 

Escono. Restano in scena Nanni e Nella. Stanno in silenzio e raccolgono le loro carte dalle rispettive scrivanie. Di tanto in tanto, si guardano sottecchi, poi continuano le loro azioni.

 

Nanni – E’ finita bene, a quanto pare.-

Nella – Già, già, già.-

Nanni – Nelly, smettila con questi: già!-

Nella – Già! (giocherella con la giarrettiera che ha raccolto dal tavolo di Giysy).-

Nanni – Vuoi litigare?-

Nella – Già!-

Nanni – E va bene, litighiamo! Ma per che cosa?-

Nella – Per che cosa…mandrillo?-

Nanni – Ma sempre lì ce l’hai la testa?-

Nella – Sei tu, carino, che hai la testa sempre…lì! (giocherella con la giarrettiera)-

Nanni – Senti bella, io faccio quello che mi pare, con chi mi pare e dove mi pare. E a te la cosa non deve minimamente riguardare! Chiaro?-

Nella – Certo, a me non deve riguardare (ironica)… e neanche le tue avventure, i tuoi…straordinari. A proposito, da domani, niente straordinari!-

Nanni – E chi lo dice?-

Nella – Io, accidenti!- (è furibonda)-

Nanni – Calma, calma, non ti scaldare…-

Nella – Io mi scaldo quando mi pare e piace! (avvicinandosi minacciosa, mentre Nanni indietreggia) E tu, tu! Da subito filerai dritto come un santo! Non farai più straordinari, non regalerai più giarrettiere nere a nessuno! E non guarderai più nessuna donna, sennò…(minacciosa spezza una matita) ti spezzo così!-

Nanni – (con le spalle al muro, terrorizzato) Sei pazza! Decisamente pazza! Su di me non hai nessun diritto…e io…faccio l’amore con chi voglio…(Nella avanza ancheggiando languidamente) è…chia…chiaro?-

Nella – A proposito d’amore, scemo d’un mandrillo (si accosta vicinissima e offe la bocca)-  

Nanni – Tu? (si schiaccia contro il muro).-

Nella – Io, uhammm.-

 

Nella afferra Nanni per la giacca, lo tira a se e lo bacia. Nanni prima fa il sostenuto, poi, lentamente, cede. Nella lo abbraccia e lascia cadere per terra la giarrettiere nera, poi a tentoni, cerca l’interruttore e spegne la luce. Musica adatta. 

Sipario e fine. 

  

    

      

 

 

 

 

 

 

 

                                                 LO  SCIUPAFEMMINE

 

                                          

 

                                           Commedia  brillante in  due  atti

 

 

                                                                  di

 

                                                    Antonio  Sapienza

 

 

 

 

 

 

 

Personaggi: 

 

Costanzo Sciuto, detto Costa…..……………………sciupafemmine;

Lidia……………………………………………………………..amica di Costa venticinquenne;

Bice………………………………………………………………ereditiera matura;

Luciano…………………………………………………………medico e amico di Costa;

Agata…………………………………………………………… fidanzatina di Costa, diciannovenne;

Pino……………………………………………………….……. Postino di genere… neutro;

E, inoltre:

L’alter ego……………………………………………………………. Oppure sesso di Costa;

Il Direttore…………………………………………………………… Direttore della libido di Costa;

Il Presidente………………………………………………………….Presidente della libido di Costa

 

Attori necessari: Due uomini e una donna. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La scena sarà nuda con un fondale neutro, oppure con una scenografia adatta per tutte le scene, girando su se stessa, in modo tale da fare da sfondo ad una ipotetica camera  da letto– prima – quindi un soggiornino, dopo. Oppure, con una adeguata musica e gioco di luci, simulare il passaggio della scena, spaziale e temporale. Il trucco permetterà a solo tre attori di interpretare tutti i personaggi della commedia.

I passaggi da interpretare, per l’attore che impersona Costa andranno: Da un uomo sui venticinque anni, poi quaranta e, quindi, settanta; mentre per il personaggio femminile andranno da una ragazzina a una donna sui trenta. L’altra interprete femminile, se ci sarà, dovrà essere una donna matura.(Oppure, secondo le esigenze della regia: la stessa attrice delle precedenti scene, opportunamente truccata); per il terzo attore andranno da un uomo sui venticinque per il postino; sui quaranta per  il medico e, poi anche per il postino uomo maturo, quindi l’alter ego e il Direttore: e sui settanta per il Presidente.

La recitazione sarà veloce e vivace. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                              Atto  I

 

Scorcio stanza da letto, entrano in scena nel soggiorno Costanzo e Lidia, oppure musica e gioco di luci per scandire tempi e segnare i luoghi. Poi, prima d’iniziare l’atto si sentirà qualche brano musicale degli anni ottanta.

 

Costa –( sui quarant’anni, come se continuasse una conversazione iniziata nell’altra stanza) … Vedi cara, ho letto da qualche parte che la donna ha i più bei doni che il buon Dio poteva donarle: La bellezza, l'armonia, l'arguzia, l'astuzia, l'intuito, la dolcezza, il riposo, la rilassatezza; e, naturalmente io sono d’accordo. Mentre  all’uomo  dette solamente un po’ di coraggio, di forza e tanta prepotenza. E qua l’ipotesi è leggermente opinabile. Ma, dandola per vera, ecco perciò, contro la forza bruta, la creatura più fragile - soccombette. Ed ecco spiegata la storia dell'umanità scritta al maschile. Non è una bella ipotesi? -                                         

Lidia – (prima distratta, poi interessata) E’ solo una ipotesi. Se fosse stata una teoria giustificata da studi filosofici seri, credibili, potrei continuare a seguirti.- 

Costa – Aspetta, aspetta, quel pezzo affermava che con l’accoppiamento tra maschi e femmine, unificandosi i doni, mischiandoli, rimestandoli, distillandoli, forse, chissà, il Padreterno avrà pensato agli angeli... -

Lidia – ( torva) …O ai diavoli...-

Costa – ( con forza) Non fa differenza. Chiunque può essere angelo con la persona amata e diavolo con il prossimo suo... -

Lidia – ( come se avesse avuto un’ispirazione)  Allora, secondo te, io posso essere il diavolo per la società, per il mio prossimo, per i miei cari, solo perché mi manca l'amore? Mavvia Costa che sciocchezze dici…- 

Costa – ( tentando di sgusciare dal fare affermazioni) Non ho detto questo.                                                               Ecco, vedi, secondo me, chi è amato dev'essere per forza felice…-

Lidia – (interrompendolo e allargando le braccia) Senti Costa, dacci una tagliata. Lo so, tu fai tutto il possibile, e anche, alcune volte, come nel mio caso, anche l’impossibile per- come dire- per dare fiducia alle tue… clienti, cioè amiche, come ami chiamarci tu, ma non ti atteggiare a psicologo da strapazzo o da consolatore dozzinale – è meglio, sai.-

Costa- E’ risaputo! o non te ne sei accorta? ma no, lo sai perfettamente che la femmina calamita l’uomo con lo sguardo, con le movenze, con la voce. Allora, io dico: Fermo restando che ella seduce l’uomo, perché negare a te queste possibilità di giungere all’amore, a trovare l’uomo da amare, in una parola a vivere? Guarda, vado contro i miei stessi interessi e ti esorto a provarci. Comunque, si dice, tentar non nuoce.- 

Lidia – Ho capito, ti vuoi sbarazzare di me.- 

Costa – Ma quale sbarazzare d’Egitto. Senti, lasciatelo dire: tu sei stata brillante, poco fa, in stanza da letto. Hai assaporato il piacere sessuale in pieno – e con me che sono, come dire, un mercenario dell’amore… avanti, ammettilo… di là l’hai provato oppure no? Secondo me, è si.-

Lidia – Provato, provato… appena assaggiato, quasi un profumo, un alito…-

Costa – … o un afflato. Beh, Io ho fatto il mio meglio. Lidia, io sono un professionista dell’eros, non dimenticarlo… il mio curriculum è chiaro e lampante: Mai una lamentela da parte delle mie… delle mie…insomma delle mie partner. Non vorrai rovinarmi la reputazione, per caso?-

Lidia – Ma no, che dici? Tu hai fatto ciò che dovevi... e anche bene. Tuttalpiù sono io che non sono stata all’altezza.-

Costa – No! Tu sei non all’altezza, ma all’altezzissima. Certo se fossi stata innamorata di me, se tu l’avessi fatto l’atto con amore, con passione, con trasporto, sono sicuro che le tue urla di piacere l’avrebbe sentito tutto il condominio.-

Lidia – (Rabbonita) Senti Costa, questa storia della tua psicologia spicciola la vorrei finire qui. Se avrò bisogno di sostegno psicologico, mi rivolgerò a un professionista della materia.-

Costa – Mia cara, io in fatto d’amore sono un illustre professionista, non se lo hai afferrato…-

 Lidia – Oggi ho afferrato altri concetti e anche altri … oggetti o soggetti di piacere. E per adesso ne ho abbastanza.  (le offre una busta) Prendi e… ( si appresta ad uscire)

 Costa - (rifiutando la busta col denaro) Non mi offendere, Lidia, io l’ho fatto per pur amicizia…  Ciao cara e… sempre a disposizione.- ( l’accompagna verso l’uscita)-

Lidia – (mettendo il soprabito)Grazie Costa, a buon rendere. Ciao (gli sfiora le labbra con un bacio, mentre gli mette la busta in tasca) Ciao … sciupafemmine. (esce)-

Costa – Ciao cara.-

 

Appena Lidia esce, Costa fa un sospiro di sollievo, si accende una sigaretta, ripone la busta in un cassetto e va a prendere qualcosa da bere nel mobile bar. La assaggia, poi suonano al citofono.

 

Costa - Pronto? Si…si… secondo piano, c’è l’ascensore. (poi tra se) E’ l’ora delle raccomandate (guardando l’orologio da polso).-

 

Bussano alla porta, Costa va ad aprire. Entra il postino, si chiama Pino, egli è un giovane effemminato. Dall’esterno arriva un motivo musicale degli anni ‘80.

 

Pino – Buon giorno, c’è una raccomandata per Costanzo Sciuto. E’ lei?-

Costa- In persona.-

Pino –Una firma, prego. (porge la ricevuta)-

 

Intanto che Costa firma, il postino lo guarda con interesse.

 

Costa – (Restituendo la ricevuta) Ecco fatto…-

Pino – Ed ecco la raccomandata… mi scusi se sono indiscreto, ma lei, per caso, è il famoso Costa, lo sciupafemmine?-

Costa – Sono Costa, certo sono conosciuto si, ma non credo d’essere tanto famoso.-

Pino – Eh, lei fa il modesto. Ma tutta la città la conosce, anche in ambienti non tanto, come dire, sensibili alla sua professione.-

Costa – Sarebbero?-

Pino – (civettuolo) I miei, naturalmente. Ch’è non si vede?-

Costa- (Serioso) Ora si che si vede.-

Pino – Signor Costa, mi permette? Mi chiamo Giuseppe, per gli amici Pino.(tende la mano)-

Costa – Piacere ( ma non porge la mano).

Pino – (facendo finta di nulla) Mi scusi, le potrei chiedere un favore?-

Costa- (sospettoso) Di che genere?-

Pino – Del genere… del genere diciamo neutro! (affettato) Vede lei è un famoso (Costa lo blocca con la mano), volevo dire conosciuto, molto conosciuto sciupafemmine, ora io le domando, ma, secondo lei, esistono gli sciupamaschi?-

Costa – Esistono, ma tu hai usato l’articolo sbagliato: ci sono non “gli”, ma “le” sciupamaschi. Sono le donne fatali, insaziabili, ninfomane, ingorde e venali, a scelta.-

Pino – E mi scusi ancora: non ci potrebbero essere sciupamaschi di genere neutro?-

Costa – Mah, forse potrebbero essere quelle che chiamano Trans, ma non ne sono tanto sicuro.-

Pino –Le Trans? No quelle lo fanno solo per denaro, (schifato) non per passione… come lo potrei fare – io. (sguardo allusivo).-

Costa – Sarebbe possibile se trovi i partner adatti.-

Pino – E lei, (ancora più allusivo) mi potrebbe, come dire? Potrebbe … ecco mettermi alla prova? Intendo dire: come sciupamaschi in pectore?-

Costa – (Accompagnandolo alla porta) Tu sei postino?-

Pino – Si, certamente.-

Costa – Però hai sbagliato indirizzo! Buona giornata amico mio.-

Pino. (deluso) Che cattivo, però. E’ affascinante ma cattivo, cattivissimo, ecco! (esce senza salutare)-

Costa – (richiudendo la porta, e tergendosi la fronte) Accidenti, mi ha fatto sudare freddo.-

 

Suonano al citofono. Costa, infastidito, va a rispondere.

 

Costa – Ancora? (burbero) Pronto! Ah, scusa, sei tu? Come mai? Passavi… certo che puoi salire: secondo piano. C’è l’ascensore a destra, se vuoi usarlo… ti aspetto.-

 

 

Costa spegne subito la sigaretta, apre la finestra per far cambiare l’aria, poi apre la porta e aspetta seduto languidamente. Entra Bice, ella è una donna matura molto truccata ed elegantemente vestita.

 

Costa – Buongiorno cara…-

Bice- Ciao caro (Costa le va incontro e la donna gli offre la guancia per un bacio, poi entra guardandosi attorno incuriosita) E questo sarebbe il tuo “regno”?-

Costa – La mia modesta dimora, vorresti dire (ricambiando il bacio) Come mai la signora si abbassa a venire nella mia casetta?

Bice- (civettuola) Curiosità...-

Costa -… e non potevi avvertimi?-

Bice – (facendo l’ingenua) E perché? Che motivo c’era? (poi, confidenzialmente) Ti ho forse disturbato?-

Cosimo – No, no, nessun disturbo.-

Bice – (arricciando il naso) Ma che pessimo profumo. Chi c’è stata qui? una baldracca!-

Costa – (annusando l’aria e affermando più volte, col capo) No, il postino. Dev’essere il profumo del postino.-

Bice – Non raccontarmi frottole. Il postino… o era la postina? (Costa fa cenno di no col capo) Comunque, qui c’era una donna!-

Costa – Ti ripeto: C’è stato il postino che è mezza donna. (fa le movenze effemminate)-

Bice – (scandalizzata) Ci sono gay tra i tuoi clienti?-

Costa- Oh basta! Era un postino gay, e mi ha portato una raccomandata. E ora se la vuoi finire… Avanti, ti posso offrire qualcosa da bere?-

Bice – Veleno ce n’hai?-

Costa – (stringendosi nelle spalle tra se) Ahi, ahi, ci risiamo. (poi rivolto a Bice accattivante) Amica mia, cos’hai oggi?-

Bice – Nulla, nulla…(poi decisa) Tu eserciti qui?-

Costa – Come sei prosaica. Io qui ricevo i miei amici.-

Bice- Ne sento ancora il profumo… profumo di donna!-

Costa – E dalle! Era il postino.-

Bice – L’hai già detto, ma c’è un retroprofumo – di donna.- 

Costa – E allora?-

Bice – (alzando la mani in segno di resa) Allora nulla. Tu sei padronissimo delle tue scelte… questi erano i nostri patti… (poi tesa) Ma io sono gelosa lo stesso!-

Costa – E fai male. Io con te sono stato sempre leale. Sto con te, ma devo avere la libertà di esercitare la mia… professione – quando mi garba - senza problemi, liberamente. E ho rispettato i patti. Tu, in coscienza, ti puoi lamentare delle mie prestazioni private?-

Bice – (ammettendolo con difficoltà) No, no… mai... anche se mi chiedesti il certificato sull’AIDS. (Costa sta per replicare) Si, lo so, lo chiedi a tutte. Però…-

Costa – Però che cosa? Avanti sentiamo.-

Bice – Però… ecco…ti considero un pochino, ma davvero un pochino…mio- però...-

Costa – Però niente! Te lo dissi fin dal principio e tu accettasti. Ti prego, non farmi scenate, non le sopporto. Non mi sono mai voluto sposare, ne impegnarmi, appunto per la mia libertà di scelta.-

Bice- Ma come puoi… esercitare questa professione… senza… senza vergognartene.-

Costa – Affari miei, cara. Naturalmente non ti chiedo come hai potuto accettare le mie… prestazioni senza batter ciglio… almeno all’inizio, prima che mi diventassi gelosa.-

Bice – Affari miei e dei miei milioni, caro.-

Costa – E sia, anche dei tuoi milioni. Ma ti ho mai chiesto compensi o qualcos’altro? Certo, ho accettato da te qualche regalino, ma li accetto anche dalle altre amiche, alle quali faccio… buona compagnia. Ora non capisco questa tua -pretesa.(breve pausa)  Poi, se lo vuoi sapere, a proposito di quattrini, io ho rifiutato di fare spettacoli hard, che mi avrebbero fruttato tantissimo. Sai, nell’ambiente pagano profumatamente uno ben… fornito. Quindi basta lamentele, non le tollero!-

Bice- No, dai, non te la prendere, caro. Ma quale pretesa, certo avrei gradito che tu sospendessi la tua… attività intanto che stavi con me. Tutto qui. Ma se non ti garba (lo sottolinea significativamente alzando pure le mani in segno di resa), fai pure… ma attento, io potrei prendere qualche decisione drastica.-

Costa – Ad esempio?-

Bice – Potrei fare a meno di… te, caro.-

Cosimo – E dalle. Morto un papa, se ne fa un altro.-

Bice- Sei amorale!-

Costa – Non posso farci nulla, è la mia natura. Mi dispiace. -

Bice – ( svenevole) Non t’indurire, caro… anzi se c’è qualcosa che deve indurirsi in te…( gli guarda il basso ventre) -

Costa -(rabbonito) Adesso parli come si deve, cara. Senti, già che ci siamo, vorresti visitare la mia camera da letto?-

Bice – Volentieri. Però prima cambia le lenzuola. Dove sei giaciuto con un’altra femmina, non mi ci corico - io.-

Costa – Per così poco? Provvedo subito ( sta per andare nell’altra camera) Tu, intanto versati da bere… ah, sono sprovvisto di veleno.- 

Bice – (facendo finta di colpirlo con un guanto) Burlone. Ma ti voglio così: Pronto, ironico, spregiudicato. Senti è un pezzo che volevo chiedertelo, ma non ne avevo l’ardire… volevo dirti…volevo sapere… insomma, sono curiosa…-

Costa- (fermandosi per ascoltarla attentamente ma sospettoso) Che cosa vorresti chiedermi?-

Bice –Ecco, mi piacerebbe sapere… (poi di getto) come hai iniziato la… la...-

Costa - (sollevato) L’attività?-

Bice – Uhm…si! (civettuola) sarà eccitante…-

Costa – … ed io, da buon amico…intimo… faccio un’eccezione e t’accontento. Ma sappi, nomi non ne faccio - mai. Ora siediti, mettiti comoda (la donna esegue) ecco così va bene. Dunque, correva l’anno… no meglio dire: era una sera d’estate… (la donna fa cenno di no col capo) no vero? Dunque, dunque (con enfasi da guitto dilettante): Tutto iniziò con me, fin dalla nascita, sai sono cancro - quindi fimminaru per definizione astrale o astrologica, cosmologica, cosmogonica e universale. Insomma, come ti pare…(facendo il burlone) Vedi? predestinatu fui-

Bice – Sii serio… ti prego, ci terrei di conoscere meglio il tuo…-

Costa – (maliziosamente) …il mio attrezzo?-

Bice- Quello lo conosco già. Insomma, hai capito: la tua…insomma…il tuo mestiere…-

Costa – E dillo: il tuo mestiere di fimminaru!-

Bice – Come mi piaci quando fai il finto volgare. Dai, continua.-

Costa – Grazie assai (ironico). Allora, in primis ciò che faccio non è una volgare attività, come dire un mestiere, ma una professione, anzi una missione: Do a chi non ha!

E ora riprendiamo: Naturalmente io non lo sapevo mica chi ero, qual era la mia natura, almeno fino all’età di undici anni. Poi con la pubertà, la mia vita improvvisamente cambiò: il coso… insomma l’attrezzo del mio mestiere, mutò la sua massa, divenne enorme. Ed io entrai in crisi esistenziale perché credevo che fossi vittima di una  - mavaria- stregoneria, di una malattia sconosciuta, di aberrazione fisica. Fu un’amica di mia madre che mi rasserenò…-

Bice –Davvero, come?-

Costa - Come? Con un massaggio intimo e furtivo, nel sottoscala del cortile, intanto che l’aiutavo a stendere i panni al sole. Mi disse: Sei nato fortunato, non con la stella in fronte, ma col fagotto tra le gambe. Da quella volta, quando era il giorno del bucato, io la aiutavo a stenderlo. E lei, man mano, m’insegnò a… stendere una femmina.-

Bice – E te l’ha insegnato alla perfezione…-

Costa – Già. Poi a scuola, alle medie, portavo ancora i calzoni corti, quando venivo interrogato, le professoresse ( e anche qualche professore, per la verità) mi inchiodavano i loro occhi sull’inguine e mi davano immancabilmente il sei di incoraggiamento. Ai superiori, invece del sei, alcune prof, mi davano lezioni private a casa loro. 

Poi portavo le ragazze in bicicletta – in canna …-

Bice – …e allora? Normale, no?-

Costa – Certo, normale  - se non che… era una bici da donna…( Sorriso furbesco).

Bice- (sorpresa, poi, bonaria, come se gli volesse dare un buffetto) Brutto stronzo! Dai continua.-

Costa - Fine.-

Bice- Oh no. Ci avevo preso gusto…-

Costa – Porcellona, ti piace, vero?

Bice – Zitto. Dai, racconta.-

Costa – ( facendo il bambinone viziato) No, no eppoi no!-

Bice- Continua ti prego, ma cerca di essere più piccante.- 

Costa – (con un sospiro quasi di rimpianto) Poi ci fu la Cipride, la quale fu la prima a… prendermi in casa - per scaricarmi inesorabilmente quando si stancò del gioco dello “Scill’ e Cariddi”, di cui lei era specialista ed io apprendista. –

Bice- Cosa? Cosa? Di che gioco si trattava?-

Costa - Come? Non riconosci questo giochino? Via non posso crederci.-

Bice – Davvero, non lo conosco, oppure non me lo ricordo…- 

Costa – Non te lo ricordi, certamente, perché il giochino lo conosci benissimo. Comunque ti rinfresco la memoria: Diciamo, innanzi tutto che esso è facilmente comprensibile per chi ha fatto, almeno una traversata dello stretto di Messina col ferryboat.

Allora, cosa faceva il traghetto quando, dopo aver salpato e attraversato lo stretto e attraccava nella sponda opposta? Andava all’invaso, cioè si insinuava tra due paratie a “V”, e lì manovrando approdava. Adesso hai capito di che manovra si trattava?-

Bice – (Fa ripetutamente cenno affermativo con la testa, mentre le affiora un sorriso equivoco) Certo, certo… ho capito: Cunnilingui. E l’hai fatto tanta lunga. -

Costa – Ma cara, un po’ di poesia - per non essere arridi. Ma dimmi: Secondo te, è la stessa cosa dire: Cunnilingui che anche a pronunciarlo è cupo – le labbra si allungano e il suono è cavernoso; e, invece dire: Scill’e Cariddi, dove le labbra si atteggiano ad un sorriso smagliante e il suono esce fresco e gioioso?-

Bice – Ma il risultato non cambia.-

Costa – Va bene, va bene, niente poesia, materialista - tagliamola qui.-

Bice – Non ti adombrare per così poco. Dai continua.-

Costa – Ho finito.-  

Bice- No! Non ancora, dimmi tutto di questa Cipride. Dimmi cosa facevi, i articolari.-

Costa- Eppoi sarei io l’amorale…-

Bice- Dai, ti prego…-

Costa – Mi stai facendo andare contro l’etica professionale, questo lo sai?-

Bice – Me ne frego… racconta… dimmi tutto (illanguidita).-

Costa – Beh, qualche chicca da raccontate, sì, certamente, l’avrei – ma solo per celia- intendiamoci.

Come quella volta in ospedale. Ero stato ricoverato per un’over dose di frutti di mare; in corsia ero stato messo in una stanza con due lettini, uno dei quali era occupato da un commerciante di mobile al quale gli si era perforata l’ulcera. Il poveretto soffriva moltissimo e aveva bisogno di assistenza anche notturna. Gliela dava la moglie, una trentenne assai prosperosa e, si scoprì in seguito, anche molta intenditrice di sesso. Una sera arrivò in corsia all’improvviso e mi sorprese in mutande…

Bice- (scandalizzata) Eri in mutande? E il pigiama?.

Costa- Il pigiama? Fu un ricovero d’urgenza, chi pensava al pigiama, Ahò, stavo morendo intossicato o, in alternativa, avvelenato. Dunque, dicevo: ero in mutande e leggevo poggiando il libro sul mio personale leggio …-

Bice - … personale leggio? Ma, avevi il leggio in camera?-

Costa – No, tra le gambe… (sorriso sornione)-

Bice – (che comprende in ritardo la battuta facendo la finta offesa) Mascalzone!-  

Costa – T’è piaciuta, vero? –

Bice – Volgaruccia, ma passabile. Dai continua.-

Costa – Insomma, quella lo guardò…imbambolata restando fulminata dal fagottone. Insomma il resto te lo lascio immaginare. Ma quello che mi turbò era la faccia tosta di quella donna: chiamava suo marito amore, gioia, caro; diceva agli infermieri che il consorte era la sua vita, che non poteva vivere senza di lui, …e di notte veniva nel mio lettino a fare la ricarica del suo… cosino intimo. E lo vuoi sapere? Ero io mi sentivo in colpa.-

Bice- Non me ne frega niente dell’ospedale, e del tuo senso di colpa. Parlami della Cipride ho detto!-

Costa – Ah, arriviamo già alle imposizioni. Ma bene. Sai che ti dico?-

Bice- Che se non racconti ti accoppo (finta aggressiva)-

Costa- Ehi, ehi, calma, calma… va bene, va bene, ma devi sapere che il tempo delle prestazioni professionali passerà ugualmente.-

Bice- Sai che me lo posso permettere…(fa cenno con le dita al denaro)-

Costa- Prosaica e porcellona, mi farai radiare dall’albo degli sciupafemmine.-

Bice- Perché non dici gigolò?-

Costa – Sono un sostenitore della madre lingua.-

Bice- Ah Lingua, come l’hai detto bene…(svenevole). Su parlami della Cipride.-

Costa – Che cosa mi fai ricordare bricconcella… (con un sospiro di rimpianto) Era la Venere per antonomasia. La incontrai mentre visitavamo, con altre persone, le rovine del castello normanno. Scambiammo qualche parola, poi mi sgamò, e mi sussurrò: ” Vieni, conosco il posto, ti faccio da chaperon.”  nel modo più inequivocabile possibile Ed entrammo nel castello e mi diresse verso la stanza del castellano, un locale appartato, pieno disegni erotici fatti dai visitatori. Li stavamo contemplando quando un grosso ratto attraversò la stanza e la Cipride, con uno strillo, si trovò tra le mie braccia. Io l’accolsi e … (Costa si avvicina all’orecchio della donna e simula di raccontarle la storio)-

Bice – D’avvero? Stupendo, dai, dai continua…-

Costa– Cosicchè ( idem come sopra)… col movimento del bacino.-

Bice – Meraviglioso… come sei stato dolce… Ma perché non lo sei con me?-

Costa – Perché ci sono tipe e tipe, femmine e femmine, troie e troie.-

Bice – Mi stai dando della troia?-

Costa – Tu che ne pensi?-

Bice – Che è la verità. Dai continua pure.-

Costa – Evviva la sincerità. Allora: poi il mio frugare  si spostò in tutto il corpo. (idem c.s.)-

Bice - Favoloso… eccitante…-

Costa - Poi l’Afrodite, mi prese in casa - per scaricarmi inesorabilmente quando si stancò del gioco dello “Scilla e Cariddi”, di cui, come ti dissi, lei era specialista ed io apprendista. 

Così capii che potevo intraprendere la mia libera professione e… guadagnarmi la vita piacevolmente ( durante la scena Bice darà segni di eccitazione).                                                                                                                         Sei soddisfatta porcellona?-

Bice – (languidamente) Contenta - sì. Soddisfatta mai! Dimmi, perché ti scaricò?-

Costa – (facendole l’occhialino) E vediamo se è vero che non sei soddisfatta. Andiamo di là, e poi mi dirai.-

Bice – Dopo, dopo. Adesso dimmi perché ti scaricò.-

Costa- E’ una storia brevissima: intanto che cavalcavamo nel mio letto, entrò in casa una mia… amica, perduta di vista da qualche mese, la quale aveva ancora la chiave di casa, che ci fece una scenata, ma una scenata. La Venere scese da cavallo, s’inchinò garbatamente verso il mio… Costanzuzzu, lo salutò, mandandogli un bacino col dito, e uscì dalla scena e dalla stanza  e dalla mia vita. Per sempre.-

Bice – Ingrata…-

Costa- Più che per ingratitudine f